
di Steven Forti
tratto da MicroMega
Sia che si concentrino sulla strategia di uscita dal sistema sia che puntino alla creazione di etno-Stati bianchi, tutte le correnti accelerazioniste adottano una prospettiva apocalittica e celebrano la distruzione dell’esistente.
Alla fine del 2025, la polizia spagnola ha smantellato la prima cellula terroristica accelerazionista nel paese iberico. Le tre persone arrestate nella provincia di Castellón facevano parte di un’organizzazione nota con il nome di The Base. Fondata nel 2018 dallo statunitense Rinaldo Nazzaro, The Base si è progressivamente radicata in diversi paesi tra Nord America, Europa, Sudafrica e Australia, reclutando nuovi membri online e organizzando campi di addestramento paramilitari. Seguendo il modello del terrorismo di matrice islamista, The Base – il cui nome è, non a caso, la traduzione letterale di Al-Qaeda – ha progressivamente costituito una rete clandestina decentralizzata di cellule autonome. La sua ideologia può essere definita come una miscela di supremazia bianca, neonazismo e accelerazionismo. In poche parole, The Base si propone di “accelerare” il conflitto razziale ricorrendo alla violenza per provocare il crollo del sistema e poter così costituire etno-Stati bianchi.
The Base non è l’unico esempio di quello che è stato definito accelerazionismo militante di matrice neofascista. Esistono diverse organizzazioni che si muovono lungo le stesse coordinate ideologiche e utilizzano le stesse strategie e tattiche, come – negli Stati Uniti – l’Atomwaffen Division, il Patriot Front e il National Socialist Order[1]. Al tradizionale bagaglio ideologico della supremazia bianca, queste organizzazioni aggiungono l’accelerazionismo e il ricorso a una violenza di tipo decentralizzato e senza limiti. Tra i teorici di riferimento figurano i neonazisti statunitensi William Luther Pierce, autore di I diari di Turner (1978), James Mason e Harold Covington, fondatore del Partito nazionalsocialista del popolo bianco, mentre a livello “pratico” guardano per esempio all’attentato terroristico compiuto da Timothy McVeigh nel 1995 a Oklahoma City, che costò la vita a 168 persone. La diffusione di queste idee ha comportato l’aumento del numero di attacchi non solo di natura razziale contro minoranze od oppositori politici, ma anche contro infrastrutture, suscitando la preoccupazione dei servizi di intelligence di diversi paesi. L’obiettivo principale è creare il caos per provocare il collasso dei sistemi democratici.
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L’accelerazionismo militante è la declinazione più radicale e violenta di un insieme di idee che costituiscono una corrente di pensiero eterogenea nota con il nome di accelerazionismo, concetto coniato da Benjamin Noys in un libro pubblicato nel 2010[2]. In realtà, il termine fece la sua prima comparsa nel romanzo di fantascienza Signore della luce di Roger Zelazny, pubblicato nel 1967, ma Noys lo utilizzò per definire alcune posizioni della filosofia europea contemporanea, principalmente il post-strutturalismo francese. Nei volumi su capitalismo e schizofrenia, Gilles Deleuze e Félix Guattari sostenevano che per ottenere trasformazioni sociali di ampia portata fosse necessario sfruttare le dinamiche provocate dal capitalismo e dalla globalizzazione. A questo proposito, viene spesso citato un frammento dell’Anti-Edipo (1972) in cui i due filosofi francesi affermavano che bisognava «accelerare il processo» e «spingersi ancora oltre nel movimento del mercato, nella decodificazione e nella deterritorializzazione»[3].
Ciò detto, è solo negli anni Novanta che nasce una corrente o un movimento accelerazionista in senso stretto nell’ambito della filosofia e della teoria politica, vale a dire quando, nel 1995, all’Università di Warwick, Nick Land fonda la Cyber Culture Research Unit (CCRU), riunendo alcune decine di giovani ricercatori e studenti, tra cui Sadie Plant e Mark Fisher. Tra le sue principali influenze si possono citare proprio la filosofia post-strutturalista francese (Deleuze, Guattari, Bataille, Lyotard) e Friedrich Nietzsche, ma anche la letteratura e il cinema di fantascienza futurista e cyberpunk, rappresentati da romanzi come Neuromancer (1984) di William Gibson e film come Blade Runner (1982) o Terminator (1984)[4]. Il CCRU avrà vita breve e negli anni successivi i suoi membri seguiranno percorsi diversi, ma tutti esploreranno il rapporto tra l’umano e la tecnologia per immaginare un futuro post-capitalista[5].
