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Campagna di solidarietà. Ha diritto alla cannabis per curarsi ma non può pagarla: in carcere il pianista Pellegrini

Fabrizio Pellegrini  Internet

Fabrizio Pellegrini Internet

di CORRADO ZUNINO

Per queste situazioni è necessario informare.

Un altro arresto a giugno per cinque piantine coltivate sul davanzale. L’uomo accusa forti dolori alle ossa: “Resto sdraiato sul pavimento della cella, non dormo mai”. Appelli al governo e digiuni in solidarietà

Fabrizio Pellegrini, 47 anni, pianista, attore e pittore da tempo senza reddito, dallo scorso 11 giugno è tornato in cella. Nel carcere di Chieti. Gli hanno trovato cinque vasetti di cannabis sul davanzale di casa: le cresceva per provare a lenire il dolore, insopportabile, che gli provoca la fibromialgia. “Posso difinirmi scheletrico, ma anche questi pochi chili sono un peso insopportabile per la mia colonna vertebrale”. Un mese e mezzo fa un giudice lo ha rispedito in cella: “Resto giorni interi sdraiato sul pavimento cercando pace e un po’ di sonno”. La sua patologia è detta sindrome di Atlante, dalla figura mitologica costretta a tenere la terra sulle proprie spalle.

A Fabrizio Pellegrini, una testata di capelli neri alla Caparezza, l’Asl locale ha certificato la necessità di una terapia a base di cannabinoidi. Solo che costa 500 euro al mese, e l’uomo – che lavora poco proprio per la malattia che lo perseguita – quei soldi non li ha. Per lui la Regione Abruzzo non ha mai attivato il Fondo, 50mila euro, previsto da una legge regionale, la più avanzata in Italia.

 

Da otto anni Pellegrini entra ed esce da tribunali e carceri. Non vuole comprare marijuana sul mercato nero, i 500 euro mensili quando ha potuto li ha chiesti agli amici, collette, poi ha scelto la strada dell’autocura dando sempre risalto pubblico alle sue necessità e alle sue coltivazioni.

Nel 2008 è stato arrestato per la prima volta dagli agenti della squadra mobile di Chieti: “Possesso ai fini di spaccio”. In tribunale il suo avvocato ha portato cartelle cliniche, referti medici e relazioni tecniche per dimostrare la profondità dei suoi disturbi muscolo-scheletrici – dipendono anche dall’ansia – e certificare la richiesta fatta dall’Asl di Chieti di ricevere cannabis dall’Olanda. Aveva potuto pagare il Bedrocan – questo il nome del farmaco concesso – la prima volta, poi basta. E successivamente l’Azienda sanitaria non si è mai accollata le spese.

La patologia di Fabrizio Pellegrini è connotata da “una sofferenza cronica del sistema immunitario che, negli stadi avanzati, porta all’erosione di tutte le articolazioni”. L’artista, tra l’altro, ha allergie certificate ai farmaci cortisonici, agli antidolorifici. I suoi quadri sono diventati sempre più rari, faticosi, le serate al piano si sono diradate. Sostituite, invece, da mattinate in tribunale e puntuali condanne. Sospensioni della patente, spese processuali. Per ora le condanne sono tutte in primo grado.

Colpisce il fatto che un giudice abbia autorizzato la somministrazione gratuita del farmaco a base di cannabis a un 43enne residente nella vicina Avezzano, affetto da sclerosi multipla. Il principio attivo del Thc è considerato cura, in Italia, dal 2007. Pellegrini, invece, deve pagare la terapia. Già. Per il pianista che non dorme mai è partita una gara di solidarietà e denuncia che in tutta Italia si sta manifestando con diverse iniziative. Digiuni a staffetta dei Radicali italiani, malati di sclerosi multipla – come Andrea Trisciuoglio, segretario dell’Associazione LaPiantiAmo – che a loro volta decidono di interrompere le cure con la cannabis.

Sul suo sito è intervenuto anche Roberto Saviano:  “Cinquecento euro al mese equivalgono a un mutuo, a un affitto, cifra folle che sarebbero in pochi a potersi permettere”, ha scritto.

Nel mondo antiproibizionista è partito un appello, che chiede l’intervento del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Si legge: “Per la prima volta nella storia del nostro Paese un disegno di legge che prevede la legalizzazione della cannabis è all’esame del Parlamento, ma gli ostacoli da superare sono molti e intanto i danni del proibizionismo continuano a manifestarsi indisturbati come nella vicenda di Fabrizio Pellegrini”.

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