
MELONI-NORDIO
Limitare l’indipendenza dei giudici è il primo passo verso il sogno della destra italiana: governare senza contrappesi.
Michael Braun 30 Ottobre 2025
Senza fare troppo rumore: così si potrebbe descrivere la gestione del governo da parte di Giorgia Meloni da quando ha vinto le elezioni ormai tre anni. La presidente del Consiglio italiana, postfascista, ha fatto praticamente di tutto per non apparire come la populista radicale che in realtà è sempre stata. È per questo che, all’estero, si è diffusa l’idea che a Roma, in fondo, le cose non vadano poi così male.
La riforma della giustizia di rango costituzionale che la coalizione di destra di Meloni approverà definitivamente oggi al Senato (e che sarà sottoposta a referendum confermativo nella prossima primavera), ha però tutte le carte in regola per mettere in discussione questa impressione. Gli amici di Meloni sono – e restano – Viktor Orbán, Jarosław Kaczyński e naturalmente Donald Trump. E, proprio come loro, la presidente del Consiglio italiana è allergica a una magistratura indipendente.
La destra populista italiana ha una lunga tradizione in questo campo. Fin dal suo ingresso in politica nel 1994, Silvio Berlusconi ha attaccato ripetutamente le cosiddette “toghe rosse” e i “giudici mentalmente disturbati”. Berlusconi aveva motivazioni profondamente personali per questa sua crociata: è stato indagato in decine di procedimenti giudiziari e, nel 2013, è stato condannato per frode fiscale.
Le motivazioni di Meloni, al contrario, non sono personali, visto che non è mai emerso nessun elemento di rilevanza penale a suo carico. No, il suo progetto è politico: vuole separare le carriere di pubblici ministeri e giudici, come primo passo per colpire l’indipendenza della magistratura requirente. La sua riforma non ha nulla a che vedere con l’aumento dell’efficienza della giustizia nell’interesse dei cittadini. Come Berlusconi, anche lei è impegnata nella lotta contro quelli che definisce “gli eccessi di una minoranza di giudici politicizzati”, e il vicepremier Matteo Salvini parla apertamente dei “giudici comunisti” a cui bisogna mettere un freno.
L’obiettivo è chiaro: il governo di destra vuole finalmente realizzare il sogno populista di “governare senza ostacoli”, senza contrappesi. Ciò è tanto più vero se si considera che Meloni punta a una seconda riforma costituzionale: l’elezione diretta del presidente del Consiglio da parte del popolo, ossia l’investitura plebiscitaria di un uomo forte o di una donna forte al vertice dell’esecutivo. A quel punto, la domanda tornerà inevitabilmente: davvero in Italia le cose non vanno poi così male?*
*Questo articolo è uscito originariamente in tedesco sulla Taz il 28 ottobre 2025.
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