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Libri. Sei recensioni

Fonte internet

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Indipendenza

Javier Cercas

Traduzione di Bruno Arpaia

Noir

Guanda Milano

2021 (orig. 2021)

Pag. 405 euro 19

Valerio Calzolaio

Terra Alta e Barcellona, Catalogna. Estate 2025. Da quattro anni ogni finesettimana il poliziotto 34enne Melchor Marín va al cimitero di Gandesa; di fronte alla lapide della moglie Olga Ribera (1978 – 2021) cambia l’acqua nel vaso e sostituisce un mazzo di fiori appassiti con uno di fiori freschi; le racconta un poco della loro figlia Cosette che ormai ha quasi sette anni. All’uscita spesso incontra Rosa Adell, coetanea di Olga e madre di quattro figlie grandi, conosciuta quando aveva dovuto indagare sulla cruenta morte dei genitori per poi far arrestare il marito assassino. Melchor ora, a tempo perso, va a malmenare uomini che maltrattano donne, studia biblioteconomia e dà una mano nella biblioteca cittadina (aspettando un concorso per farsi assumere), legge sempre tantissimo (romanzi non contemporanei per sé o ad alta voce alla figlia, prima che dorma), ha addirittura accettato di fare il giurato per un concorso letterario e dovrà pure pronunciare un breve discorso alla cerimonia di consegna dei premi. Lo sta cercando e poi lo va a trovare l’ispettore Blai, il suo ex sergente promosso a dirigere la Sezione centrale Indagini sulle persone presso la sede del corpo catalano dei Mossos d’Esquadra nel complesso Egara vicino Barcellona. Blai gli chiede di trasferirsi qualche giorno nella metropoli in missione per aiutarlo in un caso complicatissimo di soldi e caste, che impone di non potersi fidarsi dei più che ha attorno o incontra: qualcuno sta ricattando Virginia Oliver, la furba pragmatica sindaca, minacciando di rendere pubblico un video porno in cui era stata coinvolta molti anni prima; lei ha già pagato trecento mila euro, intuisce che possano averlo tanti amici e nemici del mondo delle rivalità affaristiche e politiche, pagherebbe ancora. Melchor si sistema dal paterno amico avvocato, non vi sono tracce facili, tanto più se s’incrocia l’involuto Procés per l’indipendenza.

Splendida prosecuzione di quella che si annuncia come una straordinaria innovativa serie: il filologo, traduttore, saggista e grande scrittore spagnolo Javier Cercas (Ibahernando, Cáceres, Estremadura, 1962) giunge in libreria col secondo romanzo noir, dopo il primo (2019), mentre sta completando il terzo, alta letteratura! La narrazione è in terza persona fissa al presente sul protagonista, alternando tanti turbolenti capitoli sull’indagine, distinta in tre parti, con i quattro lunghi capitoli del secco dialogo fra Melchor e il personaggio in grado di ricostruire realmente l’intera vicenda dei video e anche qualcosa che, a sua insaputa, aveva in passato sconvolto la vita del poliziotto quando era in carcere e successivamente. L’espediente narrativo è rimarchevole: Cercas ritiene che il clima “prebellico” respirato a Barcellona nell’autunno 2017 sia “periodizzante” la storia politica e culturale degli spagnoli, per parlarne si e ci colloca qualche anno dopo il momento in cui scrive, fa pochi concisi riferimenti a Puigdemont e ad Ada Colau (critico con acume sul primo) e descrive una possibile evoluzione verso destra degli indipendentisti, ormai ce l’hanno più con gli immigrati che con i madrileni, innestandosi comunque su durature imperiture dinamiche nel rapporto umano col denaro e col potere. Segnalo il bipolare perbene Vàzquez. E il buon padre di fatto Vivales, che versa 250 euro al mese a Open Arms. L’autore è pacifico e ragionevole, in letteratura lavora con ambiguità, ironie, sfumature, paradossi, cita tantissimi altri bei libri (non solo Hugo, pure Winslow questa volta); così Melchor è un buon poliziotto cattivo: incarna alcuni suoi sentimenti segreti silenziati, come il vendicare senza filtri la violenza contro le donne (la madre del poliziotto era appunto una prostituta lasciata morta alla periferia della città). Da un po’ Cercas ha scelto di usare l’imprescindibile umile genere giallo, ben sapendo che scrivere e leggere sono difese democratiche contro le offese (e talora i crimini) dell’esistenza. Con grande dedizione nella stesura, riesce a offrire ottimi romanzi, facili da leggere, difficili da capire, perché contribuiscono a cambiare la percezione diffusa della realtà, catalana in questo caso. L’indipendenza del titolo ha una pluralità di sensi: politica, personale, fisica, morale. Melchor ormai beve solo Coca-cola, s’abbandona ai superalcolici solo dopo qualche vendetta, magari ascoltando Like a Virgin di Madonna.

