Recanati Comics e la tentazione della censura: la Procura nega la misura urgente, cade il presupposto del singolo offeso

Miguel Angel Martin
Miguel Angel Martin

La notizia ha già fatto il giro della città: il manifesto del Recanati Comics Festival, che reinterpreta la celebre Annunciazione di Lorenzo Lotto attraverso il tratto dell’artista spagnolo Miguel Ángel Martín, non verrà sequestrato. Il Festival ha potuto prendere il via regolarmente, con le opere al loro posto.

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Eppure, dietro il secco “no” opposto dalla Procura della Repubblica di Macerata alla richiesta di blocco immediato, c’è una lezione di diritto e di buon senso che merita di essere spiegata senza i tecnicismi delle aule di tribunale.La vicenda nasce dalla denuncia presentata da un avvocato recanatese, accompagnata da una richiesta perentoria: sequestrare subito la locandina prima dell’inizio dell’evento. La motivazione? Un’offesa personale al proprio sentimento religioso di credente.Il no do centrale della questione non è giuridico, ma etico: dove finisce la sensibilità del singolo e dove inizia la libertà di tutti? Quando un’opera d’arte provoca sdegno o ferisce i sentimenti di un individuo, la reazione emotiva è del tutto legittima, ma appartiene esclusivamente alla sua sfera privata. L’errore prospettico nasce quando si pretende che un’indignazione personale si trasformi in una misura di censura collettiva. La legge, infatti, non è nata come uno scudo contro i sentimenti feriti del singolo cittadino, né ha il compito di proteggere la suscettibilità individuale.

1787944187910Nessun pericolo imminente quindi, per bloccare o sequestrare un’opera prima ancora che un giudice si sia espresso, serve un pericolo grave e immediato (il cosiddetto rischio che il reato venga portato a conseguenze ulteriori). La Procura ha ritenuto che non ci fosse alcun estremo per un intervento d’urgenza così drastico. “Ma la Procura indaga comunque!” , un atto dovuto, non una condanna Chi promuove  l’esposto cerca ora di far passare come un successo il fatto che il Pubblico Ministero proceda comunque d’ufficio per verificare l’ipotesi di reato. Per chiarezza quando un cittadino presenta una denuncia citando un reato procedibile d’ufficio, la Procura è obbligata per legge a iscrivere la notizia e fare le sue verifiche. È un passaggio formale e automatico. Ma il vero elemento sostanziale e politico di questa decisione sta interamente nel rigetto della misura cautelare: la Magistratura non si è prestata al gioco della censura dell’ultimo minuto, salvaguardando il diritto del pubblico di fruire dell’evento e dell’artista di mostrare il proprio lavoro.

1787944187969Quando la giustizia viene usata per fare rumore

La vicenda di Recanati rischia di trasformarsi nella classica “tempesta in un bicchier d’acqua” strumentale: si tenta la carta della reazione clamorosa (il sequestro a due giorni dall’inaugurazione) per bloccare la cultura e far parlare di sé, ma alla fine ci si ritrova in mano con un pugno di mosche e un’istruttoria formale destinata a valutare i confini della satira e dell’arte.

Il manifesto resta dove doveva stare: affisso. E il festival della satira e dei fumetti può continuare, ricordandoci che tra l’esercizio di un diritto e la pretesa di imbavagliare l’arte c’è di mezzo la legge.

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