bacheca social

FAI UNA DONAZIONE





Sostieni questo progetto


A tutti i nostri lettori

A tutti i nostri lettori . Andremo dritti al punto: vogliamo chiederti di proteggere l’indipendenza dello Specchio Magazine. Se tu e tutti coloro che stanno leggendo questo avviso donaste un caffè, potremmo permetterci di far crescere l’Associazione lo Specchio e le sue attività sul territorio. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il prezzo di una colazione o di una rivista nazionale. Questa è la maniera più democratica di finanziarci. Con il tuo aiuto, non negheremo mai l’accesso a nessuno. Grazie.
febbraio 2026
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728  

Piero Gobetti, una vita al presente Paolo Di Paolo, un mondo nuovo tutti i giorni

Piero Gobetti Una vita al presente copertinadi Raimondo Giustozzi

Ricordare il passato per vivere intensamente il nostro presente, è l’obiettivo del libro che Paolo Di Paolo ha voluto dedicare a Piero Gobetti nel centenario della sua morte, avvenuta a Parigi, mercoledì 17 febbraio 1926, da esule, perseguitato dal Fascismo. “Proprio a ridosso del sequestro Matteotti, Mussolini firma di suo pugno un telegramma al prefetto di Torino, chiedendo di rendere impossibile la vita a questo insulso oppositore di governo e del fascismo. In una lettera recuperata di recente e indirizzata a un amico giornalista, il duce parla con disprezzo del “signor Gobbetti”, con due b, e definisce lui e i suoi collaboratori una “manica di segaioli incarogniti” (Piero Gobetti, una vita al presente. Paolo Di Paolo, un mondo nuovo tutti i giorni, pag. 93, Solferino, 2025, Milano). Il linguaggio triviale della lettera, usato dal capo del Fascismo, si commenta da solo. Volgarità e rozzezza, cattiveria gratuita sono le caratteristiche del dittatore.

Il fascismo aveva reso la vita di Piero Gobetti davvero impossibile. Poco più di un anno prima della sua morte, sicari fascisti lo avevano aspettato sotto casa dei suoi genitori. Erano le sei del pomeriggio a Torino. Gli avevano chiesto se fosse lui Piero Gobetti. “Cominciarono a percuotermi tutti insieme”. Gli occhiali rotti, aveva provato a difendersi come poteva. “Una gran folla si era radunata e assisteva prudente e impassibile alla lotta di uno contro una dozzina d’aggressori”. Dopo essere rientrato nell’appartamento, davanti alla madre atterrita aveva minimizzato: pugni dati, pugni ricevuti”. Non sta bene. La tosse di notte non gli dà tregua. Il cuore è fragile. I medici consigliano il riposo assoluto, ma Piero si ostina. Il 7 febbraio 1926 visita il Louvre. Le condizioni precipitano. Poco dopo una settimana arriva a Torino la notizia della morte. Ada, la giovane moglie, rimane sconvolta. Non può crederci. Non vuole credere che il piccolo Paolo, il figlio, non potrà più chiamare papà. (Ibidem, pp. 60-61).

Il libro di Paolo Di Paolo non vuole essere una biografia di Piero Gobetti. Nell’ordito del testo non c’è una linearità narrativa. L’autore salta dal presente, quello che stiamo vivendo tra disincanto e paure ed angosce, al passato per trovare i motivi dell’impegno civile, che Gobetti ha incarnato nella sua breve vita (Torino 1901- Parigi 1926), ma vissuta intensamente, piena di progetti, desideroso com’era di mettere il proprio tempo, la preparazione, i sogni, gli ideali, a disposizione di tutti. “Era un ragazzo. Piero Gobetti a ventiquattro anni aveva fondato tre riviste”: Energie Nove (1918 – 1920), fondata a soli 17 anni, rivista di cultura e politica, La Rivoluzione Liberale (1922 – 1925), settimanale di politica e cultura, schierata apertamente contro il fascismo, visto come il male assoluto dell’Italia, per un liberalismo radicale, Il Baretti (1924 – 1928), quindicinale dedicato alla letteratura e alla cultura, per promuovere una cultura libera e cosmopolita, staccata dalla politica militante.

Nonostante può passare per una parola grigia, una congiunzione che nasconde un segno di resa. Se usata distrattamente, somiglia a un’attenuante, a un alibi. Nelle giornate più nere, è un magazzino del disincanto. C’entra con i cieli bassi, e con il tirare avanti. La vita adulta è un respiro più profondo fra un nonostante e l’altro? Nonostante la fatica, la stanchezza. Nonostante il tempo che passa. Nonostante tutto. Non sembra, ma il suo valore avversativo è alla base di gran parte dei nostri sforzi. Alimenta piccole imprese eroiche della quotidianità. Ogni uomo che tenta di fabbricare un’alternativa al peggio è un esperto di nonostante” (Piero Gobetti, una vita al presente. Paolo Di Paolo, un mondo nuovo tutti i giorni, pag.43 – 44, Solferino, 2025, Milano).

