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Libri: Tim Marshall, il potere delle mappe Le 10 aree cruciali per il futuro del nostro pianeta

Il potere delle mappe

di Raimondo Giustozzi

Tim Marshall è stato per trent’anni corrispondente estero delle televisioni inglesi Bbc e Sky News, inviato di guerra in Croazia, Bosnia, Macedonia, Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libano, Siria, Israele. I suoi articoli sono apparsi sui quotidiani “The Times”, “The Guardian”, “The Independent”. Da questo bagaglio di esperienze dirette e talvolta drammatiche nasce il suo lavoro di “riscoperta” della geografia. Marshall esplora dieci aree dove si giocano sfide cruciali. Dalla lotta per il controllo del Pacifico spazia alle crisi dei rifugiati in Europa; dall’Australia al Sahel, dalla Spagna e dalla Grecia alla Turchia, dal Regno Unito all’Arabia Saudita”(Federico Rampini, Prefazione, in “Il potere delle mappe”, Milano, 2022).

Tutte queste nazioni sono già implicate nelle lotte per espandere le sfere di influenza. La geopolitica si sovrappone alla geografia. L’Australia, nonostante la sua vasta superficie e il suo relativo isolamento, si sente esposta in modo irreversibile all’espansionismo cinese. Di recente ha manifestato la propria intenzione di stringere una solidarietà militare con l’anglosfera per contenere l’espansione navale e tecnologica della Cina. Lo spazio in questo caso diventa un concetto relativo. Pechino è altrettanto vicina a Varsavia che a Canberra.

L’Iran, erede dell’impero persiano, è scolpita anche nella geografia montagnosa del paese. L’Arabia Saudita è una creazione di una tribù ribelle, gli Al Saud, emersa da un ancestrale isolamento. La Turchia ha scoperto la propria vocazione imperiale (impero ottomano) perché presidia i crocevia marittimi e terrestri fra le rive di tre continenti. Il Regno Unito, dopo la Brexit ha preso il largo, ha staccato gli ormeggi, tornando alla sua antica vocazione oceanica. Il Giappone ha interpretato la propria insularità in modo più radicale e rigoroso durante la pandemia e ha realizzato un contenimento efficace. La Geografia condiziona il percorso dei popoli ma non è tiranna. Singapore, immersa in un clima tropicale e priva di materie prime, circondata da potenze enormi e minacciose, avrebbe dovuto soccombere, dall’opposto è una tecnopoli benestante e civile. Al Giappone, nel 1950, era stato profetizzato dagli economisti un futuro di carestie. Non è avvenuto nulla di tutto questo, anzi il paese del Sol Levante è uno dei paesi più industrializzati del mondo.

L’autore usa le mappe come uno strumento per illuminare il nostro presente. “Il mondo è piatto”. Dietro questa frase, dagli anni novanta del secolo scorso ad oggi, si è nascosta la convinzione che la globalizzazione di idee, consumi, scambi commerciali e finanziari, viaggi, Internet e l’universo digitale abbia reso obsolete le frontiere di ogni genere, ricordo di un passato tutto da dimenticare. Eppure, la guerra in Ucraina ne è un esempio lampante, le guerre territoriali sono di nuovo all’ordine del giorno. Si vogliono conquistare zone del Donbass perché ricche di giacimenti di carbone, ferro e quant’altro ai danni di una nazione libera e indipendente.

Operazione militare speciale, questa è la versione che il Cremlino dà dell’aggressione contro l’Ucraina, una delle quindici repubbliche che componevano un tempo l’Unione Sovietica.. L’avesse chiamata “Spedizione punitiva”, come aveva dichiarato l’Impero Austro Ungarico nei confronti dell’Italia il 16 luglio 1916, colpevole di essere passata a combattere al fianco delle Potenze dell’Intesa, avremo capito tutti. Il capo della Federazione Russa non poteva tollerare che una ex repubblica sovietica aspirasse ad entrare nella Nato o comunque si volgesse verso la democrazia liberale dell’Occidente. Era come avere dei nemici davanti al cortile di casa. La difesa della popolazione russofona delle repubbliche separatiste è stata solo un pretesto. Un altro nuovo scenario di geopolitica si sta aprendo verso il Baltico con la richiesta della Finlandia e della Svezia di entrare a far parte della Nato, temendo un’aggressione dalla Russia. Quest’ultima per altro ha già minacciato i due paesi di prendere provvedimenti, schierando lungo i confini installazioni militari, missili con  testate nucleari, come se non ci fossero già nell’enclave russa di Kaliningrad, a poca distanza dal confine con la Finlandia (Nota di chi scrive).

“La geografia delle risorse minerarie è più importante che mai perfino il giorno in cui dovessimo liberarci dalle energie fossili, scopriremo che chi controlla il litio e il palladio (essenziali per l’auto elettrica) è padrone della mobilità carbon free. Il progresso tecnologico non è un antidoto contro ideologie etnocentriche, religioni dell’odio, fanatismi di massa, negazionismi antiscientifici. Non bisogna pensare che la rivincita della geopolitica sia solo una beffa crudele legata al personaggio di Vladimir Putin e alle sue aggressioni. Le montagne fra Cina e India, più strategiche che mai, sono teatro di scontri dove la posta in gioco è il controllo di uno dei serbatoi d’acqua più preziosi del pianeta” (Federico Rampini, prefazione, ibidem).

