di Raimondo Giustozzi
Il Convegno, dedicato a Carlo Azeglio Ciampi, sabato 18 aprile 2026, con inizio alle ore 16,30, promosso dal Banco Marchigiano di Civitanova Marche, tenuto nella propria sede di Civitanova Marche, vicolo Nettuno, N° 29, è andato nel migliore dei modi. Mancava soltanto qualche presenza in più. Si sa comunque che, quando nello stesso giorno ed orario sono in cantiere più iniziative in città, la gente sceglie di andare là dove trova il proprio interesse. All’inizio dei lavori è stato ricordato un simpatico evento di storia locale: l’ispezione di Carlo Azeglio Ciampi alla Cassa Rurale e Artigiana di Montecosaro, avvenuta nel 1953. Nell’occasione del Convegno è stata consegnata, alla direttrice della Filiale di Montecosaro del Banco Marchigiano, una targa alla memoria di Carlo Azeglio Ciampi. Sarà affissa nella parete interna del Banco Marchigiano, sede di Montecosaro.
“Era un giorno di febbraio del 1953, quando Carlo Azeglio Ciampi venne a Montecosaro in qualità di dirigente della Banca d’Italia, filiale di Macerata. Il suo compito era quello di effettuare una regolare ispezione nelle varie banche della Provincia. Ad accoglierlo fu Giuseppe Giuggioloni, unico impiegato. Allora la sede della banca “Cassa Rurale ed Artigiana”, così si chiamava l’attuale “Credito Cooperativo”, si trovava all’interno della sua abitazione dove viveva con la moglie e la figlia Clara, in piazza Garibaldi, chiamata “Lo Spiazzetto”. La gestione dei conti era in perfetta regola, tanto da ricevere i vivi complimenti da parte di Ciampi. Evidentemente, Montecosaro porta bene, se Ciampi, nel tempo divenne: Governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio, ministro del Tesoro e della programmazione economica e presidente della Repubblica” (Paolo Marinozzi, Montecorriere, il blog di Montecosaro).
Aldo Caporaletti, promotore culturale e curatore del Convegno, ha salutato tutte le autorità presenti: il dott. Sandro Palombini, presidente del Banco Marchigiano di Civitanova Marche, il sindaco, dott. Fabrizio Ciarapica, il dott. Claudio Morresi, il dott. Massimo Tombolini e Roberto Tiberi. Ha presentato poi brevemente il profilo culturale dei relatori: la dott.ssa Maria Rosaria La Morgia, il dott. Claudio Ciampi e il moderatore del Convegno, il dott. Guido Maurino, che ha guidato in modo impeccabile gli interventi dei tre relatori. Quest’ultimo, nato a Fossano (Cuneo), giornalista Rai, vive e lavora in Ancona, ha ricordato brevemente la visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in Piemonte, a Boves, nel cuneese, dove si consumò la prima feroce rappresaglia nazista contro la popolazione civile. Il paese venne dato alle fiamme e furono trucidate 25 vittime innocenti. In quella occasione, il presidente ricordò che la resistenza, armata e umanitaria, rappresentava la continuazione del Risorgimento, e anticipava l’Assemblea Costituente.
Tutti i relatori invitati al Convegno su “Carlo Azeglio Ciampi. Storia di un grande italiano”: la dott.ssa Maria Rosaria La Morgia, il dott. Alberto Orioli, il dott. Claudio Ciampi, figlio di Carlo Azeglio Ciampi, hanno trovato nella “Storia del grande italiano” un principio ispiratore del proprio operato: servire le Istituzioni, non servirsene. Non è poco riaffermarlo in una stagione storica, per altro iniziata da tanto tempo, quando, in politica, si fa in fretta a cambiar casacca, in barba a qualsiasi ideale, inseguendo solo il proprio tornaconto.
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi, il 17 maggio 2001, era presente a Sulmona, per la prima edizione del progetto “Freedom Trail – Il sentiero della Libertà”, marcia di attraversamento della Majella, la via di fuga che aveva percorso anche lui nel marzo del 1944, per raggiungere gli anglo americani sull’altro versante del massiccio abruzzese. In quella occasione, rivolgendosi ai giovani, presenti alla manifestazione, li invitava, citando Publio Ovidio Nasone, per altro nato a Sulmona, a guardare le stelle: “Os homini sublime dedit, caelumque tueri / iussit et erectus ad sidera tollere vultus” (Ovidio, Metamorfosi, Libro I). Traduzione: “Il creatore / la natura diede all’uomo un volto sublime, e / gli impose di guardare il cielo / e di sollevare lo sguardo verso la stelle”. Le stelle rappresentano i desideri, i valori per i quali credere e operare.
