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Libri. Dolore minimo di Giovanna Cristina Vivinetto.

Dolore Minimo

di STEFANO BARDI

 Nella poesia come nella vita, non ci sono divisioni e discriminazioni di nessun tipo, poiché la poesia è uno strumento di vita che ci fa gioire, ci fa ridere, ci fa patire, ci fa crescere e trasforma i nostri dolori più intimi, in luminosi stelle e in splendenti pensieri felici. Parole queste, che ben si addicono alla raccolta d’esordio Dolore minimo, della giovane poetessa Giovanna Cristina Vivinetto (Siracusa, 1994).

Una poetessa la Vivinetto, che è aspramente giudicata da molti critici non per la sua poesia, ma bensì per la sua intimità sessuale, che per lei vuole dire transessualismo. Critiche e discussioni, quelle mosse alla giovane poetessa siciliana sulle quali non voglio spendere nessuna parola, poiché il ruolo di un Cultore Letterario è o almeno dovrebbe essere quello di valorizzare la poesia di qualità e la poesia, che abbia profondi significati socio-esistenziali e umani. Pertanto bando alle ciance e tuffiamoci nell’universo poetico, di Dolore minimo.

Una poesia quella della giovane poetessa siciliana, che tratta un intimo e privato dolore, ovvero la constatazione di nascere donna dentro un corpo da maschio, ma anche e soprattutto la rinascita della Vivinetto come donna, attraverso la sua condizione sessuale attuale che è il transessualismo, che, come si vedrà più avanti non è qualcosa di mostruoso come la società vuole farci credere, ma qualcosa di più eccezionale. Un’opera quella della Vivinetto divisa in tre sezioni, che sono Cespugli d’infanzia, La traccia del passaggio e Dolore minimo che da anche il nome all’opera. Un’opera costruita con un linguaggio non impegnato, ma semplice e diretto, che è realizzato con una maestria sintattico-grammaticale-linguistica e una lucidità psico-esistenziale, che non si vedevano più ormai da anni nella poesia italiana dagli anni Novanta ad Oggi.

 

Nella prima sezione denominata Cespugli d’infanzia, possiamo leggere liriche sulla puerizia vissuta dalla poetessa siciliana, attraverso tre chiavi di lettura. Secondo una prima chiave di lettura, possiamo vedere una puerizia consumata all’interno di una Siracusa fortemente pia e devota ai suoi santi locali, dove una sessualità differente dalla tradizionale visione cattolica, è vista come una sessualità fortemente scandalosa e blasfema. Attraverso una seconda chiave di lettura, la puerizia è vista nella trasformazione da uomo a donna, attraverso la nascita di mani dolci come quelle di una madre e in grado di catturare l’oscurità, attraverso lo svilupparsi di occhi in grado di vedere oltre la burrasca, attraverso sguardi purificatorio-compassionevoli e attraverso un cuore colmo di fraterna compassione. Una terza e ultima chiave di lettura è prettamente di stampo materno, dove vediamo la poetessa consumare la sua fanciullezza accanto a una madre dalle mani dolci come il vento primaverile, dal cuore colmo di amore e dallo spirito sempre pronto ad aiutare la figlia, durante il suo cammino e pellegrinaggio socio-esistenziale.

Nella seconda sezione denominata La traccia del passaggio, possiamo leggere poesie che trattano si il tema del passaggio da Giovanni a Giovanna, ma anche poesie sul corpo transessuale che ribaltano la normale e bigotta concezione socio-antropologica, sul transessualismo. Iniziamo però con ordine partendo per l’appunto, dal passaggio Giovanni-Giovanna. Un passaggio che non inizia dal corpo, ma dallo spirito. Un passaggio con i suoi silenzi e le sue brume psico-esistenziali, ma che lascia allo stesso tempo alcune ferite sulle membra modificate dalle “artificiali cure” degli uomini. Ferite interiori e carnali, ma quelle che più feriscono la Vivinetto ancora oggi sono quelle sociologico-sessuali, poiché ancora oggi il transessuale è visto come qualcosa di inconcepibile, di demoniaco, di “artificiale” e peggio ancora come una creatura da sopprimere. Ferite queste, che sono curate dalla Vivinetto medesima attraverso la lirica “Un corpo transessuale come” che ci insegna come il corpo transessuale sia qualcosa di straordinaria bellezza e che, quando si unisce con un corpo maschile, si trasforma in un’essenza colma di amore. In poche parole, un corpo quello transessuale, che rappresenta la perfetta evoluzione e perfezione del corpo femminile, poiché in esso convivono la maternità e la magia psico-fisico-carnale. Un passaggio, anzi un’evoluzione che si concluderà con la “morte” di Giovanni ormai considerato dalla poetessa, come un’insignificante reminiscenza del passato e come un’insignificante raffreddore invernale.

Nella terza e ultima sezione Dolore minimo, possiamo leggere alcuni ricordi sparsi della giovane poetessa siciliana, sui quali molto velocemente mi concentrerò trattandone i principali. Ricordi adolescenziali sono in primis quelli liricizzati dalla poetessa siciliana, dove possiamo vederla al tempo di Giovanni quando era considerata dai ragazzi della sua età come una persona da deridere amaramente, non capendo però questi ragazzi una cosa importantissima, ovvero che la transessualità rappresenterà nel loro futuro la perfetta evoluzione fisica della donna all’interno di una società colma di pregiudizi e razzismi sociali, etnici, religiosi, culturali, psicologici e in particolar modo sessuali.

Altri ricordi sono quelli legati al sesso, che riportano nella mente della poetessa ombre dalle sembianze schiavizzate, contaminate, oltraggiate, ferite e deturpate. Un sesso, quello vissuto e consumato dalla Vivinetto, che è stato per lei un amore senza passione e sentimento, che gli ha procurato ferite visibili alla luce del sole.

Ricordi infine, legati alla figura del padre e della madre. Un padre quello della Vivinetto, che ha trasformato le sue lacrime di dolore in lacrime di accettazione, seppur comunque come ci mostra la poetessa nelle liriche ad esso dedicate, non riconosceva e accettava questa figlia come sangue del suo sangue. Una madre, che già era comparsa nella sezione Cespugli d’infanzia come una creatura colma di amore e compassione, ma che è qui rappresentata di nuovo in due momenti diversi e conseguenti allo stesso tempo fra di essi. In un primo momento vediamo la madre, come una creatura dall’animo straziato   per un figlio che poi figlio non è, e in un secondo momento come una madre che ha trasformato le sue lacrime di dolore in lacrime di gioiosa accettazione per una figlia, che  sarà da lei coccolata in calorosi abbracci e alla quale donerà tutto il suo amore, poiché  nel viso della figlia ritrova il suo viso.

 

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