Libri Chiara Mercuri, Francesco d’Assisi. La storia negata

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copertina librodi Raimondo Giustozzi

La sera di sabato 3 ottobre 1226, frate Francesco è in agonia nel piccolo convento annesso alla chiesetta di Santa Maria della Porziuncola, nella pianura umbra, ai piedi del Monte Subasio. Attorno a lui vegliano i frati della prima ora, quelli che l’avevano seguito fin dall’inizio, attratti dal suo messaggio radicale di vita. Li ha voluti accanto a sé per l’ultimo saluto. Ha raccomandato loro di posare il proprio corpo, una volta incontrata Sorella Morte, sulla nuda terra. “Coll’incedere delle ombre notturne, il vento del Subasio, padrone assoluto degli umori di Assisi, s’intensifica, fa tremare d’un lungo fruscio le frasche del misero villaggio per intimidire i frati che si stringono al compagno morente. Deve convincerli a dargli quel che è venuto a cercare, devono lasciarlo andare: a monte, a mezzacosta, a valle devono smettere di trattenerlo con le loro preghiere, con i loro ricordi accorati, con il loro affetto caparbio, con il loro ostinato rifiuto a privarsi della sua presenza” (Chiara Mercuri, Francesco d’Assisi. La storia negata, pag. 13, Editore Economica Laterza, febbraio, 2018).

Ho voluto dare questo incipit alla recensione del libro in oggetto, per permettere al lettore di avere un primo assaggio della bellezza descrittiva che percorre ogni pagina del saggio. Anche studiosi di chiara fama hanno esaltato la pubblicazione del libro che diventa prezioso per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (3-4 ottobre 1226 – ottobre 2026). “Mai letto nulla di così appassionante sul più ribelle dei santi” (Roberto Saviano). “Il vigoroso e affascinante libro della Mercuri si legge con passione: è un luminoso esempio di come, di fronte a certi testimoni del Vangelo, sia sufficiente ridare voce alla loro semplice, quotidiana, laboriosa sequela cristiana” (Enzo Bianchi). “Un libro limpido, pieno d’intensità e di coraggio quanto spoglio di sussiego accademico e di preoccupazioni erudite. Una caccia serrata, a tratti affannosa e incalzante eppure serena, alla ricerca di un personaggio evidentemente a lungo non solo studiato ma anche amato” (Franco Gardini). È quanto viene riportato alla quarta pagina di copertina.

Il saggio, 212 pagine, diviso in tre parti, declinate da capitoli e paragrafi di diversa lunghezza e quantità, più numerosi quelli che riguardano la seconda parte, risponde alla curiosità di conoscere veramente la vera storia di Francesco d’Assisi, attraverso le fonti francescane, non solo quelle ufficiali ma anche attraverso quelle “nascoste” nel corso del tempo, perché si voleva dare del Santo di Assisi una versione che andasse bene per le autorità religiose e non solo. Per una conoscenza del percorso ho creduto necessario riportare l’indice che è già una guida indispensabile per una lettura precisa del saggio.

 

Parte I – Salvare la memoria e non il corpo

  1. Il suo corpo non sarà toccato: 1. la morte di Francesco (pag.5). 2. Il suo corpo non sarà toccato (pag. 14). 3. Una canonizzazione lampo (pag. 17). 4. Francesco è proclamato santo (pag. 19). 5. Frate Elia e la tomba sul Colle Inferno (pag. 20). 6. Una tomba nascosta (pag. 24).
  2. Una biografia ufficiale: 1. Salvate la memoria non il corpo (pag. 27). L’immagine ufficiale di Francesco (pag. 28). 3. Una delusione amara (pag. 33). 4. L’insoddisfazione di Gregorio IX (pag. 42). 5. La reazione dei frati dottori (pag. 45). 6. I compagni iniziano a scrivere (pag. 46).

