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PASOLINI: IL DIALETTO COME OPPOSIZIONE AL POTERE FASCISTA

Poesie a Casarsadi Raffaello Tontodonati

Ottant’anni fa, il 14 luglio 1942, Pasolini pubblicava a Bologna “Poesie a Casarsa” il volume d’esordio, scritto in dialetto friulano, del grande artista bolognese di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita

Parlare di Pier Paolo Pasolini, non è mai facile anche perché fu un artista veramente poliedrico: poeta, scrittore, drammaturgo, giornalista, regista e sceneggiatore è certamente da annoverarsi tra i maggiori intellettuali italiani del secondo dopoguerra, ed è giusto che in occasione del centenario della sua nascita di (1922-2022), in tutta Italia, a partire dalla sua Bologna la città dove è nato, lo si celebri con mostre e manifestazioni varie che ne recuperino il pensiero e il genio. L’occasione del Centenario è servita anche per riaprire un discorso molto caro a Pasolini: l’attualità e la forza del dialetto come “lingua pura per la poesia”. L’occasione per fare il punto sull’eredità dialettale di Pasolini sono gli ottant’anni della pubblicazione del volume “Poesie a Casarsa” una raccolta di quattordici componimenti scritti da Pasolini utilizzando il dialetto friulano, l’idioma materno, e pubblicato a sue spese il 14 luglio 1942 presso la Libreria Antiquaria Mario Landi di Bologna.  Negli anni in cui il fascismo spingeva per decretare la morte del dialetto come lingua di cultura a favore della lingua italiana, Pasolini sfidava il potere andando contro corrente e dichiarando di vedere “nel dialetto l’ultima sopravvivenza di ciò che ancora è puro e incontaminato”, e incoraggiando con questo suo volume d’esordio altri poeti a seguirlo nella scelta di utilizzare il dialetto come lingua per i loro versi. Proprio per questa passione e competenza per i dialetti, nel 1951 Pasolini ricevette dall’editore Ugo Guanda l’incarico di realizzare un’antologia della poesia dialettale per la cui realizzazione girò l’Italia in lungo e in largo avvalendosi di consulenze prestigiose. L’opera ottenne un notevole successo e per i poeti dialettali Pasolini divenne il principale punto di riferimento nazionale. La conferma dell’interesse di Pasolini ai poeti dialettali la troviamo ben documentata nel volume “La biblioteca di Pier Paolo Pasolini”, a cura di G. Chiarcossi e F. Zabagli, (2017), dove un intero capitolo è riservato alle pubblicazioni in dialetto presenti nella biblioteca romana di Pasolini. Sono ben 119 i poeti dialettali in elenco, molti di questi hanno un solo volume, alcuni sono presenti con più opere. Per questa sua continua raccolta di informazioni Pasolini si avvaleva di amici referenti sparsi su tutto il territorio nazionale, come ad esempio Leonardo Sciascia per i poeti dialettali siciliani. Uno dei contatti bolognesi era il poeta Antonio Rinaldi, che fu professore di Pasolini al Liceo Galvani di Bologna, fu Rinaldi, verso la fine degli anni ’60 a segnalargli il poeta Giuseppe Tontodonati, abruzzese di nascita e bolognese di adozione, che nonostante vivesse a Bologna dal 1959 esordì nel 1968 con il volume “Storie paesane” scritto in dialetto abruzzese e pubblicato anche questo a Bologna con la storica casa editrice “Azzoguidi”,  la storica tipografia dove ebbe sede la prima redazione de “Il Resto del Carlino”, volume al quale proprio Rinaldi fece la prefazione. Sia il volume “Storie paesane” che il secondo volume di Tontodonati “Dommusé” sono recensiti nella “biblioteca di Pasolini”. Tra i poeti dialettali presenti nella biblioteca romana che hanno raggiunto una visibilità internazionale si segnalano tra gli altri il romagnolo Tonino Guerra, lo sceneggiatore prediletto da Fellini presente con cinque volumi, il lucano Albino Pierro, più volte candidato al Nobel per la Letteratura presente con quattro volumi e il siciliano Ignazio Buttitta con sei volumi.

Raffaello Tontodonati (secondogenito del poeta Giuseppe Tontodonati).

