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Radiosa Speranza Poesie di Pasquale Tocchetto

Copertina Spiragli di Lucedi Raimondo Giustozzi

Anche in tempi di pandemia, la poesia non è fuga dalla realtà ma invito a vivere la fragilità della vita umana con piena consapevolezza. Non è un vaccino, come rilevava in un articolo Vivian Lamarque, pubblicato su questo sito il 22.03.2021, ma anche i versi sullo smartphone possono dare conforto. Non è un caso che il nostro cellulare, in questi tempi, sia pieno di inviti a leggere poesie.

Solo il fanciullino di pascoliana memoria sa penetrare nei meandri del cuore e produrre sentimento. Pasquale Tocchetto, maestro di Scuola Primaria, usava la parola nel senso classico del termine. Parola, dal latino parabola, similitudine, parabolè in greco, rimanda al verbo greco parabàllo, formato dalla preposizione parà, davanti, di lato e ballo, metto, getto. Ovviamente tutte le parole greche sono traslitterate. La parola è un significante che rimanda ad un significato. Nel testo Poesia e Musica, il maestro Tocchetto indica le finalità che la poesia ha nei confronti di chi la legge. Poeta è chi sa mettere in versi la bellezza di cui tutti facciamo esperienza ma che non sappiamo fissare nella musicalità di un testo poetico.

 

Poesia

“Il poeta contempla natura / attraverso la sua fantasia, / ne subisce la forte magia, / l’incantevole, immensa beltà. / Cielo e mare, montagna e pianura, / pioggia, vento, sereno e tempesta: / tutto assume un’aria di festa, / si trasforma l’intera realtà! // Poesia si fa sentimento / nei meandri profondi del cuore; / spesso esprime la gioia e il dolore, / gli ideali e preclare virtù. / Vaticinio di mitico evento, / entusiasmo risveglia e le attese / in persone smarrite, indifese, / anelanti la pace quaggiù. // Elegia, l’idillio, lirismo, / con drammatica epica storia, / riecheggian remota memoria / degli aedi tuttora in vigor. / Animati da un saggio eclettismo, / con linguaggi e stili speciali, / han composto poemi immortali, / che s’apprendon dai giovani ancor” (Pasquale Tocchetto, Poesia, 10 giugno 2012, pag. 109, in Spiragli di luce, Fermo, luglio 2016).

La poesia “risveglia l’entusiasmo e le attese in persone smarrite e indifese”. Oggi, lo smarrimento è generalizzato. Monta la protesta sociale per l’economia in ginocchio. Tanti non hanno di che vivere. Siamo alla canna del gas, scrivono alcuni con un linguaggio sinistro. Qualcuno dovrà pur dirci dove e come è nata questa pandemia che sta causando milioni di morti. Il mercato e il laboratorio di Wuhan che ruolo hanno avuto in tutto questo? La verità rende liberi. La menzogna rende schiavi. Perché non dire chiaramente che cosa è successo in questa area geo politica? Tutti lo chiedono con insistenza. L’Organizzazione Mondiale della Santità (OMS) fatica ancora a trovare la risposta.

Musica

“E’ la musica vera gemella / di poetica arte ispirata: / la canzone in versi è cantata / su cadenze discese dal ciel. / Melodia sinfonica bella, / da strumenti d’orchestra eseguita, / rende lieta e apprezzata la vita, / il destino propizio e fedel. // Ruscelletti, gli uccelli e cascate, / lo stormir delle tremule fronde, / il fragore dei tuoni e dell’onde / sono fonti del suono tonal, / bene espresso da voci accordate / in possenti, melodici cori, / da concerti affiatati e sonori, / ammalianti in un vol celestial. // Fin dai tempi dei Greci e Romani / arpe, cetre vibravan nell’aria / per placare la sorte contraria / e lodare dei prodi il valor. / Musicisti stranieri e nostrani / han scoperto importanti elementi, / per fornire motivi eccellenti / a cantanti e a ciascun suonator” (Ibidem, pp. 109 -.110).

