Teatro 22 appuntamenti della stagione 2025-26 del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno

stagione 25-26 TVB Ascoli Piceno22 appuntamenti tra prosa, danza, musical e teatro per ragazzi compongono il ricco e variegato mosaico della stagione 2025-26 del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno nata dalla rinnovata collaborazione tra il Comune e l’AMAT con il contributo della Regione Marche e del MiC.

 

Inaugurazione affidata alla danza il 29 e 30 novembre con Otello, tra le produzioni di maggiore successo del Balletto di Roma a firma di Fabrizio Monteverde, uno dei migliori autori italiani di danza contemporanea, sulle musiche di Antonin Dvořák. Il coreografo rivisita il testo shakespeariano lavorando sugli snodi psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo e complesso intreccio tra i protagonisti Otello, Desdemona e Cassio. Guglielmo Ferro porta in scena il 17 e 18 dicembre con Cesare Bocci e Vittoria Belvedere Indovina chi viene a cena?, stupenda commedia che fu interpretata (al cinema) dai due mostri sacri Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Il tema, quello di un matrimonio misto, fece scalpore nell’America di fine anni Sessanta, ma oggi è più che mai di attualità in una società sempre più multietnica. Il soggetto di William Arthur Rose ha quasi mezzo secolo, ma anche grazie all’adattamento di Mario Scaletta si presenta come un testo fresco e attualissimo.

Tratto dal romanzo di Andrea Camilleri, Il birraio di Preston il 13 e 14 gennaio giunge al Ventidio Basso con l’interpretazione di Edoardo Siravo, Federica De Benedittis e Mimmo Mignemi e la regia Giuseppe Dipasquale che con lo stesso Camilleri firma la riduzione teatrale. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature. Completano il cast dello spettacolo gli attori Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Giorgia Migliore, Valerio Santi, Vincenzo Volo. Ti sposo ma non troppo con Vanessa Incontrada e Gabriele Pignotta, che firma anche la regia, il 24 e 25 febbraio mescola con abilità la leggerezza della commedia con un mood romantico. Già approdato al grande schermo in una felicissima versione cinematografica nel 2014, la pièce arriva sui palcoscenici italiani in una nuova edizione aggiornata al tempo presente, ricca di emozioni e colpi di scena che vede tra gli interpreti anche Fabio Avaro e Siddhartha Prestinari. Commedia brillante e intelligente Le fuggitive con Paola Quattrini e Gaia De Laurentiis e la regia di Stefano Artissunch racconta il 7 e 8 marzo la storia di due donne, Margot e Claudia, che si incontrano in una situazione curiosa: entrambe cercano di “fuggire” dalle loro vite ma per motivi diversi. Il testo affronta temi come la solitudine, l’amicizia, il desiderio di libertà e la ricerca di sé in modo leggero, con dialoghi ironici e momenti divertenti, tipici dello stile di Pierre Palmade, conosciuto per il suo talento comico. Un attore famoso ma ormai in declino, una moglie vittima della dipendenza da oppiacei, due figli in lotta con i propri demoni: Gabriele Lavia e Federica Di Martino il 24 e 25 marzo in Lungo viaggio verso la notte si immergono nella dolorosa intimità della famiglia Tyrone, protagonista del più autobiografico dramma di Eugene O’Neill (Premio Pulitzer nel 1957), la regia è dello stesso Lavia. Il 14 e 15 aprile è la volta di Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo con Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma affiancati da una numerosa compagnia, diretti da Luca De Fusco. Una tradizionale domenica napoletana, un pranzo tutti insieme, il clima di convivialità è solo apparente, presto emergono incomprensioni che rovinano il pranzo, trasformando la celebre commedia di Eduardo De Filippo quasi in una tragicommedia in cui la famiglia è la vera protagonista.  La stagione teatrale in abbonamento si avvia alla conclusione il 28 e 29 aprile con Grease della Compagnia della Rancia con Eleonora Buccarini, Tommaso Pieropan, una festa travolgente che accende le platee italiane e ha dato il via alla musical-mania trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di costume “pop”: un cult intergenerazionale che, dopo aver superato i 2.000.000 di spettatori complessivi dal primo debutto, si rinnova a ogni stagione. La traduzione è di Michele Renzullo, adattamento e regia di Saverio Marconi, regia associata Mauro Simone.

 

A impreziosire la stagione il 16 gennaio fuori abbonamento un grande classico della danza, Carmen del Balletto di Milano sulle musiche di Georges Bizet, coreografie di Agnese Omodei Salè e Federico Veratti.

 

5 appuntamenti per la stagione dedicata ai ragazzi e alle famiglie: il 23 novembre si inizia con Robin Hood del Teatro Giovani Teatro Pirata e Armamaxa Teatro e si prosegue l’8 dicembre con La bottega dei giocattoli di Crest, il 25 gennaio con Cenerentola di Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, il 21 febbraio con PerAria di Sosta Palmizi e I Nuovi Scalzi e il 14 marzo con Controvento di Michele Cafaggi per Studio Ta-Daa!.

