bacheca social

FAI UNA DONAZIONE





Sostieni questo progetto


A tutti i nostri lettori

A tutti i nostri lettori . Andremo dritti al punto: vogliamo chiederti di proteggere l’indipendenza dello Specchio Magazine. Se tu e tutti coloro che stanno leggendo questo avviso donaste un caffè, potremmo permetterci di far crescere l’Associazione lo Specchio e le sue attività sul territorio. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il prezzo di una colazione o di una rivista nazionale. Questa è la maniera più democratica di finanziarci. Con il tuo aiuto, non negheremo mai l’accesso a nessuno. Grazie.
febbraio 2026
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728  

Libri Dolores Prato, Sogni “Una maestosa Recherche notturna parallela a quella del romanzo Giù la piazza non c’è nessuno”

Coperrtina Sognidi Raimondo Giustozzi

Si dice che i sogni muoiono all’alba. Non è così per Dolores Prato, che trascrive su fogli di carta, ogni sogno fatto durante la notte. Sono duecento cinquantasette i sogni datati con giorno, mese ed anno, diciannove quelli senza data, raccolti nel libro, curato dalla dott.ssa Elena Frontaloni e pubblicato da Quodlibet s.r.l. (MC) nel 2010. “Sogni è un esperimento unico nel panorama della letteratura italiana del Novecento, per quantità di scrittura realizzata e ampiezza cronologica del progetto”. La raccolta dei sogni va dall’avanzata maturità della scrittrice treiese all’anno prima della morte, dal 1928 al 1982. Accanto all’eccezionale estensione cronologica, quarantaquattro anni, bisogna tener conto anche delle dimensioni: oltre seicento pagine che candidano il suo libro dei sogni al più voluminoso esperimento del genere mai portato avanti da uno scrittore.

Dal primo sogno, trascritto l’8 marzo 1928, all’ultimo, mattina del 22 marzo 1982, sono 595 pagine del libro. A questa prima sezione vanno aggiunti i sogni non datati, da pagina 601 a 635. Il lettore può spaventarsi davanti a questa mole di pagine, ma non è così. Scrive nella prefazione del libro, Gabriele Pedullà: “Che si proceda con ordine dalla prima pagina all’ultima (601 – 635), o che invece – più verosimilmente – si legga il libro a salti, il senso dell’operazione di Dolores Prato va cercato nella sua totalità. Senza dubbio un’antologia avrebbe potuto offrire un’immagine letterariamente più compiuta di queste prove. Ma il progetto dell’opera di Prato, che si fonda su una caparbia volontà di accumulazione, ne sarebbe stato tradito, negando ciò che rende le sue pagine diverse da qualsiasi esperimento del genere” (Dolores Prato, Sogni, Prefazione di Gabriele Pedullà, sogni perduti (pp. IX – XXV), Quodlibet s.r.l. Macerata, 2010). Ho letto con ordine i testi dei sogni, ma tenendo sempre presente qual era il metodo di lavoro della Prato.

Scrive in una lettera ad una sua amica: “Tu lo sai come ho fatto sempre (per alcuni lavori da decenni, per altri dalla prima giovinezza in su). Scrivere quel che mi viene in mente; un accenno per non dimenticare un fatto, un’immagine nuova; una nuova riflessione, ora di un lavoro, ora di un altro; mettere in alto la sigla di quel tale lavoro e poi giù nel calderone” (Prefazione, pag. XIV). Il calderone era rappresentato da scatoloni, dove la scrittrice riponeva tutto quello che scriveva. Nella sua abitazione romana, di Via Fracassini N° 4, dove Dolores Prato visse dal 1936 e vi rimase per tutta la vita, alla sua morte, alcuni scatoloni vennero purtroppo gettati nella spazzatura, altri vennero salvati e conservati da amici molto vicini alla scrittrice di Treia.

“I manoscritti e i dattiloscritti con i sogni di Dolores Prato sono conservati presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” del Gabinetto G.P. Vieusseux fin dal 1985, sulla base degli accordi intercorsi a partire dal 1981 tra l’autrice, l’amico di lei Fausto Coen, poi Giorgio Zampa e Alessandro Bonsanti (all’epoca, rispettivamente, curatore e direttore dell’Archivio Contemporaneo). In particolare, i testi qui pubblicati formano la serie” Ph” del fondo, una raccolta di 270 unità documentarie che occupano quattro contenitori, classificati con i numeri 19, 10, 20a, 21. Nei contenitori 19, 20 e 20a si trovano i sogni provvisti di data: i fascicoli 1- 239, composti di carte sciolte, rispondono ciascuno a un sogno e sono distribuiti in 24 cartelle, a gruppi di dieci (fa eccezione l’ultima cartella, che conserva 9 fascicoli). Nel contenitore 21 è inserito il resto del materiale” (Dolores Prato, Sogni, Cronologia, Nota al testo, a cura di Elena Frontaloni, pp. XXIX – XLVIII, op. cit.).