Parte II – Francesco nel ricordo dei compagni

  1. Un’antica amicizia: 1. L’Assisi economica e dei mercanti (pag. 53). 2. Il giovane Francesco (pag. 59). 3. La miseria prospera in città (pag. 64). 4. L’ambizione di Pietro di Bernardone (pag. 68). 5. Un padre che benedice (pag. 74). 6. Un’ antica amicizia (pag. 75).
  2. Vita alla Porziuncola: 1. La fraternità (pag. 81). 2. Un canestro di pesci (pag. 83). 3. Il villaggio della Porziuncola (pag. 85). Fratello corpo (pag. 88). 5. La giornata dei frati (pag. 89). 6. Natale (pag. 92). 7. Greccio (pag. 94). 8. La povera di Machilone (pag. 97). 9. Sorella cicala (pag. 99). 10. Un libro del Nuovo Testamento (pag. 102). 11. Giullari di Dio (pag.104)
  3. La scelta di Chiara e le sorelle: 1. Nel chiostro la salvezza (pag. 107). 2. Il matrimonio di Chiara (pag. 111). 3. Chiara e Francesco (pag. 113). 4. La fuga (pag. 121). 5. La vita nella fraternità (pag. 125). 6. La clausura (pag. 127). 7. La voce di Chiara (pag. 130).
  4. Francesco messo ai margini: 1. La svolta (pag. 133). 2. Egitto: la missione in Oriente (pag.135). 3. I nuovi frati (pag.137). 4. Le dimissioni di Francesco dalla guida dell’Ordine (pag. 139). 5. La Regola (pag. 141). 6. La Verna: la Quaresima di san Michele. 7. San Damiano: l’addio a Chiara (pag. 146). 8. Ultimo ritiro a Fonte Colombo: chi ha paura di frate fuoco? (pag. 149). 9. Bagnara: Francesco sotto scorta (pag. 150). 10. Il palazzo del vescovo di Assisi: ultimo atto (pag. 151). 11. I compagni prendono la via degli eremi (pag. 153).

Parte III – La storia negata

  1. La grande censura: 1. I frati dottori e lo studio (pag. 161). 2. Bonaventura e Gerardo da Borgo San Donnino (pag. 167). 3. Il Francesco di Bonaventura (pag. 174). 4. Francesco il semplice (pag. 178). 5. La poesia del “Canto” (pag. 184). 6. La grande censura (pag. 189).
  2. Una lampada resiste ancora: 1. Parigi ha ucciso Assisi (pag. 195). 2. Oblio e obbedienza (pag. 197). 3. Una lampada resiste ancora (pag. 200).

Note (pag. 209)

Indice dei nomi (pag. 215)

Il saggio è una ricerca appassionata della vera storia di Francesco dì Assisi. Quelle esistenti, di Tommaso da Celano e di Bonaventura da Bagnoregio sono biografie addomesticate, non veritiere. Solo gli amici che erano con lui potevano raccontare il vero Francesco. Esisteva da qualche pare, pensava il pastore calvinista Paul Sabatier, antichi manoscritti, tra i quali quello di frate Leone, il segretario personale e confessore di Francesco. Nel 1890 lo studioso francese, nonché pastore calvinista, visita Assisi. Non trova quello che cercava, gli scritti clandestini sulla figura del santo umbro, compilati dai compagni della prima fraternità francescana.

Il nostro non si dà per vinto. Ritorna in Francia e trova sulla riva sinistra della Senna, sotto i tetti d’ardesia della biblioteca Mazarine, quello che da sempre cercava. In verità, quello che trovò non era proprio il manoscritto compilato da frate Leone sul santo d’Assisi, così dimostrarono in seguito i filologi dopo alcuni studi fatti sul testo, ma una copia rimaneggiata agli inizi del Trecento da un manoscritto più antico che in parte la tramandava. Il ritrovamento comunque rivelava che nonostante Bonaventura da Bagnoregio avesse invitato tutti i francescani a distruggere tutto ciò che era stato scritto su San Francesco, prima della sua biografia, “La Legenda major”, stampata nel 1263, in molti conventi francescani circolavano scritti su San Francesco, compilati dai compagni della prima ora. L’imposizione della propria biografia su San Francesco causò dei danni.

“La capillare diffusione della sua leggenda fa comprendere che assai più dannosa della funesta decisione di far sparire la testimonianza dei suoi compagni fu quella – al contempo assunta – d’imporne una nuova; il danno non risiedette, infatti, solo nel Francesco negato, ma in quello affermato, quello che ancora oggi continua a condizionare ciò che di lui sappiamo, in maniera assai più efficace di quanto non ci condizioni ciò che di lui ignoriamo: un frate ingenuo e senza cultura, un mistico estatico e mansueto, un uomo in dialogo con gli animali molto più che con i suoi simili. Chi lo vide parlare e agire, chi rimase al suo fianco nei suoi momenti di speranza e disperazione – i “Noi che fummo con lui” – lo raccontano, però, in modo assai diverso” (premessa, pag. XI).

Francesco scriveva in latino, parlava correttamente il francese. La storia della mamma che glielo aveva insegnato non regge. Il giovane Francesco non era un ignorante. Conosceva la produzione poetica dei trovatori, ne declamava le poesie durante la vita brillante e da principe delle feste, prima che facesse la scelta di vivere in povertà. I suoi primi compagni, che scelsero di vivere nella fraternità, prima nell’attigua chiesa restaurata con le loro mani, di San Damiano, poi nella Porziuncola, nella parte bassa di Assisi, là dove sorge oggi l’imponente basilica di Santa Maria degli Angeli, appartenevano alle famiglie più in vista di Assisi. Il padre, Pietro di Bernardone, di professione mercante di stoffe, non era come ci è stato tramandato. Da piccolo, abitando in campagna, aveva conosciuto la povertà. Crescendo aveva intrapreso il mestiere del mercante.

Guadagnava abbastanza. Comprava e vendeva quando poteva trarne profitto. Temeva di ricadere indietro e ritornare povero. Guardava che alla periferia di Assisi si ammassavano poveracci, storpi, lebbrosi. Se prima, abitando in campagna o alle pendici dell’Appennino, potevano godere del diritto di legnatico, di nutrirsi con quello che il bosco offriva, ora avevano solo da offrire le proprie braccia di lavoro nei fondachi, dove la vita era dura. La difesa che prima era assicurata dal signore feudale, ora le nuove istituzioni comunali, appena nate, non sempre riuscivano a bloccare le scorribande di predoni e soldataglie. Pietro non era però avaro. Chiedeva solo che Francesco non scialacquasse quello che lui aveva accumulato. Se il figlio più grande lo seguiva in questa mentalità, anzi era più gretto del padre, Francesco pensava che il lavoro servisse solo per vivere e non per accumulare ricchezza.

Il problema più grande alla morte di Francesco era quale memoria tramandare ai posteri. Il 16 luglio 1228, nemmeno due anni dopo la morte, Francesco veniva proclamato santo. Il papa Gregorio IX incarica Tommaso da Celano di scrivere la biografia del santo. La scelta del frate che proveniva dalla Marsica, una parte dell’Abruzzo, era motivata dal fatto che il religioso non proveniva dalla primitiva fraternità di Assisi. Aveva vestito il saio francescano ma era stato anche in Germania per una missione. Non era riuscito neppure a ritornare in patria per assistere alla morte del fondatore. Questo era la garanzia, pensava in papa, di una imparzialità di giudizio. Frate Elia invece era troppo legato a Francesco. Si suppone che l’esclusione dall’incarico sia stata operata dal papa proprio per la sua eccessiva vicinanza al fondatore. Frate Elia si ritira in disparte e lascia Assisi ritirandosi negli eremi vicini al monte Subasio, dove aveva trascorso lunghi periodi con Francesco.

Tommaso da Celano soggiorna per alcune settimane in Assisi, parla con i compagni del santo, ritorna nella Marsica e nel febbraio del 1229 consegna alla Curia la biografia tanto attesa, “Vita Prima”. Il risultato non fu pari alle attese. “Tommaso descrive un singolo che diventa santo contro la sua città, mentre nella realtà dei fatti, ben nota ad Assisi, era stata un’intera comunità, un’intera generazione, che, passo dopo passo, si era rinnovata dietro a Francesco” (pag. 39). Gregorio IX rimane deluso, anche perché nella biografia del frate abruzzese non erano stati messi in bella evidenza i miracoli compiuti dal santo. Il paese di Assisi si offese per essere stato descritto come retrogrado, i giovani compagni di Francesco come una sorta di depravati che pensavano solo a divertirsi. I frati che erano stati compagni di Francesco rimasero delusi anche loro.

Nel 1244, trascorsi ormai diciotto anni dalla morte di Francesco, il nuovo generale dell’ordine francescano, Crescenzio da Iesi apre una inchiesta sistematica su Francesco, per sopperire alla fretta che si è avuta nel passato. Dà ordine ai frati, quelli che ancora vivevano ed erano stati compagni di Francesco, di scrivere le proprie memorie. Tre dei compagni più stretti di Francesco, frate Leone, Rufino, Angelo Tancredi inviano a Crescenzio da Iesi il materiale richiesto, accompagnandolo con una lettera, datata Greccio, 11 agosto 1246. “Nei manoscritti giunti fino a noi, la lettera di Greccio da introduzione ad un’opera chiamata Leggenda dei tre compagni, un’opera che si concentra soprattutto sulla giovinezza di Francesco (i due ultimi capitoli sono un’aggiunta posteriore), delineando assai bene il suo ambiente di provenienza, il contesto entro il quale si mosse, e i fatti storici che si svolsero ad Assisi tra il periodo della sua adolescenza e i primissimi anni della sua conversione” (pag. 49).

La Leggenda dei tre compagni però non conteneva tutto ciò che era stato scritto su Francesco. Ci doveva essere dell’altro, un manoscritto che Paul Sabatier scopre molti secoli dopo, perduto nella sua forma originale, ma in larga parte confluito nella Compilazione di Assisi o Legenda perusina, dal luogo di conservazione dell’unico manoscritto trecentesco che la tramanda, il 1046 della biblioteca Augusta di Perugia (pag. 49). Chiara Mercuri utilizza a piene mani, soprattutto nella seconda parte del saggio, Francesco nel ricordo dei compagni, le due fonti, sia “La Leggenda dei tre compagni” sia la “Compilazione di Assisi”. La conoscenza di Francesco, del piccolo paese adagiato alle falde del Subasio, dei compagni di Francesco, prima e dopo la conversione, di Pietro Bernardone, della fraternità francescana, raccolta presso San Damiano, alla Porziuncola, a Rivotorto, la fraternità di Chiara con Francesco e con le sue consorelle, risaltano a tutto tondo da queste due fonti storiche, utilizzate in maniera impeccabile dalla studiosa. Sono pagine scritte con passione e con acume. L’intento è quello di offrire una conoscenza del santo a lungo nascosta.

La biografia del santo non si ferma a quella di Tommaso da Celano, che in una nuova edizione “Vita seconda” riprende quanto aveva scritto nella prima. La comunità francescana cresce a dismisura. Vengono aperti conventi in ogni parte d’Italia ed anche d’Europa. La regola dettata da Francesco era basata sulla povertà non ostentata ma vissuta pienamente in letizia. Francesco e i suoi confratelli lavoravano presso i contadini del luogo, ma non volevano essere pagati in denaro. Accettavano solo di essere pagati in natura. Frate Ginepro preparava da mangiare utilizzando quello veniva loro donato, insaporendo le vivande con la mentuccia e con quanto trovava in natura nei campi attorno alla Porziuncola. Vivevano in dormitori e eremi fatti con materiali poveri, legname, frasche, canne legate assieme col fango. Disprezzavano le abitazioni in muratura. Non possedevano libri, solo il messale per le preghiere comunitarie: Notturno, recitato nel cuore della notte, le Lodi, di prima mattina, Prima, Terza, Sesta e Nona, gli intervalli di tempo che andavano a seconda delle stagioni dalle nove del mattino fino alle tre del pomeriggio, i Vespri nel tardo pomeriggio e la Compieta, preghiera che chiudeva la giornata. Praticavano l’elemosina. La povera di Machilone non aveva di che mangiare. Francesco autorizzava a disfarsi anche del messale, venderlo e il ricavato darlo alla donna. Il libro delle preghiere, istoriato e rilegato in pelle valeva allora sui tremila euro dei nostri giorni. La povera avrebbe avuto di che mangiare e vestirsi per diversi anni.

Col tempo però la regola dettata da Francesco mal si adattava ai nuovi frati. Molti, soprattutto dell’area settentrionale e d’oltralpe, avevano intrapreso gli studi universitari, diventando dottori, professori, teologi. Lo studio della Teologia era indispensabile per argomentare, predicare le verità di fede, sistematizzare le proprie tesi per confutare quelle che apparivano come eterodosse. Francesco e la maggior parte dei suoi compagni della prima ora non erano sacerdoti. Questo era considerato un limite dai nuovi preti francescani. Solo frate Leone, il confessore di Francesco, era sacerdote. Col tempo, la fraternità creata da Francesco si allontanava dallo spirito del suo fondatore.

“L’anno orribile per il movimento francescano e per il suo fondatore è il 1219, l’anno della partenza di Francesco per la crociata, un’esperienza che si chiude col fallimento. Il viaggio in Oriente segna anche il peggioramento delle condizion di salute di Francesco. Contrae una forma violenta di glaucoma e di altri fastidi che lo affliggeranno fino alla fine dei suoi giorni. Il 1219 è l’anno in cui il papa Gregorio IX impone la clausura a Chiara di Assisi e alle donne dell’Ordine, segnando il superamento di quella fraternità mista che era stata la ricchezza e la consolazione per entrambi i rami del movimento. Il 1219 è l’anno di fondazione del primo convento francescano a Parigi, dove si concentreranno i frati dottori, i quali, prima in qualità di studenti poi come docenti dell’Università spingeranno per il decentramento dell’Ordine da Assisi. Il 1219 è infine l’anno in cui Francesco prende coscienza della spaccatura esistente all’interno della sua famiglia, sul modo di intendere la povertà e la regola” (pag. 124).

