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Libri Sul sentiero della Libertà Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza

2026-02-15 121123di Raimondo Giustozzi

Franca Del Monaco e Maria Rosaria La Morgia scrivono così nella premessa del libro, di cui hanno curato la pubblicazione: “Questo lavoro raccoglie le nostre storie come le definiva Mario Setta e quel nostre racchiude ragioni varie. Innanzitutto si tratta di vicende che si sono verificate in Abruzzo, in particolare nel territorio della Maiella e lungo quel sentiero che la attraversa salendo da Campo di Giove a Guado di Coccia per poi riscendere verso Palena, Taranta Peligna, e che, nel corso della seconda guerra mondiale, consentiva di raggiungere Casoli e quindi l’esercito alleato nelle zone già liberate dal nazifascismo. I protagonisti sono donne e uomini che amavano la libertà tanto da rischiare la propria vita per riconquistarla” (Franca Del Monaco, Maria Rosaria La Morgia, Premessa, pp 19 – 20, in “Sul sentiero della Libertà. Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza”, Ianieri Edizioni Srls, marzo 2023).

Tra gli uomini che amavano la libertà, dopo l’8 settembre 1943, c’era anche un giovane sottotenente, Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica Italiana (1999 – 2006), sbandato come migliaia di altri soldati del regio esercito italiano, che era rimasto senza ordini, dopo la vergognosa fuga del re e di tutto lo Stato Maggiore, da Roma a Brindisi, passando per il porto di Ortona. Gabriella Ciampi, scrive nella prefazione del saggio: “Mio padre, Carlo Azeglio Ciampi, fu uno di loro. Il 24 marzo 1944 iniziava da Sulmona la sua traversata della Maiella verso le linee alleate. Il “Sentiero della libertà” diventava un sentiero di vita, ove le scelte di urgenza morali diventavano impositive e il suo diario di viaggio è attestazione di quella resistenza umanitaria che sta alla base di ogni tessuto civile” (Gabriella Ciampi, Prefazione, pp.7 – 9, in “Sul Sentiero della Libertà. Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza”, Ianieri Edizioni Srls, marzo 2023).

Enzo Fimiani nell’introduzione, dal titolo: Storie di guerra e di resistenza in una periferia della Storia (pp. 11 – 17), dopo aver messo l’accento tra Storia locale / Storia nazionale, Centro / periferia, parlando della linea Gustav, che andava da Ortona, sul Mar Adriatico, a Montecassino sul Mar Tirreno, e degli eserciti contrapposti, anglo americani da un lato, tedeschi dall’altro, scrive: “Considerando entrambi gli schieramenti, sono molte decine le “etnie”, o le mentalità, che allora si ritrovano insieme sui territori abruzzesi, in parte considerevole contadine o comunque di umili condizioni socio – economico- culturali”. L’Abruzzo, meglio dire Gli Abruzzi, la regione del Molise verrà negli anni successivi, considerata da sempre una terra appartata, lontana da tutto, venne scelta dal Fascismo come il luogo ideale per la costruzione di grandi campi di prigionia. Quello contraddistinto con il numero 78 aveva sede nell’antica città di Sulmona.

Molte delle storie raccontate nelle pagine del libro ruotano attorno a quel luogo di internamento, sia attraverso le memorie dei prigionieri britannici fuggiti dopo l’8 settembre del 1943, sia per l’opera di soccorso loro garantita dalle popolazioni, per sopravvivere, nascondersi, provare a riguadagnare la libertà superando l’enorme bastione della Majella, verso la parte d’Abruzzo a sud est del massiccio, già liberata dagli Alleati” (Ibidem, pag. 16). Sono stati gli ex soldati inglesi a ricordarsi, nel corso degli anni, del periodo di prigionia, vissuto nei diversi campi di internamento distribuiti nel territorio abruzzese, ma il discorso vale anche per la provincia di Macerata, dove esisteva il non meno triste campo di prigionia di Sforzacosta. “Al di là della collina”, il libro del soldato Raymond Ellis, soldato di sua maestà britannica è uno scrigno prezioso di memorie e testimonianze sull’opera di soccorso, prestato da una famiglia contadina del territorio fermano nei suoi confronti e verso un altro commilitone, fuggiti entrambi dal campo di Sforzacosta, nascosti, protetti e rifocillati per circa nove mesi.