Gemella della poesia è la musica. Il maestro Pasquale Tocchetto avvicina alla poesia le opere liriche dei grandi compositori del passato. Verdi, Rossini, Mascagni, Mozart, Beethoven, per restare ai più conosciuti, non tramontano mai. In tempi a noi più vicini, anche la canzone d’autore, a mio avviso, è poesia in musica. Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Claudio Baglioni, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Lucio Battisti (musicista) – Giulio Rapetti, in arte Mogol (paroliere), Lucio Dalla, hanno composto poesie in musica amate da più generazioni. Tutti i testi di Guccini richiamano la fatica del poeta che lavora sul verso, sulla rima, sulle figure retoriche. Analogo è il lavoro di Fabrizio De André sui propri testi. Nulla è lasciata al caso. Indubbiamente la pandemia in atto sta impedendo i grandi concerti che volevano dire masse di giovani presenti agli eventi. La musica, il teatro, il cinema, lo sport sono importanti nella vita di ognuno. Vogliono dire aggregazione, condivisione, sogni personali e collettivi, ma anche lavoro per elettricisti, attrezzisti, costumisti, tecnici del suono.

 

Poesia e Musica

“Gli spartiti e lode sincera / hanno ritmi ed accenti perfetti; / toni, timbri ed armonici effetti / le parole e le note san dar. / Poesia è Musica vera: / l’una e l’altra si danno la mano, / ravvivando nell’intimo umano / la nativa esigenza d’amar. // Madrigale composto in terzine, / melodramma, lavoro teatrale, / son legati all’ardor musicale / con uguale elevata vision. / Già Calliope, Euterpe divine / proteggevano musici e vati; / suggerendo le ariette e rimati, / suscitavan sentite emozion. // Violini e trombe per danze, / riuniti con gli altri orchestrali, / seguon strofe le più passionali, / sublimati da bassi e tenor. / Cavatine, preludi e romanze, / rievocanti patetiche storie, / su le scale diventan notorie, / commuovendo ogni anima e cor. // Questo saggio che al pubblico offrite, / vi ha dischiuso l’artistica via / della Musica ch’è Poesia: / nel talento si può progredir. / Ragazzini lo studio seguite / degli ottoni e dei legni da fiato: / il complesso sarà potenziato, / per la banda un migliore avvenir” (Pasquale Tocchetto, Poesia e musica, 10 giugno 2012, pag. 110).

 

Note al testo:

Il Madrigale è una composizione musicale o lirica, nella maggior parte dei casi per gruppi di tre, cinque voci, originaria dell’Italia, diffusa in particolare tra Rinascimento e Barocco. Il termine Madrigale rimanda al contenuto del testo che è quasi sempre riferito al mondo pastorale. La forma originale, molto praticata nel XIV secolo, era costituita da una successione di endecasillabi, di numero variabile da sei a quattordici, ripartiti in brevi strofe con vari incontri di rime, sempre comunque con una rima baciata nel finale.

Melodramma. Dal greco mélos (traslitterato) canto o musica e drãma (traslitterata), azione scenica o recitazione è il testo poetico destinato alla musica. I melodrammi scritti da Metastasio sono invece dei testi teatrali, scritti in versi o in prosa; solo successivamente vengono trasportati in musica.

Calliope. Era un personaggio della mitologia greca. Era la musa della poesia epica. Il suo nome vuol dire bella voce.

Euterpe nella mitologia greca era la protettrice di coloro che suonano il flauto. Il suo nome, che in greco significa “il piacevole”, “il genio” e “spiriti buoni”, è legato alla musica e alla creazione poetica. Le Muse, come è noto, sono delle divinità che fanno parte della religione greca.

Cavatina, nelle cantate e negli oratori del Settecento, era un’aria semplice, di breve durata, eseguita a conclusione di un recitativo.

Preludio è l’introduzione strumentale a un componimento musicale di qualsiasi tipo e genere.

Romanza. Componimento poetico a carattere epico-lirico, ma di tono sentimentale e patetico, tipico dei preromantici e romantici italiani, ma anche composizione musicale di triplice aspetto: vocale da camera, operistica e strumentale (fonte Internet).

