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Ignazio Ingrao, Giuseppe Pagano, Leone XIV Chi dite che io sia? Sono un figlio di Agostino.

coperrtina librodi Raimondo Giustozzi

La scelta dei Padri conciliari, che hanno eletto il Cardinale Robert Francis Prevost, “ha spiazzato il mondo MAGA (Make America Great Again. Rendere di nuovo grande l’America) a stelle e strisce: il primo Papa statunitense, ma in realtà con una doppia cittadinanza – USA e Perù – perché missionario per vent’anni in Sudamerica, a Trujillo e Chiclayo, la piccola diocesi travolta dal ciclone El Niño nel 2023. Convinto difensore dei valori della famiglia, come società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, della vita dal concepimento alla morte naturale e pertanto contrario all’aborto, avversario della cultura Woke. Per questi aspetti vicino alla sensibilità di Donald Trump e dei cattolici conservatori americani, ma allo stesso tempo proiettato verso il sociale, come lascia intendere la scelta del nome Leone, anch’essa inattesa. Lo stesso di Papa Pecci, Leone XIII, morto nel 1903, autore dell’Enciclica Rerum Novarum in difesa dei diritti dei lavoratori. Di fronte alle ingiustizie della rivoluzione industriale e ai venti del comunismo, Leone XIII indica la via della Dottrina sociale della Chiesa, in nome della promozione della giustizia sociale, salario equo, diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, promozione della solidarietà. F. Robert Prevost, cresciuto nei sobborghi di Chicago, educato nella scuola cattolica, si ispira al magistero sociale della Chiesa, difende i diritti dei migranti e critica con forza le politiche trumpiane di rimpatrio; mete in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale e sollecita le Big Tech (grandi della tecnologia) ad agire con senso di responsabilità” (Ignazio Ingrao, Giuseppe Pagano, Leone XIV. Chi dite che io sia? Sono un figlio di Agostino, pag. 13, Cantagalli Edizioni, 2025, Siena).

Il saggio, per un totale di 158 pagine, consta di una breve introduzione e di tre capitoli: Un’amicizia nel segno di Agostino; Papa Leone XIV nel ritratto di Padre Giuseppe Pagano, Mio fratello Bob, Papa Leone XIV nel racconto di John Prevost, Papa Leone XIV. Dedizione e spiritualità di un figlio di Agostino. Papa Prevost è un vero figlio di Sant’Agostino. È il primo papa agostiniano nella storia della Chiesa cattolica. Quella Agostiniana è una delle congregazioni più antiche, di ispirazione monastica. Il nuovo Papa possiede due lauree, matematica e filosofia. Intrapresi gli studi ecclesiastici consegue il dottorato in diritto canonico. Pensiero scientifico e umanistico uniti all’esattezza giuridica. Parla e scrive correttamente in inglese, spagnolo, italiano e francese, con una buona conoscenza di portoghese e latino; in fase di apprendimento anche la lingua tedesca. Tratti peculiari del suo carattere sono: “La mitezza, la gentilezza, la semplicità, la misura e la sobrietà. Sportivo, frequentava una palestra di Borgo Pio a Roma, i campi dell’Oratorio dei Cavalieri di Colombo, a un passo dal Vaticano, per giocare a tennis con i confratelli” (Ibidem, pp. 10 – 12).

Giuseppe Pagano incontra per la prima volta Robert Francis Prevost nel settembre del 1983, quando si trasferisce a Roma, dal convento di Sant’Agostino di Perugia, per frequentare gli ultimi tre anni di Teologia. Prevost era già sacerdote e studiava per il dottorato in diritto canonico. I “padri studenti”, cioè quelli che erano già preti abitavano al secondo piano del collegio di Santa Monica. Gli “studenti professi” di Teologia abitavano al terzo e quarto piano dello stesso collegio, accanto alla Curia generalizia degli Agostiniani, in va Paolo VI, a Roma, a due passi dal Vaticano e dal palazzo dell’ex Sant’Uffizio. La provenienza degli studenti professi era variegata. C’erano italiani, spagnoli, messicani, polacchi, australiani. Organizzavano di tanto in tanto, a turno, la cucina della propria nazione di provenienza. Intanto si cementava la conoscenza. Si aprivano gli orizzonti. Si imparava a parlare in lingue diverse. Padre Prevost, invitato dai giovani studenti, rispondeva sempre all’invito; amava unirsi con loro, per partecipare il lunedì dell’Angelo alle gite fuori porta.