La dott.ssa Elena Frontaloni ha curato l’edizione del libro in modo completo e impeccabile, aggiungendo alcuni Apparati veramente preziosi: Sigle e Abbreviazioni, Note (pp. 641- 738, op. cit.) e un Glossario dei personaggi (pp. 741- 826, op. cit.). l’ultimo apparato è un elenco esaustivo di tutte le persone che appartengono al mondo di Dolores Prato, hanno avuto rapporti epistolari e di amicizia con la scrittrice, romana di nascita, ma marchigiana di adozione. Dolores Prato, nata a Roma il 10 aprile 1892 da Maria Prato, all’epoca vedova Paciarelli, fu allevata dagli zii, Paolina Ciaramponi ed il fratello Domenico, sacerdote, che vivevano a Treia (MC), nelle Marche. Dopo i primi studi irregolari, nel 1905 entrò nell’Educandato della Visitazione delle Salesiane di Treia, dove rimase fino al 1912. Si trasferì a Roma e studiò magistero. Terminati gli studi (1919) iniziò l’attività di docente che svolse a San Sepolcro, dove conobbe Paolo Toschi, il futuro celebre etnografo, e a San Ginesio, dove fu suo allievo Luciano Moretti, destinato all’attività critico – letteraria. Si trasferì per breve tempo a Milano per insegnare presso l’Accademia Libera Cultura e Arte del pedagogista Vincenzo Cento e per seguire l’avvocato Domenico Capocaccia di cui si era innamorata. Tornò a Roma e, per vivere, si occupò di una ragazza disabile” (Gatto! Misterioso quanto il destino umano, Dolores Prato, a cura di Stefania Severi, pag. 6, Edilazio Letteraria, 2017, Roma).

Il ponderoso volume Sogni è una “Recherche” notturna, parallela a quella diurna, sperimentata in Giù la piazza non c’è nessuno, in cui l’autrice, attraverso l’esperienza onirica, tenta di riconquistare “Tutti quei particolari che nel ricordo della vita non affiorano più”. Sul filo del peculiare modo di ricostruzione del ricordo, che è il ricordo del sogno, rivivono incontri e conflitti, conferme e spaesamenti, intermezzi farseschi e drammi repentini dove però l’elemento fantastico in genere tace, e viene piuttosto messa in scena una realtà spietata, più cruda di quella vissuta fuori dal sogno. Così autobiografia, affabulazione, passato e presente, personaggi pubblici e uomini comuni s’incontrano in una specie di foro onirico, dentro il quale troviamo ad esempio la misteriosa zia Paolina uccisa da una monaca di Treia, Giuseppe Saragat incerto sulla moglie da prendere, Andrea Gaggero colpito da una nocciola da Mike Bongiorno, Stefano D’Arrigo padre di un immaginario Liuzzo. L’io che sogna si divincola dalla morsa dei corpi infetti della madrina e della superiora del collegio, discute con lo zio Domenico sulle strane geometrie dell’opera umana e della natura, rifiuta giovani ragazze donatrici di pietre preziose, s’immerge in una vasca colma di succo di pomodoro, dialoga con Giorgio Bassani sulla questione ebraica, valuta se mettere mano al libro della vita o occuparsi di un imprecisato volume di poesie russe, salvo poi vedere sparpagliati da una folata di vento gli appunti per l’uno e per l’altro lavoro. Potenzialmente soggetto a sempre nuovi interventi di ampliamento, riuso, correzione, Sogni risulta infine essere una serie di pagine disposte sul crinale dove vita e sogno, sogno e scrittura del sogno, sfiorandosi tra loro si traducono in sorprendenti fatti narrativi” (risvolto prima pagina di copertina, Dolores Prato, Quodlibet, op. cit.).

Ogni sogno riportato, con la numerazione progressiva dal primo all’ultimo, nell’apparato Note (pp. 645 – 738), curato in modo impeccabile dalla dott. ssa Elena Frontaloni, permette di risalire all’oggetto del sogno: luoghi, avvenimenti, premonizioni, commentati e inseriti nel contesto storico e umano di Dolores Prato. Il confronto con l’altro apparato Glossario dei personaggi (pp. 739 – 826) consente di conoscere la biografia di tutti i personaggi che popolano il mondo di Dolores Prato e contare per diletto quali sono le persone che vengono ricordate più spesso dalla scrittrice treiese. Andrea Gaggero è l’oggetto dei sogni di Dolores Prato in 58 racconti. Facile riandare ai testi. Il numero di ogni sogno rimanda alle pagine del libro. Don Andrea Gaggero, sospeso a divinis dalla chiesa cattolica per aver sposato l’ideologia comunista, fu ospite di Dolores Prato nella sua casa romana di Via Fracassini N° 4, per molti anni.

