di Raimondo Giustozzi
“A ogni svolta di strada ci sono piccole guerre, / come a ogni svolta del mondo / ci sono le grandi guerre. / A tutte le svolte della nostra vita / possiamo fare o la guerra o la pace. / Ed è per fare la guerra / che noi purtroppo ci sentiamo tagliati. / Ecco, in un attimo, il vicino ci diventa nemico / se non è nostro fratello”. Sono versi di una lunga poesia di Madeleine Delbrêl: “Beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio”, letta da Emilia Bacaro, venerdì ventisei settembre 2025, presso la sala don Lino Ramini di Civitanova Marche, nel corso della serata, dedicata alla conoscenza di Madeleine Delbrêl, assistente sociale, scrittrice, mistica francese, vissuta per più di trent’anni a Ivry sur Senne, periferia povera, a Nord di Parigi, dal 1933 al 1964, testimone di operosità, condivisione con l’umanità più povera di quegli anni, funestati dalla guerra.
“Niente di nuovo sotto il sole”. Anche oggi, quando non si sanno risolvere i contenziosi territoriali tra stati, vedi la guerra in Ucraina, o la convivenza tra realtà etniche diverse tra loro, che insistono in uno stesso territorio, vedi la striscia di Gaza, si ricorre alla guerra, perché non si sa o non si vuole fare altro. È assurdo poi se si pensa, nel caso della questione palestinese, che palestinesi e israeliani provengono dallo stesso capostipite. Ambedue i popoli sono Semiti; non lo sanno o forse a qualcun altro va bene che non lo sappiano; intanto si vendono armi e non importa se nella guerra muoiono uomini, donne e bambini. “Sei ancora quello della pietra e della fionda, / uomo del mio tempo”, avrebbe detto Salvatore Quasimodo, in ambedue gli scenari di guerra.
Dopo questa piccola divagazione storico, letteraria, entriamo nel vivo della serata trascorsa venerdì ventisei settembre 2025, dalle 21,15 alle 23,15, presso la sala don Lino Ramini, di Civitanova Marche, voluta dall’Unità Pastorale San Pietro- Cristo Re, arcidiocesi di Fermo, città di Civitanova Marche. Come da programma, la serata è stata introdotta da don Mario Colabianchi, parroco dell’Unità Pastorale San Pietro- Cristo Re, che ha ricordato brevemente Madeleine Delbrêl come assistente sociale, scrittrice, donna, testimone del Vangelo, mistica, che sapeva coniugare nella vita quotidiana la contemplazione con l’azione, volta a soddisfare, in chi incontrava, i bisogni primari, ma anche il desiderio di felicità insito in ogni uomo o donna di ogni tempo. Emilia Bacaro, attrice, voce recitante, ha aperto l’incontro con la lettura della poesia Beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio, una delle quattro poesie lette nel corso della serata.
Aldo Caporaletti, curatore degli incontri di spiritualità, promossi dall’Unità Pastorale San Pietro- Cristo Re, ha coordinato tutti i diversi momenti della serata.
Madeleine Delbrêl ha lasciato appunti, poesie, conferenze, racconti, ma non testi sistematici. Molti suoi scritti sono ancora da sistemare, ha precisato la prof. ssa Edi Natali, una delle più grandi studiose della mistica francese, la cui vita può essere anche letta anche come una grande biografia di tutto un lungo periodo della storia francese, dall’inizio del Novecento fino agli anni sessanta. Dopo un periodo trascorso all’insegna dell’ateismo dichiarato, per una serie di circostanze, richiamate dalla studiosa, Delbrêl scopre che Dio esiste. Ma non è stata lei a cercarlo. È stato Dio a trovarla. Da assistente sociale, professione esercitata per più di trent’anni a Ivry sur Senne, periferia Nord di Parigi, incontra la povertà materiale di una umanità sofferente. Nella grande metropoli parigina, ai margini della città, nascevano quartieri operai, privi di servizi. L’inurbamento delle masse contadine, che si trasferivano dalla campagna nelle fabbriche, all’inizio del Novecento, era un processo storico irreversibile. Madeleine si era avvicinata al Marxismo negli anni giovanili. Il Comunismo era la forza politica che avrebbe portato la giustizia. La lotta tra oppressi e oppressori si sarebbe risolta in una redenzione dei primi e in una condanna dei secondi. Il Vangelo però parlava di redenzione per tutti. La leva non era la lotta di classe ma il perdono e la misericordia.
Anche i preti operai si erano avvicinati al partito comunista francese e ai sindacati operai, facendo un comune fronte di lotta. Erano diventati delle brave persone ma avevano abbandonato la Chiesa. La tendenza all’alleanza con gli oppressi aveva avuto il sopravvento sulla salvezza. Dopo la conversione, Madeleine vedeva la realtà con gli occhi della fede. La morte di Dio privava l’umanità di ogni riferimento. Era nello stesso tempo la morte dell’uomo. Il nichilismo che l’aveva invasa veniva sostituito dalla contemplazione. Non trovava nel vangelo nessuna parola di odio verso nessuno. Redenzione, perdono, giustizia, accoglienza erano le nuove verità che andava imparando nel servizio verso i più poveri. Racconta un episodio che l’aveva vista protagonista. Le era stato chiesto di portare un pacco di viveri, vestiti e altre cose di prima necessità ad una donna che viveva sola. Salì le scale del condominio. Bussò alla porta. La signora le aprì, lei lasciò il pacco sull’uscio e la salutò. Non fece in tempo ad arrivare all’uscita, che la donna scaraventò per la tromba delle scale il pacco con tutto il contenuto. Delbrêl capì subito dove aveva sbagliato. Era passata sopra alla dignità della persona. Dopo aver compiuto un gesto di carità, occorre sempre chiedere subito perdono. Entrò allora in un fioraio. Comprò un mazzo di rose rosse e le portò alla signora, che da allora in poi rimase l’amica per tutta la vita.
