Il mondo di Trump Siamo in un cinepanettone girato da Sorrentino

Fonte L'inkiesta

24041124-small-1200x800da Raimondo Giustozzi

di Francesco Cundari

La vera forza del presidente americano è la capacità di trascinare amici e nemici sul terreno del grottesco, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

 C’è stato un tempo, che oggi sembra lontanissimo, in cui scrittori e registi alle prese con la storia contemporanea, con la complessità e la profondità dei suoi personaggi più controversi e delle vicende nazionali e internazionali in cui erano immersi, tendevano spesso a cavarsela rifugiandosi nel grottesco, buttandola sul surreale, infarcendo la trama di palesi assurdità che avevano l’unico scopo di coprire tutte le assurdità involontarie in cui quegli scrittori e registi temevano di essere incappati comunque, o semplicemente la loro carenza di idee. Ora scorro le cronache quotidiane delle follie trumpiane e mi chiedo chi mai potrà renderle adeguatamente in un romanzo, film o serie tv, e se per farlo, paradossalmente, occorrerà tornare al più rigido e piatto realismo, o se anche quello, a distanza di tempo, farà lo stesso effetto che fanno a me, per esempio, alcune scene del Caimano, il film di Nanni Moretti su Silvio Berlusconi, o del Divo, il film di Paolo Sorrentino su Giulio Andreotti. Ma il paragone non funziona, perché nel mondo di Trump – non solo in quello che lui dice e fa, ma anche in quello che spinge tutti gli altri a dire e fare, vedi ad esempio i patetici messaggini del segretario generale della Nato, Marc Rutte, o l’imbarazzante cerimonia con cui María Corina Machado ha omaggiato il presidente americano del premio Nobel assegnato a lei – c’è un elemento che va oltre il grottesco, e sfocia nel trash abbagliante dei suoi post e dei suoi video fatti con l’Intelligenza artificiale (cui bisognerebbe ormai cambiare nome, anche solo per questo). Forse la descrizione più esatta dell’incredibile linea temporale che stiamo vivendo è un cinepanettone girato da Sorrentino, una strana via di mezzo tra Vacanze di Natale e la Grande bellezza, con Jep Gambardella interpretato da Massimo Boldi. Cosa potranno mai inventarsi, per raccontare tutto questo, scrittori e registi di domani?

Forse, mi domando, tanto l’arte sarà costretta a occuparsi di quest’epoca malata nelle forme della più neutra e asettica oggettività, quanto il giornalismo sarà invece costretto a fare il contrario, a scendere anch’esso sul terreno dell’assurdo, giocando allo stesso gioco, sullo stesso terreno e con le stesse armi, che poi è quello che gran parte dei giornali e dei giornalisti già fa da tempo (vedi il legame genetico tra una trasmissione simil-giornalistica come la Gabbia di Gianluigi Paragone, andata in onda su La7 dal 2013 al 2017, e le successive ondate del populismo giallo-verde-nero, a partire dalle elezioni del 2018). O forse il nesso di causa-effetto va rovesciato, ed è proprio così che siamo precipitati in quest’incubo (anche in America hanno avuto e hanno le loro Gabbie, da ben prima di noi), il che comunque non rende più semplice capire quale possa essere la via per uscirne. Sono però sempre più convinto del fatto che la vera forza di Trump risieda anzitutto qui: nella capacità di trascinare amici e nemici, interlocutori e spettatori sul terreno del grottesco. Un campo da gioco in cui ovviamente non ha rivali.

Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *