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Libri. Sei nuove recensioni

Fonte internet

Elena Ferrante Fonte internet

I margini e il dettato

Elena Ferrante

Letteratura

Edizioni e/o Roma

2021

Pag. 155euro 15

Valerio Calzolaio

 

Napoli. 1992-2021. Trent’anni di Elena Ferrante, chiunque sia! L’amore molesto uscì nel 1992 ma l’autrice scriveva da molto prima, dai tempi della scuola, come tante e tanti. I suoi primi ricordi di scrittura hanno a che fare con i quaderni delle elementari. Erano diversi da quelli di oggi (come ai miei tempi, all’incirca). Avevano righe nere orizzontali, tracciate in modo da delimitare spazi di diversa misura, dalla prima alla quinta i segmenti si riducevano, visto che la mano avrebbe dovuto sempre più disciplinarsi a tenere allineate lettere piccole e tonde, possibilmente in corsivo. A delimitare il foglio bianco c’erano anche due righe rosse verticali, una a sinistra, una a destra: occorreva iniziare continuare finire dentro, lasciando intonsi i bordi, disciplinando le andate a capo e l’ordine della pagina intera (ora con il computer si fa più o meno lo stesso, si progetta la pagina come la si vorrà vedere, si stabiliscono i caratteri e i parametri del paragrafo). Scrivere era muoversi all’interno di quelle righe, vergare le parole di un dettato entro quei margini. Ciò dava soddisfazione e, al contempo, segnalava una perdita, uno sciupio, un desiderio di sregolatezza. Per tutta la sua vita di scrittrice Elena Ferrante ha sofferto e goduto di entrambe le modalità di scrittura: l’acquiescente e l’impetuosa. Si è sentita una voce di donna sempre sballottata fra la consueta scrittura ben calibrata e tranquilla e un’altra che irrompe di rado, refrattaria a generi e punteggiature. In realtà, non sono separate: la prima ha dentro di sé la seconda, pazientemente attende di esserne svirgolata, grazie al continuo frastuono ordinato-disordinato in cui è immerso il nostro io fatto esclusivamente di parole. Scrivere è divenuto disporre frammenti in un incastro e aspettare di scombinarlo: la propria bella scrittura diventa (più) bella quando perde la sua armonia e acquista la forza disperata del brutto.

Su Wikipedia il luogo e la data di nascita di Elena Ferrante sono: Napoli, 5 aprile 1943. Perché no? Sul luogo i dubbi sono pochi, almeno come contesto d’infanzia e adolescenza,napoletano di fatto e diritto. Per l’anagrafe, invece, resta più ferma la data del 1992, quando uscì L’amore molesto, il primo romanzo con quel nome e cognome autorale. Da allora è una figura pubblica, incontrata da tanti in vari luoghi (a Napoli e non solo) con età e aspetto di sapiens in carne e ossa, conosciuta da molti più come autrice di bellissime narrazioni, basta e avanza. È con questo ruolo che rilascia interviste a distanza, subisce ricerche identitarie, paga comunque le tasse, esprime opinioni da stampare, collabora con quotidiani e riviste, continua a editare testi, risultando da tempo probabilmente la più brava scrittrice italiana, certo quella di maggior meritato successo, nazionale e internazionale. I suoi romanzi sono ruvidi e trasudano lividi, slabbrature, smargini. Narra meravigliosamente in prima, un continuo flusso di coscienza momentanea e retrospettiva, turbamenti e dolori arruffati e senza redenzione. Li ho recensiti tutti, dopo una lettura a tratti mesta e voluttuosa, a tratti lieve e ironica. Il Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco” le chiese di preparare tre lezioni da tenere all’Università di Bologna nell’autunno 2020, lei scrisse “La pena e la penna” (l’autrice prima di Elena, in genere in terza persona), “Acquamarina” (Ferrante in prima fino alle riflessioni per la quadrilogia dell’Amica geniale, iniziata nel 2011), “Storie, Io” (l’ultimo decennio). La pandemia ha reso impossibile rispettare tempi e modi. A metà novembre 2021 l’attrice Manuela Mandracchia ha portato ottimamente in scena, nei panni di Elena Ferrante, i tre testi al Teatro Arena del Sole di Bologna ed è uscito lo splendido volumetto cartaceo che contiene anche il saggio “La costola di Dante”, letto il 29 aprile 2021 dalla studiosa Tiziana de Rogatis all’interno di un convegno dantesco. Imperdibile.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Atlante dei viaggi straordinari

