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Destinati alla guerra Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?

Destinati alla guerradi Raimondo Giustozzi

Graham Allison, professore emerito presso l’Università di Harvard, nel saggio “Destinati alla guerra”, si chiede se gli Stati Uniti d’America e la Cina possano sfuggire alla “trappola di Tucidide”. Con questa espressione, l’antico storico greco, riletto oggi anche da Xi Jinping, spiegava come l’antica rivalità tra Atene e Sparta sfociò ineluttabilmente in una trappola mortale: “La crescita della potenza ateniese e il timore, che ormai incuteva agli spartani, resero inevitabile il conflitto”. Lo scontro tra le due città – stato interessava degli spazi geografici circoscritti alla Grecia, all’Asia minore, alla Sicilia e qualche altro lembo del Mediterraneo. La guerra del Peloponneso (V secolo a. C.) travolse Atene, Sparta e l’intera Grecia. La rivalità tra le due “superpotenze” si arricchiva anche di una dimensione aggiuntiva, una sfida tra “modelli di civiltà”. Atene incarnava la democrazia, Sparta la forza militare. Le analogie con le due città del passato, per alcuni storici, continuano anche oggi. Le liberaldemocrazie occidentali si considerano le eredi di valori “ateniesi”. Regimi autoritari e nazionalisti sembrano emulare invece il modello “spartano” dove l’individuo deve scarificare i propri diritti nel nome dell’interesse collettivo.

Graham Allison ha coniato l’immagine della trappola per indicare che a volte i leader delle potenze rivali si lasciano trascinare in un vortice di decisioni senza calcolarne le conseguenze finali, per cui sono catturati in un percorso di azioni e reazioni, mosse e contromosse che conducono fino alla guerra, di cui nessuno può prevedere l’esito. Emblematico da questo punto di vista fu il primo conflitto mondiale. Alla sua conclusione, il cancelliere tedesco Bethmann – Hollweg disse: “Ah, se solo l’avessimo saputo”. Era successo che per quattro lunghissimi anni che avevano causato morte e distruzione, gli attori principali della prima guerra mondiale avevano perso tutto ciò che per cui avevano lottato: l’Impero Austro – Ungarico si era dissolto, il Kaiser tedesco deposto, lo zar detronizzato, la Francia privata del sangue di un’intera generazione, l’Inghilterra spogliata del proprio tesoro e della propria gioventù. E tutto questo per che cosa? Se solo l’avessimo saputo (Ibidem, introduzione, pp. 15 – 23).

Quasi mezzo secolo dopo, questa frase di Bethmann – Hollweg tormentò non poco il giovane presidente americano John F. Kennedy, appena quarantacinque anni e al secondo anno del proprio mandato. Nel culmine dei missili di Cuba bastava che avesse pigiato sul pulsante di un arsenale nucleare in grado di sterminare nel giro di pochi minuti centinaia di milioni di esseri umani. Uno slogan dell’epoca dichiarava: “Meglio morti che rossi”. Kennedy rigettò questa conclusione, affermando: “Il nostro obiettivo deve essere non la pace al prezzo della libertà, bensì la pace quanto la libertà”. Il punto era come lui e la sua amministrazione potessero ottenere la pace e la libertà.

Il confronto tra Kennedy e il suo omonimo presidente dell’Unione Sovietica Nikita Kruscev fu un vero e proprio braccio di ferro. Il giovane presidente americano e il suo segretario alla difesa, Robert McNamara ricorsero a tutta una serie di procedure organizzative per ridurre al minimo gli incidenti e gli errori. Nonostante le accortezze, gli storici hanno individuato una dozzina di situazioni durante le quali si fu sull’orlo del conflitto nucleare, episodi che erano ben al di fuori del controllo di Kennedy e della sua amministrazione. L’ecatombe fu scongiurata perché in entrambi gli schieramenti prevalsero le ragioni della pace e del confronto a distanza.

