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Libri. Nuove recensioni

Fonte internet

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La presidente
Alicia Giménez-Bartlett
Traduzione di Maria Nicola
Romanzo giallo
Sellerio Palermo
2023 (orig. La presidenta, 2022)
Pag. 412 euro 16
Valerio Calzolaio
Valencia e Madrid. Inverno 2020. Il direttore generale della Policía Nacional Juan Quesada Montilla, forte risoluto audace, chiama dalla capitale il dottor Badía, addetto stampa della potente Vita Castellá negli ultimi sei anni della sua presidenza, dimessosi lealmente appena il partito l’aveva messa da parte come uno straccio. Gli ingiunge di non parlare a nessuno di quanto accaduto. Badía stava accompagnando a Valencia la ex presidenta della Comunità Valenciana, dove lei doveva presentarsi sola davanti alla corte suprema, intuitivamente per rivelare brutte storie; quando la mattina era andato a svegliarla nel lussuoso albergo (dove avevano preso stanze separate, ovviamente come sempre, oltretutto lei lesbica, lui gay) aveva rinvenuto il cadavere; nessun’altro poi era potuto entrare nella camera. Quesada ribadisce che l’intera vicenda va considerata un segreto di stato e, angosciato, va a parlare col ministro dell’Interno, cui si era negato. Sa che è un omicidio (avvelenamento col cianuro), una cameriera le aveva portato il caffè lasciandolo sul vassoio. Non sanno chi è stato ma chiunque possa essere quasi certamente è dei “loro”, meglio non scoprirlo, esiste una schiera di scheletri in moltissimi armadi del partito. Devono riuscire a nascondere tutto: parlare d’infarto nella versione ufficiale, lasciare il caso lontano da Madrid, far svolgere le indagini a qualche incapace. Berta e Marta Miralles sono due sorelle giovanissime appena uscite dall’Accademia di Polizia, certo inesperte, probabilmente malleabili, in apparenza l’ideale. Invece no: acquisiscono fin da subito che devono far finta di non capire niente e di far poco per individuare davvero colpevoli e mandanti. Non tutto potrà essere svolto secondo le regole, certo, andranno corsi rischi di salute e professione, la scia di sangue potrebbe non terminare. Scopriamolo.
La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai quasi sessantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli, sempre attenta al femminismo e ai diritti civili. Qui inaugura una nuova serie con due acute investigatrici alle primissime armi dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón. Di loro l’autrice non fornisce mai una descrizione fisica (magre però), presentandole comunque come l’una caratterialmente l’opposta rispetto all’altra, pur accomunate da nomi brevi e poco tradizionali (scelti dalla madre), dai medesimi senso della giustizia e sogno della polizia, spesso necessariamente conviventi e ora relegate in un minuscolo ufficio. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa (con un medico di dieci anni più grande e già impegnato), dedicandosi così poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. Ogni tanto tornano al paesino (il figlio minore Sebastià segue le orme paterne) ma sono molte concentrate sul caso della presidenta (da cui il titolo), in modo di generare movimenti che facciano affiorare indizi e individuare vaghe piste, che nascondono fra le pieghe delle note informative inviate al misogino e pensionando giudice, piene di descrizioni, dialoghi, omissioni, frottole (tanto lui non le leggerà fino alla soluzione finale). Il Partito Popolare fa una pessima giustificata corrotta figura. I personaggi spesso “finiscono per andare dove vanno tutti in Spagna, in ogni situazione: al bar” (come in Italia). Poco convincente all’inizio, il romanzo presto decolla, intrattenendoci con ironia e curiosità. L’agua de Valencia andrà provata (arance spremute, spumante, vodka); vino (Alicante), birra (gelata) whiskini (in emergenza) più abituali.

v.c.

Recensione Librerie d’Italia

Librerie d’Italia. Dai negozi storici ai librai indipendenti fino alle grandi catene moderne. L’evoluzione della vendita dei libri nel nostro paese
Vins Gallico
Letteratura
Newton Compton Roma
2022
Pag. 287 euro 14,90
Valerio Calzolaio

