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Libri. Le recensioni di Valerio Calzolaio

9788883235436BLontani tutti. L’assassino dei tre anni

Gaia Greco

Noir

Di Renzo Editore

2021

Pag. 283euro 13,50

Valerio Calzolaio

 

Woolwich, paesino alla periferia di Lincoln, Nebraska, Usa. 2018. Il 36enne Thomas Randall Tom Newman, ricco scrittore di grande successo dall’esistenza ormai perfetta, sta da nove mesi, vive felicemente e intende presto sposarsi nella loro New York con la splendida coetanea Julie, padre francese e madre serba, infanzia a Vancouver in Canada, poi medica e ora ottima cardiochirurga in rutilante carriera. Da poco, durante il precedente Natale (?), sono venuti a incontrarlo i congiunti di lei, i genitori e il fratello minore con la moglie e i due figli. Decidono così di andare a conoscere i parenti di lui, che ancora vivono tutti nella piccola cittadina dove è cresciuto e ha studiato: la mamma inferma, il fratello maggiore (di sei anni), sposato con due figli, la sorella minore (di tre anni). Tom ha una seconda ragione per tornare: ha deciso di scrivere un libro imperniato su Richard Williams, il concittadino reo confesso serial killer, condannato per aver ucciso sei persone che lui ben conosceva, da ultimo lo stesso padre di Tom, e conosciuto ai più come l’assassino dei tre anni, visto che gli omicidi hanno occupato un quindicennio, ognuno a distanza di tre anni dall’altro, pur se il movente rimane ancora ignoto. Ripensa spesso alle proprie infanzia solitaria e adolescenza dongiovannesca, al crescente desiderio di andarsene lontano prima possibile e alla precoce vocazione letteraria (primo libro a 18 anni, subito osannato da critica e pubblico), che gli aveva permesso di abbandonare l’opprimente contesto natio e di realizzarsi altrove. Arrivano a Woolwich e riemergono antiche tensioni, nessuno è profeta in patria; Julie trova e legge i suoi diari, lui va a visitare il prigioniero in carcere; entrambi cominciano lentamente a convincersi che forse non era stato individuato il vero colpevole e che sia utile riprendere le indagini, il che farà tornare a galla mestizie e dubbi del passato, senza essere certi che ne valga davvero la pena.

Gran bell’esordio letterario per la giovane poliedrica Gaia Greco (Lacco Ameno, Ischia, 22 dicembre 2000), già videomaker e sceneggiatrice: l’uso intelligente e critico del genere giallo noir per un eccellente romanzo di formazione (necessario alla sua vita autonoma), con mille rimandi e simmetrie, arte e scienza, tante letture e prime scritture alle spalle. La narrazione è in prima ipersensibile persona al presente, a lungo alternando i capitoli contemporanei con il testo dei diari, due quando Tom aveva 6 anni, non riusciva a fare amicizia e iniziò a scriverli (con la maestra Baker, prima vittima), e due a distanza ogni volta di un triennio (con le vittime successive), a 9, 12, 15 e a 18 anni, quando rientrò precipitosamente dall’Università di Chicago dove studiava appunto lingua e letteratura. Il congegno non è artefatto, funziona, del resto sappiamo che anche Julie sta divorando quei testi infantili e adolescenziali. Funzionali sia la copertina, con due scarpe rosse sportive da movimento, sia il titolo, con la solitudine di chi sente gli altri altrove (lontani). Il tema di fondo riguarda le inevitabili letali artrosi familiari, forse all’insaputa dei saggi del sudafricano David Cooper (1931-1986): tanti sposati nutrono un odio profondo e brutale per il proprio matrimonio. Il papà preferiva il vino, rispetto alla birra amata dallo sceriffo. Con la restaurata Mustang degli anni sessanta (migliore della sua Countryman), Henry, l’amico nuovo sceriffo (figlio del vecchio), sceglie una compilation di antiche canzoni per portarlo al carcere di Lincoln, anche se Tom preferisce i locali Bright Eyes (con studio di registrazione a Omaha).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Il suo freddo pianto

 