“L’epoca della guerra fredda, quando gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica dominavano il mondo intero, è sempre più un lontano ricordo. Stiamo entrando in una nuova fase di rivalità tra le grandi potenze, nella quale numerosi attori, anche di minore entità, lottano per essere al centro della scena. Il dramma geopolitico, per giunta, si sta espandendo oltre i confini del nostro pianeta, dato che alcuni paesi avanzano pretese sull’atmosfera, sulla Luna e ancora più in là”.

“Dopo la seconda guerra mondiale si era instaurato un’epoca bipolare, con un sistema capitalista guidato dagli americani da un lato e il sistema comunista dall’altro, gestito da quello che era in effetti l’impero russo e dalla Cina. Questo ordine è durato dagli anni cinquanta agli anni ottanta, a seconda dei precisi confini temporali che si preferisce tracciare. Negli anni Novanta  si è assistito a un decennio “unipolare”, come lo chiamano alcuni analisti, un periodo in cui il potere americano è rimasto sulla scena quasi del tutto incontrastato. Ma è chiaro che ora stiamo tornando a quella che è stata per la maggior parte della storia umana: un’epoca segnata da molteplici rivalità per il potere” (Tim Marshall, introduzione, ibidem, pag. 13).

L’autore fissa questa svolta quando era corrispondente di guerra nei Balcani. Era un’umida notte estiva del 1999, a Pristina, la fatiscente capitale del Kossovo: “La disgregazione della Jugoslavia nel 1991 aveva portato ad anni di guerra e spargimenti di sangue. Gli aerei della Nato avevano  bombardato le forze serbe fuori dal Kossovo, e le forze di terra stavano aspettando di entrare nella provincia dal sud. Durante la giornata avevamo sentito voci su una colonna militare russa partita dalla Bosnia per assicurarsi che la Russia mantenesse la sua tradizionale influenza sugli affari serbi” (Ibidem, pag. 14). In realtà, continua il giornalista, nelle prime ore del mattino, una colonna corazzata russa avanzò rimbombando lungo la strada principale, diretta all’aeroporto del Kossovo, alla periferia della città. “I russi entrano in città e tornano sulla scena mondiale”. Fu il titolo comunicato alla redazione del giornale da Tim Marshall. Dopo un decennio di letargo, la Federazione Russa rivendicava un posto assieme agli altri grandi del pianeta. Putin l’ha dimostrato in Georgia prima, nella Crimea dopo, in Siria, in Libia e nel Corno d’Africa, assoldando formazioni mercenarie al suo servizio: Ceceni, Siriani, Wagner.

Un altro episodio che stava ad indicare un cambiamento di rotta a livello geopolitico, il giornalista l’ha vissuto, a Karbala, uno dei luoghi più sacri dell’islam sciita, in Iraq a maggioranza sunnita. Saddam Hussein era stato rovesciato dalla coalizione guidata dagli americani e dai britannici mentre era ancora in corso la ribellione della popolazione irachena. Nei lunghi anni dominati da Saddam Hussein l’autoflagellazione rituale sciita era stata severamente vietata dal governo sunnita. Erano trascorsi quattro anni dall’episodio di Pristina. Lì a Karbala, Tim Marshall fu spettatore di un evento unico: l’autoflagellazione degli sciiti. La manifestazione più che una valenza religiosa ne aveva anche una politica. Il vicino Iran avrebbe usato ogni mezzo a sua disposizione per sostenere la formazione di un governo iracheno dominato dagli sciiti, in modo da estendere a occidente con forza ancora maggiore l’influenza di Teheran attraverso il Medio oriente, collegandosi agli alleati su cui poteva contare in Siria e in Libano. Scriveva il giornalista di questa manifestazione legata all’autoflagellazione di fedeli sciiti che si percuotevano la schiena con catene e si tagliavano la fronte con dei pugnali: “Sembra un fenomeno puramente religioso, ma è anche politico, e le onde di questo fervore si propagheranno fino al Mediterraneo”.

Nei primi dieci anni del nuovo secolo tre eventi mutano il quadro geopolitico in Egitto,  Libia e Siria. Il presidente egiziano Mubarak viene deposto con un colpo di Stato ordito dai militari, in Libia, il colonnello Gheddafi viene rovesciato, poi assassinato, in Siria, il presidente Assad si aggrappa al potere in ogni modo, fino a quando non giungono in suo soccorso i russi e gli iraniani. In tutti e tre i casi, gli americani hanno messo in chiaro che non avrebbero mai salvato i dittatori con cui avevano pur fatto affari per decenni. Durante gli otto anni della presidenza Obama, gli Stati Uniti si sono lentamente ritirati dalla scena internazionale, processo continuato con Trump. Sono rientrati proprio in questi mesi con la guerra in Ucraina. Il loro posto è stato preso dalla Russia e dalla Turchia sia in Siria che in Libia.