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Negli anni Dieci di questo secolo, l’accelerazionismo ha vissuto una sorta di seconda vita con la pubblicazione del Manifesto per una politica accelerazionista (2013) di Nick Srnicek e Alex Williams. Parallelamente, Robin MacKay e Armen Avanessian hanno curato un’antologia che raccoglie testi di diversi autori, in particolare membri del CCRU, riportando l’accelerazionismo al centro del dibattito pubblico[6].
Srnicek e Williams si collocano in una posizione chiaramente di sinistra: per loro, l’accelerazione è solo un mezzo per un futuro post-capitalista. Seguendo le proposte del post-operaismo italiano di Toni Negri e Franco “Bifo” Berardi, propongono di ampliare la decodificazione promossa dal capitalismo e dai processi di automazione, deep learning e intelligenza artificiale per liberarsi dal lavoro e giungere a una riappropriazione comune delle tecnologie di piattaforma[7].
Nick Land, invece, ha virato radicalmente verso posizioni di estrema destra fino a diventare un punto di riferimento del pensiero neoreazionario. Dopo la fine dell’esperienza del CCRU e un periodo di dipendenza da anfetamine, si è trasferito a Taiwan e poi in Cina, dove è diventato un apologeta dello sviluppo capitalista del paese asiatico. In realtà, come sottolineano diversi autori, tutta la sua traiettoria è segnata da un «accelerazionismo incondizionato»[8] o, più esplicitamente, da una forma nichilista e ipercapitalista di postumanesimo filosofico[9]. A differenza dell’interpretazione marxista, per quanto eretica come nel caso dei post-strutturalisti, dei post-operaisti o di Srnicek e Williams, per Land l’accelerazione non è uno strumento, ma un fine in sé stesso. Già nei suoi testi degli anni Novanta, sia saggistici sia di fantascienza, il fondatore del CCRU propugnava un transumanesimo radicale spinto al punto di immaginare la fine della civiltà umana e un macchinismo post-biologico in cui i cyborg sarebbero diventati nuovi superuomini nietzschiani[10]. Per Land, in sintesi, non c’è nulla al di là del capitalismo: di conseguenza, si può solo accelerarne la distruzione creativa per arrivare alla sostituzione dell’umanità con la tecnologia. La sua visione deterministica della storia – all’epoca definiva il proprio pensiero come «iperstizione», una sorta di finzione performativa che creerebbe il futuro che predice – e la sua apologia del capitalismo hanno portato Noys a definirlo un «deleuziano thatcherista»[11].
Dopo la crisi finanziaria del 2008, Land ha radicalizzato ulteriormente le sue posizioni. Secondo il fondatore del CCRU, l’Occidente sta attraversando una fase di stagnazione a causa delle politiche economiche keynesiane. In una serie di testi pubblicati nel 2012, in cui ha coniato il concetto di «Illuminismo oscuro», ha lanciato una violenta critica alla democrazia, da lui intesa come un’ideologia egualitaria basata sull’espansione dello Stato, sulla corruzione e sul parassitismo: secondo Land, la democrazia è nemica del progresso, distrugge la società e porta a un’«apocalisse zombie». In L’Illuminismo oscuro, Land cita spesso Curtis Yarvin, alias Mencius Moldbug, di cui condivide sia la metafora della Cattedrale – un presunto sistema di istituzioni culturali che avrebbe imposto la fede nell’universalismo democratico e nell’egualitarismo –, sia la proposta neocameralista, ovvero la sostituzione degli Stati con governi corporativi. Guardando con favore a modelli esistenti come Hong Kong, Singapore o Dubai, Land propone in pratica la secessione dei superricchi. Non sorprende, quindi, che, al di là della retorica vittimistica della cultura della cancellazione e della presunta censura progressista, egli difenda anche le differenze tra le razze fino a sfiorare il biologismo razziale[12]. Giuliano da Empoli non sbaglia quando lo definisce «un profeta lisergico di un’era post-democratica»[13].