Italia. Da un paio di secoli. La più antica libreria risale probabilmente a prima dell’Unità, è la Bozzi/Beuf di Genova, là per le magnifiche “strade nuove” del centro storico (patrimonio dell’umanità Unesco), fra via Cairoli 2/r e (oggi) via San Siro 28/r.  Verso il 1810 Marc Antoine Beuf, giovane francese in una famiglia d’origine ebraica, commesso di un’autorevole tipografia, ha l’idea e la realizza con il padre René. Applicando il principio di casa e bottega, aprono prima una cartoleria specializzata, che presto si trasforma in un negozio di strumenti scientifici e nautici e poi in una libreria, inizialmente di carattere scientifico, tecnico e marittimo. Il vasto catalogo del 1833 contiene già molte ulteriori opere di letteratura e di intrattenimento; del resto, nel negozio leggere è permesso, anzi è consigliato, una sana abitudine. Dopo discreti successi, nobili frequentazioni e sopraggiunte complicazioni con le generazioni successive, nel 1930 la libreria cambia ragione sociale e diventa Bozzi, il quale Mario inaugura nel 1952 i locali rinnovati, finché nel 2018 i nipoti si spostano a pochi metri di distanza. Non è l’unica libreria pioniera “sempreverde” che ha incredibilmente resistito dall’Ottocento fino a oggi, visitarle è gustoso. Escludendo quelle antiquarie, si possono citare e narrare: Nanni a Bologna, Fiaccadori a Parma, Gozzini e Gonnelli e ancora Gioberti a Firenze, Bocca a Milano (addirittura 1775?), Canova a Treviso, Goggia ad Asti, Montan a Motta di Livenza, Moneta a Savona, Luxemburg a Torino, Galla a Vicenza, Tombolini e Cesaretti a Roma, Prampolini a Catania, Alterocca a Terni, Fogola ad Ancona, Ghibellina a Pisa, La Bassanese a Bassano del Grappa.
L’ottimo scrittore, libraio e traduttore Vins Gallico (Melito Porto Salvo, Reggio Calabria, 1976) realizza un’intelligente scelta letteraria: portarci a curiosare nei luoghi dove persone in presenza mostrano e vendono libri cartacei ad altri sapiens. Le librerie racchiudono mito e realtà, ovvero sono esercizi commerciali e spazi simbolici, negozi di merci e contenitori di sogni, meta individuale e luoghi sociali. Conseguentemente, fare il libraio è un mestiere con aspetti romantici, che richiede molto sforzo e ripaga con soddisfazioni difficilmente quantificabili, anche perché se lo si quantifica dal punto di vista economico è forse meglio cambiare lavoro. Il volume elenca le schede sintetiche di oltre cento antiche librerie “indipendenti” oggi ancora aperte, una raccolta di vicende dal sapore artigiano e di frammenti di storia italiana. Si parte dai primi argonauti con la ventina di citate librerie storiche dell’Ottocento, spesso legate ad altre attività come stamperia o rilegatura. Anche perché: in quanti erano in grado di leggere un testo all’epoca? Con il Novecento il livello di alfabetizzazione aumenta, l’unità nazionale prevede una lingua unica, la scolarizzazione implica una necessità di distribuzione. Lentamente l’editoria si trasforma in un meccanismo industriale e parcellizzato, sorgono postazioni “ideologiche” di vendita, si sviluppano e prendono sempre più piede librerie legate all’editore (le oltre 15 “catene” sono descritte brevemente e cronologicamente a partire dalle case editrici). Il documentato viaggio di Gallico prende in considerazione circa 85 librerie rilevanti aperte dal secolo scorso e termina all’inizio degli anni Novanta, considerando dunque le librerie che oggi hanno più di trent’anni. In appendice materiali utili: alcune librerie “che non ce l’hanno fatta”, ora chiuse ma storicamente importanti (statistiche indicano che fra il 2016 e il 2022 hanno chiuso 2500 librerie); un capitolo conclusivo con librerie recenti e curiose, che si candidano a sopravvivere per i prossimi anni, uno scandaglio fatto regione per regione (dalla Sardegna al Piemonte), ovviamente parziale, precario e discutibile; l’albo delle centinaia di librerie di qualità 2021-2023 (impreciso per quanto riguarda le Marche). Emerge uno spaccato stimolante e affascinante del complicato (e talora perverso) rapporto fra scrittura, editoria, distribuzione, commercio cartaceo e lettura cartacea.

v.c.

Recensione Taddeo in rivolta
Taddeo in rivolta
Stefano Amato
Noir
Marcos Y Marcos
2022
Valerio Calzolaio
3