 

Informazioni presso Biglietteria del Teatro (0736 298770), dal 29 ottobre vendita nuovi abbonamenti.

29 E 30

NOVEMBRE

 

OTELLO

 

coreografia e regia Fabrizio Monteverde

musiche Antonin Dvořák

scene Fabrizio Monteverde

costumi Santi Rinciari

danzatori Alessio Di Traglia, Roberta De Simone, Paolo Barbonaglia

Francesco Moro, Ainoha Segrera Garcia, Marcello Giovani

produzione Balletto di Roma

direzione artistica Francesca Magnini, Luciano Carratoni

 

 

Dopo il suo debutto al festival Civitanova Danza nel 2009 e la ripresa per il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli nel 2015 e nel 2016, Fabrizio Monteverde torna a riallestire per il Balletto di Roma Otello su musiche di Antonin Dvořák, una delle sue più applaudite produzioni shakespeariane che, insieme a Giulietta e Romeo, ne hanno decretato il successo come coreografo e regista in tutta la sua lunga carriera. Nella versione 2025, Monteverde continua a rielaborare il testo shakespeariano a partire dagli snodi psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo e complesso intreccio tra i protagonisti Otello, Desdemona e Cassio. In questo triangolo mai equilatero di rapporti, i tre vertici risultano costantemente intercambiabili, grazie sì agli intrighi di Iago, ma ancor più alle varie maschere del “non detto” con cui la ragione combatte – spesso a sua stessa insaputa, ancor più spesso con consapevoli menzogne – il Sentimento. L’ambientazione in un moderno porto di mare (dichiarato omaggio agli sgargianti fotogrammi fassbinderiani di Querelle de Brest) chiarisce e amplia l’intuizione di fondo: se Otello è, come è sempre stato, un “diverso”, un outsider, non tanto per il colore della pelle quanto per il suo essere “straniero” e abituato ad altre regole del gioco, è anche vero che la banchina di un porto è una sorta di “zona franca”, un limbo in cui si arriva o si attende di partire, un coacervo di diversità in cui tutte le pulsioni vengono pacificamente accettate come naturali e necessarie proprio per il semplice fatto che lì, nel continuo brulicare del ricambio umano, lo straniero, il diverso o il barbaro smettono di esistere. La forte presenza del mare, non relegato, come nel testo di William Shakespeare, ad un suggestivo sfondo per una Venezia o una Cipro genericamente esotiche e di parata, suggerisce i segreti, gli ininterrotti moti delle passioni con la loro tempestosa ingovernabilità, gli slittamenti inevitabili nei territori proibiti del piacere, della gelosia e del delitto.

Precoce dramma romantico, l’Otello ben si presta alla lettura provocatoria ed eccessiva elaborata da Monteverde, in cui anche certe forzature enfatiche di Dvořák trovano pertinente collocazione fungendo da sottile contrappunto ironico all’azione dei personaggi.


 

17 E 18

DICEMBRE

 

INDOVINA CHI

VIENE A CENA?

 

di William Arthur Rose

adattamento Mario Scaletta

con Cesare Bocci, Vittoria Belvedere

regia Guglielmo Ferro

produzione Acast – Quirino

 

 

Guglielmo Ferro riporta in scena la stupenda commedia che fu interpretata (al cinema) dai due mostri sacri Katharine Hepburn e Spencer Tracy.

Il tema, quello di un matrimonio misto, allora fece scalpore nell’America di fine anni Sessanta, ma oggi è più che mai di attualità in una società sempre più multietnica.

Il soggetto di William Arthur Rose ha quasi mezzo secolo, ma anche grazie all’adattamento di Mario Scaletta si presenta come un testo fresco e attualissimo.

“Quando mi hanno proposto questo lavoro ne sono subito stato entusiasta – nota Guglielmo Ferro – si tratta di un testo brillante, che però trasmette un messaggio a forte connotazione sociale. L’adattamento di Scaletta ha inoltre sfrondato tutta una parte strettamente legata agli anni Sessanta, per farne un testo estremamente attuale, anche nel linguaggio più crudo e diretto. Si parla dunque di differenze e di comprensione, termine, quest’ultimo, che preferiamo a quello più restrittivo di tolleranza”.


 

13 E 14

GENNAIO

 

IL BIRRAIO

DI PRESTON

 

tratto dal romanzo di Andrea Camilleri

pubblicato da Sellerio editore

riduzione teatrale di Andrea Camilleri – Giuseppe Dipasquale

con Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi

e con [in o.a.] Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto

Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Giorgia Migliore, Valerio Santi, Vincenzo Volo

regia Giuseppe Dipasquale

scene Antonio Fiorentino

costumi ripresi da Stefania Cempini e Fabrizio Buttiglieri da un’idea di Gemma Spina

produzione Marche Teatro, Teatro Al Massimo di Palermo, Teatro di Roma

 

 

Il primo rapporto con il teatro data, nella mia vita, all’incirca dal 1949. Da questo momento in poi, si può dire, non ci siamo mai lasciati. Il movente fu un sentimento tipico di certa gioventù inquieta, tra la noia e la curiosità.

Del teatro già da subito mi attraeva lo sperimentalismo linguistico, più che quello teatrale. Per primo, posso dire, ho sperimentato nei teatri cosiddetti minori autori come Beckett e Adamov. Le altre mie regie teatrali, circa un centinaio, hanno spaziato su repertori diversi per prospettiva e storia.

Non ho scritto di teatro, come sarebbe sembrato normale, ma nel ‘67, volendo aprire un capitolo nuovo della mia creatività, scrissi II corso delle cose, che venne puntualmente rifiutato da dieci editori.

Oggi posso assistere a come il pubblico reagisce di fronte ad un drammaturgo di se stesso che ha già conosciuto come scrittore.

Prima di accettare l’ipotesi di una riduzione per il teatro di questa mia opera letteraria ho resistito un bel po’. Non capivo come fosse possibile (e ragionavo, è ovvio, da autore) trovare un contenitore spaziale, una griglia che supportasse, senza tradirlo, il racconto. Il colloquio avuto con Giuseppe Dipasquale ci ha fatto trovare la soluzione: una struttura drammaturgica che salvaguardasse la scomposizione temporale del romanzo, ma condotta in modo da localizzare scenicamente il tutto in un luogo che fosse ad un tempo un teatro (quello, per esempio, dove poteva essere avvenuto l’incendio) e il luogo dell’azione del racconto.

Sono stato per lungo tempo un regista per non capire quante insidie si nascondono nella trasposizione scenica di un’opera letteraria. Ci sembra, questa volta, di avere fatto il possibile affinché l’opera, lo spirito, l’ironia del romanzo siano state conservate. Per il resto non posso che essere d’accordo con quell’altro mio illustre conterraneo, quando diceva che l’opera dello scrittore finisce quando comincia quella del regista.

Pirandello amava dire che il lavoro dell’autore terminava quando egli riusciva a mettere la parola “fine” alla scrittura teatrale. Bene, questo copione ha la parola fine, messa nell’ultima pagina. Tuttavia mi sento di chiosare il buon Luigi: è proprio nella messa in scena che inizia un nuovo viaggio del testo, sempre diverso e sempre nuovo, sempre imprevedibile, sempre disperatamente esaltante. Per questo il confine del teatro è come l’orizzonte dei viaggiatori nei mari d’Oceano: sempre presente, mai raggiungibile. Andrea Camilleri

 

Ci troviamo in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, durante la seconda metà dell’Ottocento. L’occasione è data dal fatto che è necessario inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”.

Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e perché sede della Prefettura, si intestardisce di inaugurare la stagione lirica del suddetto teatro con un’opera di Ricci. Nessuno vuole la rappresentazione di quel lavoro, tra l’altro realmente scadente.

Il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, per seguirli paternamente nei primi passi verso il Sublime.

Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni: da un lato i vigatesi che, con quel naturale e tutto siciliano senso di insofferenza verso tutto quello che sappia di “forestiero” (e il Prefetto Bortuzzi lo è!), decidono di boicottare l’ordine prefettizio; e dall’altra il prefetto Bortuzzi con Don Memè Ferraguto, al secolo Emanuele, cinquantino, sicco di giusto peso, noto uomo d’onore del luogo, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza. Da ciò si diparte una storia divertentissima e al tempo stesso tragica, che culmina nell’incendio del teatro.

Una narrazione interessante per il suo intreccio e intricata nello sviluppo specie quando compaiono sulla scena i dinamitardi che hanno il compito di dare al boicottaggio di quell’inaugurazione la fisionomia di un messaggio a livello nazionale: dovranno infatti far esplodere il teatro per convincere il governo che anche la Sicilia è allineata, contro lo Stato, a favore dei Carbonari.

La turbolenta vicenda si incastra con quella del Delegato Puglisi e della sua amante, la cui sorella ha trovato atroce morte proprio in seguito all’incendio del teatro, della cantante Maddalena Paolazzi vittima una delle più clamorose “stecche” nella storia del bel canto, del Dottor Giammacurta, dell’avvocato Fiannaca, dell’ingegnere Hoffer e di tanti altri.

La vicenda narrata è una vicenda esemplare per raccontare oggi la Sicilia. L’eterna vacuità dell’azione siciliana, che spesso si traduce in un esasperato dispendio di energie per la futilità di un movente, è la metafora più evidente del testo. In un esempio sublime e divertito di narrazione dei caratteri, la Sicilia, il suo mondo, i suoi personaggi vengono ammantati, attraverso la lingua camilleriana, da una luce solare, vivida di colori e ricca di sfumature.

Questa Sicilia che non dimentica i morti, non dimentica i mali letali che cercano di consumarla inesorabilmente dal di dentro, che non dimentica il tradimento verso valori appartenuti a se stessa quando era culla di una civiltà, questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di se stessa con la necessaria ironia e distacco, affinché l’autocompiacimento delle virtù come dei vizi e dei dolori, non costituisca lo stagno dal quale diviene difficile uscire.

 

 

24 E 25

FEBBRAIO

 

TI SPOSO MA

NON TROPPO

 

una commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta

con Vanessa Incontrada, Gabriele Pignotta

e con Fabio Avaro, Siddhartha Prestinari

assistente alla regia Malvina Ruggiano

scene Alessandro Chiti

costumi Rosalia Guzzo

musiche Stefano Switala

luci Maximiliano Lumachi

produzione ArtistiAssociati – Centro di produzione teatrale

 

 

E voi siete pronti ad innamorarvi di nuovo?

Dopo il successo travolgente di Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?, un nuovo, imperdibile spettacolo che ridefinisce il concetto di commedia romantica. Ti sposo ma non troppo non è solo una storia d’amore: è uno specchio graffiante e illuminante delle relazioni contemporanee, un testo che intreccia leggerezza e profondità per raccontare le complessità del cuore umano.

I protagonisti sono quattro individui che, superati i quarant’anni, si trovano a navigare in acque sentimentali inquiete, in un’epoca in cui nulla è più garantito.

Andrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota, sconvolta dal tradimento del marito.

Luca (Gabriele Pignotta), fisioterapista divorziato, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri. Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro), sposati da 15 anni, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore.

In un intreccio brillante e sorprendente, le vite dei quattro si scontrano e si trasformano. Emozioni dimenticate riaffiorano, crisi esistenziali si intrecciano a risate spiazzanti, e gaffe esilaranti lasciano spazio a momenti di verità illuminanti. Mentre tutto sembra precipitare verso una resa dei conti inevitabile, il desiderio di amare e sentirsi vivi si fa strada con forza, anche quando sembrava impossibile.

Ma la vera domanda è: siamo davvero diventati inadatti a costruire relazioni stabili, o è l’amore stesso a richiedere un’evoluzione personale che non abbiamo il coraggio – o il tempo – di affrontare?

Dopo il grande successo cinematografico del 2014, Ti sposo ma non troppo approda ora sui palcoscenici italiani in una veste completamente rinnovata, attuale e ricca di emozioni. Preparati a ridere, riflettere e – perché no – a innamorarti di nuovo. E tu, sei pronto a metterti in gioco?


 

7 E 8

MARZO

 

LE FUGGITIVE

 

di Pierre Palmade, Christophe Duthuron

traduzione Giulia Serafini

con Paola Quattrini, Gaia De Laurentiis

regia, ideazione scenografica e disegno luci Stefano Artissunch

assistente alla regia Lorenzo Artissunch

agenzia diritti D’Arborio 1902 srl

elementi scenici Giuseppe Cordivani

costumi EMILIANO SICURO

produzione e distribuzione Danila Celani per Synergie Arte Teatro

 

 

Commedia brillante ed intelligente che racconta la storia di due donne, Margot e Claudia, che si incontrano in una situazione curiosa: entrambe cercano di “fuggire” dalle loro vite ma per motivi diversi.

La storia si sviluppa in una notte durante la quale le due donne si incrociano lungo la strada. Margot, la donna più giovane, sta scappando da casa per sfuggire alla noia e ai conflitti familiari. Claudia, più anziana, sta cercando di rifarsi una vita dopo un evento traumatico. Nonostante le differenze di età, personalità e motivazioni, le due

donne formano un’improbabile amicizia e si ritrovano a condividere le loro esperienze, i loro sogni e le loro paure.

La commedia affronta temi come la solitudine, l’amicizia, il desiderio di libertà e la ricerca di sé, ma lo fa in modo leggero, con dialoghi ironici e momenti divertenti, tipici dello stile di Pierre Palmade, conosciuto per il suo talento comico. Il contrasto tra i caratteri di Margot e Claudia rende la commedia dinamica ed il pubblico viene portato a riflettere su come, a volte, le circostanze della vita possano unire persone molto diverse.

 

Con Le Fuggitive desidero raccontare una storia di fughe ed incontri, dove due donne profondamente diverse si ritrovano, per caso, a condividere un momento cruciale della loro vita. Il mio obiettivo è mettere in scena il contrasto tra Margot e Claudia, ma anche il modo in cui, nel corso dello spettacolo, le loro differenze si trasformano in inaspettata complicità.

Gaia De Laurentiis, con la sua freschezza e vitalità, incarnerà una Margot vivace, impulsiva ed alla ricerca di sé.

