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Dialetto e usanze e storielle. “Cose di casa nostra” – 1

sito proverbi.online. Internet

sito proverbi.online. Internet

di Lino Palanca

Come a suo tempo promesso cambiamo territorio e veniamo a quello di casa nostra, almeno per un po’. Dialetto e usanze e storielle che hanno accompagnato il nostro crescere civile.

Tre parole dal sapore antico

cùltu

Edè un òmu cùltu: vale a dire un uomo che si dimostra discreto, che tiene per sé quanto gli è stato confidato, sa mantenere un segreto e salvaguardare una rivelazione che gli venga fatta accompagnata dall’invito alla riservatezza. Rifiuta le chiacchiere. Lo stesso se si tratta di una donna (cùlta). La parola ci giunge dal latino occùltus, participio passato di occùlere, nascondere, celare.

Il vocabolo è raffinato, è figlio del latino classico e concorre a confermare che al latino (classico, volgare, antico o tardo che sia) la nostra parlata deve tutto o quasi. Non è certo una scoperta, ma ne approfitto per dire che anche la “lingua” del Porto può vantare una sua certa nobiltà. Molte opere scritte in veneziano, napoletano, milanese o romanesco hanno avuto vasta risonanza grazie ad Autori che in quei dialetti hanno prodotto lavori di altissimo livello e basterà pensare a Goldoni, Di Giacomo, Porta, Belli, Trilussa per darsene sicuro conto; ciò non impedisce, in attesa che anche tra noi nasca gente così, di rilevare che degli idiomi della nostra area linguistica di riferimento si sono avvalsi, chi più chi meno, anche scrittori che figurano nell’aristocrazia delle lettere italiane.

lièrna

Si trova in frasi come: E ‘na madò’ che lièrna!, espressione riferita soprattutto a chi la fa lunga quando racconta o riferisce una notizia oppure discute, tiene un discorso, parla del più e del meno. Il vocabolo viene dal latino liènna, tiritera, ed è un esempio di ottima conservazione nel tempo. Si è ritenuta possibile anche la derivazione dal latino vièrna, cantilena, ma cambia poco.

Non c’è alcun rapporto con il francese lierne/lienne, come pure mi è capitato di leggere; il vocabolo transalpino è relativo ai settori dell’edilizia (traversa) e dell’architetura (costolone, nervatura di una volta o di una cupola).

sanciattè

Detto di persona scialba, senza carattere. La sola soluzione accettabile che mi viene in mente è il collegamento col francese sans châtaignes (castagne, sinonimo di marron), vocabolo che indica anche gli attributi maschili, ma anche colpo, pugno (“castagna” appunto). Perciò: uomo senza attributi, senza virilità, senza forza fisica e privo dell’animus pugnandi. Nel dialetto, che ha raccolto la parola, come accade con frequenza è caduta la postonica di châtaignes (gnes) lasciando qualche cosa di simile a sans châtai, pronunciato dai padri sanciattè. Probabile che il vocabolo, ricevuto dal latino castànea<greco kástanon, sia entrato nel dialetto durante gli anni dell’occupazione francese tra il 1789 e il 1815, ma restano ben possibili altre circostanze dati i nostri rapporti sempre stretti con la Francia. Tenere conto che un sinonimo di châtaigne è marron e che l’italiano usa l’espressione non rompere i marroni, ritenuta meno volgare di non rompere le palle! per esortare a smetterla di dar fastidio, intromettersi, voler parlare per forza e simili.

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