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Libri per le feste!

Chris-photo-by-Sandra-Dyas

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di Valerio Calzolaio

Le colline della morte

Chris Offutt

Traduzione di Roberto Serrai

Noir

Minimum fax Roma

2021 (orig. 2021)

Pag. 223 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Contea di Rowan, Kentucky orientale. Poco tempo fa. L’81enne Tucker, il più anziano della comunità, ex custode delle elementari, cammina all’alba circospetto ed esperto sulle colline alla ricerca di ginseng, che cresce basso nel sottobosco e non va colto troppo presto, talora è meglio aspettare anni. In una bella conca isolata rinviene una donna che riconosce, con il corpo addossato a un albero e la testa che ciondola, morta. Quella stessa mattina Mick Hardin si sveglia all’aperto nel bosco, abbastanza vicino alla capanna del nonno (vi aveva vissuto dopo la morte del padre, dai nove anni all’arruolamento), dove si ubriaca e dorme da giorni, con la testa che gli scoppia e un’enorme sete. Sta ancora provando a riprendersi quando arriva il suv della sorella Linda che, in uniforme da sceriffo, gli chiede aiuto: hanno scoperto il corpo, si tratta di una vedova di 43 anni, Veronica Nonnie Johnson, forse uccisa altrove tre giorni prima, ma il sindaco, il giudice e un pezzo grosso del carbone vorrebbero tenerla a distanza dalle indagini. Visto che Mike è cresciuto lì, conosce bene le colline e tutti sanno chi è, e poi è stato 14 anni nell’esercito per essere quindi trasferito alla divisione investigativa della polizia militare, occupandosi perlopiù di omicidi, ora di stanza in Germania, potrebbe accompagnarla e darle una mano, la gente gli parlerà facilmente. Finora in quella contea non si è mai trovato un cadavere senza che quasi tutti già sapessero chi era stato, si tratta sempre di beghe e vendette tra famiglie. Mike è tornato per tutt’altre ragioni: la moglie vive lì, gli ha comunicato di essere incinta e di non essere certa sulla paternità, lui non sa che fare. Intanto indaga accanto alla sorella, questa volta non è così semplice ricostruire le origini e i protagonisti del crimine.

Il grandissimo scrittore americano Chris shit for brains Offutt (Lexington, 1958) esordisce nel puro crime noir con uno splendido romanzo. The Killing Hills è il titolo e il tema. Certi disaccordi sulle colline ti scappano di mano, e vanno a finire a cazzotti, o a fucilate. I legami di sangue contano più di ogni altra cosa: schietti, ma non aperti; sinceri, ma reticenti; guardinghi, eppure amichevoli. Tanti bei posti, è vero, tutti con storie difficili, dietro. La gente degli Appalachi continua in parte a vivere sotto vecchi codici che ti costringono all’azione: le offese risultano sempre un fatto personale, i segreti e le vendette si tramandano per generazioni. Sulle colline appare più pratico farli fuori i debitori, prima di rimettergli i debiti. Si mantengono così propri antichi usi e costumi: l’alto tasso di analfabetismo, la scarsa fiducia nella legge, il guardarsi sempre alle spalle, le malinconiche permanenti faide familiari, la cultura del baratto e del soprannome, il fermarsi per far salire in auto senza che si trovi l’autostop, il traffico intenso solo in occasioni di funerali o partite di calcio. La narrazione è in terza varia, abbastanza concentrata su Mick, il generoso riuscito protagonista (pur se Tucker era già apparso nel precedente romanzo, ambientato molti decenni prima). Tecnicamente la vicenda si svolge mentre lui è assente e viene reclamato dal lavoro in Europa, senza permesso ormai da giorni. Tuttavia, i fratelli vanno d’accordo e agiscono di concerto: i genitori erano separati, la madre aveva vissuto come una reclusa, il padre alcolizzato, il nonno eremita, sanno cavarsela. Mick, aperto a tutto, attento alle cose, in empatia con l’ambiente, è legato visceralmente alla sua terra ma se ne è andato, divenendo capace di vederne bene limiti e difetti, praticando poi un limpido codice non identitario di lealtà e giustizia, un veterano di guerra con ferite in Iraq, Afghanistan e Siria, qui alle prese anche con un delicato trauma personale, visto il rapporto d’amore con la moglie Peggy e il loro futuro oggettivamente incerto. Il comandante vorrebbe inviarlo a Camp Darby in Italia per un triplice omicidio. Fra i tanti ricordi belli della coppia vi è proprio la vacanza sulla costiera amalfitana, il vino, la pasta, il pesce. Per dimenticare non è bastata la cassa di bourbon bevuta da solo per nove piovosi giorni. Mick è destinato a tornare, non necessariamente stabile nel Kentucky oggi devastato dai tornado, l’autore sta già scrivendo la terza avventura della serie (ha dichiarato che i suoi modelli sono Izzo e Carlotto, ottimo e ne è all’altezza).