 

La luce oltre le tenebre

 

Resurrexit Alleluja, Vita Nuova, Pasqualino sono tre poesie che rimandano al trionfo della vita sulla morte per chi crede e al risveglio della natura dopo il letargo invernale. La morte non finisce nulla, cantava poeticamente Raphael Alberti, ricordando la tragica fine di Salvador Allende, schiacciato dal colpo di stato orchestrato da Pinochet con la complicità di altre forze straniere: “Non credetegli / copriva il loro volto la stessa maschera / la lealtà nella bocca / ma nelle mani una pallottola. / Alla fine, gli stessi in Cile / che in Spagna. // Tutto è finito / ma la morte non pone fine a nulla. / Guardate / hanno ucciso un uomo / cieca è la mano che uccide, cadde ieri, / ma il suo sangue, / oggi stesso si innalza. // Non credetegli / copriva il loro volto la stessa maschera / la lealtà nella bocca / ma nelle mani una pallottola. / Alla fine, gli stessi in Cile / che in Spagna” (Rafael Alberti, al presidente del Cile Salvador Allende, versione italiana di Maria Cristina Costantini, fonte Internet). Quella di Rafael Alberti è una fede laica.

 

Fede e vita, secondo una cultura diffusa, non vanno d’accordo. L’eredità culturale dall’età moderna in poi ha sancito un profondo divorzio tra fede e vita. Dio, principio e fine di tutto, non ha nulla a che fare con la vita quotidiana. La riflessione di Augusto Del Noce (Pistoia, 11 agosto 1910 – Roma, 30 dicembre 1989) è ripresa da don Giussani nel libro La convenienza umana della fede“Dio, se c’è, non c’entra con l’uomo concreto, con i suoi interessi, i suoi problemi, ambito in ci l’uomo è misura a se stesso, signore di se stesso. Dio, se c’è, è come se non ci fosse. La divisione tra sacro e profano è netta”. Thomas Stearns Eliot aveva qualcosa da dire con una certa sicurezza quando si domandava: “E’ l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”. A questa domanda, don Giussani risponde che “La chiesa ha cominciato ad abbandonare l’umanità perché ha dimenticato chi era Cristo e ha avuto vergogna di dire chi è veramente”.  Dio è presente nella storia umana attraverso l’incarnazione di Cristo vero Dio e vero uomo. Sostenere questa verità è scomodo. La presenza chiede una decisione non una spiegazione.

Il termine convenienza è formato da due parole: cum, assieme, e dal verbo venio, is, venire. Convenire vuol dire venire assieme ad un incontro. Le parole nascondono il senso delle cose ed è importante conoscerne l’etimologia. La vita e la fede vanno assieme e non per strade diverse. La verità è una persona e una presenza può solo essere testimoniata nel quotidiano, nel posto di lavoro, a scuola, all’università, nei momenti del tempo libero, e anche in questo difficile tempo di pandemia e di tristezza senza fine. Chi vive di questa presenza, diviene luce per l’altro, che cammina assieme a noi nelle strade della vita. La felicità, la gioia, l’onestà, il fare ciò che si deve senza aspettare nessun applauso da parte di chicchessia sono valori contagiosi.

 

Se le prime comunità cristiane, che vivevano nella città di Corinto, Tessalonica, Filippi, testimoniavano con la propria vita la possibilità di guardare ad altri orizzonti, oggi, gli uomini e le donne del nostro tempo, che vivono nelle nostre città prive di speranza, devono vedere nel cristiano i tratti di un’umanità nuova. Il tempo che viviamo è connotato dal crollo delle evidenze. Tutto ciò che fino a cinquant’anni fa era condiviso da tutti, oggi non lo è più. Moderno, post moderno sono termini desueti. Non indicano più nulla. Viviamo in un momento storico, dove è evidente un cambiamento d’epoca e non di mentalità, secondo la felice intuizione di Papa Francesco.

Quando la fede è vissuta nella vita di ogni giorno, cambia tutto. La missione cristiana è l’epifania di un’identità. Cristo non è venuto a complicarci la vita ma a darle completezza. Chi non crede, incontrando chi ha la fede in Cristo, deve percepire in lui chi celebra la vita. “Veritas sua praesentia patet”.  Una vita, quando c’è, si propone all’altro senza veli. La fede in Cristo è l’amicizia con chi ci ha amato fino alla morte di croce. Non accade nulla se non si entra in amicizia con lui, quasi a dargli del tu.

