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ACLI MARCHE. I partiti e l’ambiente

Fonte internet

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La guerra in Ucraina e la conseguente guerra del gas rischiano di rallentare gli impegni sulla riduzione dei combustibili fossili presi nella Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima che si è tenuta a Glasgow nel novembre 2021. Molti Paesi, fra i quali l’Italia, anziché puntare con più decisione sulle energie rinnovabili, hanno addirittura annunciato di voler riaprire le centrali a carbone. Le elezioni del prossimo 25 settembre devono essere l’occasione per ribadire gli impegni presi a Glasgow e per tornare a riflettere sul cambiamento climatico e più in generale sull’emergenza ambientale.

Il 3 agosto di quest’anno i maggiori scienziati italiani hanno reso nota una Lettera aperta ai leader politici con la quale hanno chiesto che la lotta alla crisi climatica venga posta in cima all’agenda politica del nostro Paese. Nella Lettera affermano che il Mediterraneo e l’Italia si trovano in una situazione molto critica: “l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole e infrastrutture”. Per questo motivo hanno sollecitato i partiti politici che si presentano alle elezioni a “considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire”.

Per gli scienziati, servono azioni di adattamento ai nuovi fenomeni climatici: “azioni che non seguano una logica emergenziale, ma di pianificazione e programmazione strutturale”. Dobbiamo mettere in sicurezza i territori e le attività produttive e “dobbiamo spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra, decarbonizzando, rendendo circolare la nostra economia e accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica”.

Come Acli delle Marche da tempo insistiamo perché siano messe in sicurezza non solo le infrastrutture ma anche le persone. Per la transizione ecologica servono enormi investimenti. Sono costi che non possono essere scaricati sui più deboli e sui più poveri, come si è fatto finora per i costi dell’inquinamento. Ci saranno problemi per i Paesi più poveri e anche per i Paesi più ricchi e industrializzati. I governi dovranno dunque farsi carico di scelte difficili e coraggiose, che prevedano anche (come auspicato dall’ONU) di tassare l’inquinamento e di introdurre forme di tassazione e di incentivi che indirizzino le imprese verso investimenti e produzioni a emissioni zero.

L’emergenza climatica interpella non solo i governi e le imprese, ma anche i cittadini e i partiti che si presentano alle prossime elezioni. Noi cittadini dobbiamo chiedere alle forze politiche di affrontare in modo serio e deciso i problemi ambientali; dobbiamo premere sui nostri Comuni perché si impegnino nella prevenzione e manutenzione del territorio e in progetti ambientali sostenibili; ma dobbiamo anche cambiare i nostri stili di vita, a partire da piccole scelte che interessano la nostra vita quotidiana: ridurre i rifiuti, acquistare beni ecosostenibili, scegliere i prodotti dell’agricoltura biologica, aderire a comunità energetiche che producano energia da fonti rinnovabili e molto altro ancora. Un fatto è certo: anche noi cittadini possiamo contribuire in modo significativo a evitare la catastrofe ecologica.

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