Maria Rosaria La Morgia ha ricordato questo tornante nella storia di Carlo Azeglio Ciampi, citando parte del discorso pronunciato dal presidente Ciampi, nel giorno in cui si inaugurava la prima edizione del “Il Sentiero della Libertà”: “Oggi un gruppo si accinge a ripercorrere quegli aspri sentieri, i sentieri della libertà. Anch’io fui uno di loro, lasciai Sulmona, lasciai coloro che mi avevano accolto come fratello, nelle loro case qui a Sulmona, la sera del 24 marzo del 1944. In quelle giornate, in quei mesi di tragedia e di gloria, le popolazioni di questa regione diedero prova di straordinario eroismo e di grande spirito umanitario. Vedo qui oggi tanti giovani, che sono partecipi, con tutta la passione dei loro anni, di questa straordinaria manifestazione. Li esorto a riflettere su quanto profonde siano nell’animo degli italiani le radici della democrazia e dell’amore di Patria” (Carlo Azeglio Ciampi. 1943 – 1944 tra Roma e Sulmona, pp. 27 – 66, in “Sul Sentiero della libertà. Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza”, op. cit.).
Il dott. Claudio Ciampi ha ricordato gli anni vissuti dal padre presso la Filiale della Banca d’Italia di Macerata. Per la mamma, la signora Franca Pilla, moglie del presidente, Macerata rappresentò un ritorno nei luoghi dove aveva vissuto parte del proprio percorso scolastico. Il nonno materno di Claudio Ciampi era stato trasferito nella cittadina marchigiana e Franca Pilla aveva frequentato il liceo Classico “Giacomo Leopardi” di Macerata, assieme a Dante Cecchi, e Catterina Bonservizi. La signora Franca Pilla, che sposa Carlo Azeglio Ciampi nel 1946, con il trasferimento del marito a Macerata nel 1951, ritrova le amiche e gli amici di un tempo, ai quali si aggiungono il notaio Omero Mastronardi che sposerà Giulia Bonservizi, la sorella di Catterina. Quest’ultima si sposerà poi con il prof. Dante Cecchi. Le famiglie Mastronardi, Cecchi e Ciampi diventano amiche per tutto il decennio di permanenza di Ciampi a Macerata, ma anche dopo.
Carlo Azeglio Ciampi, quando lavorava nella Filiale della Banca d’Italia di Macerata, aveva visto da vicino, per tutti gli anni Cinquanta del Novecento, il decollo del modello marchigiano di sviluppo, avvicinando i primi capitani d’industria, tra tutti: Merloni e Guzzini. In tutti gli incarichi ricoperti, soprattutto quelli legati alla lunga carriera nella Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi poneva lo studio a fondamento del fare, tanto da confidare a Alberto Orioli, nel libro Non è il paese che sognavo: “Ho studiato, a volte, fino a sfiorare l’esaurimento nervoso e lo sfinimento. Ma ne è valsa la pena. Lo rifarei. Rifarei tutto. Credo molto nello studio e nella possibilità che lo studio dà ad ognuno di seguire una sua strada, di emanciparsi”.
Carlo Azeglio Campi aveva una formazione umanistica e giuridica, per le due lauree, una in Lettere, con la tesi in Filologia l’altra in Giurisprudenza, con la tesi sulla “Libertà delle minoranze religiose”. L’Economia la imparò, facendo il lavoro del banchiere, ha ricordato il figlio Claudio Ciampi nel corso del proprio intervento. Studiava sempre, anche quando noi, io e mia sorella Gabriella, eravamo piccoli, mentre la mamma si occupava di noi e della casa. Questo succedeva, sia quando abitavamo a Macerata, sia quando siamo andati ad abitare a Roma, così per tutta la vita. Papà gettava il cuore oltre l’ostacolo, mettendo da buon livornese qual era, caparbietà e attaccamento al lavoro.
