
“Ero con le spalle alla finestra del mio studio, attraverso un gioco di porte che lasciavano una fessura di vuoto, vedevo Minou sulla credenza di cucina. Mi sono accovacciata per terra ed ho teso le braccia come si fa con i bambini nei primi passi. Minou è saltato giù e trotterellando e mugolando a bocca chiusa è venuto da me. Io stavo per commuovermi, quando lui ha annusato prima l’una, poi l’altra mano, deluso! Minou tu cercavi la ciccina e io non ce l’ho, ma l’affetto ce l’ho e tanto! Come se avesse capito è salito sulle ginocchia, ha aperto la valvola della sua piccola radio gracidante “rorò-rorò-rorò” strusciandosi a me come se non avesse mai pensato alla ciccina, ma solo al mio bene. Diplomatico, o falso, o generoso? Gatto! Misterioso quanto il destino umano!” (Dolores Prato, Gatto! Misterioso quanto il destino umano, pag. 66, Edilazio Letteraria, 2017, Roma).
L’ultima frase del testo citato è stata presa come titolo del libro, curato da Stefania Severi, altra grande studiosa di Dolores Prato sulla quale ha scritto alcuni saggi imperdibili: L’essenza della solitudine. Vita di Dolores Prato (introduzione di Maria Teresa Secondi Mongiello), Sovera, Roma 2002, Dolores Prato, Voce fuori coro, carteggi di una intellettuale del Novecento, Il lavoro editoriale, Ancona 2007, Dolores Prato, una scrittrice da scoprire, in Accademie & Biblioteche d’Italia, 1- 4/2008. Dolores Prato amava i gatti e loro l’hanno amata perché offrivano conforto e compagnia alla sua esistenza solitaria. “Di questo reciproco affetto rimangono tracce, sia pure minime, negli scritti, definiti dal prof. Giorgio Zampa (1), prose liriche, raccolti nell’Archivio Vieusseux di Firenze. A queste carte vanno aggiunte quelle conservate nell’Archivio Ferrari di Roma ed i ricordi di prima mano della signora Ines Ferri Ferrari (2), grande amica di Dolores Prato e di Fiore Bruno (3).
Dolores Prato aveva lasciato, tra questi suoi inediti, raccolti nei due archivi ricordati, 127 prose liriche che si riferiscono a Minou, il gatto da lei più amato. La scrittrice aveva pubblicato diversi articoli sui gatti, pensava anche ad un libro, tanto che aveva abbozzato anche una scaletta. Dolores Prato ebbe diversi gatti: Briciolino, Mammone, Guappo, Daneis, Lunghina, Tunga, Mozza o Mozzina. Minou, un gatto siamese, aveva per lei qualcosa di unico, quasi leggendario, tanto da chiamarlo Principe di Siam, attorno al quale costruisce la leggenda: “Morì un giovane principe orientale, pieno di virtù e di bellezza. La sua anima trasmigrò nella forma di un gatto. Non poteva essere che un gatto siamese. Piccolo, bianco – rosa, agile e svelto venne giù dal suo cielo attraverso una cappa di camino, come tutti i gatti siamesi. Nel breve tragitto fuligginoso si sporcò il musino, le zampine e la codina, come tutti i gatti siamesi. E fu Minou” (Ibidem, pag.30, op.cit).
In fin dei conti, Minou è soltanto un gatto, come ce ne sono tanti, direbbe qualcuno, leggendo tutti gli episodi di Minou gatto parlante, raccolti nel grazioso volumetto (pp. 50 – 89), non è così per Dolores Prato che lo eleva quasi a persona e membro effettivo della famiglia, chiamandolo “Egregio Signor Minou Prato”; ai suoi occhi non è una semplice bestiola, ma “cuore”, “tesoruccio vivo”, “angelo in pelliccetta”, “piccolone” della casa. Lo chiama con tutti i soprannomi, quanti sono “i sentimenti che egli riusciva a creare in me” o a seconda delle caratteristiche e delle circostanze: “Strabone”, per gli occhi strabici, “Passatore” per i suoi agguati, “Gangster”, quando abbassa gli occhi prima di attaccare, “Masnadiero adorabile”, “Ladro capriccioso”, “Super Piola”, quando gioca con la palletta. Piola è stato un grande giocatore di calcio.
