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Libri: Dopo sempre dopo. Poesie di Armando Mastrangelo

Dopo sempre dopodi Raimondo Giustozzi

Il titolo del libro, Dopo sempre dopo di Armando Mastrangelo, pubblicato nel 2007, è lo stesso di una poesia contenuta nel grazioso volumetto, illustrato nella copertina e nel suo risvolto dal pittore Vincenzo Torretti. Sono quarantotto poesie che toccano tutti i temi dell’esistenza umana: nostalgia, speranza, desideri, sogni, libertà. La natura e tutte le meraviglie del creato fanno da sfondo a tutto. Sono cento pagine che vanno lette quando riusciamo a fare silenzio attorno e dentro di noi. Ad ogni giorno la sua pena. Le angosce e le preoccupazioni, che ci accompagnano soprattutto durante questo tempo di pandemia e della folle guerra in Ucraina, sono tante. Resistere si può e si deve, senza perdere la speranza.

“Dopo non rimane / che un po’ di cielo / lo guardo / mentre dentro di me / si scioglie il ciliegio. / L’intesa / dopo i primi passi / vivere, / poi la paura / di perderti / ad ogni istante. / Le foto, / i tuoi scritti / si proiettano / in quel lembo / di cielo: / “Sentieri”, / “Voglie d’Infinito”. / Un po’ ancora / per capire, / “dopo sempre dopo” / quando non ci sei più, / così le lacrime / del respiro affondano / senza un perché. / Ci sei tu / là / dove la carne / non è più polvere / e il cielo / è sempre limpido” (Armando Mastrangelo, Dopo sempre dopo, pp. 45- 47, Stampa libri, Macerata, 2007). L’invito è quello di vivere l’attimo. Rimane la fotografia a ricordarci il vissuto personale e collettivo.

La memoria

Se c’è una poesia della raccolta, che lega il nostro presente al passato, che è ritornato sui cieli d’Europa, è proprio questa. Chi scrive poesie precorre i tempi perché scruta nell’animo umano. L’antologia è stata pubblicata nel 2007, molto tempo fa: “Dal nero bombardiere / che diffondeva la vergogna, / mamma / ti nascondevi nei fossi / per ripararti / e mi coprivi col tuo corpo. / Brevi / le distanze siderali / e la libertà è libera / di cantar le ore. / L’arsura aumenta / con il calore / dei focolai della guerra / sparsi per il globo oggi. / Non sazio di libertà / mondo regnante… un vagar di attese / sfuggono le intese; / le idee recondite / innescano la discordia, / così al risveglio / i notiziari / riempiono di dolore / il cuore, le braccia protese. / Sui muri della città / risaltano le svastiche! / Echi assordanti / di un folle ritorno / al devastante passato? / Lì, al centro della città / la memoria degli eventi / redenta, / radiosa, / protesa / con la corona di alloro, ora / invoca ancora / alla sacrosanta libertà” (Armando Mastrangelo, Dopo sempre dopo, la memoria, pp. 63- 65, op cit.).

Il pianto disperato di una mamma ucraina, che non è riuscita a mettere in salvo nel rifugio antiaereo, uno dei suoi figli, morto sotto i bombardamenti, rimarrà per sempre nella memoria di tutti. Chiamava il proprio bambino per nome e non si dava  pace, mentre stringeva a se il figlio più piccolo. Ad oggi sedici marzo duemila ventidue, centotre sono i bambini morti in Ucraina. Chi si è reso responsabile di tanta atrocità dovrà renderne conto prima o poi. In ogni guerra, dal Vietnam ad oggi, sono stati i bambini che hanno pagato il prezzo più alto per le follie dei grandi. Il devastante passato sta ritornando con tutta la sua barbarie. Non regge minimamente l’assunto di chi sostiene che la guerra in corso sia stata dichiarata per difendere i propri confini nazionali e per denazificare l’Ucraina con metodi nazisti. Piange la statua della libertà messa in ogni angolo e piazza a ricordo del passato che ritorna.