Erano i primi anni Novanta del secolo scorso, quando al Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Sulmona arriva un distinto signore inglese, J. Keith Killby, che nel suo paese aveva dato vita a un’associazione, il Monte San Martino Trust, per ribadire il valore dell’aiuto che la popolazione italiana aveva garantito ai prigionieri britannici dopo l’8 settembre 1943 e perché ne rimanesse una memoria duratura. Propone alla scuola la traduzione di memorie, scritte e pubblicate in Inghilterra, e trova un’ampia disponibilità da parte del preside Ezio Pelino che, intelligentemente, favorisce la nascita di un gruppo di lavoro interdisciplinare, affidandone il coordinamento asl prof. Mario Setta, docente di Storia e Filosofia dell’Istituto. J. Keith Killby consegna i primi due libri: Spaghetti and Barbed Wire di John E. Fox ed Escape from Sulmona di Donald I. Jones. La consegna dei due testi prevedeva anche la possibilità di partecipare ad un concorso che, oltre alla traduzione italiana, richiedeva la ricerca dei personaggi ancora viventi dei quali si parlava nei libri ed eventuali interviste da farsi”.

Il compito della traduzione viene affidato a due docenti di inglese: Rosalba Borri e Antonio Bruno Quadraro. Rosalba si impegna nella traduzione del testo Spaghetti and Barbed Wire di John E. Fox, che diventa Spaghetti e filo spinato, pubblicato nel 2002, e nella ricerca dei protagonisti da intervistare. Le loro testimonianze vennero allegate al libro tradotto e inviate alla direzione del Monte San Martino Trust di Londra. Alcuni ragazzi ricevettero in premio uno stage in Inghilterra. Il gruppo di lavoro dell’istituto “E. Fermi” non si ferma più nella ricerca di testimonianze e memorie. Mario Setta è l’anima del gruppo, instancabile, preparato, appassionato del lavoro, testimone di impegno e dedizione. Accanto a lui non sono da meno altri colleghi. Nel 1995 esce il libro “E si divisero il pane che non c’era”, un lavoro culturale di Rosalba Borri, Maria Luisa Fabiilli, Mario Setta. Altri libri verranno pubblicati negli anni successivi: Escape from Sulmona (Fuga da Sulmona) di Donald I Jones, nel 2002, Il Sentiero della Libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi, La guerra in casa, Linea di fuga 1943- 1944 Sulmona – Roma – Città del Vaticano, Un pranzo di erbe, Sempre domani, testimonianze che in parte si ritrovano in Terra di Libertà – Storie di uomini e donne nella seconda guerra mondiale.

Carlo Azeglio Ciampi, da ministro dell’economia, aveva ricevuto una copia del libro “E si divisero il pane che non c’era”, pubblicato nel 1995. Dopo aver letto il testo, Ciampi, in una lettera indirizzata al vice preside del Liceo Scientifico “E. Fermi”, scriveva: “Per quanto mi riguarda personalmente, la lettura mi ha rinnovato alla memoria pagine indimenticabili dell’inverno 1943 – 44, in cui ho potuto sperimentare la grande generosità della popolazione abruzzese”. Il 23 settembre 1999, pochi mesi dopo la sua elezione a Presidente della Repubblica Italiana, nella sua prima visita ufficiale in Abruzzo, volle ricevere in udienza privata, al Palazzo della Prefettura dell’Aquila, una delegazione del Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” di Sulmona, formata dal preside Ezio Pelino, dal prof. Mario Setta e da quattro studenti del Liceo. In quella occasione rinnovò il proprio apprezzamento per il libro e nel discorso per l’inizio dell’anno scolastico, tenuto a Roma, all’Altare della Patria, il 24 settembre 2000, Ciampi, allora presidente della Repubblica, invitò tutti gli alunni d’Italia a raccogliere le memorie dei paesi e della città dove vivevano e scrivere anche loro altri libri, come quello scritto dai loro amici di Sulmona (pag. 25, op.cit.).