 

Atlante dei viaggi straordinari e degli inconsueti mezzi di trasporto per compierli (oltreché di bizzarre città e di curiosi marchingegni). Con brani delle opere di Jules Verne

Anselmo Roveda (a cura di)

Illustrazioni di Marco Paci

Per ragazzi e avventurosi

Edt-Girangolo Torino

2021

Pag. 59euro 19,50 (cartonato, grande formato)

Valerio Calzolaio

Futuro passato. 1863-1919. Il grande scrittore francese Jules Gabriel Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905) nel 1863 ottenne un contratto per pubblicare tre libri l’anno per venti anni. Andò oltre. Venne fuori una serie di 62 romanzi e 18 novelle (alcuni pubblicati postumi a cura del figlio) dedicati a I viaggi straordinari, testi noti a ragazzi e ragazze di quasi tutto il mondo, innumerevoli edizioni traduzioni adattamenti trasposizioni illustrazioni. Erano scritti di fantascientifica geniale visionaria immaginazione sia per gli spostamenti planetari e spaziali narrati, sia per alcune immaginarie destinazioni (città americane e isole oceaniche, soprattutto), sia per ecosistemi e specie incontrate, sia, infine, per i mezzi di trasporto ipotizzati e inventati: sui mari artici in brigantino, in slitta nel Grande Nord, lungo il Rio delle Amazzoni con una zattera, dall’America all’Europa sulla Belle-Roulotte, dall’Islanda a Stromboli nelle viscere della terra, in volo (pallone aerostatico) su Zanzibar, in groppa a elefanti (uno pure d’acciaio) attraverso l’India, alla scoperta della Cina con ogni mezzo “possibile”, nel profondo di abissi marini a bordo del Nautilus, oltre le nubi su un vascello volante, intorno alla luna dentro un enorme proiettile, nello spazio a bordo di una cometa, di tutto di più. Sentenziava Verne in Ventimila leghe sotto i mari: “Quel che serve alla terra non sono dei nuovi continenti, ma degli esseri umani nuovi”. Pare non avesse torto e, così, portò dovunque i lettori con travolgente fantasia (dopo un’adolescenza benestante, irrequieta e girovaga, prima di una vecchiaia amara, acciaccatae diabetica).

Lo scrittore e giornalista Anselmo Roveda (Genova, 1972) molto ha curato e pubblicato per ragazzi e ragazze. Per questo atlante dedicato a Verne prende spunto da sedici testi dell’autore, individua altrettante connesse straordinarie destinazioni (continenti, mari, spazio, città, isole) e seleziona (e ritraduce) brevi passi particolarmente significativi, senza ulteriori commenti. A splendido corredo vi sono le suggestive illustrazioni con varie tecniche dell’esperto comunicatore Marco Paci (Ravenna, 1975): riquadri grafici eleganti, schizzi di oggetti animali persone, una grande immagine paesaggistica colorata nelle pagine accanto ai brani e alle frasi citate. Spiega Roveda nell’introduzione: “Immaginazione e fantasia vanno a braccetto con geografia e scienza: il ricorso di Verne al fantastico, immaginare cose mai viste e fino ad allora impossibili, è, infatti, sempre nutrito da una curiosità ben informata dell’autore sulle novità tecnico-scientifiche e le acquisizioni geografico-astronomiche del proprio tempo”. In fondo al volume la sinossi dei sedici romanzi e l’iscrizione al Circolo dei viaggiatori e degli esploratori (da Salgari). Al tempo dei cambiamenti climatici antropici globali, appare utile ricordare un’altra “sentenza” di Verne (sempre tratta da Ventimila leghe): “Si possono sfidare le leggi dell’uomo, ma non si può resistere alle leggi della natura”. Un bel volume da affiancare ai testi scolastici e alle letture personali di narrativa e poesia.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RecensioneBlu di Prussia e rosso porpora

