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Noi talora abitiamo le isole con la mente e con il corpo, ma cos’è un’isola?

isola-di-gorgogna-toscana Fonte Internet

isola-di-gorgogna-toscana Fonte Internet

di Valerio Calzolaio

Non c’è sapiens che non sappia cosa è un’isola. Forse. “Una terra circondata da acque” sembra, ma non basta. Anche i continenti lo sono, in vario modo. Anche gli scogli lo sono. Quelle acque possono essere oceaniche, marine, lacustri, fluviali, non è proprio la stessa cosa; inoltre anche alcune navi sono divenute via via grandi agglomerati abitati circondati da acque. Che attorno ci sia acqua è una condizione, fa tuttavia grande differenza se c’è acqua anche sopra, o dentro che dir si voglia, la presenza di acqua cambia radicalmente quantità e qualità della vita possibile su quell’isola per un numero immenso di specie, e anche per noi sapiens. Pure la dimensione è molto rilevante: scartando i continenti un conto è la Groenlandia un conto è Ustica, un conto il Giappone un conto Lampedusa. Egualmente grande differenza fa la distanza dalla terraferma di più agevole e profittevole accesso, diciamo così: la facilità di emigrazione da e di immigrazione verso, un fatto anche culturale per la nostra specie.

 

Nella lunga evoluzione della nostra specie l’ecosistema insulare ha maturato una funzione sia metaforica che biologica. Le isole sono ognuna un mondo: mille casistiche e più, mille primati e più. Mille forme e mille sostanze, mille costi e mille ricavi, mille isolofilie e mille claustrofobie, e più, per tutti e per ciascuno: si sceglie talora o ci si abitua all’isolamento, più o meno totale; chi comunque ci risiede o ci capita, nel corso dell’esistenza o del transito, può viverla come residenza ottimale, insieme od oppure come prigione. Va, inoltre, considerato che non tutte le isole ci sono sempre state, la Gran Bretagna era unita al continente europeo molti millenni fa (prima dell’UE), più o meno quando la Dalmazia era solo terrestre invece che molto insulare. Non convince pienamente nessuna forma di sommaria generalizzazione fisicamente insulare, meglio sottolineare singoli aspetti contemporanei.

Forse, sulla terra l’isola più antica è il Madagascar (lo stato-isola più grande del mondo, 587041 km²) che risale a 85-90 milioni di anni fa; la più giovane forse ancora quella formata dall’eruzione del vulcano Hunga Ha’apai nelle Tonga il 16 gennaio 2015; la più estesa la Groenlandia (Artico, Danimarca, ma il continente di riferimento è l’America del Nord), con una superficie di 2 milioni 175600 km²; Manitoulin (Canada) la più estesa del mondo in un lago, con una superficie di 2766 km²; Samosir (Indonesia) la più estesa all’interno di un lago dentro un’isola (Sumatra), con una superficie di 630 km²; Bananal (Brasile) la più grande fluviale (19162 km²); René-Levasseur (Canada) quella artificiale più grande, con una superficie di 2020 km², creata da un invaso; Bishop Rock tra le Scilly (Regno Unito) la più piccola (0,0005781 km² ovvero 578,05 m²).

L’isola chiamata 83-42 nell’area della Groenlandia (Danimarca) è forse quella più a nord (primato conteso, come gli altri; forse va presa in considerazione Oodaaq scoperta nel 1978, forse quella senza nome scoperta per caso nell’agosto 2021, alcune vanno e vengono); l’isola Deverall in Antartide è quella più a sud. Oppure, ancora, le Maldive sono le isole più basse del mondo; la Nuova Guinea quella più alta, raggiungendo con il Puncak Jaya un’altezza di 4884 metri d’altezza;Ometepe quella lacustre più alta, a 1610 metri d’altezza; le treisole senza nome all’interno del lago Orba Co in Cina si trovano a 5209 m d’altezza e sono le più alte, mentre l’isola all’interno del lago Afrera in Etiopia si trova a 103 metri sotto il livello del mare.

 

Passando agli umani, lo stato-isola più piccolo del mondo è Nauru (21 km²) in Oceania; l’arcipelago-stato formato da 1.190 atolli raggiunge un’altezza massima di solo 2,5 metri; si possono citare forse la più popolata marina (Giava) o lacustre (Ukerewe, Tanzania); quella con la densità più alta ovvero Santa Cruz del Islote in Colombia (103917 ab./km²); Tristan da Cunha (Regno Unito) quella abitata più remota (circa 2400 km dall’America meridionale e 2100 km dall’Africa); Bouvet (Norvegia) quella disabitata più remota (2200 km dall’Africa e 1700 km dall’Antartide); le isole del lago Titicaca (diviso tra Bolivia e Perù) a un’altezza di 3812 metri quelle abitate più alte del mondo e quelle abitate dell’Azerbaigian nel mar Caspio si trovano a 28 metri sotto il livello del mare; un’isola all’interno del lago Södra Boksjöndivisa tra Norvegia e Svezia, estesa solo 0,001 km², è quella più piccola divisa fra stati; la più piccola non lacustre divisa tra stati è Märket, divisa tra Svezia e Finlandia, estesa 0,033 km²; il Borneo è quella più grande divisa tra stati (Indonesia, Malesia e Brunei), con una superficie di 743107 km², l’unica divisa fra tre stati.