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Sebbene possa essere considerato una figura marginale, nell’ultimo decennio le idee di Land hanno influenzato sempre più un gruppo di attivisti, intellettuali, politici e imprenditori che si muovono in un panorama che va dal neoreazionarismo al libertarismo, passando per l’alt-right e il neonazismo.
Nella galassia neoreazionaria, sia Land sia Yarvin sono punti di riferimento imprescindibili. È il caso, ad esempio, di Michael Anissimov, informatico del settore tecnologico che, all’inizio di questo secolo, ha fondato il Singularity Institute, cofinanziato da Peter Thiel, e che in seguito è diventato un divulgatore del pensiero neoreazionario attraverso il suo blog “More Right”. Anissimov ha sviluppato una critica transumanista della democrazia rappresentativa, ma ha anche difeso posizioni suprematiste fino a proporre la creazione di un etno-Stato bianco nell’Idaho, sulla scia di quanto avanzato dal neonazista Covington un paio di decenni prima.[14]
Allo stesso modo, riferimenti all’accelerazionismo si trovano anche nei testi di fantascienza di Zero HP Lovecraft, che parla di un futuro segnato dalla singolarità tecnologica e dall’affermazione delle gerarchie naturali, o nei testi di Bronze Age Pervert, alias Costin Vlad Alamariu, che difende l’eugenetica per creare una nuova élite aristocratica ispirandosi alla Grecia classica, senza per questo disdegnare i progressi tecnologici[15].
Anche una parte dei libertari statunitensi ha progressivamente fatto propri i postulati accelerazionisti. Così, al pantheon rappresentato da Ayn Rand, Murray Rothbard e Hans-Hermann Hoppe si è aggiunto anche Land. Il tutto ampliato dal crescente protagonismo e potere degli imprenditori della Silicon Valley. Non è un caso che lo stesso Land, in L’Illuminismo oscuro, consideri una pietra miliare il dibattito pubblicato nel 2009 su Cato Unbound, la rivista online del think tank libertario Cato Institute, tra il tecnoligarca Peter Thiel e l’attivista anarco-capitalista Patri Friedman, nipote dell’economista neoliberista Milton Friedman[16]. In quell’occasione il cofondatore di PayPal e Palantir affermò che libertà e democrazia non erano più compatibili, iniziando a manifestare pubblicamente le sue posizioni di estrema destra.
L’esempio più lampante di queste posizioni tra le élite della Silicon Valley è rappresentato da Marc Andreessen, cofondatore di Netscape e socio principale della società di venture capital Andreessen Horowitz. Come Thiel, mecenate di Yarvin, anche Andreessen condivide l’idea che l’Occidente sia in declino a causa del rallentamento dei progressi tecnologici. Nel suo Manifesto tecno-ottimista (2023), nomina come suoi «santi patroni» Nick Land, economisti della Scuola austriaca e neoliberisti come von Mises, Hayek, Friedman, e ancora Nietzsche e Marinetti, ma anche i promotori del cosiddetto accelerazionismo effettivo, Based Beff Jezos e Bayes Lord. Dietro questi pseudonimi si nascondono tecnici informatici del mondo delle start-up che attaccano radicalmente qualsiasi tipo di regolamentazione e restrizione al progresso tecnologico e ritengono che l’intelligenza artificiale dovrebbe sostituire l’umanità generando una singolarità tecnocapitalista. Anche Andreessen sostiene che la tecnologia sia la soluzione a tutti i mali e punta su una visione esplicitamente transumanista: «Crediamo nell’accelerazionismo, la spinta consapevole e deliberata dello sviluppo tecnologico, per garantire che la spirale ascendente del tecnocapitalismo continui all’infinito», scrive nel suo manifesto. Un programma che assomiglia molto a quello attuato da Javier Milei in Argentina, paese in cui nel 2026 si è trasferito Thiel.
