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Tutto quello che c’è da sapere sul sesso virtuale e non avete mai osato chiedere

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di Carlo Davide Lodolini

«Un grande uomo una volta ha detto: “tutto al mondo ha a che fare col sesso. Tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere”». Il grande uomo in questione è Oscar Wilde. Era fine ‘800 e allora le donne di potere ne avevano ben poco. Un secolo dopo il dialogo – tra le lenzuola – vede protagonista un altro uomo, Frank Underwood, che spiega così alla sua amante Zoe il loro rapporto. Secoli di prevaricazione maschile dove il sesso ha giocato un ruolo nella subordinazione delle donne all’uomo. Ma ora la tecnologia potrebbe cambiare tutto.

L’illusione al posto della dominazione

Filippo R. ha 45 anni, milanese. Lavora nel mondo del porno. È tornato da poco da Los Angeles, dove ha provato i servizi di VR Bangers, compagnia statunitense che tra le prime è entrata nel mercato del porno virtuale e che ora vuole esportare i suoi prodotti anche nei servizi pay per view degli hotel di Las Vegas. Si dice abbastanza turbato dall’esperienza. «Non è come guardare un normale film hard. Te ne stai sdraiato sul letto e hai la sensazione di star partecipando alla scena. Il tuo cervello produce endorfine esattamente come se stessi penetrando una donna. Perdi la percezione del tuo corpo e te ne riappropri solo nel momento dell’orgasmo». Ma non solo. La dominazione viene sostituita dall’illusione. «Ci sono filmati che soddisfano fantasie proibite. La realtà virtuale ti permette di viverle senza infrangere le regole o senza sentirti in colpa», sottolinea.

Pornografia e tecnologia al lavoro

Oculus Rift, Samsung Gear, Htc Vive, e le più economiche cardoboard di Google. I gadget ci cambiano nel profondo. «Sarà una rivoluzione mai vista», ha detto Mark Zuckerberg all’ultimo F8, la conferenza dei programmatori di Facebook. Dal 3d i video passando per i video a 360 gradi. Fino ai “teledildonics”, i giocattoli sessuali elettronici che permettono rapporti a distanza. La tecnologia sta ribaltando le regole del gioco, anche quelle del tradimento. «La separazione geografica per lunghi periodi genera stress ed espone una coppia al rischio infedeltà. Il contatto virtuale tramite i device comandati a distanza può essere una soluzione», spiega Marlene Maheu, nel suo ebook «The future of Cyber Sex and Relationship Fidelity». Primo ad essere colpito (piacevolmente) è stato il settore dei film a luci rosse, messo a repentaglio dal fai da te e dal file sharing. Perché se è vero che, nel mondo, ogni secondo 28.258 persone guardano pornografia e altre 372 cercano contenuti per adulti online, il mercato aperto dai visori per la realtà virtuale apre orizzonti a nove zeri per il settore. E non importa che Palmer Luckey, fondatore di Oculus durante un Q&A all’ultimo F8 (la conferenza dei programmatori di Facebook) abbia dichiarato che non gli interessano più di tanto le applicazioni della sua creatura. Mentre i colossi della Silicon Valley fingono che la (loro) realtà virtuale non abbia niente a che fare con il porno, l’offerta si è già adeguata, diversificando a seconda dei gusti. Dal basico BaDoink a VirtualRealPorn, che offre anche una sezione gay e trans, o Czech VR, con ragazze dell’Est Europa e KinkVR, specializzato in contenuti fetish, ci sono video per ogni tipologia d’utente. Anche il celebre Pornhub ha creato una sezione dedicata, gratuita.

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La confusione tra virtuale e reale

Unico limite alle frontiere della VR (virtual reality) è paradossalmente la tecnologia stessa. Per giocare con i visori bisogna di un’ottima connessione a Internet e device con buona memoria perché i video pesano dai 3 agli 8 giga. Ma c’è già chi è corso ai ripari. Per ridurre il peso dei filmati e garantire ugualmente un’esperienza “immersiva” ai propri utenti, Naughty America ha deciso di dimezzare il campo visivo, registrando a 180° anziché a tutto tondo. Secondo i registi della casa di produzione a luci rosse, infatti, ciò che accade alle spalle del protagonista non sempre interessa gli aficionados del genere. Niente più incontri. Niente più contatti. Solo intrattenimento. È la sfera del pensiero a prendere il sopravvento. «La virtualità è un potentissimo strumento che consente di esplorare alcune caratteristiche anche se le temiamo. In sicurezza e assolutamente riparati», spiega Antonio Fenelli, neuropsichiatra e psicoterapeuta didatta della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva. Semmai «con questa nuova tecnologia il nodo centrale è la confusione che si fa tra cosa è reale e cosa è virtuale. Quello che si prova è reale. Ma le azioni non lo sono», precisa Fenelli.

Le camgirl si raccontano

Di cybersex in realtà si parla dalla metà degli anni novanta. Oggi è Snapchat. Allora erano le Bbs, sistemi che permettevano lo scambio di messaggi istantanei e file attraverso la linea telefonica. Che non sia necessario toccarsi per avere un rapporto sessuale, lo sappiamo dunque già da un po’. «Le ricerche hanno dimostrato quanto l’attrazione non scatti solo attraverso il contatto. È più che altro il guardare a eccitarci», scrive l’esperto di intelligenza artificiale Davide Levy in Love, Sex with Robots (HarperCollins). Ecco perché il sesso virtuale sta sostituendo quello reale. «Gli uomini non devono per forza penetrare una donna per sentirsi appagati», spiega Fantasy, 29 anni, camgirl. La contattiamo dopo averla trovata su un forum “specializzato”. Come le sue colleghe – ragazze che si spogliano a pagamento di fronte a una webcam – Fantasy ha capito che il vento stava cambiando e per arrotondare il suo lavoro da impiegata si è creata una professione parallela. «Io sono un personaggio, faccio degli spettacoli, non esisto. E non illudo nessuno. Ecco perché alcuni clienti mi preferiscono alla fidanzata reale». In Giappone si sono spinti oltre con “Love Plus”, una via di mezzo tra il tamagotchi e il dating game, per Nintendo Ds: dopo averla conquistata, in una fase preliminare del gioco, l’utente interagisce con una fidanzata virtuale. Il rapporto evolve nel tempo, e c’è chi la prende talmente sul serio da arrivare a sposarsi con il device…

Le cyber perversioni

La donna virtuale non ha pretese, non ha reazioni, reagisce a comando. È quasi un fumetto, tipo Second Life o i manga giapponesi. Caroline, 27enne, con il sesso virtuale si paga l’università e una villetta con giardino alle porte di una grande città italiana. «Per fare sesso virtuale bisogna usare la psicologia. Il salto di qualità l’ho fatto quando ho cominciato a usare il cervello. Bisogna essere perspicaci e capire quale il punto dove l’utente vuole arrivare». Un esempio? «I Moneyslaves (letteralmente gli schiavi economici, ndr). Sono quelli che si eccitano nel darti i loro soldi. O farti regali. Con loro non c’è bisogno di teatralità. Resto vestina normale. Lui sta dall’altra parte e io gli chiedo di dimostrare quanto sia disposto a fare per me, quanto valgo secondo lui». Addio Oscar Wilde. Addio Frank Underwood gli uomini non controllano più nulla. Sono le donne come Caroline e Fantasy ad avere il potere. Peccato che Caroline e Fantasy non esistano.

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