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Poesia o non poesia: questo è il problema. O meglio, questo sarebbe di nuovo il problema.

Fonte internet

Fonte internet

Lorenzo Allegrini Giornalista, poeta e autore teatrale

Già Carducci, in una lettera del 1877 a un poeta minore, criticava Leopardi e le sue “armonie libere miste”, dandogli del “gobbo” che “non vuol più strofe rimate”.

Mi spiego: la questione se questa è poesia torna periodicamente, e ha le sue ragioni (alzi la mano chi sa dire dove sia esattamente, inequivocabilmente il lirismo), ma forse una risposta ce l’hanno già data i tempi e da tempo. Ma andiamo per ordine.

Ha fatto molto discutere un attacco di Matteo Fantuzzi, valido poeta in forze alla rivista Atelier, al format dei “poetry slam”. Si tratta di vere e proprie gare in cui i poeti si sfidano di fronte a una giuria popolare scelta al momento tra il pubblico, composto spesso da iniziati.

I poetry slam, nati negli Usa e diffusi a livello internazionale, sono partecipati e in grande crescita. Scrive però Fantuzzi che le poesie degli slammer sarebbero “una forma spettacolare di testi” con “buona dose poetica, ma non collimano con la poesia”, piuttosto “sono un’ottima forma di intrattenimento, non per nulla sono stati accolti recentemente da Zelig” dove “c’è gente che va lì per ridere”.

Naturalmente questa opinione ha scatenato molte reazioni. Ho scelto la risposta di un poeta e critico, Julian Zhara, che contesta a Fantuzzi di “pensare allo slam come genere e non come medium” e aggiunge che “lo slam è un recipiente che può contenere al suo interno Valerio Magrelli e l’ultimo dei poeti, se entrambi decidono di competere”.

Chi ha ragione? Io credo che la contaminazione nella poesia sia da decenni un dato di fatto. Iniziata con le avanguardie del primo Novecento, la commistione tra poesia, arti visive, musica e teatro è cresciuta esponenzialmente nel secondo dopoguerra, e adesso (perché no?!?) fa capolino anche in tv.

Adriano Spatola, un importante poeta sperimentale che ha ispirato anche canzoni all’amico Francesco Guccini e morto nell’88 – alla cui opera una raccolta di poesie renderà finalmente onore quest’anno grazie alla casa editrice [dia•foria – sostiene nel 1978 in “Verso la poesia totale” che la poesia non è nient’altro che “una materia cui bisogna dar vita” e che “l’idea di categoria deve essere sostituita con quella di continuità”.

Oggi non essere contaminati è addirittura una negazione del presente, che volenti o nolenti ci sommerge di testi, musica e immagini, non solo attraverso i social network. I tempi a cui siamo abituati sono quelli dell’intuizione, se volete del consumo, più che della contemplazione. E io credo che la contaminazione debba restare la cifra anche quando si rimane nel campo della parola nuda.

Quindi lo dico chiaramente: per me sui palchi degli slam si fa poesia, ça va sans dire. Anche quando si vuole far ridere (ci sta, il medium non è mai un contenitore neutro, come ci ricorda Marshall Mcluhan), e non sempre si vuole far ridere. Così come, aggiungo, si fa poesia alle letture più tradizionali. Tutt’al più, assistendo all’una o all’altra, diremmo cosa ci piace e cosa non ci piace. Per questo credo che sia un inutile accapigliarsi quello su cosa sia o meno la poesia.

Credo, invece, che siamo indietro nel dare la risposta a un’altra domanda altrettanto longeva e ben più difficile: chi è il poeta oggi? Se non è il poeta veggente del simbolismo, o militante del futurismo, o intellettuale del dopoguerra, o non può stare nella sola definizione di performer, o se non basta pubblicare alcuni versi per dirsi tale, ecco, mi chiedo: come vive il poeta il suo rapporto con la società e con il pubblico?

Scrive ancora Spatola in un articolo del 1969 che “il poeta parla della poesia come se fosse una cosa che non lo riguarda, e si presenta al suo pubblico come clown. Tuttavia, così facendo, si sente a disagio”.

A meno che non abbia appena terminato di declamare, vi confesso il disagio nel sentirmi dare del poeta senza capire bene, in fondo, a cosa debba il mio titolo. Nel dubbio, nel presentarla ci metto un po’ di ironia. Chissà allora se la mia è vera poesia, chissà se io sono un vero poeta.

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