Robert Prevost conseguiva il dottorato in diritto canonico nel 1987, nello stesso anno in cui padre Giuseppe Pagano veniva ordinato sacerdote. L’amicizia tra i due si salda nei giorni di vacanza. Gli studenti non più professi continuano ad organizzare gite, spostandosi anche in treno, per visitare Assisi, Gubbio e dintorni. Prevost è sempre con loro. Cresceva intanto la dimensione internazionale della vita comunitaria. Padre Giuseppe Pagano, dopo diversi incarichi, conferitegli dalla congregazione agostiniana, viene richiamato da Robert F. Prevost, nella Casa Generalizia di Roma, dove era diventato intanto priore. Quando si cenava tutti insieme, Prevost occupava sempre il posto solito. Gli altri confratelli, si alternavano, a turno, per sedersi accanto a lui. In questo modo ogni padre agostiniano, dialogando con padre Prevost, affabile nella conversazione come pochi altri, imparava a conoscere mondi lontani, culture sud americane e nord americane. “Per noi agostiniani, scrive padre Giuseppe Pagano, il clima familiare è davvero importante, soprattutto in certi momenti, come a tavola, dove uno può essere sé stesso e sentirsi a proprio agio” (Ibidem, pag. 41).

Robert Francis è il terzo dei fratelli Prevost; il più grande si chiama Louis Prevost, 73 anni, ha fatto carriera militare e vive in Florida. Il secondo dei tre fratelli si chiama John Prevost, 71 anni, oggi è in pensione dopo aver trascorso una lunga carriera nell’insegnamento. Ora vive a New Lenox, un sobborgo sud- occidentale di Chicago, in Illinois. Robert Francis Prevost, 70 anni, è il terzo, il più piccolo. Appena il cardinale Prevost è stato eletto Papa e ha preso il nome di Leone XIV, ha ricevuto la visita di John, che ha trascorso qualche giorno con lui, nell’appartamento dell’ex Sant’Uffizio, dove Leone viveva da cardinale. Nell’intervista curata dai due autori del libro, ha ricordato la propria famiglia, l’infanzia del più piccolo, i giochi con gli altri bambini del quartiere, la passione per lo sport di Robert Francis, per la guida dell’automobile. Era capace di percorrere migliaia di chilometri in macchina e non dimostrare nessuna stanchezza. “Quando è stato eletto Papa, gli abbiamo mandato una pizza di Aureio’s, una delle sue pizzerie preferite di Chicago. L’ha mangiata tutta. La pizza preferita è con la salsiccia” (Ibidem, pp. 51- 53).

L’elezione di papa Leone XIV è avvenuta ad opera del primo Conclave multipolare nella storia della Chiesa cattolica. Molti cardinali elettori non si conoscevano. La convocazione delle congregazioni generali, alle quali hanno partecipato tutti i membri del collegio cardinalizio, ha consentito di discutere preventivamente e a lungo tutti i problemi della Chiesa cattolica e i lasciti di Papa Francesco. Alcuni commendatori hanno attribuito l’elezione di Leone XIV al confronto tra “Progressisti e conservatori, ma è uno schema che si applica male alla realtà della Chiesa. Piuttosto è il confronto tra carisma e istituzione che meglio riassume la dinamica alla quale abbiamo assistito nel corso del conclave. Le ragioni di una istituzione alle prese con la riforma della Curia romana (la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, 2022), voluta da Papa Francesco, il cantiere della sinodalità e la necessità di un carisma che attragga e coinvolga, per evangelizzare un mondo sempre più scristianizzato. La scelta di Robert Francis Prevost tiene insieme questi elementi” (Ibidem, pag. 73).

In occasione della celebrazione con i cardinali nella Cappella Sistina, all’indomani dell’elezione, Papa Leone XIV così si esprimeva: “Oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti, contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il piacere. Si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito. Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco. Sant’Ignazio d’Antiochia, prima di essere sbranato dalle belve del circo, così scriveva ai propri cristiani della città: “Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo”. Le sue parole richiamano un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo” (pag. 74-75).

Per la formazione ricevuta e consolidata con l’impegno missionario in America Latina, Papa Leone XIV ricorda la ricchezza di carismi che lo Spirito Santo distribuisce a tutti, sacerdoti, religiosi e laici: “Distribuendo i suoi doni e costituendo alcuni apostoli, altri profeti, altri pastori e dottori, lo Spirito Santo ha voluto accrescere la bellezza della sua casa. Nessuno pertanto deve lamentarsi di non aver ricevuto il dono che ha un altro o essere invidioso del dono dell’altro; ciascuno deve piuttosto rallegrarsi e considerare il dono dell’altro come fatto a sé stesso. Quando le diverse membra esplicano la loro attività nell’ambito di uno stesso corpo, se si tratta di un corpo sano e le stesse membra sono in armonia, godono tutte e ciascuno membro gode dell’altro” (pag. 77- 78).