 

v.c.

 

 

 

 

 

Recensione Storia universale delle lingue

 

Storia universale delle lingue dalle origini all’era digitale

Harald Haarmann

Traduzione di Claudia Acher Marinelli

Linguistica storica

Bollati Boringhieri Torino

2021 (orig. 2016)

Pag. 463 euro 25

Valerio Calzolaio

 

Da quando noi si parla, ovunque e comunque accada. Le stime più recenti sul numero totale di lingue parlate oggi nel mondo oscillano tra le 6000 e le 6500. La lingua e le lingue con le quali siamo cresciuti o che abbiamo imparato sono differenti separati apparati di regole lessicali e grammaticali. Deve trattarsi, dunque, di un sistema fonetico che, indipendentemente dal numero dei rispettivi locutori e dalla quantità dei paesi in cui è diffuso: si differenzia strutturalmente dagli altri; si distingue per l’esistenza di conseguenti barriere comunicative con i parlanti “altra” lingua; viene usato sia come mezzo di comunicazione multifunzionale sia come simbolo di un’identità culturale; possiede un’eventuale forma scritta non divergente, se esiste, rispetto a quella parlata. La loro denominazione è meno certa di quel che si crede: per le circa 6400 lingue mondiali sono in uso quasi 40000 nomi diversi, autoctoni o attribuiti da altri, spesso divergenti. Se appena appena ci guardiamo indietro, il numero complessivo delle lingue umane e dei loro nomi si moltiplica enormemente e si articola ulteriormente: le lingue possono essersi fuse, aver sviluppato varianti regionali o sociali autonome (prima o poi percepite come idiomi differenti), estinte. Il compito della linguistica storica è appunto quello di identificare tutte le lingue parlate nella preistoria, nella storia e nel presente dell’umanità, delineandone l’origine e lo sviluppo, valutando criticamente anche il carattere mutevole del lessico, dovuto soprattutto alle migrazioni (sia emigrazioni che immigrazioni) e al contatto con altre culture e lingue, in un continuo intreccio meticcio di ecosistemi e parlanti.

Il famoso linguista tedesco Harald Haarmann (Braunschweig, 1946) ha insegnato in patria e un po’ in tutti i continenti, da parecchio vive e lavora in Finlandia. Dopo aver scritto una quarantina di testi in svariate lingue si è cimentato con una complessa completa Weltgeschichte der Sprechen, ora tradotta in italiano. Nell’esposizione l’autore segue un andamento sia cronologico che geografico. Il primo capitolo ripercorre gli albori dell’evoluzione umana: i primordi espressivi verbali e simbolici degli ominidi, la diffusione dall’Africa delle principali specie umane con le loro identità e abilità linguistiche (straordinari motori culturali), il protolinguaggio dell’uomo di Neandertal, le intenzionali complesse proprietà linguistiche di Homo sapiens. I capitoli successivi seguono in parallelo l’arrivo dell’uomo moderno nei vari continenti e l’evoluzione linguistica della nostra specie (secondo le note ipotesi della genetica delle popolazioni sviluppate da Luca Luigi Cavalli Sforza): Africa ed Eurasia a partire da circa 100000 anni fa (le origini della varietà culturale); Australia, Siberia e Nuovo Mondo a partire da 65000 anni fa (con varie ondate migratorie e cenni sulla specificità della diffusione linguistica nelle isole grandi e piccole); le tracce altrove (come nel basco) delle lingue più antiche dell’Africa e dell’Eurasia, con le caratteristiche arcaiche nella costruzione grammaticale e i relitti di antiche strutture sintattiche. Si passa poi al cuore del volume, l’arco temporale degli ultimi 12000 anni, il Neolitico: il quinto capitolo è dedicato all’origine delle famiglie linguistiche, il sesto alle famiglie linguistiche indoeuropee (da 9000 anni fa), il settimo alle altre famiglie linguistiche moderne (da 8000 anni fa). I capitoli finali trattano gli sviluppi diacronici e sincronici delle lingue: l’ottavo il ruolo delle tecnologie (tendenze sincroniche nella diffusione dell’agricoltura ma anche sviluppi indipendenti), con particolare attenzione alla lavorazione del ferro e ai sistemi di scrittura; il nono i frutti tardivi dell’età moderna (pidgin e lingue creole); il decimo presente e futuro delle lingue (ben sapendo che le inglesi sono lingue plurali).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Fantasme