Blu di Prussia e rosso porpora

Giovanni Ferrero

Noir

Salani Milano

2021

Valerio Calzolaio

3

 

Roma. Un aprile tra qualche anno. L’affermato pittore londinese più che cinquantenne Ernest Hamilton si è appena trasferito in Italia dopo vent’anni di Sudafrica, alla ricerca di nuove ispirazioni. Gira per il centro con il quaderno degli schizzi e il carboncino sempre in tasca. In una piccola chiesa incontra Chiara, una minuta restauratrice un poco più giovane, lineamenti delicati e occhi blu, che sta recuperando un interessante dipinto ottocentesco. Lei si offre di fargli ogni tanto da guida per conoscere meglio antichi palazzi e beni artistici della capitale. Poi accade che Chiara si disperi per la repentina scomparsa del quadro e vadano insieme al commissariato a denunciarne il furto. Nel frattempo, l’indolente ispettore Attilio Grevini, quasi 58enne prossimo alla pensione, di servizio presso la gendarmeria pontificia, viene mandato a chiamare dal 77enne cardinal Pazzini affinché venga accentuata la vigilanza e la protezione di tutti i cardinali in arrivo. Pare che Papa Celestino stia morendo, prima di lui vi erano stati un tedesco e un argentino, ora potrebbe accadere che venga forse eletto dal conclave Maltiade, della diocesi di Yacoumandé in Costa D’Avorio, addirittura un papa di colore, sostenuto dagli ecclesiastici dei paesi emergenti che da sempre spingono per una nuova Chiesa evangelica, lontana dai decadenti fasti di Roma. Il cardinale papabile si è trasferito in Vaticano e un giorno ha trovato nel suo appartamento un pupazzo voodoo trafitto. E poi accade che anche Maltiade scompare, arditamente rapito. Le indagini si intrecciano, c’è qualche setta di mezzo, oltre che forti interessi economici politici diplomatici. Sono tutti in pericolo. E non c’è da fidarsi di nessuno.

Il bravo imprenditore alimentare Giovanni Ferrero (Torino, 1964) da tempo si cimenta anche con la narrativa, siamo al settimo romanzo, questo ha uno stile abbastanza piano e godibile, seppur talora lento e ripetitivo, e un intreccio a tratti traballante, seppur colto e competente. La narrazione alterna la prima persona al passato di Ernest (vieppiù invaghito di Chiara) e la terza persona prevalentemente sull’ispettore (vieppiù stranito per la fine della noia) e sul cardinale italiano (vieppiù preoccupato, considerando che la negativa spirale innovativa era iniziata già con il Concilio Vaticano II, mentre lui resta un pugnace conservatore). La trama è giallo noir, incombe il mistero, ma per buona parte dei quattordici densi capitoli prevale l’amore per i colori, i sapori, gli umori e le bellezze di Roma, su cui con molta meticolosità (giustamente peraltro) si dilunga l’autore, fra volte oscure e labirinti sotterranei. Il titolo fa riferimento ai pigmenti cruciali, blu di Prussia e rosso porpora appunto. Fin dal principio, il vino ha una sua funzione piuttosto godereccia: Grevini tiene da parte una bottiglia del Samontano per consolarsi; alla prima passeggiata di coppia in un gradevole bar il cameriere propone uno schietto Chianti della casa come aperitivo a Ernesto e Chiara.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Dizionario del bibliomane

 