Graham Allison sostiene nel saggio in questione che nel corso degli ultimi cinquecento anni, su sedici casi studiati, per ben dodici volte ci fu guerra tra la potenza emergente e quella dominante. Solo quattro volte non si ricorse alle armi. Gli imperi portoghese e spagnolo, nel XVI secolo, hanno evitato la trappola di Tucidide perché uniti da valori comuni. Il papa stesso, Alessandro VI, di discendenza spagnola, ebbe un ruolo di primo piano nel mediare le rivalità coloniali tra le due potenze che si fronteggiavano sul piano economico e militare. Si arrivò al trattato di Tordesillas del 1494, in base al quale (pag. 267) si stabilì che la linea di demarcazione tra le due potenze, Portoghese e Spagnola fosse fino al 46° meridiano. Il trattato garantiva al Portogallo l’accesso alle rotte commerciali verso l’India e l’Africa, alla Spagna andava il dominio di tutte le terre che si trovavano ad Ovest del 46° meridiano: il Brasile andava al Portogallo, l’Argentina alla Spagna

All’inizio del ventesimo secolo non ci fu guerra tra la potenza dominante, il Regno Unito, e quella emergente, gli Stati Uniti d’America. “Negli ultimi decenni del XIX secolo, il potere economico degli Stati Uniti era cresciuto al punto di superare quello dell’impero più importante al mondo, il Regno Unito e la sua flotta il espansione stava diventando un rivale potenzialmente preoccupante per la Royal Navy. Allorché gli Stati Uniti stavano imponendo la loro supremazia nell’emisfero di loro interesse, la Gran Bretagna, impegnata a fronteggiare le minacce più immediate e dovendo badare a un impero coloniale di vasta portata, non poté che adeguarsi all’ascesa dell’America. Le concessioni britanniche consentirono agli Stati Uniti di ottenere pacificamente la supremazia nell’emisfero occidentale. Questo grande avvicinamento gettò le basi per l’alleanza fra Stati Uniti e Regno Unito in due guerre mondiale e per un rapporto speciale duraturo, che entrambi le nazioni oggi danno per scontato” (Ibidem, pag. 291). Tra le due nazioni, una dominante, l’altra emergente non scattò la trappola di Tucidide e non scoppiò nessuna guerra.

Non ci fu ugualmente nessuna guerra tra Stati Uniti, potenza dominante e l’Unione Sovietica, potenza emergente tra gli anni quaranta e ottanta del 1900, per il dominio globale. “All’indomani della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti si imposero come l’indiscussa superpotenza mondiale. Controllavano infatti metà del PIL mondiale, possedevano formidabili forze militari convenzionale e detenevano il monopolio dello strumento più distruttivo che l’umanità avesse mai costruito: la bomba atomica. L’egemonia americana, tuttavia, trovò ben presto un avversario nel suo alleato durante la seconda guerra mondiale: l’Unione Sovietica. Sebbene abbia vissuto di forti tensioni, la guerra fredda  rappresenta uno dei più grandi esempi di successo della storia nell’evitare la trappola di Tucidide. Grazie infatti allo sviluppo di strumenti per la competizione al di fuori del conflitto armato, le due potenze riuscirono a gestire pacificamente la più grande lotta di potere della storia” (Ibidem, pag. 301).Tutto questo è messo in discussione dall’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, guerra tuttora in corso dagli esiti imprevedibili. Dopo le due guerre cecene, l’occupazione della Crimea, parte integrante del territorio ucraino, Putin sembra voler risuscitare l’Unione Sovietica o finanche l’impero zarista.

Dagli anni novanta del secolo scorso ad oggi, il confronto tra il Regno Unito e la Francia da un lato, le due potenze dominanti e la Germania, la potenza emergente, non ha portato a nessuna guerra. Il problema del contendere era il dominio politico sull’Europa. “Alla fine della guerra fredda, molti credevano che una Germania finalmente riunificata sarebbe tornata alle sue vecchie ambizioni egemoniche. Benché avessero ragione a ritenere che la Germania fosse destinata a ritrovare un ruolo egemone in Europa sia in ambito politico che economico, va detto tuttavia che la sua ascesa è rimasta un evento benigno. La consapevolezza di come la trappola di Tucidide avesse in passato avviluppato il paese ha spinto i leader tedeschi a cercare un nuovo modo di esercitare il proprio potere e la propria influenza, mettendosi alla guida di un ordine economico integrato anziché attraverso il dominio militare” (Ibidem, pag. 303).

 

Oggi la Germania e l’Italia pagano più di tutte le altre nazioni europee per il ricatto della Federazione Russa nel versante delle risorse energetiche, gas e petrolio, a seguito della guerra scellerata condotta da Mosca contro l’Ucraina. Le sanzioni economiche contro il Cremlino hanno scatenato pari sanzioni contro gli stati dell’Unione Europea. Il ricatto energetico russo è particolarmente pesante verso la Germania che dipende dagli approvvigionamenti russi.