Paola Quattrini, con la sua profonda sensibilità ed ironia, darà vita ad una Claudia più riflessiva e vulnerabile, ma ancora capace di stupirsi.

Il ritmo della commedia sarà scandito da momenti brillanti e dinamici fatti di risate, ma anche di riflessioni sul senso di libertà e sul bisogno di essere veramente sé stessi.

 

Stefano Artissunch


 

24 E 25

MARZO

 

LUNGO VIAGGIO

VERSO LA NOTTE

 

di Eugene O’Neill

adattamento Chiara De Marchi

con Gabriele Lavia, Federica Di Martino

e con Jacopo Venturiero, Ian Gualdani, Beatrice Ceccherini

regia Gabriele Lavia

scene Alessandro Camera

costumi Andrea Viotti

musiche Andrea Nicolini

luci Giuseppe Filipponio

suono Riccardo Benassi

produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana

 

 

Scritto tra il 1941 e il 1942 (prima assoluta nel febbraio 1956 a Stoccolma) Lungo viaggio verso la notte dopo la morte dell’autore vinse il Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1957 ed è considerato il capolavoro del drammaturgo statunitense. Ha avuto numerose messe in scena in tutto il mondo, con la prima in Italia nel 1957 al Teatro Valle di Roma a cura di Renzo Ricci. Dell’opera, Sidney Lumet diresse la regia per il primo adattamento cinematografico nel 1962 con Katharine Hepburn e Ralph Richardson.

 

Long day’s journey into night è il titolo che Eugene O’Neill dà alla sua opera centrale, alla sua opera-confessione.

(Il padre di O’Neill era stato un attore di grande successo, come il protagonista della sua opera teatrale).

La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta, in fondo, è proprio casa sua.

E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera, davvero amara, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto.

Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza. Di amore e disprezzo.

Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina. Gabriele Lavia


 

14 E 15

APRILE

 

SABATO, DOMENICA

E LUNEDÌ

 

commedia in tre atti di Eduardo De Filippo

con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma

e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta

Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta

Rossella De Martino, Renato De Simone

Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli

Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli

regia Luca De Fusco

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

luci Gigi Saccomandi

aiuto regia Lucia Rocco

produzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale

Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura

 

 

Dei massimi capolavori del teatro di Eduardo Sabato, domenica e lunedì è il testo più borghese, quasi cechoviano; la sua conclusione lieta sembra la meno agrodolce, la più sinceramente solare. L’autore dice che anticipa il tema del divorzio, ma a me non sembra. Talvolta l’opera acquista un valore autonomo dalle intenzioni del creatore. Io penso invece che la lieta riconciliazione di Rosa e Peppino ci commuova oggi forse più di ieri perché evidenzia la capacità di questa grande famiglia di comporre i conflitti. Appena esplode un temporale zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare e i figli, invece di mostrare traumi che si trascineranno per il resto dei loro giorni (come saremmo portati a pensare oggi), sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori. Tutti poi sono molto attenti a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Insomma la famiglia De Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove anche perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Che dire poi della tenerezza che ci fanno Rosa e Peppino? Una che va in crisi per la competizione culinaria con la nuora, l’altro che si inventa una gelosia tolstoiana sul nulla.

Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta.

Dal punto di vista della scrittura scenica, mai come stavolta, cercherò di essere un regista-interprete, che non si azzarda a spostare una nota della partitura, come un buon direttore d’orchestra, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo.

Nel 2018 misi in scena Sabato, domenica e lunedì nel celebre Teatro Vachtangov di Mosca. In quel caso decisi di usare una mano registica molto lieve, partendo dal presupposto che il pubblico russo non conoscesse la commedia, mai messa in scena, fino ad allora, nella loro lingua. Più vado avanti nel lavoro e più mi convinco che questo atteggiamento sia giusto anche in Italia.

Sia perché sono quasi venticinque anni che non viene rappresentata nel nostro paese, sia perché penso che Eduardo sia come Goldoni: si può interpretare, ma non stravolgere.

Siamo ormai abituati a far coincidere la parola “inquietante” con una definizione elogiativa di uno spettacolo. Ma non è così. Non è detto che far sorridere significhi far uscire dal sentiero dell’arte teatrale: Goldoni, Mozart, Cimarosa lo sapevano bene. E anche noi dobbiamo talvolta ricordarlo.

 

Luca De Fusco

28 E 29

APRILE

 

GREASE

 

di Jim Jacobs e Warren Casey

traduzione Michele Renzullo

adattamento Saverio Marconi

liriche italiane Franco Travaglio e Michele Renzullo

con Eleonora Buccarini, Tommaso Pieropan

regia Saverio Marconi

regia associata Mauro Simone

scene Gabriele Moreschi

costumi Chiara Donato

coreografie Gillian Bruce

disegno luci Valerio Tiberi

disegno fonico Enrico Porcelli

direzione musicale e arrangiamenti vocali Gianluca Sticotti

arrangiamenti e orchestrazioni Riccardo Di Paola

produzione Compagnia della Rancia

 

 

Grease è una festa travolgente che accende le platee italiane e ha dato il via alla musical-mania trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di costume “pop”: un cult intergenerazionale che, dopo aver superato i 2.000.000 di spettatori complessivi dal primo debutto, si rinnova a ogni stagione, è sempre più attuale ed è amatissimo anche dalle nuove generazioni che si immedesimano in una storia d’amore e di amicizia senza tempo, dal messaggio inclusivo.