Cirasa, Sicilia. Un recente inizio di giugno. Il 32enne Taddeo Giuffrida sta traslocando di nuovo a casa della madre Eva Marino, poliziotta quasi 60enne prossima alla pensione, dopo aver abbandonato la stanza che occupava in quella del padre avvocato 64enne Gaetano, fissato con la caccia e le automobili, che aveva appena messo incinta Connie ovvero la nuova fidanzata Consuelo, bella trentacinquenne dalla pelle scura (del Belize), subito trasferitasi per convivere. Successivamente alla separazione dei genitori era rimasto dalla madre solo fino alla maggiore età, poi con il padre nei quattordici anni successivi, durante l’università (laurea in filosofia a ventisei anni), il periodo delle supplenze alle medie come insegnante di lettere e ora da nullafacente, quietamente disperato e indifferente a tutto. Sovrappeso (un quintale circa), non ha amici né una ragazza né un hobby, quasi calvo con un occhio pigro che vaga a caso nell’orbita dietro la lente degli occhiali, non ha mai fatto davvero l’amore con una donna, sempre triste, piange spesso. Gli restano pochi indumenti, qualche effetto personale e i libri che porta sempre con sé e rilegge spesso: l’opera omnia di Camus, Nietzsche, Schopenhauer, Kierkegaard, Sartre, qualche antico romanzo. Prova a condividere qualcosa con la madre, il 10 giugno una gita sul bastione dove lei fa yoga (e lui invece lì decide di suicidarsi, subito o presto), il 7 luglio una cena al ristorante vegano. Tuttavia, proprio quella sera accade la svolta: vede un delinquente quarantenne, noto provocatore violento, rovinato dall’alcol e dalla droga, prendere a pugni per l’ennesima volta un esile ragazzo gay e decide di ammazzare il cattivo attraverso un delitto perfetto. Sarà costretto a programmare ogni particolare, a dare quell’unico discutibile senso alla propria vita e forse a scatenare un putiferio.
Proprio riuscito il nuovo romanzo dell’ottimo scrittore siciliano, già libraio e promotore di riviste letterarie, Stefano Amato (Siracusa, 1977). Il titolo collega il protagonista ad Albert Camus, anche in esergo e ripetutamente citato: L’Homme révolté. Essais è una raccolta no fiction del 1951, spiega i vari tipi di ribellione e di moti rivoluzionari. L’uomo in rivolta si rivela, pertanto, quando finalmente “dice no”. Matteo aveva sottolineato e cerchiato alcuni dei passi cruciali di Camus e di quel testo, inizia così a darsi un nuovo mortale vitale obiettivo e costituirà magari un’occasione o una suggestione anche per altri, sull’isola e in continente: un vero e proprio movimento di rivolta? La crudeltà affascina ed è onnipresente sui social, Taddeo si domanda che razza di adulti possano diventare i giovani suoi studenti, la prima generazione nella storia dell’umanità a essere sottoposta quotidianamente a quei video ad alta definizione di violenza (per non parlare del sesso) reale, senza il velo consolatorio della fiction, quella che invece ama lui, leggendo tanto. Vivremo allora con lui tanti mesi di pensieri, riletture e fatti conseguenti, incrociando ovviamente complicità e contrasti, una dinamica illegale e un’indagine poliziesca, con alterni punti di vista su vittime, colpevoli, giustizieri, investigatori, criminali. La città ha il nome inventato di Cirasa e certo s’intuisce: non particolarmente piccola, con un antico teatro greco e una grande squadra mobile. Vino bianco, ma se possibile si compra il rosso syrah. Classici sudamericani a Capodanno.

v.c.
Giustizieri
https://it.wikipedia.org/wiki/Siracusa

Recensione Asinara

Asinara, mosaico di popoli. Campo di concentramento prigionieri di guerra 1915-1920
Marisa Porcu Gaias
Storia
Edes Cagliari
2022
Pag. 174 euro 20 (illustrato)
Valerio Calzolaio

Asinara. Un secolo fa. La meticcia isola carcere (dal 1885) divenne prigione militare durante la prima guerra mondiale per combattenti e profughi di varia origine, le cosiddette nazionalità oppresse, persino tirolesi, russi e ucraini, oltre che italiani disertori. L’odissea degli internati austroungarici iniziò nel 1915 e si concluse ufficialmente nel 1919, continuando, seppure in forme differenti, nel 1920. In “Asinara, mosaico di popoli” la studiosa Marisa Porcu Gaias (Cagliari, 1947), nota ricercatrice di Storia dell’Arte e dell’Architettura, propone un’ottima sintesi delle vicende del campo di concentramento, fra i più grandi d’Italia. La coinvolgente narrazione è basata su un’accurata ricerca archivistica e arricchita da cospicua documentazione fotografica. Emergono l’utilizzo lavorativo dei prigionieri in Sardegna, il loro ritorno al fronte, in taluni casi, nello schieramento opposto a quello originario, il ruolo della Chiesa nazionale e locale nell’assistenza ai prigionieri.

v.c.

Recensione Perché l’amore tocchi terra

Perché l’amore tocchi terra
Wendell Berry
Traduzione e cura di Riccardo Duranti
Fotografie di Alessandro Ciaffoni
Poesia e fotografia
Lindau Torino
2022
Pag. 243 euro 24
Valerio Calzolaio

Campagne di Kentucky e Marche. Poco tempo fa. A partire dalla sua fattoria nella Contea di Henry sulle rive del fiume Kentucky, il grande romanziere, agricoltore e poeta, attivista ecologista pacifista e critico civile Wendell Berry (1934) ha sempre intrecciato agricoltura, letteratura e impegno, meticolosamente alternando lavoro fisico e pratica narrativa, in particolare almeno una poesia nelle domeniche dal 1979 a oggi, una settimanale “liturgia del selvatico”. Un vivace festival culturale delle Marche meridionali ha promosso l’accostamento fra una raccolta di testi e liriche di Berry e alcune immagini locali del giovane fotografo Alessandro Ciaffoni, ne è scaturita l’idea di un volume: “Perché l’amore tocchi terra”. Nella prima e terza parte poesie dello scrittore americano tratte da varie raccolte, a sinistra versione inglese, a destra traduzione; nella seconda parte foto dei lavoratori e di animali delle piccole aziende agricole della regione; splendido e curato connubio.

v.c.

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