
di Cecilia Pocai
Riflettere sul ruolo strategico che la biodiversità, la sostenibilità ambientale e i criteri ESG assumono oggi nelle politiche finanziarie e nello sviluppo economico del Paese è diventato sempre più centrale.
È in questo contesto che venerdì 16 gennaio, a Grosseto, presso la Fattoria La Principina, si è tenuto il convegno “Il valore della biodiversità nel sistema bancario, a 35 anni dalla Legge Amato”, organizzato da Banca TEMA e dal Polo Universitario Grossetano: un’occasione di confronto tra istituzioni, mondo accademico e operatori del credito cooperativo sul futuro del sistema bancario italiano.
A trentacinque anni dalla Legge Amato (Decreto Legislativo 356/1990), che avviò la privatizzazione delle banche pubbliche trasformandole in società per azioni, emerge con forza l’importanza della presenza nel mercato finanziario di banche con forme giuridiche, modelli di business, dimensioni e finalità imprenditoriali diverse, capaci di garantire pluralismo, sostenibilità e stabilità sistemica.
«Alle banche è affidato un ruolo di grande rilievo», ha sottolineato Francesco Carri, presidente di Banca TEMA. «Devono sapersi adattare ai cambiamenti e contribuire a orientare lo sviluppo economico verso la sostenibilità, in coerenza con i principi ESG. Non si tratta di omologarsi o di inseguire esclusivamente la crescita dimensionale, ma di valorizzare la diversità di modelli e obiettivi per rispondere ai bisogni di imprese e famiglie, garantendo efficienza e stabilità».
Regolazione europea e proporzionalità: il nodo della semplificazione
I lavori del convegno hanno offerto anche l’occasione per approfondire l’impatto della più recente normativa bancaria europea sulla cooperazione di credito, con particolare attenzione alla necessità – ormai non più rinviabile – di una semplificazione del quadro prudenziale e di supervisione. Un’esigenza già richiamata dai Rapporti Letta e Draghi, che all’inizio dell’ultima legislatura europea avevano indicato come prioritaria una revisione complessiva delle regole bancarie, in grado di coniugare stabilità del sistema e sostegno all’economia reale.
Un percorso culminato lo scorso dicembre con l’adozione, da parte della Banca Centrale Europea, di 17 Raccomandazioni, tra cui l’introduzione di un regime prudenziale semplificato per le banche di minori dimensioni, le cosiddette Small and Non-Complex Institutions (SNCI).
«Le Raccomandazioni della BCE – ha osservato Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse – e in particolare la proposta di un regime semplificato per le banche piccole e non complesse, rappresentano un passo rilevante verso una regolazione più proporzionata e coerente con i principi dei Trattati. Un’evoluzione che consente al Credito Cooperativo di continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo a sostegno dei territori e delle comunità».
Pluralismo, proporzionalità e fiducia
È stato Giuliano Amato – giurista e accademico, più volte Ministro e Presidente del Consiglio dei Ministri negli anni Novanta, già Presidente della Corte Costituzionale ed estensore della legge che porta il suo nome – a coordinare i lavori del convegno e a trarne le conclusioni, offrendo una lettura ampia e articolata del tema della biodiversità bancaria, ricondotto a una prospettiva storica, culturale e istituzionale di lungo periodo.
Soffermandosi sulla legge, l’ex Presidente del Consiglio ha chiarito che il suo obiettivo non era “imporre” un modello, ma «consentire di fare», rimuovendo gli ostacoli normativi e fiscali alle aggregazioni bancarie. Una legge, ha sottolineato, che non ha mai messo in discussione la pluralità dei modelli bancari e che, anzi, ha lasciato spazio alla convivenza di forme diverse di intermediazione. A incidere maggiormente sulla riduzione della biodiversità del sistema è stata semmai la regolamentazione europea successiva alla crisi finanziaria, che ha sacrificato il principio di proporzionalità, spingendo verso una crescente uniformazione.
Da qui il richiamo alla necessità di regolazioni “ragionevoli”, capaci di accompagnare le transizioni senza paralizzare l’economia reale: «se si passa da un sistema più dannoso a uno meno dannoso, questo percorso va incentivato, non penalizzato». Un principio che vale anche per il ruolo delle banche, chiamate a recuperare la loro funzione fiduciaria e relazionale. «La fiducia – ha ricordato – non nasce tra algoritmi, nasce tra esseri umani». In questo senso, la biodiversità bancaria, fatta di prossimità, conoscenza diretta e responsabilità verso i territori, resta una risorsa essenziale per uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Biodiversità bancaria tra stabilità, crescita e prossimità
La biodiversità bancaria si conferma un valore strategico per il sistema finanziario. Lo ha evidenziato Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sottolineando come la coesistenza di banche diverse per forma giuridica, dimensioni e modelli di governance rappresenti un patrimonio da preservare, capace di sostenere l’economia reale, favorire la concorrenza e rafforzare la stabilità, soprattutto nelle fasi di crisi.
Secondo Beccalli, quando il sistema tende all’omologazione «diventa più fragile e più esposto agli shock», mentre la diversità degli operatori funziona come una forma di resilienza diffusa. Un principio confermato anche da numerose analisi internazionali, che mostrano come l’eterogeneità bancaria favorisca innovazione, continuità del credito e capacità di assorbire le crisi.