Papa Francesco, “nel documento programmatico del proprio pontificato, descriveva una sua intima convinzione: l’essenziale è aprire cammini, iniziare processi per la riforma e il rinnovamento della Chiesa e non solo. Lo stesso vale per la società e le istituzioni. I cantieri aperti da Papa Bergoglio nei suoi dodici anni di pontificato sono molteplici. Tre sono i “lasciti”, due “forti sensibilità” e tre “interrogativi aperti”, consegnati a Leone XIV dal Papa argentino. Pace, ambiente e intelligenza artificiale sono i tre lasciti, e tre eredità forti dal punto di vista magisteriale e pastorale consegnate da Papa Francesco alla Chiesa del futuro. Lotta alla pedofilia e trasparenza finanziaria le due forti sensibilità che sono radicate nella Ciesa, ma sulle quali occorrerà lavorare molto, un cantiere che non si mai dire che sia concluso. I tre interrogativi aperti riguardano l’effettivo ruolo della donna nella Chiesa e la sua partecipazione ai compiti di leadership, le coppie omosessuali e, infine, il reale significato di sinodalità in termini di partecipazione alle decisioni della Chiesa” (pp. 80- 81).

“Il Centro della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria, in passato cuore di una lunga contesa giudiziaria per l’emissione delle onde elettromagnetiche, sarà trasformato su sollecitazione di Papa Francesco in un centro agrivoltaico, per la produzione di energia pulita con i pannelli fotovoltaici. Il Vaticano sarà il primo stato al mondo alimentato interamente con energia pulita” (pag. 83). Leone XIV ha inaugurato il Borgo Laudato sì, un’altra iniziativa ideata da Papa Bergoglio. Nella zona extraterritoriale delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, alle porte di Roma, residenza estiva dei Papi, 55 ettari di terreno sono stati trasformati in una fattoria ecologica, volta ad avviare al lavoro ex detenuti, ex tossicodipendenti e migranti. Una iniziativa che rende concreto l’obiettivo indicato dall’Enciclica Laudato sì, di coniugare la difesa dell’ambiente con la giustizia sociale. Papa Leone ha scelto di trascorrere le vacanze estive nella Villa Barberini, accanto al Borgo Laudato sì, anziché nel Palazzo pontificio che si affaccia sulla piazza centrale di Castel Gandolfo” (pag. 83- 84).

Leone XIV dovrà confrontarsi con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, come Leone XIII si misurò con la rivoluzione industriale e le ideologie del tempo: liberismo sfrenato e comunismo. “Accanto allo straordinario potenziale che le nuove tecnologie offrono per il bene dell’umanità, Leone XIV invita a non eludere le domande profonde che il rapido progresso dell’Intelligenza Artificiale (IA) pone, a favore di uno sviluppo realmente giusto e umano. La tecnologia è uno strumento che, per definizione, si riferisce all’intelligenza, quella umana, da cui trae origine e la cui forza etica dipende dalle intenzioni di chi la usa” (pag. 85).

Il nuovo Papa, nato negli Stati Uniti, missionario in Perù, dovrà misurare il proprio magistero nel ripercorrere la storia dei rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti, tra la Chiesa americana e la Chiesa universale. “Santa Sede e Stati Uniti, un cerchio che si chiude, una via che si apre”, è il paragrafo (pp. 87- 93) dedicato ai rapporti tra i due Imperi paralleli. Vaticano e Stati Unti, oltre due secoli di alleanza e conflitto, parafrasando il titolo di un libro di Massimo Franco, Il Saggiatore, Milano 2016. Si tenga presente che le prime relazioni diplomatiche tra USA e Santa Sede sono state allacciate nel 1984, sotto la presidenza Reagan, dopo un’interruzione di 117 anni, perché il congresso americano nel 1867 ritenne che “un ambasciatore presso il Papa avrebbe comportato un rapporto privilegiato con la Chiesa cattolica”. “I primi contatti, molto sporadici, tra Stati Uniti d’America e Santa Sede, risalgono alla fine del Settecento, ma erano inquinati da molti pregiudizi. La Chiesa cattolica, a seguito dell’emigrazione di molti cattolici irlandesi, italiani in terra americana, “riteneva che gli Stati Uniti fossero una terra di missione nella quale c’erano emigrati europei che andavano semplicemente riportati o mantenuti nella fede cattolica.  Gi Stati Uniti, dal canto loro, vedevano il Papa come il capo di una religione straniera, che cercava di influire sulla lbertà e sull’indipendenza degli USA” (Ibidem, pag.87).

