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Libri. Frammenti lunari e solari di Lucia Nardi.

Frammenti lunari e solariSTEFANO BARDI

Poesia del corpo in mutazione è stata definita la raccolta Frammenti lunari e solari, della poetessa marchigiana Lucia Nardi in arte LuNa. Eppure, secondo il mio umile e semplice parere da cultore letterario, i frammenti lunari e solari del titolo non sono altro che dei ricordi oscuri e luminosi, di in un corpo in decomposizione che sta morendo. Un’opera quella della Nardi, che però come si vedrà alla fine, non è soltanto un’opera dalle tematiche nostalgico-reminiscenziali, ma anche dalle tematiche panistiche e psico-esistenziali.

 

Un primo ricordo oscuro, ci viene mostrato nella lirica “Clessidra nel palmo” dove l’immagine predominante è quella della vita-morte, attraverso il paragone con la tematica del tempo. Un tempo, che al pari della vita-morte molte volte modifichiamo come meglio crediamo, ma senza fare caso agli utili attimi sprecati e dimenticandoci così di conseguenza di una vitale regola esistenziale, ovvero che, per quanto possiamo mutare le nostre ansie in gioiose e luminose speranze di vita ripartendo da zero, anche per noi l’orologio della vita si fermerà e non saremo altro che, polvere alla polvere.

Un secondo e ultimo ricordo oscuro, ci viene mostrato nella lirica “Brutta bestia”, in cui l’uomo è analizzato in tutta la sua cattiveria, ovvero come una creatura ingorda, famelica, manesca, violenta e in particolar modo come una creatura priva di qualsiasi affetto, se non quello del cannibalismo omicida[1]. Poesia questa, che fra tutte le poesie presenti nella raccolta della Nardi, può vivere di vita propria poiché può essere ben inserita nel filone poetico dedicato al Femminicidio.

Quattro sono invece i ricordi luminosi. Il primo ricordo luminoso, ci è mostrato dalla Nardi nella lirica “Specchio”. Specchio o più in generale specchi, che sono paragonati ai nostri occhi, poiché al pari degli specchi anche i nostri occhi quando sono inumiditi dalle lacrime, creano immagini luminose e colme di incuranze[2]. Il secondo ricordo luminoso, ci è mostrato dalla lirica “Promesse e rinascite”. Lirica questa, dai toni cupi e cimiteriali dove tutto sembra camminare verso una fine brumosa, ma così non è, poiché ecco alla fine lo sprigionarsi delle nostre energie interiori che muovono gli amori,  le dolcezze, le passioni e che sono paragonate dalla poetessa marchigiana al sole. Un sole, quello nardiano, che è come Dio e al pari di esso ci fa risorgere da ogni nostro cruccio e da ogni nostro dolore spirituale[3].

Il terzo ricordo luminoso, lo troviamo nella lirica “Fiori di parole”. Lirica questa sull’amore e sulle sue parole, che al pari dei petali di un fiore pellegrinano da cuore a cuore fino a invecchiarsi e trasformarsi, in dolci nostalgie[4]. Il quarto e ultimo ricordo luminoso, lo traviamo nella lirica “Eden terreno”. Poesia questa, in cui la Nardi immagina la vita dopo la morte nei Campi Elisi, ovvero in fioriti e luminosi giardini dove consumare una vita correndo con il vento in faccia, una vita in cui i nostri peccati terrestri sono eternamente purificati dal sole apollonico e consumare una vita, che sia basata sulla gioia e sulla bontà.

Poesie quelle della Nardi dove a volte però, i ricordi oscuri si uniscono a quelli luminosi in una medesima poesia, come per esempio accade nelle liriche “Scambi generazionali” e “Una luna per regina”. Nella prima lirica, la contrapposizione avviene attraverso l’immagine dell’Uomo, che è visto in primis come una creatura dagli arcani misteri e in un secondo momento, come una preziosa fonte di vita per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto[5]. Nella seconda lirica invece, la donna è vista come una luminosa fonte per ogni vita e come una demoniaca creatura, che ci fa tremare le ginocchia e ci fa abbassare lo sguardo verso il basso, per la paura che incute su di noi.

 

Come ho detto all’inizio di questo mio articolo, l’opera della Nardi tratta anche temi panistici con le liriche “Nature congiunte-Codice di natura” e tematiche psico-esistenziali, con la lirica singola “Confini superabili”.

Nella prima lirica panistica, troviamo la corrispondenza tematica con la lirica “La pioggia nel pineto” del poeta Gabriele d’Annunzio. Poeti in cui l’Uomo si incarna nella pioggia e come essa, versa le sue dolci e amare lacrime sull’Umanità intera fino a confondersi con essa[6]. Per quanto riguarda invece la seconda lirica panistica, dobbiamo rimanere nelle Marche per rintracciare la corrispondenza poetica, che è quella con la poesia sulla natura, della poetessa pesarese Michela Tombi. Sia per la Nardi che per la Tombi, la natura è concepita come una grande Madre che ci tiene nel grembo, ci partorisce, ci cresce, ci educa e alla fine della nostra vita ci riaccoglie nelle sue braccia, per poi farci risorgere come suoi figli[7].

Una lirica quella dai toni psico-esistenziali, che liricizza il tema dell’Io. Un Io, che è studiato e scrutato dalla Nardi nel suo profondo più abissale fino a capire che, solo lo spirito è qualcosa di eterno ed è un’essenza che può rinascere, a differenza invece delle membra e delle ossa che sono a tempo determinato.

 

 

 

 

Bibliografia di Riferimento:

  1. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017.

[1] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 23 (“[…] Tu, bestia rabbiosa, con la bava omicida / e con lo sguardo rumoroso di tuoni, / come pretendi tenerezza e compassione? […]”)

[2] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 15 (“[…] Occorre godere di un solo attimo, / nel qual l’asfalto bagnato / si fa specchio di espressioni gioiose / e ricche di spensieratezza. […]”)

[3] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 18 (“[…] Il fuoco brucia, / le energie si moltiplicano. / Sorge il sole. / La rinascita è già qui.”)

[4] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 27 (“Parole che volano di intimità in intimità, / come petali al vento. / Parole che ci restano dentro, / come petali secchi / tra pagine ingiallite. […]”)

[5] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 20 (“[…] Divenire un miraggio a cui lasciare / segrete volontà. / Farsi acqua nel deserto, / farsi destino di altri viandanti.”)

[6] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 28 (“[…] Ci trasferiamo nelle gocce di rugiada / e ci confondiamo ancora, / l’uno nell’altra, / senza perderci.”)

[7] L. Nardi, Frammenti lunari e solari, Ancona, Italic, 2017, p. 30 (“[…] Nel verde / anche io / sono verde.”)

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