Il suo freddo pianto. Un caso per Manrico Spinori

Giancarlo De Cataldo

Noir

Einaudi Torino

2021

Pag. 227euro 17,50

Valerio Calzolaio

Roma. Gennaio 2019.Il melomane sostituto procuratore della repubblica di Roma Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Rick ContinoSpinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda ha appena finito la requisitoria del terzo dei dodici processi in calendario d’udienza quel primo lunedì dell’anno alla sesta sezione del tribunale; a tratti appare distratto, dalla noia per alcune logorree e dalla preoccupazione per le indebitanti spese della mamma ludopatica. Esce un attimo all’aperto e lo raggiunge la storica collaboratrice con una busta gialla, che contiene una riservata rilevante informazione sulle dichiarazioni di un pentito. Afferiscono all’omicidio di Francesco Lo Moro nell’agosto 2009, di cui proprio lui si era occupato, individuando un colpevole, che poi aveva scelto la strada del suicidio. Manrico non si ricorda proprio nulla del caso, chiede di prendere il fascicolo in archivio, cerca senza successo l’amico collega che lo ha coinvolto; infine, a tarda sera si accorda per incontrare il pentito il giorno dopo. Si tratta di uno spacciatore di piccolo rango, noto come er Farina, che aveva saltato il fosso davanti alla prospettiva di una ventina di meritati anni di galera. Lo tengono sotto protezione speciale, insieme alla maltratta moglie. Sta offrendo indicazioni precise su mandanti e interessi in gioco, sembra affidabile e dice loro che dieci anni prima presero una cantonata, lo ha sentito da più parti nel suo giro, qualcuno aveva costruito una versione di comodo. La vittima era un trans, conosciuto come Veronica; a quel punto Manrico ricorda bene la vicenda, fa domande ma non ottiene nuovi indizi e allora coinvolge l’altra giovane collega Pm Valentina Poli e l’intera sua squadra femminile per capire se e dove si sbagliò. Forse anche la successiva overdose dell’amica Betty è dubbia e i due agenti che curarono da vicino le scene del crimine non erano integerrimi. Capire con quali moventi antichi e moderni diventa decisivo, visto pure che uno dei due viene ora investito.

Il bravo magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) non è un melomane di gioventù, a un certo punto ha riscoperto l’impatto emozionante dell’opera lirica che gli ha scombussolato la vita e, per l’ennesima volta con successo, anche l’identità letteraria. Siamo già alla terza avventura della nuova serie di noir, tre libri divertenti in diciotto mesi nostri, tre casi clamorosi in meno di tre mesi per Manrico: il bel signorile melomane è un gran personaggio, perfetto per mescolare l’esperienza professionale e la passione musicale di De Cataldo con due differenti generi narrativi. Il credo è rigoroso: “non esiste esperienza umana – delitto incluso – che non sia già stata raccontata da un’opera lirica. Bisogna individuarla. E rimettere al centro della scena il melodramma della realtà”. Si comincia con il morto, come da copione giallo, qui una vicenda chiusa da riaprire. Seguono tutti i riti dell’investigazione, sia letterari cheistituzionali. La narrazione è in terza (quasi) fissa al passato. Manrico va alle prime, cita opere, ascolta lirica e classica, studia analogie emotive col caso, è caparbio, eppure a lungo non riesce ad associare alcuna narrazione lirica all’intreccio criminale. Qualche spunto lo trova, pur se i passi in avanti e la soluzione finale vengono soprattutto dal lavoro delle investigatrici collaboratrici, molto diverse fra loro e in differenti fasi dell’esistenza: la gentile meticolosa coordinatrice 40enne Sandra Vitale, in rotta col marito fedifrago; la bassa giovane sarda Gavina Orru, sempre concentrata e corrucciata (col caschetto), imbattibile al computer, ben legata al 32enne professor Filippo neo amico del nerboruto ispettore testadicuoio fidanzato della bella “fascista” romanaccia Deborah Cianchetti, un metro e ottanta di tatuaggi e muscolatura da karateka, ormai tentata da matrimonio e maternità; senza dimenticare l’efficiente spiritosa segretaria Brunella e, soprattutto, la 34enne Valentina, vivace e bella marchigiana di Macerata (e Manrico ben conosce lo splendido Sferisterio, per tanta buona lirica estiva all’aperto). Lui è ambito, ma non sempre cede al fascino e alle proposte femminili; ritrova con soddisfazione l’ex compagna di classe Sibilla, non sempre disdegna gli sbalzi umorali di Stella, spera ancora si faccia presto risentire Maria Giulia. Un mondo popolato di donne vitali, pur se restano utili fondente e buon alcol (rhum, whisky, vino di qualità). I pianti ci sono, pur rari (come quello sincero di Betty), la freddezza è diffusa e non solo lirica (da cui il titolo), plurivalente(professionale, femminile-maschile, climatica, verbale, musicale-jazz e altro ancora). Come al solito impariamo molto sulla giusta giustizia garantista, sul Dna e sul pessimo scandalismo morboso.