Fantasme. Da Messalina a Giorgiana Masi, dove e come incontrarle

Claudio Marrucci e Carmela Parissi

Storia

Fefè Editore Roma

2021

Valerio Calzolaio

3

 

Da millenni. Nell’aria di vari ambienti. Quasi tutte le fantasme che in Italia popolano o infestano castelli, forti, fortini, piazze, campagne e chiese sono divenute tali in seguito a una morte infelice connessa al potere maschile o proprio causata da un singolo uomo: sia esso il padre, l’amante il marito, il nemico, il feudatario, il re, il papa. Partiamo dall’imponente castello di Bracciano, poco a nord di Roma, con le tre poderose mura di cinta (in vista di varie guerre) e le torri smerlate abbellite da fregi (in compagnia delle transeunti paci): nel Rinascimento vi visse una giovane donna, forse troppo moderna per la sua epoca, Isabella de’ Medici (1542-1576). La giovane nobildonna fu uccisa da un marito geloso che le negava attenzioni. Morta di una morte violenta, non lasciò più questa terra. Ecco, precisamente, quante altre fantasme hanno avuto la stessa storia? E cos’è leggenda? Cos’è finzione? Cos’è realtà? Occorre ricostruire bene luogo infestato e data del trapasso (6 luglio), la voce di lei, il ricordo restato fra gli umani, sussulti fremiti brividi, modi e recapiti per evocare di perdona ogni singola fantasma. Dalle mistificazioni religiose e pagane dei popoli del passato, dalle divagazioni fantastiche e romantiche della varia letteratura, dagli effetti speciali del cinema arrivano a noi, ai nostri contatti e al nostro immaginario, centinaia di fantasme antiche e moderne, evocate e infestanti, che poi tornano ancora di continuo. Forse è proprio il caso di iniziare a catalogarle e selezionarle.

La brava illustratrice romana Carmela Parissi è partita da Bracciano per avviare una lunga divertente approfondita ricerca storica, artistica e antropologica, catalogando oltre mille fantasme divise per regione. Ha poi collaborato con lo scrittore e poeta Claudio Marrucci per selezionarne alcune nell’elenco, in modo di presentare, dopo una doppia introduzione, le loro vicende con brevi colte narrazioni biografiche (Marrucci) e impattanti immagini nere e bianche (Parissi stessa). Si tratta di 25 fantasme ufficiali, molto rappresentative per distribuzione territoriale e per le pene loro inflitte senza fine: Artemisia Gentileschi, Biancamaria Martinengo, Rita Rosani, Elisabetta Dolfin, Gaia Lavinia Volumnia, Laura Lanza, Angelica de Falconibus, Anna Carafa della Stadera, Rosa Vercellana, Amalasunta, Guendalina Malatesta, Bianca Maria Visconti Scapardone, Bianca Lancia, Messalina, Maria Oliverio, Filomena di Dolceacqua, Lucrezia Borgia, Idea de Agrigento, la già citata Isabella, Carlina, Beatrice Cenci, Eva Giovanna Antonietta Cattermole, Violante Carroz, Bianca Maria Aloisia Malaspina, Giorgiana Masi. Il capitolo finale riporta in poche righe la storia di quasi ottanta fantasma (comprese le 25) suddivise per regione in ordine alfabetico, il Lazio la regione più rappresentata (10), seguita da Lombardia, (7), Campania ed Emilia (6). Sapremo meglio dove poterle incontrare, volendo e potendo, senza paura. Sappiatecelo.