 

 

 

Antonio Rinaldi per una biografia

All’interno del progetto “Mappa degli scrittori a Bologna tra ‘800 e ‘900” promosso dalla “Biblioteca Salaborsa” di Bologna, c’è una pagina dedicata al poeta Antonio Rinaldi che a Bologna studiò e visse per lungo tempo. Il volume “Giuseppe Tontodonati un poeta nella Bologna del secondo ‘900” è stato recentemente inserito tra la bibliografia di riferimento per il profondo sodalizio culturale tra i due poeti, fu Rinaldi a “scoprire” Tontodonati, che viene ampiamente ricordato all’interno del volume.

Nasce nel 1914 a Potenza. Si trasferisce a Bologna fin dall’infanzia, dove si laurea in Lettere. Segue le lezioni dello storico e critico d’arte Roberto Longhi.

Nel 1937 comincia a insegnare al liceo Galvani ed ha come allievi Pier Paolo Pasolini e Luciano Serra. Il primo ricorderà in una intervista che, grazie a una poesia di Rimbaud letta durante una sua lezione, scattò in lui l’antifascismo. La circostanza sarà ribadita da Serra:

Ebbe come supplente di storia dell’arte Antonio Rinaldi, che aveva sette anni più di Pier Paolo e lesse agli allievi Rimbaud come lezione civile e voce di libertà.

Nel 1938 esordisce con La Valletta (Guanda), raccolta di liriche di ascendenza pascoliana. Ne dedica una copia a Giorgio Morandi per il Natale 1941.

Nel 1940, tramite Carlo Ludovico Ragghianti, entra nel Partito d’Azione e da quel momento si impegna nella Resistenza. Nel maggio del 1943 è arrestato come sospetto antifascista. Nella sua casa in via Fondazza i fascisti trovano parecchio materiale divulgativo di “Giustizia e Libertà”.

La stessa sorte tocca a Francesco Arcangeli, Giancarlo Cavalli, Cesare Gnudi e al pittore Morandi. Rimane detenuto nel carcere di San Giovanni in Monte fino alla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943.

Durante la guerra è redattore capo del “Corriere del Po”. Ricorderà ancora Luciano Serra che “l’esile e occhialuto Rinaldi … verrà il 14 luglio 1944 arrestato con me dalle SS toscane e portato in carcere a Parma (eravamo entrambi aderenti al Partito d’Azione)”.

Nel 1945 sposa Liliana De Astis, che morirà sette anni dopo per una grave malformazione cardiaca. Nel dopoguerra torna all’insegnamento e all’attività giornalistica, collaborando con “L’Unità”, “La Nazione” e “Il Resto del Carlino”.

Con l’opera La notte vince nel 1947 il Premio Serra. La raccolta Poesie esce per Mondadori nel 1958, con prefazione di Giuseppe Raimondi. L’età della poesia (Vallecchi, 1969) riunisce l’ultima sua produzione poetica.

Nel 1960 è eletto consigliere a Ferrara per il Partito Socialista. Muore a Firenze nel 1982.

Francesco Arcangeli maestro e fratello, atti del convegno L’opera e la memoria di Francesco Arcangeli, Palazzo Magnani, Bologna, 12 novembre 2015 e successivi contributi, a cura di Andrea Emiliani, Bologna, Accademia Clementina (ecc.), 2018, p. 22, 27

Pompilio Mandelli, Via delle Belle Arti, ed. accr. e corretta, San Giorgio di Piano, Minerva Edizioni, 2002, p.  261, nota 1

Andrea Paolella, Luciano Serra, I luoghi di Pasolini, Cinisello Balsamo, Silvana, 2010, pp. 10-11

Antonio Rinaldi, L’età della poesia, Firenze, Vallecchi, 1969

Raffaello Tontodonati, Giuseppe Tontodonati. Un poeta nella Bologna del secondo ‘900. Scritti, poesie e testimonianze, s.l., il mio libro self publishing, 2020

Luoghi

Cerca sue opere nel catalogo:

  • catalogo Biblioteca Sala Borsa

Fonte: https://www.bibliotecasalaborsa.it/autori/antonio_rinaldi

 

Raffaello Tontodonati

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