Oltre agli amici e amiche, frequentavano la casa di Dolores Prato, in via Fracassini 4 a Roma: “Ginetta (4), Primetta (5), Virginia Gardini (6). “Eccolo – Minou – in cima all’armadio, e di lì balza sulle spalle e ti morde in faccia. Anche se tu fai per acchiapparlo, lui è già arrampicato sulla schiena di Ginetta. Tu lo picchi tanto che le mani ti dolgono, non puoi farlo più felice. Le pazzie più folli le fa sempre dopo averle buscate. È un terremoto, un delinquente” (ibidem, pag. 53). “La notte è già silenziosa. Ginetta, in cucina, si stringe Minou tra la bracca in un silenzio un po’ assonnato. Ginetta, vai a letto, è tardi. Ma non lo capisce lei che fino a domani mattina io non lo sentirò più? Ginetta a Minou: “Tu sei il paradiso perduto!” (pag. 57).
Note
- Giorgio Zampa, critico letterario, giornalista, redattore, docente all’Università di Urbino e di Firenze, nasce nel 1921 a San Severino Marche (MC) e vi muore nel 2008. Conosce personalmente Dolores Prato, che lo riceve nella sua casa romana di via Fracassini 4, per discutere delle proprie carte, nel 1980, quando viene consultato anche da Alessandro Bonsanti in merito alla donazione dei lavori dell’autrice all’Archivio Contemporaneo del Gabinetto P. Vieusseux, in qualità di curatore dell’archivio stesso. In seguito, cura l’edizione dell’inedito Le Ore, e quella integrale, di Giù la piazza non c’è nessuno, corredando i suoi lavori con una serie di interventi, volti a far conoscere il mondo di Dolores Prato, attraverso riviste e con l’organizzazione e la partecipazione, come relatore, alle periodiche riunioni degli “Amici di Dolres Prato”, a Treia (Elena Frontaloni, in Sogni, Dolores Prato, pag. 826, Quodlibet, 2010 (MC).
- Ines Ferri Ferrari, diplomata all’Istituto di Belle Arti di Urbino, disegnatrice e creatrice di giochi didattici, ha insegnato Moda e Costume Teatrale negli Istituti d’Arte di Arezzo, Perugia e Roma. Nel 1964 sposa Filippo Ferrari, che conosce fin da piccolo l’autrice e, a partire dagli anni cinquanta, si cura delle sue faccende legali, della dichiarazione dei redditi e dei pagamenti. Ines Ferri Ferrari, attraverso suo marito conosce Prato nel 1955 e diventa presto sua cara amica e confidente (Ibidem. Pp. 770- 771).
- Bruno Fiore, dattilografo di Dolores Prato, è l’aiutante unico per la revisione delle bozze, dopo le correzioni e i tagli apportati da Natalia Ginsburg al romanzo della Prato, Giù la piazza non c’è nessuno. “Dolores dettava, Fiore scriveva a macchina. Dolores si stancava facilmente e, dopo un paio d’ore di lavoro, i due smettevano e Fiore l’accompagnava nelle sue uscite che si concludevano con una cena nelle trattorie limitrofe” (Stefania Severi, in Gatto! Misterioso quanto il destino umano, pag. 29, Roma, 2017). I due si incontrano alla fine degli anni Sessanta. Fiore, studente universitario aveva messo un annuncio su “Paese Sera”, il quotidiano dove scriveva Dolores Prato: “Giovane studente universitario cerca lavoro anche di notte; conosce il francese e sa battere a macchina bene”. Nel 1973, impegnato nel servizio militare, affidò Dolores Prato alle cure di Vanna, la sua fidanzata. Assieme a lei, si occuperà dell’autrice fino al 1982 (Dolores Prato, Sogni, Elena Frontaloni, Glossario dei personaggi, pp. 752 – 753, Quodlibet, 2010, Macerata).
- Ginetta è amica e domestica di Dolores Prato dagli anni Trenta alla fine della guerra.