 

v.c.

 

 

 

 

 

Recensione I delitti di Alice

 

I delitti di Alice

Guillermo Martínez

Traduzione di Valeria Raimondi

Noir

Marsilio Venezia

2021 (orig. 2019)

Pag. 264 euro 17

Valerio Calzolaio

Oxford. Giugno 1994. G. è un argentino 23enne, borsista dottorando in Inghilterra, e segue con passione e acume i corsi di logica matematica, ha un nome tanto difficile da pronunciare (in inglese) che nessuno lo esprime. Un suo professore è il caro grande Arthur Seldom, autore dell’Estetica dei ragionamenti e della prosecuzione filosofica dei teoremi di Gödel. Durante il primo anno di studio e ricerca, maestro e allievo hanno già risolto insieme un cruento caso criminale, testimoni di una serie di morti furtive, sottili, quasi astratte, che i giornali dell’epoca definirono delitti impercettibili. Ora, all’inizio del secondo anno, quando il giovane ha appena scelto l’argomento dell’obbligatoria relazione per la borsa (l’ipotesi di partire da un frammento di testo per riprodurre tratti e scrittura), Seldom lo mette in contatto con un ex-allievo emanuense australiano, che lavora alla sezione scientifica del dipartimento di polizia, e lo coinvolge in una riunione dell’eletta confraternita intitolata al matematico, logico, fotografo, prete anglicano e scrittore dell’età vittoriana Charles Lutwidge Dodgson (1832 – 1898), noto ovunque nel mondo con lo pseudonimo di Lewis Carroll per Alice nel paese delle meraviglie: L.C. per 26 anni aveva pure pigramente insegnato matematica proprio a Oxford. Ancora, per la seconda volta, devono affrontare un mistero, del passato e del presente, e, conseguentemente, crimini e delitti. Non è che è stata trovata la prova che il grande scrittore fosse proprio affetto da pedofilia conclamata? La seria attraente timida dottoranda Kristen Hill ha forse trovato una pagina scomparsa che potrebbe sconvolgere l’imminente pubblicazione del diario dello scrittore come authoritative edition, con saggi critici scientifici dei vari biografi della confraternita. La ragazza sta per raccontare bene la vicenda, viene investita, varie differenti morti seguiranno.

Il matematico argentino Guillermo Martínez (Bahía Blanca, 29 luglio 1962) ha effettivamente insegnato in gioventù per due anni al Mathematical Institute di Oxford, costruendosi ben presto una bella parallela carriera di scrittore, complessivamente 4 saggi scientifici, 6 romanzi (abbastanza tradotti nel mondo, tre in Italia), molti racconti. E, certo, risulta davvero splendida la relazione fra logica matematica e genere giallo, sempre più, via via che gli autori intelligentemente competenti dell’una hanno affinato la pluralità emozionale dell’altro. Seldom era stato iscritto al Partito comunista del Regno Unito e non crede nella improvvisa conversione di Kristen, appunto, sulla base di una matematica antropologica. Qui l’autore molto si è documentato (e ci diletta) sull’amata citatissima personalità di Lewis Carroll e sulla connessa meravigliata figura di Alice, una dei quattro figli dei Liddell, che lui fotografava durante la stesura del libro a lei dedicato nell’estate 1863. In venticinque anni Carroll fotografò solo otto nudi infantili, questo è provato. Il romanzo si ispira alla scoperta, fatta a Guildford dalla drammaturga Karoline Leach, di un foglio con il riassunto delle pagine strappate del diario di Carroll; tutti gli altri eventi e i personaggi (compresa la Confraternita) sono immaginari, seppur dopo meticolosa ricerca su biografie e studi in materia. Tanti rompicapi, enigmi, giochi, indovinelli, combinazioni, sostituzioni. Segnalo l’esame grafologico, a pag. 35. L’anziana mitica Josephine a occhi chiusi mostra ripetutamente di saper distinguere un caffè con il latte e un latte con il caffè (per l’ordine del versare), inglesi esperti, grazie al tè! Interessante il rapporto fra cioccolatini e diabetici, anche se quel che perlopiù quasi tutti industrialmente divorano è il whisky.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Viaggio nell’Italia dell’Antropocene