In questo quadro, la Legge Amato ha rappresentato un passaggio decisivo: ha avviato un processo di modernizzazione del sistema senza cancellare modelli alternativi. La possibilità di preservare esperienze come le Banche di Credito Cooperativo ha consentito di coniugare efficienza e pluralismo, evitando una trasformazione uniforme del settore.
La progressiva concentrazione bancaria, ha ricordato la Rettrice, ha contribuito nel tempo alla riduzione degli sportelli e alla formazione di aree prive di servizi finanziari, penalizzando in particolare le piccole imprese e i territori più periferici. Da qui il valore del credito di prossimità: la relazione bancaria, ha sottolineato, «non è sostituibile dalla tecnologia». La digitalizzazione può rafforzare questo modello solo se interpretata come integrazione, dando vita a una prossimità “a distanza” che unisce strumenti digitali e conoscenza diretta delle comunità.
Pluralismo bancario e credito cooperativo: un modello che regge nel tempo
A trentacinque anni dalla Legge Amato, la biodiversità bancaria emerge come una chiave di lettura fondamentale per comprendere la tenuta e l’evoluzione del sistema creditizio italiano. Un pluralismo che non riguarda solo assetti giuridici e dimensioni, ma soprattutto missioni, modelli di governance e rapporto con i territori.
Nel suo intervento, Giuseppe Maino, presidente di BCC Banca Iccrea, ha richiamato il valore storico e sistemico della riforma, sottolineando come abbia aperto la strada a un modello fondato su pluralismo, autonomia e rinnovamento. Un percorso che ha trovato tappe decisive nel Testo Unico Bancario del 1994 e, più recentemente, nella riforma del credito cooperativo del 2016, che ha introdotto il modello dei gruppi bancari cooperativi.
«Con la nascita del Gruppo BCC Iccrea – ha spiegato Maino – abbiamo costruito un modello unico nel panorama nazionale, capace di tenere insieme la solidità di gruppo e l’identità delle singole BCC». Un modello che consente alle banche di credito cooperativo di restare profondamente radicate nei territori, mantenendo prossimità, conoscenza delle comunità locali e capacità di sostegno all’economia reale. «La diversità di dimensioni, modelli e contesti territoriali non è un limite, ma una garanzia di stabilità e di sana concorrenza per l’intero sistema», ha aggiunto.
Sul valore strategico della biodiversità bancaria si è soffermato anche Alessandro Azzi, presidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, che ha parlato di una «modernizzazione senza omologazione», capace di preservare lo spazio per modelli cooperativi e alternativi all’interno del sistema bancario italiano.
Secondo Azzi, la biodiversità non riguarda solo le dimensioni degli intermediari, ma soprattutto la diversità di missioni, valori e governance. Le BCC si distinguono per un modello che non punta alla massimizzazione del dividendo, ma al reinvestimento sul territorio e al sostegno alle comunità locali. «Anche nell’era della digitalizzazione – ha concluso – il credito di relazione resta centrale: strumenti come la prossimità a distanza e il digitale assistito permettono di innovare senza perdere il rapporto umano, rafforzando inclusione finanziaria e coesione sociale».
Biodiversità bancaria, valore economico e resilienza dei territori
La biodiversità bancaria emerge così come uno dei pilastri della stabilità e della competitività del sistema finanziario. Un tema che attraversa economia, regolazione e modelli di business, chiamando in causa il ruolo differenziato degli intermediari nel sostegno all’economia reale.
Un concetto ribadito da Gabriella Papponi Morelli, presidente della Fondazione Polo Universitario Grossetano, che ha richiamato la biodiversità bancaria come elemento di una più ampia visione di sviluppo, capace di tenere insieme sostenibilità, pluralismo e radicamento locale.
Ripercorrendo l’evoluzione del sistema bancario, Roberto Di Pietra, Rettore dell’Università degli Studi di Siena, ha evidenziato come la Legge Amato abbia introdotto maggiore concorrenza in un contesto caratterizzato da forte rigidità normativa. Oggi, ha osservato, «è fondamentale recuperare la funzione fiduciaria della banca», evitando che l’attività bancaria si riduca a una mera logica di prodotto. In questo senso, la biodiversità bancaria rappresenta un motore di valore per i territori, capace di sostenere anche le imprese più piccole nei percorsi di innovazione e sostenibilità.
Sul piano economico e regolamentare, Emilia Bonaccorsi di Patti, del Dipartimento di Stabilità Finanziaria della Banca d’Italia, ha ricordato che la biodiversità bancaria non è un’anomalia, ma una caratteristica comune alle economie avanzate. La coesistenza di intermediari diversi per dimensioni e modelli organizzativi consente di gestire informazioni di natura differente, riducendo le asimmetrie informative e rafforzando la resilienza complessiva del sistema. In questo quadro, la tecnologia «non sostituisce la relazione, ma può rafforzarla», migliorando consulenza ed efficienza.
Un parallelismo tra biodiversità naturale e finanziaria è stato infine proposto da Ivan Faiella, Coordinatore del Nucleo Cambiamenti Climatici e Sostenibilità della Banca d’Italia, che ha paragonato il capitale naturale a un titolo finanziario: «le cedole sono i servizi ecosistemici». Quando la biodiversità si riduce, aumentano i rischi climatici e finanziari. Le banche – e in particolare quelle cooperative e di territorio – possono quindi svolgere un ruolo decisivo nel sostenere l’economia reale, favorendo resilienza e sviluppo sostenibile.



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