Il 17 maggio 2001 inizia intanto il progetto “Freedom Trail – Il sentiero della Libertà”, marcia di attraversamento della Majella, da Sulmona per Campo di Giove, Guado di Coccia, Casoli, Taranta Peligna. In questa prima edizione è presente anche il presidente Carlo Azeglio Ciampi, che nel discorso inaugurale della camminata, dice: “Oggi un gruppo si accinge a ripercorrere quegli aspri sentieri, i sentieri della libertà. Anch’io fui uno di loro, lasciai Sulmona, lasciai coloro che mi avevano accolto come fratello, nelle loro case qui a Sulmona, la sera del 24 marzo del 1944. In quelle giornate, in quei mesi di tragedia e di gloria, le popolazioni di queste regioni diedero prova di straordinario eroismo e di grande spirito umanitario. Vedo qui oggi tanti giovani, che sono partecipi, con tutta la passione dei loro anni, di questa straordinaria manifestazione. Li esorto a riflettere su quanto profonde siano nell’animo degli italiani le radici della democrazia e dell’amore di Patria” (Carlo Azeglio Ciampi. 1943 – 1944 tra Roma e Sulmona, pp. 27 – 66, in “Sul Sentiero della libertà. Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza”, op. cit.). In quella occasione dona il proprio Diario della sua traversata della Maiella nel 1944 al gruppo di lavoro dell’Istituto sulmonese. “Per Mario Setta, che lo coordinava, il gesto rappresentò non solo un segno di amicizia e stima ma anche la spinta verso una nuova impresa editoriale che si concretizzò con la pubblicazione del libro Il Sentiero della Libertà. Un tratto di strada con Carlo Azeglio Ciampi (Edizione Qualevita, 2001), poi riedito da Laterza nel 2003 con il titolo: “Il Sentiero della Libertà. Un libro della memoria con Carlo Azeglio Ciampi” (Ibidem, pag. 45, op.cit.).

L’8 settembre 2003, nasce l’Associazione culturale “Il Sentiero della Libertà” che continua la ricerca storica, la divulgazione e l’organizzazione della marcia. “Mario Setta, che ne è stato il primo presidente, non ha mai smesso di essere l’anima dell’iniziativa, continuando il lavoro di ricerca e di divulgazione”. Straordinario davvero il prof. Mario Setta, ricordato in un toccante articolo dall’amico Goffredo Palmerini, il 31 marzo 2022, sei giorni dopo la morte (25 marzo 2022) del grande testimone di storia e valori universali: “Hai regalato sapere e anche gioia, voglia di vivere, di andare avanti, di mettersi in cammino a chi ti è stato vicino”. “La libertà è un’idea in cammino, lo dicevi e lo ripetevi”. “Resistere è un verbo che si coniuga sempre al presente”. Mario Setta, l’Abruzzo perde un grande testimone di storia e valori universali – Il Capoluogo

“Il Sentiero della Libertà è un’epopea popolare, una pagina importante della Resistenza italiana: una resistenza senza armi, civile, umanitaria, nutrita di solidarietà, di aiuto gratuito, di accoglienza. In questa antologia ne abbiamo voluto raccogliere le storie più emblematiche, selezionando alcuni brani tratti dalle opere originali, rivendendoli e rispettandone fedelmente la sostanza. I testi sono tutti citati nelle note e già editi nei libri pubblicati dalla metà degli anni Nvanta fino ad oggi, a cominciare E si divisero il pane che non c’era per arrivare a Terra di Libertà e a Sempre domani” (2018).

Tutti i testi dell’antologia, sia che si tratti di memorie, di ricordi, di documenti, toccano il cuore e ci indicano la strada da percorrere. Non potevo fare il riassunto di tutti i testi. Ne ho scelti solo alcuni, ma ho riportato l’indice del libro. Prefazione, introduzione, premessa, sono riportate sopra.

  1. Mario Setta e la nascita del Sentiero della Libertà, Keith Killby, Il Liceo Scientifico E. Fermi e l’inizio della ricerca.
  2. Carlo Azeglio Ciampi, 1943- 1944 tra Roma e Sulmona
  3. Guido Calogero. Il maestro di scuola e di vita
  4. Michele Greco, Condannato a morte per aver accolto
  5. Iride Imperoli Colaprete, La staffetta col gomitolo
  6. John Furman, Non avere paura
  7. Sam Derry, Sulmona – Roma – Città del Vaticano
  8. William Simpson, Seconda patria
  9. Mario Scocco, L’organizzatore combattivo
  10. Roberto Cicerone, L’uomo schivo, un soccorritore esemplare
  11. Vincenzo Pistilli, Il barbiere del campo di concentramento di Fonte D’Amore
  12. Domenico ed Elisa Silvestri, Le guide sicure
  13. Maria Di Marzio, La donna che non ebbe paura
  14. Rocco Santacroce, Il comandante che favorì la fuga
  15. John Desmond Fox, L’utopia della solidarietà
  16. Rodney Hill, Andare e tornare sul sentiero della libertà
  17. Uys Krige, Libertà sulla Maiella
  18. Donald Jones, Fuga da Sulmona
  19. Jack Goody, I segni del tempo
  20. Walter Leslie Jagger e Wiliam Pusey, Quando nasce l’amore
  21. Martin Schou, Le montagne della libertà
  22. John Verney, All’Abruzzo con amore
  23. Daniel Hobbes, Diario di fuga
  24. John F. Leeming, Sempre domani / Always to- morrow
  25. Virginia Macerelli, Il racconto della sopravvissuta di Pietransieri
  26. Ettore De Corti, Il martire del Guado di Coccia
  27. Donato Ricchiuti, Il partigiano della Maiella
  28. Alba De Céspedes, La strada culla della rinascita
  29. Leone Ginzburg, È la memoria di Vittorio Giorgi
  30. Natalia Ginzburg, Pizzoli? Il paese più bello del mondo
  31. Ciii’ vann’ acchiappènna … Guerra e resistenza nell’intervista a Francesco Sabatini

