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Poesia. Fabio Strinati presenta il suo “Periodo di Transizione”

Fabio Strinati

Fabio Strinati

Per iniziare la lettura del nuovo libro di Fabio Strinati bisogna fare spazio alla concentrazione, quella necessaria per completare un viaggio di esplorazione interiore. “Periodo di transizione” è una raccolta di poesie dove l’autore spinge fuori dalla sua anima dubbi ed insicurezze, le porta in superficie, le confida non solo per liberarsene, ma affinché questi stati d’animo siano di supporto al lettore, che può riconoscersi tra le parole scritte. Viene naturale chiedersi cosa intenda il poeta con il termine transizione e allora il riferimento va a quel ‘passaggio’ che è l’esistenza stessa. Siamo in cammino e giorno dopo giorno ci mettiamo in discussione attraverso scelte, azioni, anche indecisioni.  Quello che sta avvenendo dentro e fuori Strinati è un processo di ricerca, un’urgenza di scoperta o riscoperta dell’io, nella purezza delle intenzioni ed espressioni. La raccolta si apre non a caso con la lirica “Groviglio”, intreccio di percezioni e situazioni confuse. Il poeta parla di disordine, di fumi forestieri, elementi che rimandano proprio ad un senso di smarrimento ed incertezza: “Salvadanaio mentale sprofonda nel disordine/coi fumi forestieri,/cicalini vibratori e megafoni interni/che ignorano la mantide/attanagliata nelle vene tormentose”. Le immagini risultano particolari negli accostamenti e la stessa mantide riflette una forte simbologia che incarna in qualche modo la meditazione. E’ necessario un lavoro intenso sul pensiero e in questo caso il poeta deve districare le trame della sua identità, che ancora non è in equilibrio. C’è un vuoto che assale, che non lascia tregua e l’autore è consapevole di vivere un periodo non facile. Si considera addirittura privo di se stesso, quasi non si riconosce in quello che sta accadendo: “Privo di me stesso striscio, crepo mi spello/nell’indebolimento di un contorno vago e circonciso”. Non sentirsi in sintonia con le cose e con gli altri produce delle continue precipitazioni psichiche e fisiche che rischiano di portare via ogni singola gioia o accenno di luce. La poesia in questo caso serve a rielaborare le inquietudini, a ripercorrere limiti e fragilità, fino a trasformare ogni ombra in qualcosa di positivo. Per Strinati la scrittura diventa lo strumento per imparare a conoscersi, per compiere un’indagine approfondita nelle proprie emozioni. Non è così scontato riuscire ad osservarsi in profondità, specialmente se lo si fa attraverso la creatività, producendo versi di un certo valore. Tra le angosce l’autore non nasconde di aver anche paura di ciò che prova, e in un tempo provvisorio vive la sua esistenza tra mille dubbi, cercando di capire la direzione da prendere per non cadere nel buio assoluto. Ripensando proprio a questa tensione dell’anima torna a farsi presente nella memoria la poesia di Georg Trakl, poeta espressionista austriaco che evoca la decadenza e la solitudine del mondo. Strinati in qualche modo porta addosso pensieri e patimenti avvolti da un tormento insistente. Fragile e precario il poeta continua a ‘vomitare’ un malessere che sfianca, si abbandona a quel vortice che lo attira come forza oscura, si cerca, si annusa, si scopre come feto impaurito in una vita che non sempre dà riferimenti, in attesa di una traiettoria nuova. Decidere di andare fino in fondo negli angoli meno battuti della propria anima è una scelta sicuramente coraggiosa. Non è da tutti svuotarsi, passare al setaccio turbamenti, sofferenze, lacrime, e vedersi oltre. Trova rifugio negli elementi della natura Strinati e nel fiorire di primavera prende atto della preziosità dell’esistere, di essere parte del cosmo. Rimane comunque un’oscillazione costante dove prevale il dubbio, l’imperfezione, ma questo fa parte di una personalità sensibile che chiede risposte, che aspetta di comprendere il senso del suo andare per le strade della vita, insieme ad una fedele compagna: la Poesia.

Michela Zanarella

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