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Recanati. Versus, dove a vincere è sempre la poesia. Ancora successo di pubblico.

1-27164688_10211577211962260_7335154139971985812_odi Nicla Cingolani

Daniele Piccini a Versus con “Il rumore dell’assente”

Recanati 28 gennaio 2018 – Secondo appuntamento a Versus, la rassegna poetica di Recanati ideata e organizzata dall’associazione Lo Specchio, dove gli autori si confrontano con temi universali che indagano sul mistero del nostro essere. Anche in questo incontro un pubblico numeroso e partecipe ha salutato Daniele Piccini poeta, filologo, docente universitario e critico letterario umbro, autore di molti libri tra cui l’ultimo dal titolo “Regni”, dove l’assente prende figura e il visibile mostra il suo confine.  Ed è proprio con “il rumore dell’assenza” cheil poeta si è incontrato/scontrato. L’assenza può essere più di una presenza?E’ un rumore o un suono?E come percepirlo? Per Piccini tutte le presenze, anche quelle che sembrano minime hanno dignità. Ed è la presenza ad essere misteriosa, mentre l’assenza ne acutizza il mistero. L’assenza, a differenza della mancanza, è una sospensione temporale in un paradossale istante senza tempo. Con questo senso di infinito dichiarala sua “folgorazione leopardiana” e lo sciame di suggestioni delle Ricordanze, che non lo hanno mai abbandonato.

1-27369031_10211577210682228_7680918257776482831_oSecondo il poeta “quando dialoghiamo con gli assenti, sentiamo la loro presenza” . Quindi è all’interno di un dialogo interiore e interpersonale che si raffina il sentimento di percezione dove captare le particolari vibrazioniin una situazione limite, oltre i confini del prospettabile. Condizione questa che descrive il suo essere credente tanto da dichiarare che il Vangelo è ovunque ecita le parole di Giovanni con cui comincia il suo Vangelo “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). “Il tema di Dio ha a che fare con la parola equando si ha la vocazione sulla parola si fa un investimento su se stessi avendo la consapevolezza che ciò che fai riguarda il mondo”. Queste riflessioni lo portano a Mario Luzi, un poeta che lui ha conosciuto e che non voleva essere definito cattolico. Da Luzi si passaa Giorgio Caproni, uno degli autori che ama di più, e di come abbia intrapreso la sua ricerca di Dio vestendo i panni del cacciatore e, al contempo, quelli del guardacaccia; da un lato è colui che vuole ‘sparare’ a Dio, e dall’altra, in una sorta di ambivalente opposizione, vuole scrutare e impedire la caccia.Il pubblico interviene spesso e sollecita Piccini con domande tra cui alcune classiche: a che serve la poesia? Qual è il fine? “È il significato che diamo alle parole.” Rispondein modo semplice ma esaustivo. E l’ideologia? Può congelare la poesia? Piccini non ama l’uso bellicoso dell’ideologia poiché lo ritiene un limite che non fa parlare liberamente come nel caso di Pasolini e Fortini. “No all’ideologia, sì all’idea”.La poesia non obbedisce agli schieramenti ideologici. L’ideologia è chiusa e va in una sola direzione, mentre la poesia è aperta e contraddittoria. “La Poesia è un esercizio dell’immaginazione per ampliare i confini del mondo”.

Infine termina l’incontro recitando il suo Auto-epitaffio in cui questa volta invece di pensare all’assenza degli altri, cerca di sapere che cosa ne sarà di lui, della sua assenza e del suo rumore.

Prossimo incontro il 18 febbraio alle ore 17 nel Circolo di Lettura e Conversazione di Recanati con Bruno Galluccio vs. Il famelico Chronos.

 

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