di Raimondo Giustozzi
“Carlo Azeglio Ciampi per quasi quindici anni ha ricoperto diversi ambiti di responsabilità istituzionale: prima capo del governo, poi ministro del Tesoro, infine presidente della Repubblica. È possibile e forse utile provare a ragionare sul significato delle due decadi che abbiamo alle spalle e sul filo rosso della traiettoria di Ciampi all’interno del mare tempestoso che ha attraversato. Il volume nasce dalla ricerca di nuovi percorsi partendo da una selezione di temi emersi dai colloqui tra l’autore e il presidente Ciampi e dallo spoglio delle sue agende sulle quali era solito annotare appuntamenti, impegni, impressioni, talvolta commenti e giudizi.
Dalla crisi finanziaria del 1992 alla caduta della prima Repubblica, da Tangentopoli alla ‘discesa’ in campo di Berlusconi, dall’ingresso dell’Italia nell’euro alla recente crisi economica e istituzionale: un contributo alla storia della Repubblica nel quindicennio compreso tra lo scorcio finale del Novecento e l’inizio del nuovo secolo. Ne emerge uno spaccato significativo, un punto di vista che permette di seguire alcuni snodi cruciali della transizione italiana: una griglia di interrogativi che si spingono fino a noi, alle inquietudini di un presente incerto e imprevedibile. Un’ipotesi interpretativa, uno sguardo che vuole anche essere uno stimolo per non disperdere un patrimonio prezioso di idee e di speranze” (Umberto Gentiloni Silveri: Contro gli scettici e disfattisti. Gli anni di Ciampi 1992 – 2006, seconda, terza pagina di copertina, Edizioni Laterza, 2018, Bari).
Il saggio consta di 253 pagine, comprese: una premessa (pp. V- VIII), la conclusione (225- 235), una cronologia essenziale (pp. 237- 245), indice dei nomi (pp. 249- 253), e quattro capitoli, declinati in brevi paragrafi.
- “Un frattura storica”. 1.1. Sull’orlo del baratro (p.3); 1.2. “Il Paese ha sentito, capito, reagito” (p.20); Una stagione interrotta? (p.42)
- Eurozona. 2.1. Breve intermezzo (p.57); 2.2. Una lunga rincorsa (p.68); 2.3. Vincolo esterno e coesione nazionale (p.86); 2.4. Un’occasione mancata (p.100)
- Inquilino al Colle. 3.1. Nuovo inizio (p.120); 3.2. Un difficile equilibrio (p. 131); 3.3. Fine secolo? (p. 153).
- Nella sfida globale. 4.1. Il peso del passato (p.170); 4.2. Transizione infinita (p.181); 4.3. Addio (p. 204).
L’arco cronologico, posto sotto i riflettori, è quello che va dal 1992 al 2006, un quindicennio chiamato di transizione. Nel lungo periodo oggetto del saggio, avvengono cambiamenti irreversibili, che proiettano l’Italia in una nuova fase storica. Carlo Azeglio Ciampi è stato lo statista, giunto al momento giusto, per traghettare il paese verso una nuova dimensione europea. Senza il suo contributo, la sua tenacia nel perseguire obiettivi, anche ambiziosi ma raggiungibili, forse l’Italia non sarebbe riuscita ad entrare subito nell’Euro assieme ad altri stati più in regola del nostro paese. La lettura del libro permette anche, per chi ha vissuto quegli anni di cambiamenti epocali, di rivivere come in un film a passo ridotto, la propria vita professionale, lo spaesamento che si avvertiva allora. Cadeva il muro di Berlino, implodeva l’Unione Sovietica, avanzava il fondamentalismo islamico. Terminavano la loro corsa i partiti che avevano regalato all’Italia la Costituzione Repubblicana. Silvio Berlusconi, sceso in campo, iniziava un’epoca del tutto nuova. La Lega Nord parlava di secessione, ma perdeva mordente quando l’Italia entrava per merito di Ciampi nell’Eurozona.
“Con la fine della Guerra Fredda, gli anni successivi al 1989 sono segnati dalla negoziazione di nuovi rapporti di forza, quando il tramonto e il crollo di un vecchio mondo non permette di scorgere all’orizzonte qualcosa di stabile e duraturo; un lungo dopoguerra, il terzo, dopo quelli successivi ai due conflitti mondiali. La ricerca di un possibile equilibrio multipolare, la sfida del vecchio continente nel mondo globalizzato sono parte inscindibile del percorso della Repubblica, dei suoi limiti e delle sue potenzialità” (Premessa, VII, op.cit.).
Il saggio, precisa il prof. Umberto Gentiloni Silveri, “nasce da colloqui con il presidente Ciampi (quindici incontri tra il 2007 e il 2010, più di venti ore di conversazione) e dallo spoglio delle sue agende (Agende personali, Diari 1992- 2006) sulle quali era solito annotare appuntamenti, impegni, impressioni, talvolta commenti e giudizi. Le conversazioni e le pagine del Diario come fonti basilari, sentieri privilegiati, per inoltrarci nelle dinamiche del tempo, seguendo il percorso di un tecnico che entra in politica, o meglio, come preferisce essere definito, di un servitore dello Stato chiamato alle responsabilità di nuovi uffici” (Ibidem, Premessa, VI, op. cit.). Dialoghi registrati, parole scritte nelle agende di Ciampi, chiuse in un cassetto, sono stati trasferiti nel libro con precisione, armonia d’insieme, linguaggio semplice e chiaro.
Il 1992 rappresenta nella biografia di Carlo Azeglio Ciampi una “frattura” storica, come detto dallo stesso protagonista della storia, raccontata dall’autore del libro. Dopo oltre quaranta anni trascorsi alla Banca d’Italia, di cui era diventato Direttore Generale dal 18 luglio 1978 al 7 ottobre 1979 e Governatore dall’8 ottobre 1979 al 29 aprile 1993, Ciampi poteva decidere tranquillamente di andare in pensione come era suo diritto. Giorgio Napolitano, nel gennaio 1992, presidente della Camera dei deputati, gli parla della situazione politica ed economica, caotica e difficile. Ciampi ha subito pronta la risposta per correggere la situazione economica: “L’Italia si solleverà se il governo che uscirà dal nuovo Parlamento adotterà una politica economica d’urto”.
“Una frattura storica”
Il 23 aprile 1993, muore improvvisamente, a Spoleto, Guido Carli, simbolo e figura chiave della politica economica, e non solo, del secondo dopoguerra. Ciampi viene raggiunto da una telefonata da Scalfaro, il presidente della Repubblica. Lo invita a casa, prima e unica volta, nel suo domicilio privato sull’Aurelia. Qui incontra anche Gaetano Gifuni, segretario generale della Presidenza della Repubblica. Il presidente lo issa con lo sguardo e gli dice “Tocca a lei”. Ciampi non è un politico ma un tecnico, ma ha un alto senso dello Stato. Se lo hanno voluto, non tergiversa. Si congeda con un lapidario: “Non ho altre soluzioni”. Da questo preciso istante inizia la carriera politica di Carlo Azeglio Ciampi. Si mette subito al lavoro e annota sul proprio diario: “Il governo dovrà portare avanti, con rinnovato vigore, il risanamento delle finanze pubbliche, risanamento inteso come riduzione del disavanzo, qualificazione della spesa, maggiore equità fiscale, proseguire e intensificare la lotta alla criminalità in tutte le sue manifestazioni, in politica estera confermare la linea di pace, la costruzione dell’unità europea, di alleanze, linee alle quali il nostro Paese non è mai venuto meno” (“Una frattura storica”, pag. 22, op.cit.).
“Tre sono gli assi portanti della nuova esperienza: Il metodo di lavoro introdotto e perseguito, la ricerca di competenze e professionalità, il rispetto e la difesa delle regole ispirate ai dettati costituzionali. Incoraggianti furono i primi contatti con amici, potenziali collaboratori e compagni di strada nella nuova avventura che Ciampi vede profilarsi all’orizzonte. Entrarono in squadra con lui Antonio Maccanico, braccio destro del presidente, Andrea Mazzella, Sabino Cassese, Luigi Spaventa. Non erano esponenti in quota di un partito o dell’altro. “In quelle ore frenetiche non ebbi contatti con nessun partito, né pressioni dalle forze politiche” (Ibidem, pag. 24). Il mandato a presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, iniziato il 29 aprile 1993 durerà fino all’11 maggio 1994. Il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi si segnala soprattutto per il controllo sui conti pubblici e sulla spesa. “Centrale in tal senso è il conseguimento dell’accordo con le parti sociali sul costo del lavoro. Anche qui conta il metodo di una scelta di fondo ma anche il merito di un processo che coinvolge, rende corresponsabili, aiuta a costruire meccanismi e legami stabili tra istituzioni, parti sociali e imprenditori” (Ibidem, pag. 32). Quando Helmut Kohl, già amico di vecchia data, conosce da Ciampi i contenuti dell’accordo sul costo del lavoro, lo invita in Germania per farne uno uguale. L’Italia non riscuoteva grande considerazione fino ad allora nelle cancellerie europee. Con Ciampi tutto questo viene meno. Lo sarà anche quando riuscirà a fare entrare nell’Euro, la moneta unica europea, l’Italia tra le prime nazioni europee, conquistando la fiducia e l’apprezzamento della Germania e non solo.
La richiesta di autorizzazione a procedere per il segretario del PSI Bettino Craxi non coinvolge la squadra di governo: “Dopo averne dato preventiva notizia al presidente Scalfaro e ai presidenti delle due Camere, faccio uscire un comunicato, nel quale si sottolinea l’estraneità del governo alla votazione della Camera dei deputati sulla richiesta di autorizzazione a procedere e si conferma l’impegno del governo sulla questione morale” (Ibidem, pag. 28). “Gli attentati dinamitardi di Milano, Firenze e Roma, tra il 27 e il 28 luglio 1993, mettono a dura prova tutte le istituzioni. Ciampi teme che la vicenda possa affievolire l’azione del governo, esponendo il Paese a manovre sui mercati o a un progressivo indebolimento della spinta verso la ripresa” (Ibidem, pag. 36).
Ciampi, nonostante accarezzi l’idea che il proprio governo duri tutta la legislatura, è anche conscio che è nato con un carattere transitorio. Nei suoi ricordi però prevale un senso di sconforto: “Ancora oggi verrebbe da chiedersi perché non siamo andati avanti. E qui, c’è un vero e proprio mistero italiano, una di quelle svolte che faccio fatica a comprendere, anche a distanza di tempo”. Le elezioni del 1994 rappresentano una discontinuità profonda, rispetto ai traguardi raggiunti da Campi: spesa sotto controllo, fiducia dell’Europa e degli USA verso l’Italia, deficit contenuto.
Eurozona
Le elezioni politiche del 1994 vedono la vittoria di Silvio Berlusconi, ma Carlo Azeglio Ciampi non va in pensione. Annota nel proprio diario: “Tra la conclusione del percorso del mio esecutivo e l’incarico come ministro del Tesoro nel governo Prodi (18 maggio 1996- 31 dicembre 1997) passano due anni; un periodo delicato per il paese, in cui si avvicendano due governi di natura molto differente ed è presente una diffusa e persistente conflittualità politica e istituzionale. Non entrai in quel lasso di tempo nelle questioni di politica economica del governo, non c’era nessun rapporto con il lavoro dell’esecutivo. Non venni coinvolto, né fui portato ad intervenire nelle questioni di politica economica e monetaria del governo retto da Lamberto Dini. Mi spostai su altre questioni e nuovi incarichi” (Eurozona, ibidem, pag. 62). In quegli anni Ciampi assume un incarico al Fondo monetario internazionale e nello stesso tempo è presidente dell’Ente per gli studi monetari, bancari e finanziari “Luigi Einaudi”, appena trasformato in una struttura di alta formazione permanente volta a favorire percorsi di studio e di ricerca per le giovani generazioni (Ibidem, pag. 64). Ciampi si circonda di persone di alto valore professionale.
Entrato nel Governo Prodi come ministro del Tesoro, allaccia una collaborazione molto stretta con Visco, ministro delle Finanze, col quale costruisce un lavoro di squadra, quotidiano e al tempo stesso in grado di prefigurare un quadro di politica economica e monetaria. “Anche nella dimensione internazionale lavorammo insieme. Quando era in programma una riunione dell’Ecofin a Bruxelles guardavo l’agenda e se c’era in programma qualcosa che riguardava le Finanze andavamo io e Visco, informando sempre il direttore generale del ministro, Mario Draghi, che al suo posto in delegazione sarebbe venuto il ministro Visco” (pag.71). Dal 1° gennaio 1998 al 14 maggio 1999 è ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, prima nel governo con Romano Prodi, presidente del Consiglio, poi in quello retto da Massimo D’Alema.
Inquilino al Colle
Grazie al lavoro di Ciampi, l’Italia entra nell’Euro tra le altre grandi nazioni europee. È il coronamento di un sogno. L’Italia è ben vista anche dalla Germania e dalla Francia. I mercati ne risentono favorevolmente. Ma non è finita per Carlo Azeglio Ciampi. Giovedì 13 maggio 1999 diventa il decimo presidente della Repubblica Italiana. Nella nuova carica si circonda di uno staff di tutto rispetto: Arrigo Levi, Paolo Peluffo, Francesco Alfonso e Maria Cristina Timperi, conferme – per tutti un inizio nuovo. “Ciampi difende la propria autonomia, scrive sulle pagine del Diario di non avere ricevuto pressioni né suggerimenti indebiti, si attesta con geloso riserbo alle prerogative istituzionali che gli competono. Valorizza il collettivo, soffermandosi su aspetti apparentemente risibili. Una delle prime decisioni che ho preso nel mio studio, non quello ufficiale alla vetrata, ma quello nella palazzina, fu di prendere un tavolo per le riunioni con i collaboratori. I funzionari e gli impiegati cercarono affannosamente nei magazzini del Quirinale per trovare una scrivania intorno alla quale potessero mettersi dieci- dodici persone. Non erano abituati a questo” (Inquilino al Colle, pag. 125).
In tutti gli anni del settennato cerca di trovare sempre un equilibrio tra le proprie prerogative istituzionali come presidente della Repubblica e le altre istituzioni; tra tutti non sempre sono facili i rapporti soprattutto con Palazzo Chigi e con i governi guidati da Silvio Berlusconi, che a volte prende delle decisioni senza consultare il presidente delle Repubblica. Rimane terribilmente irrisolta la questione che riguarda Bettino Craxi. Cade l’ipotesi di un possibile provvedimento di grazia. Il leader socialista muore da esule in Tunisia. La stessa cosa si ripete con Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani condannati per l’omicidio di Mario Calabresi. Ciampi vive con angoscia la guerriglia urbana, che si sviluppa per diversi giorni a Genova nel corso della conferenza del G8, svoltasi nella città ligure dal 19 al 22 luglio 2001. I numerosi scontri di piazza, registrati nella città della lanterna, culminano il 20 luglio con la morte del manifestante Carlo Giuliani e il 21 luglio con l’irruzione delle forze di polizia nella scuola Armando Diaz di Bolzaneto.
Altro episodio che turbò non poco Ciampi fu la strage di Nassiriya in Iraq contro le forze armate italiane che partecipavano alla missione militare denominata “Operazione Antica Babilonia”. L’attentato del 12 novembre 2003 provoca 28 morti, dei quali, 19 erano italiani. Costernazione e stupore è l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Immediata fu la vicinanza agli USA. L’attentato segna lo spartiacque tra un prima e un dopo. “Fino allo spartiacque delle Torri Gemelle prevale lo sforzo collettivo per essere tra i paesi guida di un possibile nuovo assetto del pianeta. La scelta italiana di aderire all’intervento militare in Iraq, chiesto dagli Stati Uniti, rappresenta la più grande discontinuità dalla fine della seconda guerra mondiale” (ibidem, pag. 163).
