“L’Italia non ha futuro. Ultima chiamata per gli italiani?” è la prima opera di saggistica di Giovanni Luigi Bordone, direttore del corso di Marketing presso la London Metropolitan University e dottorando in fashion business e innovazione; un uomo pieno di interessi e di voglia di fare, che ha costruito da solo un futuro brillante con le sue forze, con la sua ineccepibile preparazione accademica e con la sua inesauribile spinta a conoscere il mondo con tutte le sue diversità. Nonostante l’autore abiti da anni a Londra, ha deciso di focalizzare la sua prima pubblicazione sul suo Paese d’origine, l’Italia, identificando quali siano i problemi che le impediscono di crescere e di apportare innovazione, offrendo soluzioni per uscire dalla crisi nera in cui versiamo noi italiani e per perseguire un necessario cambiamento dal punto di vista economico e culturale. Nell’accorata chiamata all’azione rivolta al suo popolo, Bordone cerca di risvegliare le coscienze e di riattivare il pensiero critico; l’autore descrive l’Italia come una nazione ormai al crepuscolo, che non ha più niente da offrire né ai suoi cittadini e né agli altri Paesi, e dove si è creato un vuoto ideologico che impedisce alle persone di intervenire per cambiare le cose, alimentando un sentimento di indifferenza sempre più pericoloso. Bordone si rivolge quindi in particolar modo agli imprenditori in cerca di cambiamento, agli intellettuali e a chi vuole svecchiare la sua nazione, per costruire un’Italia che possa di nuovo competere nel panorama europeo in cui è sempre più marginale, non riuscendo a fermare la fuga dei cervelli né tantomeno ad attrarre a sé quelli esteri – «Certo, siamo già in ritardo, ma se ci impegniamo a fondo e diamo carta bianca alla creazione e ai centri di ricerca, garantendo loro enormi benefici fiscali, possiamo ancora attirarli. Il futuro dell’umanità è qui. Se restiamo indietro su questo fronte, faremo la fine dei dinosauri. Non possiamo essere un Paese che produce solo borsette e magliette di lusso o che ospita i turisti d’estate. Su questo non ci sono dubbi. Dobbiamo capire che la tecnologia non è una moda passeggera, è qui per restare e avrà un impatto sempre maggiore sul futuro». Non si pensi assolutamente che questo saggio sia pedante o noioso: l’autore utilizza un linguaggio ironico e tagliente che permette di immergersi nella lettura e di trovare spunti di riflessione interessanti; non mancano le provocazioni, in quanto la colpa di questa situazione è di tutti noi, nessuno escluso. È quindi giunto il momento di prendere consapevolezza, e soprattutto di agire attivamente e con senso di responsabilità.
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