Infine, il dogma accelerazionista si è diffuso, non senza attriti e divergenze, anche tra l’alt-right e il suprematismo bianco, soprattutto attraverso il pensiero neoreazionario, dando vita a un processo di influenze reciproche. Sia Land e Yarvin, sia i suprematisti Richard Spencer e Jared Taylor sottolineano il ruolo della genetica nelle gerarchie umane. Non sorprende, quindi, che, accanto a teorie del complotto come quelle della grande sostituzione o del genocidio bianco, nell’influente manifesto pubblicato online dal terrorista che nel 2019 ha ucciso più di 50 persone in alcune moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, una sezione fosse intitolata «Destabilizzazione e accelerazionismo: tattiche per la vittoria». L’accelerazionismo, inteso come l’uso della violenza estrema per provocare una guerra razziale e il crollo del governo, è condiviso da altri terroristi di estrema destra e da gruppi suprematisti bianchi, alcuni dei quali ecofascisti.
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A partire dall’inizio degli anni Dieci di questo secolo, il termine «accelerazionismo» ha subìto un’evoluzione che lo ha allontanato radicalmente dalle sue origini filosofiche post-strutturaliste e letterarie cyberpunk. In un contesto caratterizzato dai rapidi progressi tecnologici e dalla creazione di una nuova élite di oligarchi nella Silicon Valley, l’ossessione per l’accelerazione e il culto del capitalismo si sono progressivamente mescolati con altre tradizioni politiche, come il paleolibertarismo e l’anarco-capitalismo, ma anche con il suprematismo bianco e il neonazismo. Sia che si concentrino maggiormente sulla strategia di uscita dal sistema – con la costruzione delle cosiddette freedom cities, di comunità galleggianti in acque internazionali (seasteading) o colonie su Marte – sia che puntino alla creazione di etno-Stati bianchi, tutte queste posizioni adottano una simile prospettiva apocalittica e celebrano la distruzione, promuovendo un survivalismo suprematista.
[1] Matthew Kriner, Erica Barbarossa, Isabela Bernardo, Michael Broschowitz, “Behind the Skull Mask: An Overview of Militant Accelerationism”, Global Network on Extremism and Technology (GNET), marzo 2024.
[2] Benjamin Noys, Persistence of the Negative: A Critique of Contemporary Continental Theory, Edinburgh University Press, 2010.
[3] Gilles Deleuze, Félix Guattari, Anti-Oedipus, Continuum, 2004, p. 260.
[4] Si veda la breve spiegazione fornita dallo stesso Land sul pensiero accelerazionista in Nick Land, “A Quick-and-Dirty Introduction to Accelerationism”, Jacobite, 25 maggio 2017.
[5] Benjamin Noys, “Accelerationism: Adventures in Speed”, in Stefan Herbrechter et al. (a cura di), Palgrave Handbook of Critical Posthumanism, vol. 2, Palgrave Macmillan, 2022, pp. 557-575.
[6] Robin MacKay, Armen Avanessian, #Accelerate: The Accelerationist Reader, Urbanomic, 2014.
[7] Nick Srnicek, Alex Williams, Inventing The Future: Postcapitalism and a World Without Work, Verso Books, 2016.
[8] Arnau Miranda, Les Lumières sombres. Comprendre la pensée néoréactionnaire, Gallimard, 2026, p. 78.
[9] Patrick Gamez, Posthumanism Meets Surveillance Capitalism, Palgrave Macmillan, 2025, pp. 23-42.
[10] Si veda Nick Land, Fanged Noumena. Collected Writings 1987-2007, Urbanomic, 2011.
[11] Benjamin Noys, Malign Velocities. Accelerationism & Capitalism, ZeroBooks, 2014, p. XI e pp. 49-59.
[12] Nick Land, L’Illumismo oscuro, GOG edizioni, 2021.
[13] Giuliano da Empoli, “Prefazione”, in Nick Land, L’Illuminismo oscuro, op. cit., p. 5.
[14] Si veda, ad esempio, Michael Anissimov, A Critique of Democracy: A Guide for Neoreactionaries (2015) e Idaho Project (2015).
[15] Arnaud Miranda, op. cit., pp. 104-117.
[16] Nick Land, L’Illuminismo oscuro, cit., p. 19.