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Libri. Riccardo Mazzamuto Tredici giorni al rifugio (testimonianza di una storia locale)

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*Tredici giorni al rifugio, durante il periodo più buio del secondo conflitto mondiale: una piccola comunità si organizza per difendere i vivi e proteggere i morti; in una geografia circoscritta tra Livorno “città piana” e Castelvecchio, frazione di Castel nuovo della Misericordia. E’ tutto vero, ci avverte l’autore nella nota di apertura, vera la testimonianza di una storia locale a cui il libro liberamente si ispira, reali i luoghi e gli eventi vissuti, veri i protagonisti. E sente il bisogno di raccontarlo con versi brevi e scattanti che si distendono nel respiro lungo e al contempo sorvegliato del poemetto, forma congeniale alla scrittura di Riccardo Mazzamuto, come ad esempio testimoniano altre sue opere come: Diligenza del non padre di famiglia, (Italic Pequod 2018) e Dal ritorno al viaggio senza mediazione (Eretica edizioni 02019).

In questi versi si dispiega la narrazione di fatti che si susseguono incalzanti: lo sfollamento di Livorno, la costruzione del rifugio, l’avanzata degli anglo-americani, la liberazione, la morte, la vita, come se ne venisse disegnato un percorso, una strada, in un ritmo serrato che talvolta sembra subire soste brevissime nell’inciampo originale  delle inversioni sintattiche; soste e corse che, proprio nel particolare intrecciarsi di lirica e narrazione, contribuiscono a raccontare e a evocare insieme la guerra, le persone, i dolori, le ingiustizie, le cose, i bambini, gli adulti, le strade, le bombe, le morti, le nascite (come quella, quasi miracolosa, del piccolo Enio); piegando la lingua in questo caso, all’esigenza della rappresentazione fedele dei fatti, come avviene talvolta nell’uso parsimonioso del verbo e degli stessi articoli, tratto distintivo dello stile dell’autore.

Nel procedere asciutto del racconto, senza alcuna concessione alla retorica, la poesia di Mazzamuto lascia trasparire l’universalità del dramma della Storia (come mosaico di storie locali) rivelando in modo suggestivo e limpido il lato di verità delle vicende, facendo brillare come esemplari, nella loro drammaticità, persone semplici e comuni. Per fare memoria, come atto restitutivo per una generazione cui durante la guerra è stata negata la spensieratezza degli anni giovanili. E non solo.

Mai spazio fu più propizio a tale ricerca di quello del poemetto. Che tramite un costante lavoro sulle scelte stilistiche, nella scelta delle parole, nello stesso rapporto che si stabilisce tra di esse, ci permette di riconoscere la voce originale, franca e personalissima di Mazzamuto.

Un poeta dall’evidente afflato civile che affida la narrazione a chi ha vissuto direttamente quei giorni drammatici. Alla ri-scoperta di un tempo sottratto alla dimensione della dimenticanza che sembra essere la cifra dominante di questi anni.

Rosalba de Filippis

 

Riccardo Mazzamuto è nato a Livorno nel 1966 ha pubblicato:

“Abitudini d’animo” (Editrice Nuova Fortezza Livorno 1988) prefazione di Laura Bandini  raccolta in versi.

”La Sorte dell’ingranaggio” (Campanotto Editore Udine 1993) raccolta in versi prefazione di Carlo Marcello Conti.

“De profundis” (Gazebo Firenze1997 l’area di Broca) racconto in prosa prefazione di Mariella Bettarini.

La Volpe e il Gatto (Lietocolle Editore collana SoloDieci Faloppio 2016) Poemetto civile.

“Diligenza del non padre di famiglia art 1176 c.c” (ItalicPequod 2018 Ancona) prefazione di Angelo Maugeri.

“Dal ritorno al viaggio senza mediazione” (Eretica edizioni 2019 Salerno) prefazione di Mariella Bettarini Poema in versi.

“Divieto di calpestare formiche”(Eretica edizioni 2021 Salerno) prefazione di Nicola Vacca “Antologia in versi 1983-1997 poesie giovanili”

“Tredici giorni al rifugio” (Eretica edizioni gennaio 2022 Salerno) prefazione di Renato Minore e postfazione di Rosalba de Filippis (raccolta in versi)

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