Zaccheo, il capo dei pubblicani, che trafficava con gli occupanti romani, cambia vita quando guarda Gesù e trova in lui la risposta a tutte le proprie inquietudini. Don Giussani è ritornato più volte sull’episodio narrato dall’evangelista Luca, al capitolo diciannove. Il cristiano vero ha lo stesso sguardo di Gesù su Zaccheo. Solo lo sguardo di Cristo riempie di gioia e felicità. La radice del proprio essere è incontrare Cristo. Zaccheo cambia vita perché si mette in movimento verso qualcuno che lo trasforma dall’interno. Kierkegaard aveva visto nell’episodio di Zaccheo, che incrocia con lo sguardo Gesù tra i rami del sicomoro, una cosa tanto grande quanto magnifica. Gesù investe la povertà di Zaccheo. Il Cristianesimo è seme di un’umanità nuova, è l’imprevisto di un incontro con Gesù.

 

Resurrexit Alleluja

 

“Dopo la Croce risplende la gloria / del Salvatore, davvero risorto! / Meravigliosa è questa vittoria / che al mondo intero procura conforto. // A Pasqua inizia un’era superna / di grazia, pace e somma esultanza, / nell’amicizia serena e fraterna, / illuminata da fede e speranza. // Pur la natura dal sonno si desta: / rondini e nidi, profumo di fiori, / voli e gorgheggi in clima di festa. // Miti colombe diffondono albori; / docile agnello belando s’appresta / ad annunciare stagioni migliori.” (Pasquale Tocchetto, resurrexit alleluia, Pasqua 2015, ibidem, pag. 65).

Il Venerdì Santo è sempre allietato da una Domenica di Resurrezione. Questa è la fede di chi crede. Essa è sempre un dono che ci viene dato, ma che come tutti i doni va difeso, alimentato e condiviso. Scriveva don Tonino Bello: “Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga” (Don Tonino Bello, da Alla finestra la speranza, fonte Internet).

 

Vita Nuova

“Le gemme che si schiudono in aprile, / i colorati peschi sfolgoranti, / il mite agnello, il prato, il campanile, / rondini in volo nel cielo saettanti. // Ci portan vita nuova, giovanile. / Di primavera i fiori inebrianti / suscitan sogni ed animo gentile, / la verde età con danze e lieti canti. // Cristo risorto, luce delle genti, / dona perdono, gioia e amore vero, / pace del cuore e buoni sentimenti. // La santa Pasqua rende il mondo intero / più solidale verso i sofferenti / per il messaggio ascoso nel mistero” (Pasquale Tocchetto, Vita Nuova, Pasqua 2015, ibidem, pag. 65).

Pasqualino

“In un verde, freschissimo prato, / presso un chiaro, scrosciante torrente, / Pasqualino, con dolce belato, / bruca l’erba, la più nutriente. // Esso è un candido, bello agnellino, / saltellante tra fiori e farfalle, / sempre in cerca tra fiori e farfalle, / sempre in cerca di pascolo fino, / per colline, sui monti ed in valle. // Primavera risveglia natura, / le ridona vigore e gran luce; / con la Pasqua risorge sicura / vita nuova che pace produce. // E’ la festa, fra tutte maggiore; / sulla mensa c’è l’agnello pasquale; / le campane si sciolgon sonore, / vola l’angelo buono augurale. // Mite agnello è figura di Cristo / che ha patito ed è morto e risorto: / ha salvato anche l’uomo più tristo; / perdonando, di cuore, ogni torto”( Ibidem, pag. 71).

Sono due anni che non abbiamo avuto più la possibilità di trascorrere la Pasqua come si faceva prima della pandemia. Questo non ci impedisce comunque di leggere, riflettere e scrivere su quello che stiamo vivendo. Quando tutto sarà passato, forse ritorneremo a riveder le stelle ma con un atteggiamento più consapevole. Forse rinascerà un’umanità nuova, rigenerata dopo tante sofferenze e lutti inenarrabili. Dobbiamo augurarcelo. La nostalgia del passato deve essere volta al futuro. D’altronde la vita è un viaggio, come ci dice la parola greca, “nostos” (traslitterato). Il dolore, “algòs”, deve tradursi in speranza fiduciosa verso il futuro.

 

Raimondo Giustozzi

 

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