 

v.c.

 

 

Recensione Nero lucano

 

Nero lucano

Piera Carlomagno

Noir

Solferino Milano

2021

Pag. 349euro 18

Valerio Calzolaio

Grottole e Matera. Gennaio 2020. Quando arriva col buio nel delizioso paesino natale del ricco marito imprenditore Brando Carbone, che l’ha preceduta di qualche giorno, Leda Montessori, bella varesina dall’accento antipatico (lì), sofferente di amenza, non lo trova a casa e il cellulare è staccato. Loro risiedono stabilmente a Varese, nella bambagia. Lei è atterrita e offuscata, non sa cosa e come fare. Ancora vestita elegante, scappa verso il bar di Giulio, dove sa che quell’orso brutto tiene una bottiglia di Oban a sua disposizione, beve per obnubilarsi e si sottomette alle voglie dell’uomo, non è la prima volta. La mattina dopo la patologa e antropologa forense 39enne Viola Guarino viene presto chiamata da Corrado Basile, procuratore della Repubblica di Matera: lei è una consulente specialista della scena del crimine, hanno appena trovato un cadavere orribilmente sfregiato in località San Giuliano, alla diga. Il cranio è spaccato in due, abiti e scarpe sono firmati, brilla tra le mani della vittima una cartina geografica della Basilicata con vari luoghi segnati in rosso, si annunciano rogne. Mentre Viola studia, odora e fotografa i particolari del macabro ritrovamento, la raggiunge anche il sostituto procuratore Loris Ferrara, tornato da chissà dove, appena rientrato in servizio dopo mesi di aspettativa. Avevano avuto una relazione appassionata e intensa prima che lui si dileguasse per tornare dalla moglie. Da parte sua, di prima mattina Leda cerca al telefono Lia Guidi, l’eccelsa efficiente tuttofare segretaria personale di Brando, è certo l’amante. Tuttavia, la trova ignara, sorpresa e preoccupata: c’è un appuntamento importante, devono dare risposta per un grande affare in Giappone, serve urgentemente il capo. Si rivolge ai vigili urbani e il giorno dopo si fa accompagnare in questura. Viola e Leda s’incontrano, il cadavere viene identificato. Poi ne verrà trovato un altro, morto già da qualche giorno e un’ulteriore scomparsa fa presagire il peggio. Qualcuno si sta vendicando.

L’ottima giornalista e scrittrice salernitana Piera Carlomagno(Salerno, 1963), laureata in lingue e letteratura cinese, attivissima sul piano culturale e sociale, da almeno un decennio pubblica guide turistichee interessanti romanzi, soprattutto gialli; prosegue ora con successo la bella serie noir lucana con Viola Guarino. Il tocco è sempre più personale, avvolgente, maturo: una protagonista competente e intuitiva, scientifica e spirituale, con tante sfaccettature culturali ed emotive, liberamente immersa nel tratto più antico dell’ecosistema lucano, testardo e profondo, minerale e animale. La narrazione è in terza al passato, quasi fissa su Viola, con alcune simpatiche incursioni fra le rutilanti signore del bridge, protagoniste dell’oligarchia regionale, e i rari intrusivi pensieri di chi sta uccidendo, brevi impressioni in corsivo sui propri atti. Il nero del titolo ha plurivalenze: oggetti di vestiario e di morfologia così “colorati”, genere di emozioni e scritture, la rappresentazione iconografica della Madonna a Viggiano, il mitico ambito petrolio. Il malaffare si annida spesso nel potere immobile, nel blocco sociale che governa da sempre quella regione (analogamente ad altrove), grazie a una rete di maglie strette di clientele (e spesso massoneria) che opera nel silenzio con metodi antichi, che controlla le stanze dei bottoni compreso il palazzo di giustizia. A prescindere da Viola, che porta vento con sé, gira in moto, ha una portentosa nonna lamentatrice funebre e uno straordinario nonno farmacista colto. Tanti libri, più o meno in primo piano. Alcolici di varie fattezze e misure, ovviamente l’Amaro Lucano e il Matera Greco. La musica di riferimento è il jazz, la filodiffusione è fissa sul canale jazz da camera, però è la canzone di Vasco a farle meglio interpretare lo sgozzamento del coniglio.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Una famiglia straordinaria