Nella sfida globale
Altro fatto di sangue è l’attentato e la morte di Marco Biagi, studioso del mercato del lavoro, prezioso consulente e collaboratore di politiche governative, protagonista, nel suo ambito, del tentativo di riformare e modernizzare parte del sistema paese. Sono i colpi di coda delle Brigate Rosse. Marco Biagi viene assassinato il 19 marzo 2002. Ciampi teme che il disagio sociale possa fomentare altri lutti. Il 23 marzo 2002 la CGIL organizza una grande mobilitazione a Roma contro le proposte governative di modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In realtà è una occasione di incontro e ricomposizione dell’area critica verso la maggioranza di centro destra, una prova di forza contro il governo (ibidem, pag. 172). Il 28 maggio 2002 a Pratica di Mare, alle porte di Roma, si tiene il vertice della Nato. È presente anche Vladimir Putin. L’Italia si propone di fare da ponte tra la Russia e la stessa Nato. “Nel tentativo di trovare certezze di fronte alle inquietudini che il presente gli sottopone a ritmo incalzante, Ciampi cerca nel passato, anche nel suo passato personale, gli elementi di rassicurazione necessari per andare avanti con piglio sicuro. Riporta in auge la festa del 2 giugno, né mancano esempi e situazioni che rafforzano il tentativo di avvicinare le sfide del presente alle eredità del passato. Non un passato generico ma la selezione di messaggi e simboli legati all’uscita dell’Italia dal secondo conflitto mondiale come elementi costitutivi della Repubblica e come basi imprescindibili per affrontare le sfide del futuro” (ibidem, pag. 173).
Le occasioni di frizione con l’esecutivo dei governi guidati da Silvo Berlusconi non mancarono nel corso degli ultimi anni del settennato. Da segnalare il contrato tra il presidente e il cavaliere in occasione dell’approvazione della legge Cirami – Carrara, detta “Sul legittimo sospetto”. “Ciampi ne sottolinea i principi di incostituzionalità. Dapprima Berlusconi cerca di dribblare, ipotizzando una successiva legge correttiva. Quando io replico dicendo che nell’attuale versione esiste un problema di promulgazione, esplode contro i giudici politicizzati, aggiungendo che pensa ad una legge che li espella dalla magistratura; parla di persecuzione nei suoi confronti e dei suoi collaboratori. Reagisco molto freddamente e decisamente, ricordandogli che, per sua scelta, non è più un imprenditore, ma un politico, attualmente presidente del Consiglio, richiamandolo così ai suoi doveri nei confronti dell’Itala” (ibidem, pag. 190). Le difficoltà con il cavaliere continuano anche per cose banali, come la nomina dei senatori a vita. Ciampi annuncia Colombo, Berlusconi dice ok, ma segnala Mike Bongiorno e Alberto Sordi.
Anche con la Lega di Umberto Bossi i rapporti non furono idilliaci. “Secondo Ciampi il pericolo della secessione fu una minaccia reale nella tempesta istituzionale segnata da Tangentopoli e dalla crisi finanziaria del 1993, ma l’ingresso nell’Euro tolse ogni alibi o argomento serio e la richiesta scivolò nel grottesco di iniziative volte all’affermazione di una posizione di parte” (pag. 202). Verso fine mandato, anche per misurarsi con le forze che gli rimanevano ancora intatte e per superare tutte le occasioni da sorvegliato speciale, soprattutto da parte dell’esecutivo, Ciampi decise di dar seguito e continuità ad un viaggio per l’Italia, che aveva già iniziato nei primi anni della presidenza, quando aveva visitato le province della penisola: “La stanchezza non mi abbandonava, ma l’entusiasmo era una forza altrettanti trascinante che mi rendeva pieno di energie. Volevo fortemente continuare a mostrare la vicinanza e la presenza del capo dello Stato negli angoli più diversi del nostro straordinario paese. Una scoperta colma di sorprese, commozioni, di lunghe attese di scolaresche, giovani e anziani in un abbraccio generazionale che sembra la risposta più convincente alle sollecitazioni identitarie che attraversano il settennato” (ibidem, pag. 205). Tutto questo era per Carlo Azeglio Ciampi “Una sorta di cassa di compensazione che si opponeva alle laceranti dinamiche del palazzo”.
Bibliografia
Umberto Gentiloni Silveri è docente di Storia Contemporanea alla Sapienza Università di Roma. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Sistema politico e contesto internazionale nell’Italia repubblicana (Carocci 2008) e L’Italia sospesa. La crisi degli anni Settanta vista da Washington (Einaudi 2009). Ha inoltre curato la pubblicazione dei diari dell’Ambasciatore Manlio Brosio (Diari di Washington 1955- 1961, Diari di Parigi 1961- 1964 e Dari NATO 1964- 1972, il Mulino 2008, 2009, 2011) e per Laterza, le Lezioni sul Novecento di Pietro Scoppola (2010). (terza pagina di copertina, risvolto).
Raimondo Giustozzi



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