Dopo la seconda guerra mondiale gli americani hanno svolto il ruolo di “gendarmi” del mondo. Questo a molti può non piacere. Ci sono ragioni per appoggiare questa tesi ma anche ragioni per confutarla. Comunque si giudichi questo ruolo, quando viene a mancare una forza dell’ordine centrale, ciascuna delle fazioni in gioco cerca di fare il poliziotto del proprio quartiere. Se le fazioni in lotta entrano in competizione le une con le altre, il rischio di instabilità aumenta. Gli imperi sorgono e cadono. Putin sembra voglia rinverdire l’impero sovietico e zarista. Nella storia si stringono alleanze che poi vengono infrante. L’assetto europeo dopo le guerre napoleoniche durò circa sessant’anni; il Reich millenario è durato poco più di un decennio, quello di Mussolini ancora meno. Stati Uniti, Cina, Russia, le nazioni europee comprese nell’Unione Europea, la crescente potenza economica dell’India continuano ad avere una enorme influenza sulla scena mondiale. A questi si aggiungono la Turchia, in vena di rifondare l’antico impero ottomano, l’Arabia Saudita, il Brasile e il Regno Unito.

Quest’ultimo “Dopo la Brexit, potrebbe assestarsi come potenza europea di medio livello che crea legami politici ed economici con tutto il mondo. Ma le sfide che deve affrontare non sono solo esterne, ma anche interne, poiché è alle prese con la prospettiva di una Scozia indipendente. La Spagna, una delle nazioni più antiche d’Europa rischia di perdere pezzi per via del nazionalismo su base regionale, qual è la richiesta di indipendenza della Catalogna. La Grecia è uno dei primi paesi europei a sentire gli effetti delle nuove ondate migratorie. La sua geografia la pone al centro di uno dei punti geopolitici critici dei prossimi anni: il Mediterraneo orientale, dove i giacimenti di gas naturale appena scoperti stanno portando questo paese membro dell’UE sull’orlo del conflitto con una Turchia sempre più aggressiva” (Ibidem, pag. 18).

Esiste poi un mondo inesplorato di scenari geopolitici che sta emergendo in questi ultimi tempi. La dilatazione terrestre si proietta nello spazio. “Chi possiede lo spazio? “Al di sopra di una certa altezza non c’è sovranità territoriale; se voglio posizionare il mio satellite armato di laser direttamente sul tuo paese, in base a quale legge mi dirai che non posso farlo’ Sono diversi i paesi che gareggiano per affermarsi come potenza preminente nello spazio e nella mischia sono coinvolte anche società private. Ci sono tutte le condizioni per una pericolosa corsa agli armamenti di ultima generazione, a meno che non si riesca a imparare dagli errori del passato, accettando i numerosi vantaggi che possono venire dalla cooperazione internazionale” (Ibidem, pag. 19).

Inutile dire che la lettura del libro è affascinante. Sono trecento sedici pagine, distribuite secondo l’indice sotto riportato. Il saggio è ricco di carte geografiche e di eventi storici che hanno segnato la storia e la Geografia di ogni angolo del mondo visitato dal giornalista, vero globetrotter dell’informazione. Geografia e Storia si integrano in modo perfetto. La narrazione è avvincente, affatto noiosa. Il linguaggio è quello di un giornalismo raffinato, costruito quasi in presa diretta con ambienti e luoghi visitati, vissuti come fa un inviato speciale di giornali prestigiosi. L’incipit del capitolo dedicato alla Spagna mescola sapientemente descrizione geografica, narrazione storica e argomentazione. “La Castiglia, nel cui cuore sorge Madrid, la capitale della Spagna, è la terra dei castelli. Castillo è il termine spagnolo per indicare il castello di origine medievale. Ce ne sono molti nella estesa regione interna della Meseta. Sono appollaiati in cima a una massa rocciosa all’apparenza inespugnabile” (pp.253- 282)

 

Indice del libro

Prefazione

Introduzione

  1. Australia
  2. Iran
  3. Arabia Saudita
  4. Regno Unito
  5. Grecia
  6. Turchia
  7. Il Sahel
  8. Etiopia
  9. Spagna
  10. Spazio

Ringraziamenti

Bibliografia

Il tempo presente è carico di minacce che mettono a repentaglio la vita sulla terra: epidemia da Covid, guerra in Ucraina, crisi economica. La colonizzazione dello spazio è la nuova frontiera non meno minacciosa. Tim Marshall così conclude il libro e il capitolo dedicato allo Spazio: “Lo spazio ci dà la possibilità di espandere la nostra mente verso l’illimitatezza dell’universo. Gli esseri umani hanno sempre guardato in su, nelle profondità del cielo notturno, sognando. Ora abbiamo effettivamente raggiunto quel punto più alto, ma è evidente che il nostro destino sia quello di andare più in alto ancora, e ci arriveremo più rapidamente solo se ,lo faremo insieme. Il cielo non è il limite”(Tim Marshall, Il potere delle mappe, le 10 aree critiche per il futuro del nostro pianeta, pag. 307, Milano, 2022). E’ una dichiarazione di fiducia verso il futuro.

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