 

Una famiglia straordinaria

Andrea Albertini

Biografie familiari

Sellerio Palermo

2021

Pag. 462 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Angoli e metropoli europee. Prima metà del Novecento. A fine ottobre 1905 Tatiana Lvovna Suchotin Tolstoj raggiunse i genitori nella tenuta di Jasnaja Poljana, aveva 41 anni ed era incinta di Tania (1905-1996), futura moglie del primogenito dell’anconetano direttore del CorSera Luigi Albertini (1871-1941), ostile al fascismo, marito della seconda delle tre figlie del drammaturgo piemontese Giuseppe Pin Giacosa (1847-1906), librettista di Tosca e Bohème (due fratelli Albertini sposarono due sorelle Giacosa). Andrea Albertini (Roma, 1960) è un discendente ed esordisce nella narrativa con tante affascinanti biografie parallele in “Una famiglia straordinaria”, spaccato di storia e cultura: le esistenze separate e incrociate degli avi, personalità significative dei secoli scorsi come Lev Tolstoj (1828-1910) all’interno di guerre rivoluzioni esili, e la vicenda italiana durante il regime. L’efficace narrazione è in terza sui vari protagonisti delle fasi esistenziali e dei contesti sociali.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione I bastardi vanno all’inferno

 

I bastardi vanno all’inferno

Frédéric Dard

Traduzione di Elena Cappellini

Noir

Rizzoli Milano

2021 (orig. 1956)

Pag. 189 euro 14

Valerio Calzolaio

 

Francia del Sud. Anni cinquanta. Molti conoscono la serie poliziesca del superlativo commissario Sanantonio inventata dal poliedrico scrittore francese Charles AntoineFrédéric Dard(1921 – 2000), 288 romanzi in sessant’anni (spesso con pseudonimi e di tutti i generi), 184 avventure con Sanà, centinaia di milioni di copie vendute, innumerevoli trasposizioni cinematografiche, fama e successo (con il primo figlio del primo matrimonio che prosegue ancora la serie). “I bastardi vanno all’inferno” è un bellissimo testo del primo periodo, l’autore stava ormai divenendo ricco e famoso, scrisse un’opera teatrale noir (1954), lo stesso grande regista decise di farne anche un film (1955) e poi l’editore gli chiese il romanzo (1956): tutto tra dramma e commedia sugli ironici colpi bassi della vita, drammaturgia pura e linguaggio ficcante, narrato da uno dei due protagonisti prigionieri in un carcere, un poliziotto sotto copertura e una probabile spia, i loro dialoghi, la loro fuga da amici. O no?

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione I bastardi vanno all’inferno

 

I bastardi vanno all’inferno

Frédéric Dard

Traduzione di Elena Cappellini

Noir

Rizzoli Milano

2021 (orig. 1956)

Pag. 189 euro 14

Valerio Calzolaio

 

Francia del Sud. Anni cinquanta. Molti conoscono la serie poliziesca del superlativo commissario Sanantonio inventata dal poliedrico scrittore francese Charles AntoineFrédéric Dard(1921 – 2000), 288 romanzi in sessant’anni (spesso con pseudonimi e di tutti i generi), 184 avventure con Sanà, centinaia di milioni di copie vendute, innumerevoli trasposizioni cinematografiche, fama e successo (con il primo figlio del primo matrimonio che prosegue ancora la serie). “I bastardi vanno all’inferno” è un bellissimo testo del primo periodo, l’autore stava ormai divenendo ricco e famoso, scrisse un’opera teatrale noir (1954), lo stesso grande regista decise di farne anche un film (1955) e poi l’editore gli chiese il romanzo (1956): tutto tra dramma e commedia sugli ironici colpi bassi della vita, drammaturgia pura e linguaggio ficcante, narrato da uno dei due protagonisti prigionieri in un carcere, un poliziotto sotto copertura e una probabile spia, i loro dialoghi, la loro fuga da amici. O no?

 

v.c.

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