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Piergiorgio Viti

Gravi violazioni della salvaguardia ambientale e della biodiversità del patrimonio dei fiumi marchigiani.

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Nota ItaliaNostra

Sempre più frequenti sono le proteste che pervengono per i lavori di riduzione del rischio idraulico, lungo i fiumi marchigiani, in base al programma triennale di lavori pubblici approvati dal Consiglio regionale (deliberazione n. 89) del 19 marzo 2019 e precedenti. Un caso lungo il fiume Musone è stato denunciato da Italia Nostra di Osimo e sui giornali è di pochi mesi fa il sequestro operato dai Carabinieri Forestali sul corrente Triponzo  (Chiaravalle, Fiume Esino) per tagli indiscriminati e non autorizzati e sempre progettati dal Consorzio di Bonifica. Il 12 giugno 2019 Legambiente aveva richiesto al Genio Civile di Macerata che venissero inserite figure tecniche per la valutazione della componente botanica in ambito fluviale in fase di progettazione. Segnalazioni di altri disastri ambientali sono stati denunciati sul fiume Metauro e sul fiume Aso.

Le Associazioni Ambientaliste sono, ovviamente, a favore dei lavori che riguardano la riduzione del rischio idraulico nella nostra regione; quello che si contesta sono le modalità dei lavori che trasformano il fiume eliminando la fascia vegetazionale riparia ed abbattendo tutti gli alberi, anche quelli protetti dalla legge ad iniziare dalle querce, anche se collocati a buona distanza dal letto del fiume, come sta avvenendo presso la foce del fiume Potenza. Il progetto di fattibilità del 2017, per il tratto 5, quello interessato attualmente dall’inizio lavori del Potenza, afferma che “ per un normale deflusso delle acque dovrà essere previsto il ripristino di adeguate sezioni con rimozione dei depositi costituenti le barre in alveo e il taglio della vegetazione arborea e arbustiva radicata in alveo”. La domanda è se i lavori come nella realtà effettuati siano coerenti con queste premesse: in pratica tutte le aree presenti lungo il fiume, interessate dai lavori, vengono temporaneamente espropriate e restituite successivamente senza più flora e fauna, senza querce ed altre alberature di interesse naturalistico. Tutto quel che c’è di naturale e che ospita piante anche rare e fauna ed avifauna viene distrutta. Le Associazioni, tramite i propri esperti, sono in grado di segnalare al Consorzio di Bonifica e alla Regione Marche una accurata e puntuale descrizione degli habitat presenti lungo  gran parte dell’asta principale del Fiume Potenza e sono in grado quindi di evidenziare le violazioni della salvaguardia ambientale e della biodiversità del patrimonio di cui la Regione Marche è garante verso i cittadini marchigiani (oltre che italiani ed europei) e la stessa Unione Europea. Occorre al più presto porre fine a questo modo di procedere, dove la bontà dell’obbiettivo – la riduzione del rischio –  si è accompagnata sino ad oggi a tecniche distruttive che non hanno motivo di essere e che eliminano il patrimonio naturalistico delle Marche. L’analisi dovrà riguardare tutti i progetti approvati dalla Regione Marche e riguardanti tutti i fiumi delle Marche.

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