Il musical ha debuttato a Broadway nel 1971, nel 1978 segue ilfilm campione di incassi che consacra John Travolta e Olivia Newton-John nei ruoli dei due protagonisti, e dopo più di cinquant’anni l’energia elettrizzante continua a vivere sui palchi di tutto il mondo: l’amore adolescenziale tra Danny e Sandy, che nasce nelle “sere d’estate” e risuona tra le note dell’inconfondibile colonna sonora – tra cui brani indimenticabili come Restiamo Insieme, Greased Lightnin e Sei perfetto per me, a ritmo di rock’n’roll.

 

 

FUORI ABBONAMENTO

16 GENNAIO

 

CARMEN

 

con Balletto di Milano

musiche Georges Bizet

liberamente ispirato alla novella di Prosper Merimee

coreografie Agnese Omodei Salè, Federico Veratti

scenografia Marco Pesta

 

 

Impreziosita nelle scene e nei costumi, la Carmen del Balletto di Milano si conferma tra le produzioni più attese della stagione. Carmen, bella e anticonformista, passionale e desiderata, che sfida chiunque voglia sottometterla, e il Destino, così ben descritto dall’onnipresente leitmotiv della musica, sono i protagonisti dell’esclusiva versione del Balletto di Milano. Un’ammaliante faccia a faccia in cui Carmen comprenderà che l’unico modo per vivere come desidera è piegarsi a Lui, al fatum, e accettare la morte imminente che le è stata annunciata dalle carte.

È il confronto/scontro tra la gitana simbolo di femminilità e l’inquietante figura che conduce la vicenda sin dalla prima scena. È infatti il Destino a mettere sulla strada di Carmen prima Don Josè e successivamente Escamillo, a svelarsi man mano attraverso i simboli delle carte (l’amore, il tradimento, la morte), ad armare la mano di Don Josè e, nel finale, a portare Carmen con sè. Don Josè, il torero Escamillo e Micaela sono gli altri interpreti principali di questo balletto ricco di coreografie coinvolgenti: dalla celeberrima Habanera, agli appassionati pas de deux, alle tante e vivaci danze d’assieme di Gitani, Soldati e Sigaraie realizzate sulle stupende musiche di Georges Bizet. Tradizione e modernità convivono anche nel clima d’energia dell’originale messinscena di Marco Pesta. La produzione non tradisce le aspettative per la tradizione, restando fedele alla novella di Prosper Mérimée e all’opera di Georges Bizet.


 

RAGAZZI

23 NOVEMBRE

 

ROBIN HOOD

LA STORIA DI ROBERTO DI LEGNO

CHE COLPIVA SEMPRE NEL SEGNO

 

con Giacomo Dimase ed Enrico Desimoni

regia Enrico Messina

assistenza regia, luci e suono Simone Guerro

produzione Teatro Giovani Teatro Pirata, Armamaxa Teatro

 

spettacolo consigliato da 5 anni

 

 

Ladro e brigante, bandito e gentiluomo, il “miglior arciere d’Inghilterra”, sceglie di stare fuori dalle regole e incarna la figura di chi ha il coraggio di ribellarsi alle ingiustizie e alle prepotenze. Brigante e paladino insieme, ruba ai ricchi per dare ai poveri, sta dalla parte degli ultimi e dei disperati. Un personaggio affascinante e attuale, proprio come le ragioni che ne motivano le scelte e le azioni. Difensore del popolo angariato dai potenti, coraggioso furfante che ignora i vincoli del diritto, Robin rappresenta l’aspirazione universale dell’uomo alla libertà e alla giustizia: le sue gesta manifestano la ricerca e l’affermazione di una dignità che riscatti una vita marginale e degradata.

Raccontare oggi la storia di Robin Hood offre, dunque, l’occasione di riflettere sulle regole. Con i modi di un teatro essenziale, i due attori parlano ai piccoli con il linguaggio del racconto per avvicinarli alla dimensione dell’ascolto; evocano la storia di Robin e, come cantastorie da piccolo borgo, la trasformano, la re-inventano e ci giocano, se la cuciono addosso e ci si ritrovano dentro, bambini anche loro, impegnati ad arrampicarsi sugli alberi proprio come Robin Hood e il suo compagno Little John.