Dizionario del bibliomane

Antonio Castronuovo

Letteratura

Sellerio Palermo

2021

Pag. 509 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Dalle nostre parti. Da secoli. Il bel volume di Antonio Castronuovo (Acerenza, 1954) racconta una nutrita serie di fatti inerenti all’amore per i libri, e tutti comprovano che si tratta di un mondo zeppo di ossessioni, frenesie, capricci e irragionevoli stramberie. Dire che chi acquista e accumula libri, forse anche chi li scrive, sia un invasato è quasi un pleonasmo. Già. Confermo. Il “Dizionario del bibliomane” svela lo sfaccettato cosmo dei morbi che affliggono chi ama i libri. Il saggio contempla 225 voci in ordine alfabetico, abbastanza brevi, prendendo sempre spunto da uno o da un paio di testi editi nel passato più o meno recente e riferibili appunto alle potenzialità patologiche del o della sapiens appartenente al tipo bibliomane. La lettera più rappresentata è la C: da “calde pergamene” a “crudele tramonto”, una voce per H (“Harem di carta”) e Z (“Zyklon”). Utile per autocoscienza collettiva: chiunque frequenta i libri può maturare dimestichezza con propri malanni diffusi.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione I due castelli

 

I due castelli. NEO, libro due

Michel Bussi

Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

Fantasy

Edizioni E/O Roma

2021 (orig. 2021)

Pag. 573 euro 18

Valerio Calzolaio

 

Parigi e Senna. Post Apocalisse. Sono trascorsi 14 anni da quando tutti morirono eccetto alcuni neonati. Avevamo incontrato i sopravvissuti 12enni quando erano diventati ragazzi, in due distinte conflittuali tribù, quella del Tepee sulla Torre Eiffel tappezzata di pelli, pescando nel fiume e cacciando al Bois de Boulogne, autodidatti e onnivori, quella del Castello negli edifici e nelle ricche sale del Louvre, dove avevano trovato i video degli antenati, istruitisi a quel modo e perciò vegetariani. Li ritroviamo ora 14enni e alleati, con il desiderio di scoprire se qualcun altro vive fuori dalla ex metropoli. Il grande scrittore Michel Bussi(Louviers,1965)continua la sagace fantasiosa distopia per adolescenti e curiosi, il secondo volume si chiama “I due castelli”. Le due tribù conoscono lotte interne e nuovi protagonisti nei padiglioni dei Serpenti, delle Scimmie, dei Soldati e nella foresta, sempre con capi e spie, infiltrazioni e tradimenti, amori e turbamenti, amicizie e lotte.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Il Partito Radicale

 

Il Partito Radicale. Sessanta anni di lotte tra memoria e storia

Gianfranco Spadaccia

Storia politica

Sellerio Palermo

2021

Pag. 758 euro 24

Valerio Calzolaio

 

Italia. 1955-2016. Mancava una storia del “Partito Radicale”, nonostante pubblicazioni su singoli vicende e fasi, soprattutto sulla figura di Marco Pannella (1930-2016). Ora Gianfranco Spadaccia (Roma, 1935), autorevole protagonista di gran parte di quella storia da dirigente, deputato e senatore, realizza un volume distinto nelle varie parti cronologiche: gli esordi da tre differenti componenti culturali (1955-1963); il partito dei diritti civili e dell’alternativa di sinistra (1964-1976); i radicali in Parlamento (1976-1984); il partito dei diritti umani e della riforma democratica (1985-1989); la scelta transnazionale e transpartitica con la crisi della Prima Repubblica (1989-1996); i radicali tra Berlusconi e Prodi di fronte alle nuove crisi internazionali (1996-2005); la Rosa nel Pugno (2006-2008), l’ultima legislatura radicale (2008-2013), con un cenno finale ai tre attuali tronconi della galassia dopo la morte di Pannella. Bibliografia ristretta e indice dei nomi significativo.

 

 

v.c.

 

 

 

 

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