Nel momento in cui il dibattito pubblico si prepara al prossimo referendum, i poeti sono chiamati a interrogare il proprio ruolo nella sfera civile. Non come commento laterale, né come esercizio di stile, ma come pratica critica capace di tenere viva la relazione tra lingua e Costituzione. I poeti che intervengono lo fanno nella consapevolezza che ogni forma di scrittura è anche una forma di responsabilità: custodire le parole significa custodire le strutture comuni del vivere. In questo spazio, la poesia non alza la voce, ma affila l’ascolto, opponendo alla semplificazione del discorso politico la complessità necessaria del pensiero democratico.
L’appello
Vogliamo, con la fermezza della parola poetica, difendere la Carta dalle manipolazioni della Destra e, in particolare, con un documento condiviso, dire NO nel referendum sulla giustizia.
Scegliere pubblicamente di dire i nostro NO *nella prossima consultazione referendaria* è una scelta forte e necessaria, per questi motivi:
– il disegno di legge in esame non migliora la giustizia né rende più veloci i processi, che sono le vere priorità del sistema giudiziario;
– giudici e pubblici ministeri hanno già, di fatto, carriere separate, visto che negli ultimi 5 anni solo lo 0,31% del personale giudiziario è passato da una carriera all’altra;
– sono inaccettabili lo smembramento e la delegittimazione del CSM, conseguenze della riforma, e la misura per cui una parte dei suoi membri de Consiglio Superiore della Magistratura venga estratto a sorte;
– il Pubblico Ministero non deve essere assoggettato al ministero della Giustizia, come accade in altri Paesi dove è prevista la separazione delle carriere;
– il disegno di legge non ha nemmeno ottenuto il consenso minimo, cioè i due terzi del voto parlamentare, necessario per una norma che modifica la Costituzione, ed ecco *perché la maggioranza di governo ha scelto a strada* referendaria.
Come poeti e cittadini pensiamo che la Costituzione non sia né di sinistra né di destra, è semplicemente il pilastro del nostro sistema giuridico e ogni possibile cambiamento modifica un assetto che finora ha garantito all’ Italia stabilità ed equilibrio.



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