da Raimondo Giustozzi
Il Pontefice difende l’Alleanza atlantica e le risposte della Polonia alle violazioni dello spazio aereo da parte della Russia: «I polacchi si sentono invasi, la situazione è molto tesa». Intanto Washington approva il primo pacchetto di aiuti a Kiev finanziato dagli alleati
Mentre il Pontefice parlava di pace, Vladimir Putin ha mostrato il volto da aggressore della sua Russia. Il presidente russo ha assistito alle esercitazioni congiunte di Russia e Belarus, Zapad 2025, nel poligono di addestramento a Nizhny Novgorod. Secondo i dati forniti dalla stessa agenzia russa Tass, vi hanno preso parte circa centomila soldati, con l’impiego di diecimila sistemi d’arma distribuiti su quarantuno campi di addestramento. Un segnale diretto tanto a Kyjiv quanto ai Paesi dell’Unione europea e della Nato, preoccupati dalla prossimità delle manovre ai loro confini.
Mosca sta mettendo sotto stress la capacità europea e della Nato di reagire di fronte a minacce sempre più pericolose. Le esercitazioni sono un’occasione per sentire il polso della Nato, testarne i tempi di reazione a violazioni dello spazio aereo, e eventualmente attacchi informatici e piccoli sabotaggi.
Le operazioni svolte durante questi trial militari sono sempre motivo di allarme per i Paesi dell’Europa orientale. Nel 2009 Mosca aveva simulato un attacco nucleare a Varsavia. Nel 2021 aveva accumulato un grosso contingente in Belarus: lo stesso che mesi dopo avrebbe invaso l’Ucraina.
Intanto Washington ha dato il via libera al primo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina pagato con fondi degli alleati Nato. Il meccanismo, messo a punto dall’amministrazione Trump, prevede che le forniture provengano dalle scorte statunitensi, ma siano finanziate dai partner europei e atlantici: un segnale di coesione che smentisce la narrativa di un’Alleanza debole o divisa. È semplicemente un’Alleanza sotto attacco.
Allora le parole di Leone XIV fotografano la realtà: non è la Nato, ma la Russia, ad aver portato la guerra in Europa. E le immagini dei tank russi in manovra, a poche decine di chilometri dai confini dell’Unione europea, lo dimostrano meglio di qualsiasi discorso.
Linkiesta, Politica, 17 settembre 2025



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