di Raimondo Giustozzi
Il libro, 121 pagine, scritto da Giuliano Vigini, edito nel 2025 da Il Pozzo di Giacobbe, Gruppo editoriale S.r.l. Cortile San Teodoro, 3- 91100 Trapani, è un prezioso saggio che traccia un percorso del cardinale Robert Francis Prevost, priore generale dell’Ordine Agostiniano, missionario e amministratore apostolico in Perù, prefetto del Dicastero per i vescovi, eletto al soglio pontificio, primo Papa agostiniano nella storia della Chiesa cattolica, con il nome di Leone XIV. Il nuovo Papa, eletto pontefice l’8 maggio dell’anno in corso, si colloca nel solco dei suoi predecessori, Benedetto XVI e Papa Francesco, e non può non rifarsi, come agostiniano, al vescovo di Ippona, Sant’Agostino, suo maestro di spiritualità. “Ci hai fatti per te (Signore) e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te” (Sant’Agostino, Le Confessioni). La citazione è venuta assieme al saluto rivolto ai fedeli, convenuti in piazza San Pietro nel giorno della sua elezione.
L’autore divide il saggio in quattro parti: Nello spirito di Sant’Agostino (pp. 9- 29), Nel solco di Benedetto XVI (pp. 35- 51), L’eredità di Francesco (pp. 57- 83), L’inizio del cammino (pp. 89 – 119). Ogni parte è declinata in diversi capitoli, di differente lunghezza, rispettivamente, sei – cinque capitoli la prima e seconda parte, tredici – nove capitoli la terza e quarta parte. L’annuncio della grazia, l’esercizio dell’amore, il pastore d’anime, i conflitti nella chiesa, il bene supremo della pace, lo spirito di comunità e amicizia sono i capitoli della prima parte.
Un tema prettamente agostiniano è quello della Grazia di Dio, argomento che sarà proprio del nuovo Papa. Un altro tema caro al pensiero agostiniano è quello dell’amore: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Il vescovo di Ippona è conosciuto anche come dottore dell’amore. Un ulteriore tema attorno al quale si è sviluppata tutta l’attività di Agostino è stato quello di “spendersi fino all’ultimo per dare alla sua diocesi la capacità di amare sempre meglio Cristo, la Chiesa e l’uomo” (Ibidem, pag. 13). Agostino da vescovo di Ippona dovette combattere contro le eresie del secolo: Donatisti e Pelagiani. L’agenda del nuovo Papa non è meno impegnativa: guerra in Ucraina e a Gaza, la nuova geopolitica mondiale, i rigurgiti dei nazionalismi, il raggiungimento della pace.
“Nelle tempeste del nostro tempo, i primi pensieri e le prime mosse di Leone XIV andranno alla pace. Ucraina, Gaza e le numerose altre guerre di oggi sono una spina nel fianco troppo dolorosa per l’umanità e per la Chiesa, per ignorare che sin da subito è necessario fare ogni sforzo possibile per dare un contributo alla risoluzione dei conflitti: il Papa anche in questo fa tesoro non solo del messaggio di pace di Cristo, ma anche dell’insegnamento di Agostino, instancabile difensore e promotore di pace. Agostino ha scritto infatti di pace in numerose opere, in particolare nel libro XIX de La città di Dio, ricordando che la pace è il «sommo bene» al quale gli individui, la comunità e lo Stato ardentemente aspirano, perché niente è più bello e gradito della pace” (Il bene supremo della pace, pag. 21, op.cit.).
La seconda parte del libro, Sul solco di Benedetto XVI, è sviluppata attraverso i seguenti capitoli: Agostino il primo dei maestri, il primato di Dio, Conoscere i fondamenti della fede, il senso della Chiesa, la devozione a Maria. “Dopo la Scrittura, Agostino rappresenta certamente per Benedetto XVI il riferimento più assiduo e importante, sia come fonte inesauribile di dottrina, sia come ricchezza di vita spirituale” (Agostino, il primo dei maestri, pag. 35, op.cit.). Benedetto XVI ha posto al centro del proprio pontificato il primato di Dio, tanto da proclamare l’Anno della fede (2012- 2013), fede che si manifesta nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, valore centrale nel pensiero di Sant’Agostino. “Benedetto XVI non ha mancato di stigmatizzare le secche di una fede cristiana appassita ed opaca, svuotata dall’indifferenza e dall’anonimato, ridotta più che altro a una sequenza di riti e abitudini esteriori, senza risonanze profonde nella vita” (Il primato di Dio pag. 40, op.cit.). “La Chiesa è una realtà spirituale dinamica”, nel pensiero del vescovo di Ippona. Nel raccogliere le numerose suggestioni e immagini, proprie di Sant’Agostino, Benedetto XVI non si stanca mai di sottolineare il vincolo tra verità, unità e carità, perché la Chiesa viva e cresca nello Spirito di Cristo” (Conoscere i fondamenti della fede, pp. 44- 45, op.cit.). Per Agostino e Benedetto XVI “La Chiesa si fonda su Cristo e non è, per chi si limita a guardarla dal di fuori, una grande istituzione umanitaria che si spende per il bene dei popoli” (Il senso della Chiesa, pag. 49, op.cit.). “Benedetto XVI non ha mai tralasciato nessuna occasione per mettere in luce il ruolo primario di Maria nella storia della salvezza, riportando il culto mariano alla sostanza di una fede autentica, cristallina, consapevole di sé stessa, al di là di ogni devozionismo emotivo” (La devozione a Maria, pag. 52, op.cit.).