Passando all’Italia… il nostro paese dovrebbe avere oltre 800 isole giuridicamente appartenenti alla Repubblica (marittime, lagunari, lacustri e fluviali); la loro superficie complessiva supera i 50000 km²; circa un’ottantina sono abitate.Vi sono solo quattro isole con oltre 100 km², tutte sul lato occidentale della penisola: le prime due sono regioni autonome di simile grandezza, Sicilia e Sardegna, poco più e poco meno di 25000 km²; la terza è l’isola d’Elba (224), nel cuore di un arcipelago che le ruota intorno di fronte alle coste della Toscana; la quarta Sant’Antioco (Plumbaria, 109), davvero prossima alla costa meridionale della Sardegna, da tempo collegata da un istmo artificiale e da un ponte agevolmente transitabile. Su aspetti quantitativi delle isole italiane potremmo scrivere un intero volume e citarne migliaia: invero, ora a inizio anno scolastico, l’isola di Alicudi (5,2 km²), nell’arcipelago delle Eolie, possiede la comunità scolastica più piccola d’Europa, composta da soli tre studenti fra infanzia, primaria e medie.

Sul pianeta esistono poi certamente isole metaforiche, infinite: leggendarie, immaginarie (non solo Utopia), ideali (come Atlantide), perdute (ancora come Atlantide), fantastiche, fortunate, fantasma, del tesoro, di plastica, dei senza nome, dei senza colore, dei famosi, del giorno prima, dei pirati, dei beati, dei morti, ex (affondate, sommerse), scopribili (in futuro), metropolitane, vagabonde, artificiali (costruite o in costruzione), galleggianti, volanti, celesti, promesse, spaziali, autistiche, psicotiche, quelle denominate in via esclusiva da astri (come il sole) e da animali (come i gabbiani) o frutti (come le mele) o altre specie, quelle non trovate o che proprio “non ci sono”, ma se ne parla e se ne scrive.

Il medico, scrittore e viaggiatore Gavin Francis (Ayrshire, Scozia, 1975) ha iniziato a scrivere un proprio bel volume sulle isole nel 2019 con l’obiettivo di trarre spunti dalle numerose che aveva visitato privatamente un po’ ovunque sul pianeta, per narrare benefici e problemi dell’isolamento con l’ausilio delle carte geografiche di ciascuna e di molta cospicua rigogliosa letteratura fiction che le riguarda tutte. La successiva pandemia ha reso temi e riflessioni ancora più preziosi, essendo risultato fondamentale in ogni comunità umana apprezzare i doni dell’isolamento, sapendo al contempo trovare nuove modalità per restare vicini: Gavin Francis, Isole. Cartografia di un sogno, traduzione di Anna Lovisolo, EDT Torino 2021 (orig. Island Dreams. Mapping an Obsession, 2021), pag. 246 euro 20.

L’autore dichiara da principio di aver subìto fin da bambino il fascino delle isole e di aver scoperto che esiste per l’appunto una sorta di specifico esclusivo amore, l’isolo-filia. Presto per lui la curiosità è divenuta un’ossessione: andava in cerca di isole per ricalibrare la consapevolezza di ciò che era davvero importante per lui, sia solitario malato per storie d’amore che in coppia alla verifica dell’innamoramento, sia poi con spedizioni scientifiche che con la famiglia (E. e tre figli). Gli è così capitato di alternare la professione di medico con lunghi viaggi e, talora, di accettare o cercare incarichi professionali su ecosistemi insulari lontani, significativi i quattordici mesi polari nella Halley Research Station in Antartide. Consapevolmente, ripropone di continuo l’interrogativo esplicito o implicito su cosa sia un’isola: “un ambiente in cui i nodi e la complessità dell’esistenza vengono riprodotti in miniatura? Oppure un chiostro, separato dal mondo, dall’industria, dai momenti determinanti della storia?” L’ottimo affascinante testo ci consegna molti spunti per rifletterci sopra, con cultura ed emozioni, senza molti dati quantitativi o scientifici. “Tutti noi abitiamo un’isola” è la frase chiave dell’autore, sul retro della copertina.

Negli ultimi anni Francis vive fra Edimburgo e le isole del nord, ha collaborato con vari autorevoli organi d’informazione inglesi e pubblicato alcuni bei libri tradotti in tutto il mondo. Quest’ultimo è certo un successo di garbo e originalità. I primi capitoli parlano dei binomi: riverenza e trasformazione, pace e reclusione (al suo interno cita anche poche isole carcere), cui seguono i capitoli su isole lontane, rifugio, fortunate, celesti, dei gabbiani, del tesoro, cercando una chiara risoluzione dell’ossessione e dei sogni. Il disordine è funzionale: la trattazione torna spesso sui suoi scozzesi luoghi (Shetland, Orcadi) e la narrazione volutamente non ha una sistematicità storica o geografica, è uno zigzag elegiaco fra isole.

Si parte sempre da un personale ricordo insulare per illustrare in parallelo immagini cartografiche e citazioni letterarie, poi elencate in due lunghe note finali: la prima con l’elenco delle fonti (230 storie di e da libri, saggi poesie e soprattutto romanzi, circa un paio ogni pagina scritta, talvolta evidenziate in corsivo e in celeste), la seconda con l’elenco di carte geografiche e illustrazioni, riferite lungo il testo alla collocazione e alla morfologia delle varie singole isole (ben 229, colorate, spesso a tutta pagina).

L’autore ha cercato con efficacia di fare una “semplice e onesta” memoria cartografica della sua ossessione (sottotitolo inglese) per il fascino speculare ma opposto delle isole e della città, dell’isolamento e della connessione. La comunicazione si concentra sulla superficie emersa di eventi e impressioni, con toni emozionati e poetici se possibile, frasi brevi, mai paragrafi organici e pesanti, di lato il nome dell’isola di cui si sta parlando nel caso specifico (e torna di frequente la sua mania per quelle più “settentrionali” e meno mediterranee), fra le italiane la laguna veneta e la sarda Tavolara. Vita sana e all’aperto, tende e sacchi a pelo. John Cage per l’isolamento totale, forse.

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