Negli altri dodici casi, studiati da Graham Allison, è scattata sempre la trappola di Tucidide e è stata guerra tra la potenza dominante e quella emergente. Il dossier delle guerre, il motivo che le hanno scatenate, viene riportato nell’appendice N° 1 (Ibidem, pp. 265 – 305). Ci fu guerra nella prima metà del XVI secolo tra la Francia e gli Asburgo per il dominio sui territori dell’Europa occidentale. Nuova guerra ci fu tra il XVI e XVII secolo tra gli Asburgo e Impero Ottomano per il dominio sui territori dell’Europa centrale e orientale e per il controllo marittimo sul Mediterraneo. La trappola di Tucidide scattò nella prima metà del XVII secolo tra gli Asburgo e la Svezia per il controllo via mare e via terra sull’Europa settentrionale. Ci fu guerra dalla metà alla fine del XVII secolo tra la Repubblica delle Province Unite e Inghilterra per l’impero, il controllo dei mari e per il commercio globale. Ancora guerra dalla fine del XVII secolo alla metà del XVIII secolo tra Regno Unito e Francia per il dominio sui mari e sui territori dell’Europa. La trappola di Tucidide scattò ancora alla fine del XVIII secolo e inizio del XIX secolo tra Regno Unito e Francia sempre per il dominio sui mari e sui territori dell’Europa. Alla metà del XIX secolo scoppiò la guerra tra Regno Unito e Francia contro la Russia per l’impero globale, influenza sull’Asia centrale e sul Mediterraneo orientale. Alla metà del XIX secolo, di nuovo guerra tra Francia e Germania per il dominio su alcuni territori dell’Europa (Alsazia – Lorena, 1870). Alla fine del XIX secolo e inizio del XX secolo, Cina e Russia si scontrarono contro il Giappone per il dominio sui mari e sui territori dell’Asia orientale. Ci fu nuovamente guerra nel 1914- 1918 (primo conflitto mondiale) tra Regno Unito con il sostegno della Francia e della Russia contro la Germania per il dominio sui territori dell’Europa e il controllo di tutti i mari del globo. Alla metà del XX secolo, 1939 – 1945 (seconda guerra mondiale) di nuovo guerra tra Unione Sovietica, Francia e Regno Unito contro la Germania per il dominio sui territori e sui mari dell’Europa. Contemporaneamente alla guerra in Europa, in Asia si scatena la guerra tra gli Stati Uniti e il Giappone  per il controllo marittimo e per l’influenza nella regione Asia – Pacifico.

Oggi la Cina è una super potenza economica mondiale. Il suo sviluppo economico la sta trasformando anche in un formidabile rivale politico e militare degli Stati Uniti. La domanda cruciale in merito all’ordine globale è se la Cina e gli USA possano sfuggire alla trappola di Tucidide. In primo luogo, continuando sulla traiettoria attuale, nei prossimi decenni la guerra tra gli Stati Uniti e la Cina non sarà solo possibile, ma molto più probabile di quanto attualmente riconosciuto. Difatti, stando ai documenti storici e guardando come si sono risolte in passato le controversie internazionali nei dodici casi studiati da Graham Allison, sembra che “Le probabilità di una guerra tra le due nazioni sono maggiori di quelle contrarie. Inoltre, sottovalutando il pericolo non facciamo altro che aumentarne il rischio. Se i leader a Pechino e a Washington continueranno ad agire come hanno fatto negli ultimi dieci anni, quasi certamente gli Stati Uniti e la Cina finiranno in guerra. In secondo luogo, la guerra non è inevitabile. La storia dimostra che le maggiori potenze dominanti possono gestire e rapporti con i propri rivali, anche quelli che minacciano di superarle, senza innescare un conflitto. I documenti che attestano questi successi, così come i fallimenti, offrono oggi numerose lezioni per gli uomini di stato. Come ha osservato George Santayana, solo coloro che non studiano la storia sono condannati a ripeterla” (Ibidem, pag. 21).

In mezzo, tra il nostro presente che ci preoccupa e il futuro ancora più fosco, c’è l’insensata guerra della Federazione Russa contro l’Ucraina scatenata da Putin per una serie di motivi, alcuni comprensibili ma non giustificabili, il paventato allargamento della Nato verso Est con l’ingresso dell’Ucraina, mai avvenuto, altri motivi sono riconducibili al desiderio di far rinascere l’Unione Sovietica o l’impero zarista. L’operazione denazificazione di uno stato sovrano come l’Ucraina è un pretesto del tutto inventato. Se da una parte c’è un nazionalismo russo che pensa anche al colonialismo e all’imperialismo, sovietico o zarista non fa differenza, dall’altro c’è un nazionalismo ucraino che difende il proprio territorio dall’aggressione, con costi disumani in termine di vite umane, città rase al suolo, come lo è stato per Grozny in Cecenia. Qual è il nazionalismo buono e quale quello cattivo? Quello russo ha aggredito, quello ucraino difende il proprio stato (N.D.R).