Papa Francesco, avendo scelto il nome del poverello di Assisi, ha messo al centro del proprio pontificato: il legame stretto con il popolo, respirando “l’odore delle pecore”, il volto di una Chiesa missionaria, il mondo come campo della propria azione, la dignità delle persone, testimoniare la gioia del Vangelo, la misericordia di Dio, il cammino di conversione e di santità, l’opzione privilegiata per i poveri, un’idea dell’uomo nello spirito del Vangelo, la pastorale della concretezza, l’impegno per la pace. Sono i capitoli della terza parte, l’eredità di Francesco. Sono temi conosciuti e nella mente di quanti hanno seguito con passione il pontificato di Papa Francesco che “non ha avuto remore, semplificando al massimo, ad andare oltre gli schemi, le barriere, gli stereotipi e le regole della Chiesa stessa – non senza imbarazzo per l’apparato curiale -, pur di riuscire a disegnare l’orizzonte aperto di un nuovo corso della Chiesa” (Un Papa controcorrente, pag. 61, op.cit.).
La quarta parte, L’inizio del cammino, riguarda l’inizio del nuovo pontificato di Leone XIV. La scelta fatta dai cardinali nel conclave è stata una scelta ponderata. È il primo capitolo che anticipa gli altri: Sparire perché rimanga Cristo, al servizio della pace, disarmare le parole, in comunione con le Chiese d’Oriente, pensando ai giovani, le parole della missione, la centralità della dottrina sociale della Chiesa, il manifesto spirituale del pontificato.
“Leone XIII – vissuto in un periodo storico di epocali e dirompenti trasformazioni – aveva mirato a costruire la pace, stimolando il dialogo sociale tra capitale e lavoro, tra le tecnologie e l’intelligenza umana. Anche oggi, nella drammaticità dei problemi che si stanno vivendo (guerre, cambiamenti climatici, disuguaglianze crescenti, migrazioni forzate e contrastate, povertà stigmatizzata, innovazioni tecnologiche dirompenti, precarietà del lavoro e del diritto), la dottrina sociale della Chiesa è altrettanto essenziale per fornire le chiavi interpretative e i principi etici necessari per dirimere le questioni sociali: non per alzare la bandiera del possesso della verità, né in merito all’analisi dei problemi, né nella loro risoluzione, ma per affrontare ponderatamente e con metodo i problemi e le sfide sempre nuove del nostro tempo” (La centralità della dottrina sociale della Chiesa, pag. 116, op.cit.).
Nel discorso agli operatori della comunicazione (12 maggio 2025), Papa Leone XIV li ha esortati ad “accogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana” (Disarmare le parole, pag. 101, op.cit.). Su un altro tema terribilmente attuale, quale quello della guerra che insanguina l’Ucraina e Gaza, ma anche altri paesi nel mondo, il nuovo Papa ha detto: “La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano; perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime; perché gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi” (In comunione con le Chiese d’Oriente, pag. 107, op.cit.).
Curriculum vitae di Giuliano Vigini
Giuliano Vigini, saggista e docente presso l’Università cattolica di Milano, ha dedicato a Sant’Agostino edizioni e saggi, tra i quali la biografia Sant’Agostino. L’avventura della grazia e della carità, con la prefazione del card. Joseph Ratzinger (1988, 2006); l’edizione latina – italiana delle Confessioni (1993 – 1998, 5 voll.; 2001); Sant’Agostino. Dizionario delle opere (Il Pozzo di Giacobbe, 2018); Sant’Agostino. Un ritratto spirituale (2023). Ha pubblicato anche numerosi saggi e antologie sugli ultimi papi, in particolare papa Benedetto XVI e papa Francesco. Collabora a quotidiani e riviste, tra cui Corriere della sera, Avvenire e Vita e Pensiero (Risvolto, quarta pagina di copertina).
Raimondo Giustozzi