Piero Gobetti non si è arreso al nonostante, anzi ne ha fatto il filo rosso della sua vita troppo breve. Ognuno è chiamato a dare il meglio di sé, nonostante tutto, per costruire nel suo piccolo un mondo nuovo tutti i giorni:La stagione politica più mortificante, più tossica, più insensata non spinge a rinunciare, ma a reagire. Diventa un’occasione straordinaria per darsi da fare. Un solo atto, e qualche volta una sola parola, basta a mutare ogni costellazione di atti e parole” (Ibidem, pag. 44). Tutto il libro è uno strumento potente per interrogarsi sulla strada fatta da ognuno, qualsiasi età si abbia, giovane, meno giovane, diversamente giovane. L’esempio del passato è sempre un faro, soprattutto quando si ha a che fare con la figura di Piero Gobetti. Mentre si stava accingendo ad un’impresa editoriale vera e propria, delineava così l’editore ideale: “Quattordici ore al giorno tra tipografia, cartiera, corrispondenza, libreria e biblioteca non sono troppe anche per il mio editore ideale. Bisogna essere capaci di reggere il peso di lettere da smaltire e bozze da correggere, gestire questioni di contratti e prezzi di tipografia, senza mai perdere la visione di insieme” (pag. 98).

Chiusa l’esperienza della rivista Energie Nove (1918 – 1920), Piero Gobetti segue con simpatia gli sforzi degli operai nella costruzione di un mondo nuovo. “Si esalta di fronte alle grandi giornate di occupazione delle fabbriche al culmine del biennio rosso, minore fiducia ripone nella borghesia, attratta da nostalgie reazionarie”. Percepisce però che se una rivoluzione ci dovrà essere, questa dovrà essere di tipo religioso, inteso nel senso più laico del termine. Lo stato liberale è sul viale del tramonto. L’élite, che aveva fatto l’unità d’Italia, si mostrava incapace di capire una società di massa con nuovi bisogni e diritti. Gobetti allora sogna una Rivoluzione Liberale, è il titolo che dà alla sua seconda rivista, suscitando lo scandalo degli stessi liberali. Gobetti vede nel fascismo una cesura tra un prima e un dopo. Non sarà una breve parentesi, come tanti credono, durerà molto.

Scrive Norberto Bobbio sui sette anni di lavoro intellettuale vissuto da Piero Gobetti: “Non c’è personaggio della nostra storia la cui esistenza si identifichi direi quasi si integri, con la storia della crisi dello stato liberale e dell’avvento e del consolidamento del regime fascista più di quella di Gobetti, che scrive il primo articolo nel novembre del 1918 e l’ultimo nel dicembre del 1925. La sua biografia non offre alcun pretesto per lunghe digressioni sulla formazione o sul tramonto di una personalità. Si esaurisce tutta nella vicenda di una grande crisi e di una grande sconfitta, vissuta giorno per giorno con una intensità che non viene mai meno” (Ibidem, pp.121 – 122, op.cit.).

Sempre Norberto Bobbio nel saggio Politica e Cultura, pubblicato nel 1955, proponeva una figura di intellettuale che, dalla lezione dei totalitarismi, avesse appreso di “non sottomettersi supinamente alla verità di una parte sola”. E che, combattendo le falsificazioni e la propaganda, contribuisse “a spezzare il circolo chiuso di impotenza e paura, in cui si rivela la contagiosa inferiorità dell’ignoranza”. Temeva, da parte del mondo della cultura, arroccamenti elitari: invitava perciò a tenere le porte e le finestre aperte. Non poteva immaginare che a sprangarle a monte sarebbe stata – nel Ventunesimo secolo – una politica arrogante, risentita, totalmente priva d dubbi. Ostile di più agli intellettuali, ridotti a caricatura, neutralizzati con lo sberleffo populista con l’indifferenza. Messi all’angolo, diventano spesso rinunciatari” (Ibidem, pp. 123- 124).

Paolo Di Paolo ripercorre la breve ma luminosa esistenza di Piero Gobetti in modo personalissimo e con la lente di una prossimità che oggi si avverte con più forza: quella di Piero Gobetti non è affatto una parentesi chiusa nella storia, nella pagina di una vecchia rivista. Al contrario, la voce del ragazzo con gli occhiali a stanghetta e i capelli arruffati risuona di nuovo nel deserto del nostro cinismo. Ricarica di senso una grande lezione morale, ci invita a restare politici nel tramonto della politica, a non arrenderci mai al pessimismo e alla rassegnazione” (Risvolto prima pagina di copertina del libro: Piero Gobetti, una vita al presente. Paolo Di Paolo, un mondo nuovo tutti i giorni, Solferino, 2025, Milano).

Raimondo Giustozzi

——————————————————————–

Paolo Di Paolo è stato finalista al premio Strega nel 2024 con il Romanzo senza umani. Ha pubblicato romanzi tradotti in diverse lingue europee, fra i quali Lontano dagli occhi (Premio Viareggio – Rèpaci), saggi, testi teatrali e libri per bambini. Conduce su Rai Radio 3 La lingua batte. Con questo libro tona sulla figura di Piero Gobetti, a cui aveva dedicato il fortunato romanzo Mandami tanta vita (2013), finalista al Premio Strega. Sempre su Piero Gobetti, Avanti nella lotta, amore mio! Scritture 1918 – 1926 (Feltrinelli) e Resistere al Fascismo (Garzanti).

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>