Lo accompagnò in Unione Sovietica per ritirare il premio Stalin, per la Pace. I sogni relativi a questo viaggio hanno un qualcosa di surreale: “Ero in una strana città silenziosa in cui la luce era sempre al crepuscolo, forse anche per la grande quantità di chiese complicate, semioscure che si aprivano sulle strade con archi, androni, gallerie larghe e lunghe che finivano nel buio più nero. Tutta questa apertura di luoghi oscuri sulle strade, doveva accentuarne la costante luce vespertina”. Nel corso della visita alla città di Barvica, Dolores Prato viene seguita costantemente da una gattina: “In questo paese mi infastidiva una gattina siamese, piuttosto piccola e molto chiara. Io le volevo bene sì, come lo voglio a tutti i gatti, ma il suo attaccamento a me era diventato persecuzione. Mi seguiva sempre, specialmente nelle chiese, dove saliva sui banchi e reclamava la mia attenzione e le mie carezze. Il suo amore diventava spesso ferocia e allora mi mordicchiava, mi graffiava, mi saltava addosso con le unghie rabbiose” (Dolores Prato, Sogni, pag. 44, op. cit.).

In un altro sogno, relativo al viaggio in Unione Sovietica, Dolores Prato immagina che sia con lei anche la zia Paolina di Treia, mentre Andrea Gaggero le aspettava in Russia. Le due donne, giunte in Cecoslovacchia, vengono fermate e rinchiuse dentro una grande sala vuota:” Eravamo in attesa di sapere che cosa volessero decidere per noi. Ed ecco la porta in fondo si apre ed entra una donna vestita e pettinata alla greca. Si ferma avanti a noi e ci comunica che non possiamo proseguire il viaggio, che non possiamo restare lì, che dobbiamo partire subito per ritornare in patria. Dentro di me non ero eccessivamente dispiacente di dover tornare a casa e stavo per dirlo, quando, quella, continuando a enunciare le disposizioni sul nostro conto, ci disse che di lì dovevamo proseguire il viaggio fino a Londra, da Londra si doveva tornare in Italia” (Dolores Prato, Sogni, pag. 28, op.cit.). Le due donne non hanno i soldi necessari per andare a Londra. Andrea aveva fornito i biglietti necessari, ma loro non avevano portato nulla. Con i pochi soldi che hanno, vendendo tutto quello che hanno in valigia, possono solo tornare in Italia, partendo dal posto dove si trovavano, ma sono obbligate a passare per Londra. Dolores cerca di impietosire la donna, dicendo che ha con sé la zia molto vecchia: “La zia, accanto a me, piangeva in silenzio e il suo viso vecchio come il simbolo della vecchiaia, era pietoso”. Ma non c’è nulla da fare. Le due donne devono solo obbedire a quanto è stato detto di fare: ritornare in Italia, passando da Londra.

Ad un certo punto della vita di Dolores Prato non c’è più Andrea Gaggero, ma i sogni l’accompagnano ancora. Sogna di discutere con Giorgio Bassani, sulla questione ebraica. Nel sogno si trova in compagnia di due persone: “Un donnone giunonico, suo marito meno appariscente, anziani, ma vivaci tutti e due, più lei che lui”. Tutti e tre visitano la sacrestia di una chiesa dove trovano inginocchiatoi e confessionali. La donna sostiene che se Dio ha fatto dell’uomo o della donna delle figure brutte, le ha create sempre meno ridicole di quando sono inginocchiate. Anche voi, dice la donna ebrea, all’inizio non vi inginocchiavate ma pregavate dritti, a braccia aperte o a mani levate. Tutto questo l’avevate appreso da noi ebrei. Passati in chiesa, trovano dei confessionali, dotati anche essi di inginocchiatoi. Dolores Prato sostiene che il confessionale è “l’unica innovazione umanamente valida del Cristianesimo”. “La chiesa era antichissima, immensa tutta di mattone. Dissi che i confessionali stonavano. La donna rise dicendomi di aspettare. Appena una persona si inginocchiava lì per confessarsi, il confessionale spariva, era salito di colpo a metà dell’altissima parete, tra colonne e pilastri” (Dolores Prato, Sogni, pag. 392 – 393, op.cit.).