“Andate. Dici a ogni svolta del Vangelo. / Perché per essere con te sulla Tua strada occorre andare / anche quando la nostra pigrizia ci scongiura di sostare. // Tu ci hai scelto per essere in un equilibrio strano. / Un equilibrio che non può stabilirsi né tenersi / se non in movimento, / se non in uno slancio. // Un po’ come una bicicletta che non sta su senza girare, / una bicicletta che resta abbandonata contro un muro / finché qualcuno non la inforca / per farla correre veloce sulla strada” (Madeleine Delbrêl, La spiritualità della bicicletta. Testo scritto tra il 1945 – 1950). Sono alcuni versi di un’altra poesia letta da Emila Bacaro. Questa spiritualità viene citata anche da Papa Francesco nella propria Catechesi dell’otto novembre 2023, attraverso un video proiettato durante la serata. Delbrêl parlava di una chiesa in uscita ottant’anni prima di papa Francesco. La Francia si avviava ad essere un paese di missione già all’inizio del Novecento. La scristianizzazione, la secolarizzazione, l’ateismo erano fenomeni diffusi. L’umanità sofferente si trova sulla strada. È lì che deve stare il cristiano, non in sacrestia. Tutti siamo missionari. Non c’è da prendere nessun battello per andare chissà dove. Missionari senza battello è un suo meraviglioso libro, che fa il paio con un altro non meno bello, Il piccolo monaco, dove Alcide, il protagonista del racconto, ammonisce che il centro del monastero spetta a Dio occuparlo, non al cristiano al quale spetta il compito di brillare di luce riflessa, non di pontificare.
“Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: / sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti, / è l’autobus che passa affollato, / il latte che trabocca, / gli spazzacamini che vengono, / i bambini che imbrogliano tutto” (Madeleine Delbrêl, La passione della pazienza). “In noi si dovrà trovare tutto / il bicchiere d’acqua, il cibo per chi ha fame, / tutto il vero cibo per tutti i veri affamati, / tutti i veri cibi e tutti i veri mezzi per distribuirli, / l’alloggio per i senza tetto, / il pellegrinaggio alle carceri ed agli ospedali, / la compassione per le lacrime, quelle che si devono versare insieme / e quelle di cui occorrerebbe eliminare le cause, / l’amicizia per ogni peccatore, / per coloro che sono malvisti, / la capacità di mettersi al livello di tutte le piccolezze, / di lasciarsi attrarre da tutto ciò che non conta, / e tutto avrà il suo orientamento, la sua pienezza, nella parola “fraterno” (Madeleine Delbrêl Indivisibile amore). Sono altri versi di altre due poesie di Delbrêl, letti da Emilia Bacaro.
Il Cristianesimo non è un’idea filosofica ma è l’incontro con la persona del Cristo. Madeleine ci dice che ogni giorno è un capolavoro da vivere con pienezza, Madre Teresa di Calcutta sollevava il povero tenendo sempre il rosario in mano. Oggi si ha paura di leggere il Vangelo e proporlo, ma è la bussola che deve orientare ogni nostra azione. Non dobbiamo mai portare con noi, quando ci avviciniamo agli altri, nessun bagaglio ideologico. Abramo, pur essendo giunto ad una certa età, accetta di partire verso la terra promessa, ma si incammina verso l’ignoto. La fede è anche l’audacia per capire il nostro tempo. Non c’è da raggiungere nessun martirio, anche quello quotidiano basta per dare testimonianza a chi ci avvicina. Delbrêl nella sua spiritualità si rifà a Charles De Foucauld e a Teresa di Lisieux. Molta poesia della mistica francese l’avvicina ad Alda Merini, Sono due donne diverse tra loro, ma ambedue hanno conosciuto l’inferno della guerra e la poetessa milanese, anche quello del manicomio, ma la loro poesia canta il sogno della libertà ritrovata.
La serata del ventisei settembre dell’anno in corso ha visto la partecipazione di un notevole pubblico. Tutti i presenti hanno apprezzato la conferenza della prof.ssa Edi Natali, le poesie scelte, lette da Emilia Bacaro. Molti gli interventi a sottolineare la profondità dei temi affrontati. Tutto questo è un buon inizio per preparare ancora meglio la serata di venerdì dieci novembre 2025, quando nella stessa sala don Lino Ramini, alle ore 21,15, verrà presentata da Mariangela Maraviglia la figura di David Maria Turoldo, altro grande gigante, testimone di fede e speranza nell’uomo. Darò notizia quanto prima di questa altra serata.
Per avere una conoscenza più approfondita dì Madeleine Delbrêl, rimando alla lettura dei due link qui riprodotti, il primo è una proposta di recensione al libro di Edi Natali, l’altro è una raccolta di poesie di Madeleine Delbrêl.
Libri Edi Natali: Madeleine Delbrêl, fralezza e trascendenza | LO SPECCHIO Magazine
La poesia di Madeleine Delbrêl specchio di una vita donata agli altri | LO SPECCHIO Magazine
Raimondo Giustozzi



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