Epilogo

Bibliografia

Carlo Azeglio Ciampi, 1943- 1944 tra Roma e Sulmona

Nel secondo capitolo Carlo Azeglio Ciampi, 1943- 1944 tra Roma e Sulmona, viene riportato parte del Diario di Ciampi, relativo alla sua traversata della Maiella, affrontata con una guida e altri sessanta coraggiosi. Non tutti arrivarono alla meta, dieci morirono per assideramento. Sul rapporto di Ciampi con la gente d’Abruzzo, scrive Ciampi: “Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in articolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimasto impresso nella mente. Uando, camminando una sera per una piccola va di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame” (Ibidem, pag. 43, op.cit.).

Michele Del Greco, il pastore condannato a morte per aver accolto

“Ad Anversa degli Abruzzi, il 22 novembre 1943, fu catturato dai tedeschi Michele Del Greco, un pastore che, in diverse occasioni, aveva sfamato decine di ex prigionieri in fuga ospitandoli nella sua masseria. Rinchiuso nel carcere di Badia di Sulmona, verrà condannato a morte. Nella notte tra il 21 e 22 dicembre il parroco, don Vittorio D’Orazio, fu svegliato dai soldati tedeschi, quando era ancora buio, e accompagnato nella cella del condannato. Rimasti soli, prete e detenuto si abbracciarono. Poco prima era stato detto a Del Greco che la domanda di grazia non era stata accolta. Don Vittorio D’Orazio ricorda quel momento con lucidità e commozione: non era facilmente distinguibile il colore del volto del condannato dal bianco del lenzuolo. Del Greco gli disse: “Sa perché mi trovo in questa situazione? Perché ho fatto quello che voi mi avete insegnato: dar da mangiare agli affamati”. Fu fucilato subito dopo, nel cortile interno del carcere. Tra le sei e le sette del mattino. Arrestato il 22 novembre, era stato processato e condannato a morte il 27 novembre. Il pronipote, Francesco Cera, ricorda la storia del bisnonno” (Sul sentiero della Libertà. Storie dall’Abruzzo tra guerra e resistenza, a cura di Franca Del Monaco e Maria Rosaria La Morgia, pag.75, Ianieri Edizioni, 2023).

Il primo impatto con la lettura del testo mi ha riportato subito ai personaggi di Ignazio Silone: Berardo Viola (Fontamara), don Benedetto De Merulis, Pietro Spina, Luigi Murica (Vino e Pane), don Nicola (Una manciata di more), don Serafino (Seme sotto la neve) e alla grande tradizione cristiana diffusa nelle diverse contrade d’Abruzzo. È una religiosità austera, esigente, capace di testimoniare umanità, condivisione. Michele Del Greco, il pastore condannato a morte per aver accolto è un altro personaggio che si aggiunge agli altri nominati da Ignazio Silone, con una differenza, quelli sono personaggi inventati anche se verosimili, Michele è una persona in carne e ossa che ha fatto della propria vita un dono: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare”. Sono uomini che vengono da una tradizione più antica di loro. Vengono da lontano e vanno lontano. Per loro la tradizione è diventata eredità, ma ugualmente attiva e presente (NDR).