 

v.c.

Fantasmi

https://it.wikipedia.org/wiki/Fantasma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Mercanti di verità

 

Mercanti di verità. Il business delle notizie e la grande guerra dell’informazione

Jill Abramson

Traduzione di Andrea Grechi

Attualità politica

Sellerio Palermo

2021 (orig. 2019)

Pag. 898 euro 24

Valerio Calzolaio

 

Stati Uniti. Dal 2007. La rivoluzione digitale ha cambiato i giornali, ormai esistono aziende che producono non solo testi cartacei ed è difficile distinguere fra fenomeni strutturali e ciclici. Jill Ellen Abramson (New York, 1954) è una bravissima giornalista, prima donna a dirigere il New York Times, dal 2011 al 2014. Da anni si è dedicata alla formazione di generazioni di reporter, scrittori e redattori alla Harvard University, docente di corsi di giornalismo. Nel 2019 scrisse lo splendido documentato “Mercanti di verità”, per raccontare, da cronista, quattro aziende giornalistiche: due siti on line di informazione di immenso successo (Vice e BuzzFeed), veri e propri snack d’intrattenimento (le onnipresenti liste di tutto, le notizie scoop, i video di animali), accanto allo stesso NYT e al Washington Post. Viene pubblicato ora in italiano con un’introduzione che fa riferimento anche alla situazione europea e italiana. Istruttivo sia per chi scrive che per chi legge quotidianamente.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Via libera

 

Via libera

Lorenzo Scano

Noir

Rizzoli Milano

2021

Pag. 424 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Cagliari. Di questi tempi. Il CEP è il noto quartiere cittadino con oltre cinquant’anni di storia, grazie a un progetto di edilizia popolare d’inizio anni sessanta, presto degradato con tanta droga e tanti furti, ancor oggi semi periferia urbana con scarsi centri di aggregazione, pur con alcuni spazi verdi ben curati.  È il primo rione della città per numero di abitanti anziani (oltre 1300 su 2mila) e ultimo per le nascite. Chi può scappa, anche se gli mancherà e ammesso che trovi la via libera: “Via libera” è appunto il nuovo bel noir di Lorenzo Scano (1993) che inizia con un terribile suicidio giovanile e racconta la propria generazione tramite tre minorenni inquieti e smarriti: David, già finito nel carcere minorile, Chanel, il cui padre è una vecchia gloria del pugilato e della piccola malavita, Filippo, rampollo drogato di buona famiglia attirato dai balordi di periferia. Si conoscono, boxano, si frequentano, amano, deragliano, qualcuno morirà. Finalista allo Scerbanenco 2021.

 

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Questo giorno che incombe

 

Questo giorno che incombe

Antonella Lattanzi

Noir

HarperCollins

2021

Pag. 467 euro 19,50

Valerio Calzolaio

 

Poco tempo fa. Francesca si è appena trasferita da Milano a Roma, con il marito Massimo e le figlie Emma e Angela, in un contesto urbano che appare perfetto ma manifesta stranezze. C’è un inespugnabile cancello rosso, i condòmini risultano uniti e mostrano di vedere o di sapere tutto, quasi come in una setta. Lei pensa di essere perseguitata, sente inquietanti respiri e ordini della casa stessa, si riempie di ossessioni e paranoie. Poi scompare una bimba di cinque anni, ha timore possa essere una figlia, ma loro tornano, quella che forse è stata uccisa è Teresa, figlia di Marika e Giulio. Partono le indagini, si rincorrono voci pettegolezzi segreti pericoli turbamenti minacce sospetti passioni, la mente di Francesca sembra implodere. “Questo giorno che incombe” di Antonella Lattanzi (Bari, 1979) è liberamente ispirato a un episodio di cronaca e risucchia il lettore in un noir claustrofobico di qualità, non convenzionale, narrato in terza fissa. Vincitore del Premio Scerbanenco 2021.

 

v.c.

 

 

 

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