I nuovi frati, dottori, docenti universitari, chiedono di risiedere in conventi confortevoli, reclamano il diritto di essere in possesso di libri, di fare carriera dentro la Chiesa. È un cambiamento mentale che Francesco non ha mai sognato. Nel 1921 nell’assemblea generale, a sorpresa si dimette dalla guida dell’Ordine e abbandona ogni incarico istituzionale. Il capitolo del 30 maggio 1221, detto delle stuoie, è dedicato alla questione di una Nuova Regola dell’Ordine Francescano, da sottoporre all’approvazione del papa. I frati dottori fanno pressione presso i primi compagni di Francesco perché convincano il fondatore di attenuare prescrizioni ritenute troppo severe. Francesco si ritira nel 1924 sulla Verna, nei pressi di Arezzo. È un uomo sconvolto: “Fare a meno della povertà significherebbe per lui rinunciare all’essenziale del suo progetto, scrutare paesaggi che non gli corrispondono interiormente, percorrere strade che non sono le sue, incontrare ostacoli che non sta a lui superare” (pag. 144).

La morte di Francesco, che avviene tra il tre e il quattro ottobre del 1226, non risolve la riforma dell’Ordine. D’ora in poi tutto passa nelle mani dell’autorità ecclesiastica. Frate Elia vigila su ogni momento del funerale. Segue i lavori per la costruzione della chiesa che avrebbe dovuto ospitare le spoglie dell’amico. Il corpo di Francesco non sarà toccato da nessuno. Viene piantonato giorno e notte da uomini armati, quando la cassa viene deposta dentro un sarcofago di pietra, nella chiesa di San Giorgio in Assisi. La nuova chiesa è costruita sul colle inferiore della città, “Colle Infero”, ma chiamato anche “Inferno”, in memoria delle esecuzioni capitali che avvenivano proprio lì. Nel maggio del 1230 la costruzione della basilica inferiore della nuova chiesa è sufficientemente avanzata e tale da consentire la traslazione del corpo di Francesco al suo interno, un sacello, scavato nella roccia, tre metri sotto il presbiterio.

Ma è tempo di riavvolgere il nastro e ritornare alla biografia del santo. Le due biografie curate da Tommaso da Celano avevano scontentato tutti. Nel capitolo di Pisa, maggio 1263, Bonaventura da Bagnoregio presenta la propria biografia del santo di Assisi e nel capitolo di Parigi del 1266 ordina la distruzione di tutte le precedenti biografie di Francesco. D’ora in poi l’unica biografia su Francesc d’Assisi sarà la sua, pubblicata nel 1263. Come abbiamo visto ci fu chi disattese questo ordine, se un monaco, nel chiuso del proprio scrittoio, riproduce, nel Trecento, un nuovo manoscritto su San Francesco, utilizzandone uno più vecchio, forse appartenente a frate Leone.

“A divergere, soprattutto, tra la versione dei compagni e quella di Bonaventura era poi il Francesc degli ultimi anni. Quello di Bonaventura è un santo tentato dal demonio, quello dei compagni è un uomo amareggiato dalla condotta dei suoi frati, tormentato di fronte agli stravolgimenti in atto, sconfitto rispetto al suo progetto iniziale, colpito duramente dall’opposizione di quanti – pur essendo entrati tra le fila della sua istituzione – non vogliono riconoscerlo come loro padre, e mentre a parole lo lodano, nei fatti, lo isolano, lo delegittimano, lo esautorano del suo ruolo di guida morale spirituale” (pp. 202- 203).

Messi ai margini, tacciati di essere gente rozza, semplice e senza cultura, i suoi compagni furono i soli che Francesco volle accanto nell’ultimo atto della sua vita terrena. I loro scritti, ignorati per secoli, raccontano un Francesco diverso, finalmente sottratto all’immagine stereotipata in cui la storia ufficiale l’ha confinato” (quarta pagina di copertina).

Raimondo Giustozzi

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Chiara Mercuri si è specializzata in Storia medievale in Francia ed è docente all’Istituto Teologico di Assisi. Ha pubblicato molti studi scientifici, tra cui un libro sulla reliquia della corona di spine (Edizioni di Storia e Letteratura), tradotto in francese con il titolo Saint Louis et la couronne d’épines (Rivenue 2011) che ha ottenuto il prestigioso premio dell’Accadémie des Inscrìptions et Belles – Lettre. Per Laterza è autrice di La Vera Croce. Storia e leggenda del Golgota a Roma (2014) e Dante. Una vita in esilio (2018).

 

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