Guido Calogero, il maestro di vita

Carlo Azeglio Ciampi, in una intervista, parlando del suo maestro Guido Calogero, ricorda: “Ebbi la fortuna di conoscerlo negli anni dell’Università e di stare vicino a lui per un lungo periodo nel drammatico inverno ’43 – ’44 nella zona di Scanno”, dove il professore universitario era stato mandato dal Fascismo come confinato politico. Il testo dedicato a Guido Calogero, il maestro di vita, nasce da un articolo che lo stesso aveva pubblicato sulla rivista Mercurio, diretta dalla scrittrice italo – cubana, Alba De Céspedes, nel numero del 4 dicembre 1944, dal titolo Un pugno di farina. L’articolo prendeva il titolo da un gesto di solidarietà, verificatosi in un paese di cui omette deliberatamente il nome, per farne il simbolo di tutti i paesetti della Valle del Sagittario, da Scanno a Villalago, da Cocullo ad Anversa, da Introdacqua a Bugnara, dove le donne, che andavano al mulino per macinare il grano, lasciavano un pugno di farina perché servisse a sfamare i prigionieri fuggiaschi (ibidem, pag. 69).

Continua il testo: “L’umile popolo dei pastori e dei contadini italiani dette al mondo una prova di civiltà, che non dovrebbe essere dimenticata, accanto alle altre offerte dai partigiani e dai politici. Questa rivolta era anonima: anche in ciò si manifestava il suo disinteresse. Neppure diremo quindi il nome di quel paesetto d’Abruzzo, nel cui territorio era tanto vasto il numero dei prigionieri, rifugiati in casolari e in capanne e in grotte di montagna, che l’intervento dei singoli non poteva più bastare a sostentarli. Allora le donne che andavano a macinare il grano al mulino decisero di lasciare ciascuna dal proprio sacco, un pugno di farina per il pane dei prigionieri” (pag.71).

Divertente, come sa essere Francesco Sabatini, il grande linguista abruzzese, la testimonianza su questo periodo di storia, frutto di una intervista, che va legata ai ricordi di chi allora era poco più che un ragazzo. Francesco Sabatini e la propria famiglia, dal 3 novembre del 1943, si trovavano a Sulmona, sfollati da Pescocostanzo e alloggiati nell’appartamento dei nonni materni. “Ho ancora nelle orecchie il vociare del mercato di Piazza Garibaldi, delle contadine che richiamavano l’attenzione sui loro prodotti e che, a un certo punto, variavano il grido con altri messaggi. Prima il richiamo dei peperoni, poi l’avviso con voce più stridula e una prolungata pronuncia della i, “Ciccio, vanno rastrellando!”. E ricordo che subito si notava, dall’alto del nostro balcone, qualche persona che si allontanava dalla piazza, andando verso il Borgo Pacentrano, un dedalo di vicoli nel quartiere orientale di Sulmona, dove evidentemente aveva il suo nascondiglio” (Ibidem, pag. 263). È l’ultimo racconto del libro. Francesco Sabatini ha incontrato più volte Carlo Azeglio Ciampi: “Una volta, avendo saputo che ero di Pescocostanzo, si soffermò e mi raccontò la sua vicenda, l’ospitalità ricevuta a Scanno, dove era confinato, Guido Calogero, capo della resistenza romana e già suo professore a Pisa” (pag.270).

Bibliografia

Maria Rosaria La Morgia, laureata in Filosofia, diplomata in Tecniche Sociali dell’Informazione, giornalista professionista, ha lavorato in Rai dal 1978 al 2017. Tra le pubblicazioni: Contributo alla storia orale delle contadinanze frentane (1978), C’era una volta l’Abruzzo (1985), Terra di Libertà, coautrice con Mario Setta (2015), Nel labirinto del secolo breve: Protagonisti abruzzesi negli anni della modernizzazione, a cura di De Leonardis – Masciangioli (2017), Protagonisti abruzzesi dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra, a cura di De Leonardis – Masciangioli (2021). Collabora con le riviste: Leggendaria, Rivista Abruzzese, Dialoghi Mediterranei. È presidente dell’associazione Culturale “Il Sentiero della Libertà” – Freedom Trail”.

Franca Del Monaco, è docente di materie letterarie negli istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado. È stata referente per “L’educazione alla salute e alla prevenzione dalle tossico dipendenze” nell’Istituto Tecnico Commerciale “A. De Nino” di Sulmona. È stata quindi responsabile, organizzatrice del “Progetto Giovani”. Collaboratrice culturale, opera da sempre nell’Associazione “Freedom Trail”, dove lavora come responsabile editoriale. Attualmente è impegnata nel sociale come attivista di Cittadinanza Attiva nel Tribunale per i diritti del malato.

 

Raimondo Giustozzi

 

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