 

 

RAGAZZI

8 DICEMBRE

 

LA BOTTEGA DEI

GIOCATTOLI

 

testo e regia Sandra Novellino e Delia De Marco

con Delia De Marco, Antonio Guadalupi, Savino Maria Italiano, Sara Pagliaro

voci registrate Anna Ferruzzo e Giovanni Guarino

scene, costumi e disegno luci Maria Pascale

musiche originali Mirko Lodedo

produzione Crest Teatro

 

spettacolo consigliato da 3 anni

 

 

Storie intorno a giocattoli che si animano di vita propria abitano da sempre le fantasie dei bambini, che naturalmente giocano dando un’anima agli oggetti.

La nostra storia accade in una bottega di giocattoli, e le botteghe di giocattoli non sono forse delle città nelle quali i giocattoli vivono come delle persone? O meglio, le città non sono forse delle botteghe di giocattoli nelle quali le persone vivono come dei giocattoli? C’è sempre una bambola più bella e c’è la bambola invidiosa, un orsacchiotto che si innamora e un soldatino geloso, una mamma cattiva e una buona fata, giostre e macchinine che non si stancano di girare. Un mondo parallelo che aiuta i bambini a fare esperienza di emozioni, imparando a non perdere “la bussola”, passando dalla gioia alla delusione, dalla malinconia all’allegria, dall’amore al risentimento. Una città solitamente notturna, perché vive nel profondo dei sentimenti. Non solo infantili. Lo spettacolo prende corpo anche dalle musiche originali di Mirko Lodedo, vero tappeto sonoro di azioni, danza e racconto che danno vita ai giocattoli. O sono i giocattoli a dar vita agli attori? Lo scoprirete solo visitando la nostra bottega.

 

 

RAGAZZI

25 GENNAIO

 

CENERENTOLA

ROSSINI ALL’OPERA

 

di Pasquale Buonarota, Nino D’Introna e Alessandro Pisci

musiche Gioachino Rossini

adattamento musicale e al pianoforte Diego Mingolla

con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Mirjam Schiavello

regia Nino D’Introna

scene Lucio Diana

costumi Roberta Vacchetta

trasformazioni a cura di Studio Mutazioni/ Michele Guaschino

creazione luci Nino D’Introna in collaborazione con Emanuele Vallinotti

produzione Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani

in collaborazione con Unione Musicale Onlus e con C.ie Nino D’Introna

 

spettacolo consigliato da 5 anni

 

 

Con Cenerentola entriamo nel mondo dell’opera, per assistere alle vicende di un grande compositore, Gioachino Rossini, colto nel momento della creazione artistica. Viene immaginato immerso nel suo mondo musicale, nella sua quotidianità, travolto dagli impegni, ossessionato dal cibo e dalla pigrizia. In scena ci sono tre personaggi: la Musica, personificata dal maestro Rossini, le Parole, cioè il librettista Jacopo Ferretti, e il Canto, ovvero una giovane ragazza di nome Angelina che sta facendo le pulizie in teatro e aiuta i due artisti ottocenteschi a unire musica, parole e canto nell’opera lirica La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo, che diverrà famosa in tutto il mondo. Tre personaggi che giocano in una girandola di emozioni, intrecciandosi come fili a comporre immagini, quadri poetici surreali e comici sulla trama della celebre fanciulla che perde la scarpetta.

Lo spettacolo fa parte del progetto Favole in Forma Sonata, percorso di avvicinamento alla musica tramite il confronto tra le forme musicali classiche e le forme narrative teatrali.

 

 

RAGAZZI

21 FEBBRAIO

 

PERARIA

 

coreografie e creazione scenica Giorgio Rossi

drammaturgia e testi originali Savino Maria Italiano

interpreti Savino Maria Italiano, Verdiana Gelao e Anna Di Bari

musiche Livio Minafra

costumi Roberta Vacchetta

scenografie Gisella Butera e Matilde Gori / Atelier di scenografia Zaches

sostegni residenziali Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia – CapoTrave/Kilowatt) HOME Centro Creazione Coreografica, Comune di Barletta

Teatro Fonderia Leopolda Comune di Follonica

Ad Arte Spettacoli, Zaches Teatro e Ass. Amici di Duccio

ringraziamenti Azioni in Danza/Barletta, Olga Mascolo

produzione Associazione Sosta Palmizi, I Nuovi Scalzi

 

spettacolo consigliato da 5 anni

 

 

Con la libertà di spirito tipica dell’infanzia, la leggerezza e profondità della fantasia, una piccola stanza può diventare un luogo di grandi avventure: a occhi chiusi e orecchie ben aperte, l’aria e il vento ci spifferano storie incredibili! Ci possono trasportare in quello strano paese, Anarea, il paese senza venti dove tutto è fermo e riuscire a muoversi è una sfida affascinante. O nel Paese dei Cappelli Volanti, dove le folate di vento sono talmente forti da scambiare i cappelli e le identità delle persone! PerAria ci accompagna in un mondo dove la logica degli adulti diventa sempre più rarefatta e lascia spazio alla curiosità, allo stupore, alla creatività, al gioco e alle emozioni, invitando lo spettatore a diventare più leggero e a stare (…almeno per la durata dello spettacolo) un po’ di più con la testa perAria!