Piano dell’opera

La prima parte del saggio fornisce una sintesi succinta dell’ascesa della Cina (pp. 27 – 48). Tutti sanno della crescita cinese, ma sono in pochi ad averne compreso la grandezza o le conseguenze. Per parafrasare l’ex presidente ceco Vàclav Havel, è successo tutto così in fretta che non abbiamo ancora avuto tempo di esserne sbalorditi.

La seconda parte (pp. 51 – 109) situa i recenti sviluppi nelle relazioni Cina – Stati Uniti all’interno della cornice più ampia della storia. Questo non solo ci aiuta a comprendere gli eventi attuali, ma ci fornisce anche indizi sulla direzione che stanno prendendo. La rassegna dei fatti  storici si spinge indietro nel tempo, fino a 2.500 anni fa, quando la rapida crescita di Atene turbò il dominio di Sparta, città dalle tradizioni militari, portando alla  guerra del Peloponneso.

Nella terza parte ( pp. 113 – 210) ci si domanda se gli andamenti attuali nei rapporti tra Cina e America si debbano interpretare come una tempesta che si va addensando. Il caso analogo più vicino allo stato attuale è quello della sfida posta dalla Germania al predominio dell’impero globale britannico alla vigilia della prima guerra mondiale. I servizi quotidiani dei media sul comportamento aggressivo della Cina, e sulla sua riluttanza ad accettare l’ordine internazionale fondato su regole che gli Stati Uniti d’America hanno stabilito dopo la seconda guerra mondiale, descrivono avvenimenti e incidenti che ricordano il 1914. Allo stesso tempo, però, è necessaria una presa di coscienza. Se la Cina fosse proprio come gli Stati Uniti quando irruppero nel XX secolo colmi di fiducia che i cento anni a venire sarebbero stati un’era americana, la rivalità sarebbe più accesa e la guerra sarebbe più difficile da evitare. Se seguisse effettivamente le orme dell’America, allora ci si deve aspettare che le truppe cinesi impongano la volontà di Pechino dalla Mongolia all’Australia, proprio come Theodore Roosevelt modellò “il nostro emisfero” a suo piacimento. Che cosa vuole la Cina del presidente Xi Jinping? In breve: rendere la Cina di nuovo grande. Ciò a cui mira, infatti, è costruire una Cina talmente ricca e talmente potente che le altre nazioni non avranno altra scelta che riconoscerne gli interessi e offrirle il rispetto che merita. Questo non vuol dire automaticamente cadere nella trappola di Tucidide, anche se rimane esiguo lo scarto tra improbabile e impossibile, come nel caso dell’assassinio dell’arciduca d’Asburgo a Sarajevo o dell’avventura nucleare dell’Unione Sovietica a Cuba (Ibidem, pp. 22- 23).

La quarta parte (pp. 213 – 264) spiega perché la guerra non è inevitabile. Se i leader di entrambe le società studieranno i successi e i fallimenti del passato, potranno trovare una fonte ricca di spunti con cui elaborare una strategia che possa soddisfare gli interessi essenziali di ogni nazione senza incorrere in una guerra. Il ritorno a un ruolo di preminenza da parte di una civiltà con 5.000 anni di storia e con 1,4 miliardi di persone non è un problema da risolvere. E’ una condizione: una condizione cronica che dovrà essere gestita con vertici presidenziali più frequenti o incontri aggiuntivi dei gruppi operativi ministeriali. Gestire un simile rapporto senza incorrere in una guerra richiederà un’attenzione intensa e duratura, settimana dopo settimana e ai massimi livelli da parte di entrambi i governi. Richiederà una profondità di comprensione reciproca come non si è più vista dai colloqui tra Henry Kissinger e Zhou Enlai, che ristabilirono le relazioni USA – Cina negli anni Settanta. Per sfuggire alla trappola di Tucidide dobbiamo essere disposti a pensare l’impensabile e immaginare l’inimmaginabile. Per evitare la trappola di Tucidide sarà quindi necessario nientemeno che piegare l’arco della storia (Ibidem, pp. 20 – 23).

 

Pagine sparse

Alcuni capitoli della terza parte, l’addensarsi della tempesta, sono particolarmente importanti per capire il confronto tra le due superpotenze del momento, quella dominante, gli USA, e quella emergente, la Cina. In mezzo comunque dobbiamo collocare la guerra in Ucraina. Quando il libro venne stampato per la prima volta, nel 2017, nessuno poteva immaginare l’invasione russa contro l’ex repubblica socialista sovietica, rea di essersi avvicinata troppo all’Europa.

