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Porto Recanati. Legalità, quale futuro per HH.

Fonte internet

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riceviamo e pubblichiamo dal movimento Uniti per Porto Recanati

Nella babele di parole pronunciate e scritte nelle ultime settimane con l’approssimarsi dell’8 dicembre,
data entro cui, secondo l’ordinanza emanata dal sindaco Mozzicafreddo, dovrebbero – o per meglio dire
sarebbero dovuti – iniziare i lavori per l’adeguamento dei sistemi anti incendio all’Hotel House, pena lo
sgombero, Uniti per Porto Recanati considera prioritario l’affermarsi di una parola su tutte: legalità.
Pensiamo infatti che l’obiettivo primario di qualsiasi eventuale intervento pubblico sul condominio di via Salvo D’Acquisto debba essere il ripristino della legalità.
Per questo è necessario sapere chi sono i residenti, chi sono i domiciliati, chi sono i proprietari e chi sono
gli affittuari; quante famiglie, quanti minori e quanti anziani vivono all’Hotel House.
Torniamo a ribadire l’efficacia del progetto di controllo delle residenze e del territorio (denominato
S.C.O.R.T) realizzato nel 2014/2015 con risultati concreti messi allora a disposizione della Prefettura. Grazie al lavoro sui 480 appartamenti svolto in maniera congiunta dalla Polizia Municipale e dall’Ufficio anagrafe comunale, incrociando i dati disponibili nei vari database, era stato definito un censimento a dir poco utile per avere un quadro chiaro della situazione alloggiativa. Essendo trascorsi alcuni anni dalla redazione, oggi tale censimento necessita di un aggiornamento, ma siamo fermamente convinti che il progetto S.C.O.R.T sia una strada da non abbandonare. Abbiamo sempre creduto, inoltre, nella fattibilità e nell’opportunità di realizzare un presidio stabile delle Forze dell’Ordine nell’unico ingresso dell’edificio, come deterrente e come strumento di sorveglianza.
Chi vive nel rispetto delle leggi dello Stato italiano, oltre che delle regole condominiali, deve avere la
possibilità di godere pienamente dei diritti spettanti a ogni cittadino; mentre chi delinque e vive
nell’illegalità deve essere sanzionato e allontanato. Quelle appena fatte possono sembrare affermazioni
banali, ma il degrado che è davanti agli occhi di tutti dimostra quanto i più elementari principi di
convivenza civile siano stati negli anni disattesi.
Quanto sta accadendo avrà conseguenze sull’intera città ma soprattutto sugli abitanti del condominio, per questo pensiamo che un’altra iniziativa da porre subito in essere sia ripristinare e rilanciare il dialogo e il coinvolgimento delle diverse e numerose comunità, attraverso referenti credibili e attendibili.
Nel 2017 non possiamo accettare l’esistenza né di ghetti né di zone franche, come non possiamo accettare che si continui a procrastinare uno “status quo” che fa comodo a tanti.
Sono ancora meno tollerabili le passerelle dei politici che “atterrano” all’Hotel House, lo visitano come
fossero allo zoo e promettono soldi per tentare di fermare una valanga con una pala.
Dalla Regione Marche dicono che arriveranno cento mila euro per scongiurare lo sgombero, ma né
l’assessore Sciapichetti né il Consigliere Micucci, direttamente interrogati in un recente incontro pubblico sul tema, hanno saputo fornire chiarimenti sulle tempistiche e sull’uso che verrà fatto di tali risorse. Tutte le domande sono rimaste evase: siamo di fronte all’ennesimo intervento tampone capace soltanto di protrarre sine die – o fino al disastro – l’emergenza? Peggio: siamo di fronte a una mera mossa elettorale?
Né Porto Recanati né l’Hotel House hanno bisogno di questo.
Servono scelte articolate che abbiano una prospettiva, serve un progetto che sani una volta per tutte il
degrado in cui versano sia il palazzone sia altre importanti fette del territorio cittadino, servono politiche di legalità e integrazione efficaci.
A proposito degli interventi di integrazione, è opportuno che ci sia maggiore trasparenza da parte dell’Ente comunale e che si abbia precisa contezza di come e per quali progetti o servizi vengono investite le risorse ricevute dalle Associazioni vincitrici dei bandi.
Apprendiamo poi dalla stampa locale che tra i contrari all’ipotesi sgombero c’è l’assessore alla Protezione Civile, preoccupato non tanto dei rischi di ordine pubblico, quanto dei costi necessari ad ospitare in una tendopoli o in strutture locali i circa due mila abitanti. Anche noi siamo preoccupati e già in passato – l’ultima volta il 23 settembre scorso – abbiamo denunciato la totale inadeguatezza del nostro Comune rispetto a questo tema. Nulla è ovviamente cambiato rispetto ad allora, l’Hotel House continua a non essere contemplato nel Piano comunale di Protezione civile né in nessun altro piano operativo di gestione delle emergenze sebbene la questione sia sui tavoli della protezione civile regionale e nazionale. Il tempo per mettere mano al Piano comunale c’era, ma la nostra Amministrazione dimostra quotidianamente di avere altre priorità.

Uniti per Porto Recanati

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