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L’islamofascismo di Erdogan e le complicità dell’Occidente

erdogan-turchia-510-adi Paolo Flores d’Arcais

Nella Turchia di Erdogan è ormai vigente il fascismo. Volendo essere più esatti il fascioislamismo o islamofascismo. Di questo esito è complice Obama, la NATO e anche le istituzioni europee.

Ovviamente non si poteva prevedere quale regime sarebbe scaturito dal successo del golpe dei militari anti–Erdogan, che comunque Usa e Nato avrebbero potuto condizionare in direzione democratica, ma certamente era più che prevedibile cosa sarebbe accaduto se Erdogan lo avesse sventato.

Del resto che il regime di Erdogan fosse avviato verso una fascistizzazione sempre più integrale e in chiave islamista era sotto gli occhi di tutti e questa rivista lo ha documentato in numerosi saggi nei numeri scorsi.

Decisivo per il fallimento del golpe è stato l’appoggio esplicito di Obama e della Nato ad Erdogan e al suo governo, considerato unico potere legittimo, esattamente come decisivo per la vittoria elettorale di Erdogan era stato l’esplicito appoggio della cancelliera Merkel nel suo viaggio in Turchia.

Ora l’Europa si indigna per la ventilata pena di morte che Erdogan vuole reintrodurre e per le condizioni di tortura delle migliaia di prigionieri e minaccia addirittura di non ammetterlo nelle istituzioni europee se continuerà su questa strada. Siamo alla follia: l’Occidente dovrebbe combattere Erdogan anziché sostenerlo “criticamente”, dovrebbe appoggiare tutte le forze democratiche e laiche che in Turchia possono in prospettiva rovesciarlo. Ma come è noto “quos perdere vult, Deus dementat prius”.

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