 

Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro

Telmo Pievani e Mauro Varotto

Geografia

Aboca Sansepolcro (Ar)

2021

Pag. 189 euro 22

Valerio Calzolaio

Italia. 2786 d.C. Proiettiamoci in un ipotetico, fantascientifico e distopico futuro, tra oltre 750 anni, comunque esattamente mille anni dopo l’inizio del primo viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832), durato quasi due anni prima del ritorno a Weimar nel giugno 1788 (poi rielaborato in due volumi pubblicati tra il 1816 e il 1817). Lo scenario sarà certo irrealistico, sono troppe le variabili in campo (per il pianeta, le terreferme e i mari, le specie, i sapiens, gli italiani, per noi stessi o i nostri eventuali eredi), serve tuttavia a riflettere meglio sul fatto che l’assetto ereditato del nostro territorio nazionale non è affatto scontato, e che oggi è nostra la vivente responsabilità di orientarlo in una direzione o nell’altra. Si potrebbe partire da una mappa dell’Italia fisica, più o meno in quell’anno futuro, redatta secondo le accorte previsioni esistenti di studiosi e scienziati, quando si sarà ormai completata la fusione delle calotte glaciali continentali e, conseguentemente, sarà avvenuta un’ampia ingressione marina, fino ad almeno 65 metri di quota sul livello di costa attuale. Meglio vederla davanti agli occhi dal vivo o con cartoinfografica che descriverla connettendo scrittura e cervello: Treviso, Venezia, Padova, Mantova, Cremona, Modena, Ferrara, Ravenna sommerse; splendidi fondali subacquei di archeologia metropolitana; innumerevoli nuove isole sull’Adriatico (come il Salento) e sul Tirreno (come Napoli); un clima enormemente diverso e mediamente molto più caldo ovunque; paesaggi locali degli ecosistemi e delicati equilibri della biodiversità descrivibili oggi solo con molta meditata scienza e curiosa giocosità picaresca. Ingrandiamo una decina di istantanee di quella mappa; osserviamo da vicino picchi e insenature, laghi e fiumi, spiagge e fiordi; ragioniamo su alcune possibili innovazioni tecnologiche e sociali; proviamo a narrare gli umani parlanti con pensiero simbolico astratto come saranno allora. E iniziamo a viaggiare, dai!

“Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro” è la splendida narrazione scientifica dei coetanei ottimi illustri docenti Telmo Pievani (Gazzaniga, Bergamo, 1970) e Mauro Varotto (Padova, 1970). Lo spunto è patavino: nella sala dedicata al Clima del Museo di Geografia dell’Università di Padova (primo museo geografico universitario, inaugurato nel 2019) viene esposta una mappa realizzata nel 1940 dal grande geografo lombardo Bruno Castiglioni (1898-1945) per i tipi del TCI. Rappresenta (a 1:12.000.000) questa nostra stessa Italia in due epoche molto diverse, entrambe antiche e distanti da oggi (come ci viviamo noi): da una parte un’esile silhouette peninsulare “appenninica” durante il Pliocene (circa 2,5 milioni di anni fa), per rendere l’idea un golfo al posto della pianura padana; dall’altra un tozzo scarpone “alpino” durante il Periodo Glaciale (intorno a 20.000 anni fa), per rendere l’idea una linea di costa adriatica fra Ancona e Spalato invece che fra Venezia e Trieste. La geografia è mobile (abbastanza, seppur non quanto la storia e la sapiens, verrebbe da dire): nel corso del tempo mari e terreferme non “rimangono” sempre nello stesso “luogo”, talora si spostano ciclicamente, talora quasi “migrano” (il concetto è fertile perché indica che lasciano qualcosa e qualcos’altro si sposta con loro). Le ragioni sono tettoniche, morfogenetiche, climatiche e, sempre più, antropiche, in particolare ora che ci troviamo a valutare una nuova era, l’Antropocene, in cui la nostra specie sta modificando sensibilmente gli equilibri ereditati, con un’accelerazione inedita verso una nuova fase calda planetaria. Il volume è chiaro e compatto, distinto appunto in dieci capitoli relativi alle varie aree geografiche, da nord a sud, da est a ovest; per ognuna prima le interessanti cartografie (a cura di Francesco Ferrarese, come pure i dati statistici); poi il racconto a puntate (di Pievani), in terza fissa sul giovane Milordo, turista mitteleuropeo di buona famiglia, notevole conoscitore di storia istituzionale e artistica, durante le tappe del viaggio in comitiva con i mezzi del futuro; infine gli approfondimenti interdisciplinari (di Varotto) sulle varie motivazioni dell’ipotesi di mappa futura, tramite le ricerche contemporanee, dall’IPCC al CMCC, dalla glaciologia all’enogastronomia.

