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I due livelli di geolocalizzazione. E perché ce la chiedono sempre

fonte internet

fonte internet

perchè possono diventare un potente strumento di sorveglianza e di controllo.

di Riccardo Luna by Corriere

 

Ci scrive il lettore Paolo Grisi:

La lettura dell’articolo di Riccardo Luna «Perché Trump è ossessionato da TikTok» ha scatenato una accesa discussione in famiglia, per quanto riguarda la geo-localizzazione degli utenti Usa di TikTok: in pratica, uno dei miei figli sostiene che non è sufficiente, su dispositivi Apple come iPhone, accettare i relativi termini di servizio (TOS) di TikTok per essere geolocalizzati, perché questi TOS riguardano solo la «app» ma non il sistema operativo di Apple che la esegue, in quanto esso ha una sua propria possibilità di abilitare o disabilitare la geolocalizzazione, indipendente dalle app.

Vorrei che Riccardo Luna chiarisse proprio questo aspetto: se è vero che sarebbe possibile sui dispositivi Apple come iPhone evitare la geolocalizzazione nonostante si siano accettati i relativi TOS di app come TikTok o altre. È chiaro che la questione riguarda al momento solo utenti statunitensi, ma non si sa mai – vista l’aria che tira nel mondo – che prima o poi non tocchi anche a noi europei.

La risposta di Riccardo Luna

Caro Paolo,

intanto grazie della sua attenzione e della sua lettera. Il tema della geolocalizzazione in tempo reale degli utenti dei social è un tema cruciale che non riguarda solo TikTok e non riguarda solo gli Stati Uniti anche se ne ho scritto per evidenziare i nuovi termini di servizio di TikTok varati con l’arrivo della nuova compagine societaria americana (e filo Trump).

Termini analoghi sulla raccolta dei dati di posizione sono previsti da tempo anche nelle informative privacy di Meta (Instagram e Facebook) e non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, Europa compresa (in Europa, a differenza degli Usa, l’uso di questi dati è soggetto anche al GDPR e al Digital Markets Act, che impongono basi giuridiche e limiti aggiuntivi, ma non vietano in sé la geolocalizzazione).

Ciò chiarito, suo figlio ha ragione su un punto cruciale: sugli smartphone non basta che TikTok lo voglia nei suoi termini di servizio per ottenere la posizione precisa. Il «rubinetto» vero lo controllano iOS, il sistema operativo di Apple; e Android, il sistema operativo di tutti gli altri telefonini.

In pratica, funzionano due livelli:

Livello sistema operativo Nelle impostazioni di iPhone o di un telefonino che funzioni con Android, si può dire a ogni app: «Puoi usare la mia posizione? Mai / Solo mentre uso l’app / Sempre». E, in più, «precisa o solo approssimativa». Se per TikTok si imposta «Mai», l’app non riceve il segnale GPS, anche se nei TOS c’è scritto che vorrebbe usarlo.

Livello TikTok (TOS) I termini di servizio e la privacy policy spiegano che, se un utente dà il permesso, TikTok potrà usare quei dati di posizione per vari scopi (personalizzazione, sicurezza, pubblicità, ecc.). Ma quel «se lei dà il permesso» passa sempre prima dal sistema operativo, non solo dall’app.
Detto questo, è vero anche il contrario: spegnere il GPS non cancella ogni forma di geo‑localizzazione.

TikTok, come tutte le piattaforme, può comunque stimare dove si trova l’utente usando l’indirizzo IP, la rete, la SIM, la lingua, e le località che l’utente inserisce nei post. Non è la stessa cosa che tracciare in tempo reale via GPS, ma è comunque una localizzazione approssimativa. Per restare alla metafora che facevo nel mio articolo, invece di sapere il piano dell’edificio dove uno abita, sanno la via.

Tenga conto che sono moltissime le app che chiedono di conoscere la nostra posizione precisa, anche quelle apparentemente più innocue (ricordo di aver avuto una discussione con l’azienda che distribuisce una famosa app con ricette di cucina, perché all’improvviso era diventato automatico, di default, il fatto che conoscesse la mia posizione esatta: in cucina?).

Quei dati poi non restano lì: esiste un mercato secondario dove vengono acquistati e uniti ai nostri altri dati consentendo di creare delle nostre profilazioni complete di cui noi utenti siamo all’oscuro; e che, quando le garanzie democratiche vengono meno e si scivola verso una autocrazia, possono diventare un potente strumento di sorveglianza e di controllo.

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