L’idea dello spettacolo nasce dal desiderio di realizzare un omaggio alla vita, alla leggerezza e alla spensieratezza del vivere. Gli autori si sono lasciati ispirare da aria e vento come veicoli e conduttori di esperienze ed emozioni creando una narrazione matrioska che contiene al suo interno altre storie create da un’illogica, stimolante e vorticosa curiosità propria dell’infanzia e della creatività.

 

 

RAGAZZI

14 MARZO

 

CONTROVENTO

STORIA DI ARIA, NUVOLE

E BOLLE DI SAPONE

 

di e con Michele Cafaggi

musiche originali Marco Castelli

regia Ted Luminarc

scenografie Officine Cervino

grafica e decorazioni Izumi Fujiwara e Stefano Turconi

produzione Studio Ta-Daa!

 

spettacolo consigliato da 3 anni

 

 

Difficile non è partire contro il vento, ma casomai senza un saluto. Ivano Fossati

 

Oggi è grande festa in Teatro!

È il 15 luglio del 1913 e sul palco c’è un bellissimo biplano, interamente costruito dal nostro aviatore in persona che, dopo un breve discorso, partirà per la grande avventura!

Tra lo scetticismo di alcuni e l’entusiasmo di altri il nostro eroe si alzerà presto in volo e ci porterà in mondi sconosciuti, meravigliosi e lontani, forse troppo lontani.

Raffiche di vento, morbide e schiumose nuvole, gigantesche bolle di sapone ci porteranno in un viaggio al di là dei confini terrestri, in compagnia del nostro eroe aviatore. Un moderno Icaro, spaventato e coraggioso, spericolato e pasticcione, ma determinato a realizzare i suoi propostiti a costo di dover sacrificare le cose a lui più care. Dedicato a tutti i sognatori, più o meno eroici, che non hanno mai lasciato nulla di intentato.

 

 

ABBONAMENTI [8 spettacoli]

13 – 18 ottobre prelazione con conferma turno e posto

20 – 22 ottobre prelazione con possibilità di cambio turno e/o posto

dal 29 ottobre nuovi abbonamenti

 

platea e palco centrale di I e II ordine                                      205 euro

palco laterale I e II ordine, palco centrale III ordine                 170 euro

palco laterale III ordine, palco IV ordine                                  140 euro

speciale studenti*                                                                   105 euro

 

BIGLIETTI

dal 15 novembre vendita biglietti per tutti gli spettacoli

 

spettacoli in abbonamento & Carmen (fuori abbonamento)

platea e palco centrale I e II ordine                                         28 euro            ridotto 23 euro

palco laterale I e II ordine, palco centrale III ordine                 23 euro            ridotto 19 euro

palco laterale III ordine, palco IV ordine                                  19 euro            ridotto 16 euro

loggione                                                                                  14 euro            ridotto 11 euro

speciale studenti*                                                                   14 euro

 

Grease

platea e palco centrale I e II ordine                                         35 euro            ridotto 30 euro

palco laterale I e II ordine, palco centrale III ordine                 30 euro            ridotto 25 euro

palco laterale III ordine, palco IV ordine                                  25 euro            ridotto 20 euro

loggione                                                                                  20 euro            ridotto 15 euro

speciale studenti*                                                                   20 euro

 

* riservato agli studenti delle scuole medie superiori e universitari, nei posti di palco laterale III e IV ordine

 

riduzione valida fino a 25 anni e oltre 65 anni, possessori Marche Cultura Card e Carta Regionale dello Studente per Otello e Carmen riduzione valida anche per iscritti scuole danza

 

RAGAZZI

 

NUOVI ABBONAMENTI [5 spettacoli]

dal 13 ottobre

posto unico numerato                                                              35 euro            17 euro ridotto fino a 14 anni

 

BIGLIETTI

dall’8 novembre

vendita biglietti per tutti gli spettacoli

posto unico numerato                                                              8 euro              4 euro ridotto fino a 14 anni                                                                                                   0,50 euro da 0 a 3 anni

 

BIGLIETTERIA DEL TEATRO

0736 298770

dal lunedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.30 alle ore 19.30

nei giorni di spettacolo il botteghino del teatro, inoltre, sarà aperto nei 45 minuti precedenti l’inizio della rappresentazione

 

INIZIO SPETTACOLI

STAGIONE feriali ore 20.30; domenica ore 17.30

RAGAZZI ore 17.30

 

VENDITA ONLINE

www.vivaticket.com

l’acquisto online comporta un aggravio del costo in favore del gestore del servizio

 

INFORMAZIONI

Biglietteria del Teatro 0736 298770 | www.comune.ap.it

AMAT 071 2072439 | www.amat

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