 

v.c.

 

 

 

 

 

Recensione La Pensione Eva

 

La Pensione Eva

Andrea Camilleri

Romanzo

Con la relativa intervista all’autore di Antonio D’Orrico (12 gennaio 2006)

Sellerio

2021 (1° ed. Mondadori 2006)

Pag. 215 euro 14

Valerio Calzolaio

 

Vigàta. 1937-1943. All’inizio Nené ha undici anni, alla fine diventa maggiorenne e fuma la sua prima sigaretta, in mezzo ha una varia iniziazione sessuale (invaghito della cugina Angela, più grande di due anni; prima volta in crociera, con una vedova; poi dal 1942 frequentatore della mitica agognata casa di piacere, ancora operativa nella prima parte dell’occupazione e della guerra). Il romanzo “La Pensione Eva” è una magnifica perla, si tratta come spiega l’immenso scrittore Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) di “una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni…; il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. È autentico il contesto. E la Pensione Eva è veramente esistita, mentre sono del tutto inventati i nomi dei frequentatori e i fatti che vi sarebbero accaduti”. Leggere per credere.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione 8 indagini ritrovate per Sarti Antonio

 

8 indagini ritrovate per Sarti Antonio

Loriano Macchiavelli

Noir

A cura di Massimo Carloni e Roberto Pirani

SEM Milano

2021

Pag. 441 euro 20

Valerio Calzolaio

 

Bologna. Nei decenni scorsi. Conoscete forse già il “sergente” Sarti Antonio, la sua istintiva partecipazione a dolori, infelicità, miserie e sventure del disordinato mondo non solo bolognese; eppure probabilmente queste avventure vi mancano, 3 romanzi brevi (uno parzialmente inedito) e cinque racconti (uno parzialmente inedito) del grande maestro Loriano Macchiavelli, inseriti nella nuova raccolta “8 indagini ritrovate per Sarti Antonio”, in cui sono coprotagonisti tanti bambini (Stecco, Elmo, Bambinamia) e ragazzi (Luca, Francesco, Rasputin), la violenza non bada all’età. I titoli fanno riferimento a: la ballata per chitarra e coltello, il mistero cinese, i casi della vita, una tesi pericolosa, il cerchio di gesso, uno sgombero forzato, il confine del crimine, come cavare un ragno dal buco. Completano il volume concisi freschi testi di due ottimi esperti: la prefazione di Roberto Pirani, la postfazione (in prima contemporanea su Antonio durante il lockdown) di Massimo Carloni.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Da un balcone

 

Da un balcone

Matilde Serao

Racconto

Cura e postfazione di Roberto Cadonici

Compagnia dei Santi Bevitori, Pistoia

2021 (1° ed. 1885 su “La Riforma Illustrata”)

Pag. 43 euro 9

Valerio Calzolaio

 

Napoli, vicolo della Pignasecca. Fine Ottocento. La grande scrittrice e giornalista Matilde Serao (Patrasso, 7 marzo 1856 – Napoli, 25 luglio 1927) ha una vastissima produzione editoriale, sterminata quella di articoli, rubriche, fondi; molto ampia e articolata pure quella di romanzi, racconti, saggi. Studiosi e critici hanno individuato almeno due probabili punti fermi: la particolare efficacia stilistica raggiunta nella dimensione del racconto; la densa fertilità letteraria della scrittura sulla napoletanità durante il periodo 1882-1886 e il soggiorno romano. Il breve racconto “Da un balcone” (un piccolo orizzonte su vicoli e piazza di quartiere) è stato recuperato dopo centocinquant’anni di oblio, mai più pubblicato successivamente all’uscita su un periodico nel 1885. Larga parte dell’agile interessante volume è dedicata a ricostruire la ricca personalità dell’autrice, con un saggio e molteplici utili note critiche e bibliografiche dell’italianista Roberto Cadonici.

 

v.c.

 

 

 

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