Gli americani si divertono a  raccomandare ai cinesi di essere “più simili a noi”. Se così fosse, i cinesi dovrebbero rifare quello che l’America di Theodore Roosevelt fece quando era una potenza in ascesa: “Convinto che la determinazione fosse la mano del destino, Roosevelt colse, e talvolta creo anche le occasioni, per plasmare il secolo XX secondo il suo volere. Nei dieci anni (1901- 1909) che seguirono il suo approdo a Washington, gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Spagna, espellendola dall’emisfero occidentale e acquisendo così Porto Rico, Guam e Filippine. Appoggiarono un’insurrezione in Colombia per la creazione di un nuovo paese, Panama, al fine di costruire un canale che mettesse in comunicazione l’Atlantico con il Pacifico. Si dichiararono i gendarmi dell’emisfero occidentale, affermando il diritto di intervenire quando e dove avessero ritenuto necessario intervenire, un diritto esercitato per ben nove volte solo nei sette anni di presidenza di Roosevelt. Pretese e costruì la più potente flotta navale di ogni tempo. Impose in tutti gli Stati dell’America la dottrina Monroe: l’America agli americani. Definì una volta per sempre, in Alaska che gli USA avevano acquistato dalla Russia nel 1867, il confine tra la Columbia Britannica e la lingua di terra appartenente all’Alaska” ((Ibidem, pp.113- 130). Ultimamente, a guerra in corso in Ucraina, il presidente della Duma di Stato, Vyacheslav Volodin ha precisato che Mosca  potrebbe decidere di rivendicare il territorio, se continueranno sanzioni e congelamenti di beni( Fonte Internet).

Cosa vuole Xi Jinping?  Rendere la Cina ancora più grande. Il leader cinese, figlio di un fidato collaboratore di Mao, da ragazzo aveva visto abbattersi sulla propria famiglia la repressione di Mao che aveva confinato il padre in campagna per essere rieducato dalle Guardie Rosse. Xi Jinping supera questo triste momento e attraverso gli amici del padre riesce a fare carriera all’interno del partito fino ad essere eletto presidente della Repubblica Popolare Cinese. Un incubo che perseguita Xi Jinping dal giorno in cui è salito al potere è una domanda retorica che aveva posto ai suoi più stretti collaboratori. “Perché l’Unione Sovietica è crollata?”. La risposta la trovò in tre errori commessi da Gorbačëv. Aveva allentato il controllo politico della società prima di riformare l’economia del paese.  Sia lui che i suoi predecessori avevano lasciato che il Partito Comunista cadesse preda della corruzione, finendo così per diventare una scatola vuota. Infine aveva nazionalizzato l’esercito sovietico, chiedendo ai comandanti di giurare fedeltà alla nazione, anziché al Partito e al suo capo. Il risultato fu che questo lasciò il Partito disarmato” (Ibidem, pag. 142). Tre errori che subito Xi Jinping mise nella propria agenda politica, discutendone con i suoi più stretti collaboratori. “Tra essere amati e temuti, ho sempre creduto che Machiavelli avesse ragione. Se nessuno mi teme, allora non conto niente”. Fu il principio che lo ispirò immediatamente. La corruzione avrebbe potuto uccidere il Partito. Citando Confucio, Xi Jinping promise di governare con virtù e mantenere l’ordine mediante punizioni” (Ibidem, pag. 143).

Valutazioni del saggio.

Destinati alla guerra. Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide, il saggio di Graham Allison è stato variamente commentato: E’ un saggio che, attraverso una magistrale miscela di eventi storici e fatti odierni, non mira a predire il futuro, ma a scongiurarlo.


“In “Destinati alla guerra”, Allison dipana una delle sfide più emblematiche della nostra epoca: gestire la relazione critica tra Cina e Stati Uniti”
(Joe Biden).

 

“Destinati alla guerra individua una sfida fondamentale per l’ordine mondiale: quale impatto ha una potenza emergente su una dominante. Ho letto questo libro con grande interesse” (Henry Kissinger).

 

“Senza dubbio i politici cinesi leggeranno gli avvertimenti di Allison sulla trappola di Tucidide. Vorrei solo essere altrettanto sicuro dei politici americani. In ogni caso ogni cittadino ben informato dovrebbe acquistare una copia di questo libro”(Niall Ferguson).
Raimondo Giustozzi

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