Mercoledì 21 giugno 2000, Carlo Azeglio Ciampi visitò Macerata in uno dei suoi tanti viaggi nelle provincie italiane. In quella occasione così scriveva: “Macerata ha rappresentato molto nella mia vita personale, nella vita della mia famiglia, Vi ho trascorso qui praticamente tutti gli anni Cinquanta, dagli inizi del 1951 agli inizi del 1960, quando fui chiamato a Roma. In questa città è nato mio figlio (Claudio, Macerata, 14 novembre 1953), Gabriella, la primogenita della coppia Ciampi e signora Franca Pilla, è nata a Livorno, il 24 maggio 1949), in questa città ho trascorso anni sereni, non solo perché la mia famiglia è stata molto unita e molto serena, ma anche perché ho incontrato qui tanti ottimi amici. E la vena di tristezza che non posso nascondere, è quella di non poter vedere qui i volti di tanti cari amici” (Presidenza della Repubblica Italiana, Viaggio in Italia, visita di Carlo Azeglio Ciampi alla Regione Marche, 19 – 21 giugno 2000, pag. 41).
Gli anni di Carlo Azeglio Ciampi, Governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio dei ministri, Ministro del Tesoro e della Programmazione Economica, sono anni difficili. Le inchieste di Tangentopoli avevano delegittimato i due terzi del Parlamento. Sono gli anni del secessionismo predicato dalla Lega, del “bunga bunga”, delle battute da trivio. L’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, avvenuto nel 1992, proiettava la mafia come l’antistato, pronto a sostituire quello reale. In questo quadro, Carlo Azeglio Campi, per il dott. Alberto Orioli, trova degli antidoti per far ripartire il paese. Da presidente della Repubblica ridesta il sentimento dell’orgoglio nazionale, indica il cammino fatto dall’Italia, pur in mezzo a difficoltà d’ogni genere. Parla di Risorgimento, Resistenza, Costituzione, trovando il filo rosso che unisce queste diverse stagioni storiche.
L’Unità d’Italia va anche trovata nelle differenze, non nel separatismo. Ciampi dimostrò sempre avversione all’ideale secessionista che, in buona sostanza, è stato il primo motore della svolta istituzionale federalista ancora non compiuta del tutto. La nascita dell’euro ha accantonato l’idea secessionista della Lega, ma è anche vero che il federalismo fiscale andrebbe nella giusta direzione se si sottoscrivesse, aggiungeva Ciampi, una dichiarazione solenne dove si stabilisca che è prioritario il rafforzamento del principio di unità nazionale. (Carlo Azeglio Ciampi, Non è il paese che sognavo, taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia, colloquio con Alberto Orioli, pag. 35, il Saggiatore, Milano, 2010).
“Nonostante la celebrazione dei 150 anni il dualismo sui dati di occupazione e disoccupazione resta evidente. Dunque l’unificazione nazionale sugli standard migliori del paese non si è ancora realizzata: l’Italia del lavoro resta disunita”. Eppure, Ciampi nel corso del suo servizio reso allo Stato ha parlato sempre di concertazione, troppo sbrigativamente sostituita dall’espressione “dialogo sociale”. Nel libro, l’ex presidente della Repubblica ricorda la sala verde di palazzo Chigi, l’affollata partecipazione delle delegazioni, il confronto straordinario che vi si svolgeva. Il fine era sempre e comunque il raggiungimento del bene comune. Trentin, D’Antoni, Larizza da un lato, in rappresentanza del Sindacato e la Confindustria di Luigi Abete dall’altro riuscivano quasi sempre a trovare gli accordi necessari tra capitale e lavoro.
Il pomeriggio di sabato 18 aprile 2026, trascorso nella sala del Banco Marchigiano, nel ricordo di Carlo Azegli Ciampi, nel decennale della morte, è stato un omaggio verso l’uomo, il servitore dello Stato, ma anche occasione per rinnovare il proprio impegno nella difesa della libertà. Il dott. Alberto Orioli, nel corso del proprio intervento, ha ricordato la profonda amicizia tra Carlo Azeglio Ciampi e Helmut Kohl (3 aprile 1930- 16 giugno 2017). In uno dei tanti incontri, che i due statisti avevano avuto per dotare la Comunità Europea della moneta unica, si chiedevano cosa ne sarebbe stato quando non ci sarebbero stati più quelli che avevano conosciuto gli orrori della guerra mondiale. Giovani europei, di qualsiasi nazionalità appartenessero, avrebbero di nuovo imbracciato le armi per ammazzarsi tra loro? L’eredità che la generazione del passato ci ha lasciato non è cosa da poco.