- Primetta è l’ultima domestica fissa della scrittrice, presso cui lavorerà, con rari intervalli, per nove anni consecutivi, dal 1962 al 1971, prendendo il posto di Virginia Gardini
- Virginia Gardini, friulana, vera signora, pur essendo figlia di poveri contadini, distinta ed elegante, è la domestica di Dolores Prato a partire dai primi anni Cinquanta. Dalla fine degli anni Cinquanta vive in un appartamento a Piazza Cenci
Giorni felici e meno felici con Minou
Dolores Prato compila una scheda di Minou, “Principe di Siam, nato a Roma il 29 maggio 1940, ore 13.30” e muore nella notte tra il 26 e il 27 dicembre 1946 (Introduzione, Stefania Severi, pp. 3 – 35, op.cit.). L’introduzione della dott.ssa Sefania Severi si articola in nove capitoli: Dolores Prato, la donna e la scrittrice, I materiali di “Gatto! Misterioso quanto il destino umano”, Gli appunti di Prato sugli animali, Gatti e altri animali in “Giù la piazza non c’è nessuno”, Gatti e altri animali negli altri testi editi della Prato: Le ore e Sogni, Dolores Prato e gli animali: una relazione paritetica, I gatti e gli altri animali nella vita di Dolres Prato, I gatti della Prato nel panorama letterario italiano, Le prose liriche della Prato. Le note all’introduzione, precise e sintetiche costituiscono la ricchezza aggiunta al libro, curato da Stefania Severi. La prefazione di Marco Onofrio (pp. 27- 48) completano lo studio sul testo dedicato a Minou da Dolores Prato.
“Forse Minou fu donato, insieme ad un altro siamese, da Lori, moglie di Agostino Turla, all’amica Ebe Palazzeschi, anche lei conosciuta a San Sepolcro. Ebe donò poi uno dei due siamesi a Dolores Prato” (Note, Stefania Severi, pag. 89, op.cit.). Minou ha trascorso giornate felici con la padroncina: “Sto scrivendo. Minou sale sul tavolino e poggia il suo sederino sulle righe ancora fresche. Depongo la mia Parker e faccio a lui un discorsetto sull’inconvenienza di disturbare chi scrive. Minou adocchia la Parker e con la zampina dolcemente incurvata la muove gentilmente. Poi più forte. Poi con l’altra zampina e alternativamente piega il musino di qua e di là, con moto musicale e con grazia ritmica. Temevo per la mia costosa Parker in principio, poi dovetti convenire che io non l’adopero mai con tanta eleganza come fa il mio gatto” (Ibidem, pag.52, op.cit.).
Arrivano anche giornate difficili: “Siamo al colmo della guerra. La mia sola compagnia è l’angelo codato Minou. Arrivargli vicino c’è da restare perplessi in qualche momento. Ti domandi: è un caso o ha capito veramente? Certi sguardi, certe tenerezze nei momenti più indovinati. E le corse, le birichinate, le ruberie scientifiche, gli assalti a unghie affilate, sembrano fatti apposta da uno che pensa: se non ci fossi io, qui, nascerebbero i salici piangenti. E lui corre, salta, rompe, ruba, sapendo d’essere l’anima della casa” (Ibidem, pag.63). “C’è un bombardamento che scuote le finestre e il cuore. Minou è venuto subito ad appoggiare la testolina sulla mia spalla guardandomi dal sotto in su con gli occhi annegati in dolcezza e facendomi rorò – rorò col singhiozzo talmente poderoso che pare abbia, per l’occasione, aumentato la potenza del suo interno motorino” (Ibidem, pag. 65).
“Minou, il mio tesoro – scrive Dolores Prato in un appunto – non mi risponderà mai più. Stanotte, dopo 4 giorni e 4 notti di veglia disperata è morto… L’unica creatura al mondo che non mi ha mai fatto del male… Oggi sono riuscita a non piangere per Minou ma non a togliermi da quella fissità dolorosa che mi paralizza anima e corpo … La morte di Minou è stato un lampo che ha illuminato il mio deserto. Minou era un amico buono che si è portato via un pezzo della mia vita … Morto il mio Minou, il mio gatto, il mio gattone buono e profondo. E la casa è restata priva del suo cuore. Una casa che non pulsa più” (Ibidem, pp. 74 – 76, op.cit.).
Nella Parte II dal titolo “Gatti ed altri animali” sono stati raccolti testi relativi ad alcuni animali ed a gatti, in particolare a quelli che, dopo Minou, sono stati in casa di Dolores: Mimi, Lunghina, Tunga, Mozza o Mozzina. In questa seconda parte compaiono anche testi più letterari. Il punto di partenza comunque è sempre quello di Dolores Prato: partire dalla realtà per poi elaborarla a fini letterari” (Introduzione, pag. 12, op.cit.). Il libricino, formato tascabile, bello ed elegante, consta di 127 pagine
Raimondo Giustozzi



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