“Era poi forte il pregiudizio protestante e quacquero verso questi nuovi arrivati, accusati di papismo. La diffidenza era ripagata dalla chiesa con la stessa moneta. Nessun messaggio venne inviato dal Papa e dalla Santa Sede in occasione dell’uccisione di Martin Luther King. Ad avvicinare Vaticano e Stati Uniti è stata la lotta contro il comunismo di entrambi. Il primo presidente cattolico nella storia degli Stati Uniti è stato John Fitzgerald Kennedy, eletto nel 1961. Fino ad allora l’essere cattolico aveva azzoppato qualsiasi politico americano in odore di papismo. Crolla un argine. Singolare simmetria: fino all’8 maggio 2025 l’essere statunitense era ritenuto un ostacolo insormontabile per essere eletto Papa. Con Prevost anche questo argine è caduto” (Ibidem, pp. 87- 93). Prevost, statunitense per nascita, peruviano d’adozione, per essere stato per anni missionario in Perù, diocesi di Chiclayo, dove l’aveva mandato Papa Bergoglio, dovrà confrontarsi con Trump e la sua politica contro l’immigrazione e tanti altri dossier che agitano la politica americana

Il nuovo Papa dovrà portare alla realizzazione tanti progetti iniziati da Papa Bergoglio nell’anno della speranza. Tra le tre virtù teologali fede, speranza, carità, la speranza è quella che guida i passi. È la virtù bambina, secondo la felice espressione di Charles Peéguy, che trascina e fa camminare avanti anche le virtù più grandi come la fede e la carità. La speranza, da non confondersi con il progresso, cambia il mondo, va coltivata con cura nel cuore, ha raccomandato Leone XIV in occasione dell’udienza giubilare del 6 settembre 2025. Le guerre che insanguinano il mondo, da quella più vicina in Ucraina, ad altre più lontane, ma sempre inquietanti e drammatiche, stanno disegnando scenari preoccupanti. Papa Leone XIV, citando Sant’Agostino, ci invita a percorrere cammini di speranza; contemplando la bellezza della creazione “L’uomo potrà ascoltare il suo messaggio di speranza non solo nello splendore dei giorni luminosi della sua esistenza, ma anche nelle notti dell’angoscia e della tribolazione, proprie della condizione umana” (pag. 109).

Per fermare le guerre occorre coltivare la forza del dialogo: “Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace. Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni educative, economiche, sociali, ad essere chiamate in causa. Per questo vi incoraggio all’impegno e ad essere presenti: presenti nella pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità. La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata, nella fiduciosa speranza che essa è possibile grazie all’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (ibidem, pp. 112- 113).

Densi di riflessioni sono gli ultimi paragrafi del terzo capitolo e la conclusione: Il coraggio dell’imperfezione, quale futuro per le organizzazioni internazionali, ripensare il sistema economico mondiale. “Il mondo soffre per la mancanza di pensiero, sembra a tratti che abbia perso il gusto di interrogarsi sulle parole. Anche il cristiano in Occidente appare rannicchiato agli angoli delle nostre città, perché si è spezzato il rapporto tra religione e cultura. Proviamo a riannodarlo insieme, ma tutti, credenti e non, atei, agnostici. Il Giubileo è esperienza di restituzione e ristabilimento delle relazioni spezzate” (Conclusione, pp. 155- 158).

 

Biografia – Bibliografia degli autori

 

Padre Giuseppe Pagano, 65 anni, Priore della comunità agostiniana di Santo Spirito a Firenze, è stato compagno di studi di Robert Francis Prevost presso il collegio internazionale Santa Monica di Roma. Si conoscono da oltre 40 anni. In seguito, quando padre Prevost è diventato Priore generale degli Agostiniani, padre Pagano è stato chiamato a collaborare con lui per diversi anni. Ha esercitato il suo ministero nella Casa di Accoglienza Vocazionale nel convento di Sant’Agostino di Cascia, poi nelle parrocchie di Sant’Agostino di Gubbio e di Santa Rita di Milano. È stato Priore del convento di Santa Maria degli Angeli di Cassano delle Murge (Bari) e consigliere della Provincia Agostiniani d’Italia (Risvolto, seconda pagina di copertina).

Ignazio Ingrao è inviato e vaticanista del Tg 1 della Rai. È stato caposervizio del settimanale Panorama. Studia e racconta il Vaticano da molti anni. Ha firmato inchieste sull’archivio del “cacciatore di spie” padre Robert Graham, su Pio XII e le foibe, sui cattolici dopo la fine della DC e sugli intrecci tra Chiesa e finanza. È autore de IL Concilio Segreto (2013); Amore e sesso ai tempi di Papa Francesco (2014); il segno di Padre Pio (2016); L’Osservatore. Trentacinque anni di storia della Chiesa nelle care private di Mario Agnes (2021); Cinque domande che agitano la Chiesa (2023) (Risvolto, quarta pagina di copertina).

 

Raimondo Giustozzi

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