Desideri interrotti

Nella storia si sono sempre alternate epoche di pace ad altre di guerra. L’equilibrio, seppur instabile, in alcuni momenti è stato raggiunto, ma:: “… Il beato mondo / dietro l’angolo / non esiste più, / è volato lassù / dove profumerà di più. / Vibrano gli aquiloni / tra i fili dell’alta tensione; / l’innocenza delle farfalle / che amoreggiano / tra i fiori, / mentre l’aeroplano / irrora senza un distinguo, / le farfalle tremanti / invocano il perché. / Al centro del tavolo / frutti belli / belli da morire, / nei latifondi / tra le acque inquinate / i desideri interrotti” (Ibidem, pp. 72- 73). In ogni guerra è sempre la povera gente a rimetterci. Fa tenerezza guardare i bambini ucraini che scappano con le mamme e affollano i marciapiedi della stazione di Leopoli. Hanno in mano la gabbia con il gatto, che allietava le loro giornate, quando la vita trascorreva tranquilla nella propria casa. Saranno segnati per sempre da questa triste esperienza. Devono essere protetti in ogni modo e accompagnati da chi ha a cuore il loro futuro. Le organizzazioni internazionali, leggi l’Unicef, dovranno prendersi cura di loro immediatamente.

Scriveva Bertold Brecht: “La guerra che verrà non è la prima. / Prima ci sono state altre guerre. / Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti / Fra i vinti / la povera gente faceva la fame / Fra i vincitori faceva la fame / la povera gente egualmente” ( versi tratti dalla poesia “La guerra che verrà”, conosciuta anche come “Breviario tedesco”.  Fonte Internet). Le frasi non sono pensierini, come scriveva molti anni fa un noto giornalista italiano, stupido e sciocco per non dire altro.

Qualcuno esiste (tormento)

Sguardi sfuggenti / aleggiano per le vie: / un saluto freddo / una strizzatina / un ghigno / occhiali scuri / un cenno; / ma guinzagli per mano / desiderio di affetti! / Boria di arricchimento / svendita di sentimenti. / Solo ti incammini / assorto / pensoso / non un canto, / il romantico fischiettare / dimenticato. / T’invadono rumori / assordanti / per strade vuote; / fugace è lo sguardo / ironie giammai / tormentoso vai. / Su bianchi muri / manifesti / pieni di promesse / nulla si stringe: / valori infranti / sogni frantumati / sentieri tenebrosi, / oscure sensazioni / ti assalgono. / Orsù… salve, / ritorna il sorrisi, / qualcuno esiste” (Armando Mastrangelo, dopo sempre dopo,  Qualcuno esiste (tormento), ibidem, pp. 76- 77).

Decantare

Dopo gli anta si fa sempre un bilancio della vita vissuta e si guarda al proprio passato: “…Rivedo i sogni / della spensierata / gioventù, / il tremore / del primo amore, / con il tumulto interiore / e il rossore. / In lontananza / un vecchio grammofono / “la voce del padrone” / invadeva l’aria / di musica e canzoni. / Col nonno sul biroccio / mi divertivo, / allorché lo schioccare / della frusta / la giumenta / come imbizzarrita / galoppava veloce. / Le aspettative / con le ali della fantasia / navigavano in cielo, / si irradiavano / in pindarici voli. / Ora mi crogiolo / e mi intreccio / come l’edera / intorno al vaso / dei vent’anni / finché la memoria / non ristagna” (Ibidem, pp. 50- 51).

In una poesia, l’anima viene così descritta: “… L’anima / è una polveriera/ di sensazioni, / oscilla, / poi si ostina / per la smania / d’invertire / il corso della vita…” (Fantasia, ibidem, pag. 15). La bellezza salverà il mondo. Lo speriamo tutti. Anche il poeta ne è convinto: “Si diffondono / colori e profumi / della natura vestita, / s’innalzano i cuori. /… Sguardi incantati / si posano come api / su poggioli, pianciti / e sorrisi fioriti / risvolti di vita / bellezza infinita / … non appassire mai. / Porgere un fiore / sognare il domani / puntuali ritorni, / simbolo d’amore / tra inebrianti odori / e interminabili / versi amorosi. / Le dita / laccate di polline / t’impregni / di vernice di festa; / arriva la sposa matura / futura / cascata di petali / visi fioriti / il mondo gioisce / respiri profondo” (Sguardi fioriti, ibidem, pp. 48- 49). Il già ma non ancora è presente nella poesia: Speranza: “… Galleggia l’albero / della vita / tingendosi di rosso / e va verso la rimembranza / con un mare di speranza” (La speranza, ibidem, pag. 53). Solo pochi versi di alcune poesie belle da  leggere.

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