Molti sono i sogni relativi allo zio don Domenico Ciaramponi, al centro di sedici testi, per tre volte nominato assieme alla zia Paolina Ciaramponi, alla quale, la nipote dedica venticinque testi, in altrettanti sogni, chiamata anche mamma in quattro testi, per le cure che aveva messo nella sua educazione. Domenico Capocaccia, l’avvocato milanese di cui Dolores si era innamorata, ritorna undici volte nei sogni della scrittrice. Nel sogno, numero sedici, Prato descrive il matrimonio con un giovane: “Mi si proponeva di sposare un giovane la cui famiglia, padre, madre e due sorelle, era ben lieta di questa unione e la favoriva in ogni modo. Io restavo perplessa: un po’ perché non ero proprio convinta che la solitudine in vecchiaia fosse peggiore di una assurda compagnia, e molto perché non riuscivo a capire che interesse potesse avere quel giovane a sposare me e la sua famiglia a legarlo a me. Mi difendevo temporeggiando e avanzando obiezioni su obiezioni che venivano tutte smontate dalla famiglia del pretendente, da lui stesso e da tutti i partigiani che erano poi tutti amici miei. Nell’assedio insistente io ero sola” (Dolores Prato, Sogni, pp. 34- 41, op. cit.). Tra Domenico Capocaccia e Dolores Prato c’era “Uno stretto rapporto amicale, che diventò ben presto una relazione, perseguita in modo sussultorio fino ai primi anni Cinquanta del Novecento” (Glossario dei personaggi, pag. 756, op.cit.).

Dolores Prato aveva amicizia con molti artisti, tra questi, il pittore e incisore, Arnoldo Ciarrocchi, originario di Civitanova Alta (MC), ma residente a Roma fin dal 1938, le sue opere vennero anche esposte alla Biennale di Venezia nel 1962 e alla Quadriennale di Roma nel 1976. Nel sogno contrassegnato dal N° 230, data 1° agosto 1976, Dolores Prato rivive la tragedia successa il 23 agosto del 1975, l’anno prima, quando l’auto guidata da Ciarrocchi ebbe un terribile incidente nei pressi di Ripe San Ginesio, dove persero la vita Olga Spinosi, moglie di Luciano Moretti e Raffaella Magliola, moglie di Arnaldo Ciarrocchi: “Vi porto io a casa, – diceva Arnoldo Ciarrocchi a me e ai Moretti. – Come sottofondo c’era una vaga impressine della tragedia avvenuta, o da venire. – No, me no, siamo troppi. – In cinque si sta benissimo. – E le ragazze? Arnoldo un po’ incerto, si fa avanti Andrea. – A te, – mi dice – ti accompagno io. Non l’ho mai vista la sua auto; me l’immagino grande e nera come un modesto carro funebre. Però voglio mostrarmi indifferente, come se niente fosse avvenuto tra noi”.

Il sogno continua. Dolores Prato e Andrea Gaggero sono al tavolo di un caffè: “Si parla del più e del meno come quelli che non hanno querela tra loro. A volte io mi astraggo, taccio, guardo la folla che passa. Lui pure. – Tu hai paura di venire con me. – Certo, ho più paura con te che con Arnoldo – e pensavo ai Moretti con lui, e avevo paura, che ne sarà di Olga? Di Raffaella anche; sì ma a me importa di più Olga. Intanto mi alzo e resto in pedi, di fronte a lui, per dirgli: – Come non potrei avere paura di te che mi hai fatto patire tanto, che mi hai continuamente ingannata in modo crudele, di te che mi desti quella sofferenza che mi porterò fino alla morte?” (Dolores Prato, Sogni, pp. 539 – 540). Andrea Gaggero fece davvero patire Dolores Prato. Per tutto il periodo che rimase con lei, visse come un mantenuto. Dolores provvedeva a tutte le sue necessità.

I sogni di Dolores Prato possono risultare indubbiamente materiale di studio per quanti si occupano della loro interpretazione. In lei non c’è “Nessuna curiosità scientifica, a sorreggerla; ma allo stesso tempo nessuna volontà di dare sfogo al proprio io represso, di sondare le profondità dell’inconscio alla ricerca di un responso sui dilemmi del presente (anzi, se non mancano sogni angoscianti, nelle sue note spesso il sogno viene associato a una condizione di felicità, affermata a volte addirittura in clausola all’intero racconto). Dolores Prato si muove alla ricerca di materiali per la sua scrittura” (Prefazione di Gabriele Pedullà, pag. XIV, op.cit.).

Elena Frontaloni

Nata a Jesi nel 1980, laureata in Lettere Classiche nel 2003, con una tesi sui Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, insegnante, ha collaborato a lungo, in qualità di editor, con case editrici, scolastiche e non. Tra i suoi lavori, scritti sul Novecento letterario italiano ed europeo, la cura della raccolta “Sogni di Dolores Prato”, Quodlibet, 2010 (MC), Dolores Prato, Giù la piazza non c’è nessuno, Quodlibet, 2009 (MC), Dolores Prato, Educandato Quodlibet, 2023 (MC), il volume “Pasolini, note a margine”. Con Evelina De Signoribus ha curato per Giunti editore la plaquette “Poesia in festa”.

Raimondo Giustozzi

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>