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Libri. Cinque recensioni, di cui due brevi

Auteursfoto-Sietze-Norder-rechtenvrij

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di Valerio Calzolaio

 

Il mondo in miniatura. La vita sulla Terra raccontata attraverso le isole
Sietze Norder
Traduzione di Marco Cavallo
Scienza
Add Torino
2022 (orig. 2021)
Pag. 219 euro 18
Valerio Calzolaio
Isolamento biologico e culturale. Ovunque. In tutto il mondo ci sono appena una settantina di isole che misurano più di diecimila chilometri quadrati, solo due nel Mediterraneo, ovvero Sicilia e Sardegna (Cipro, Corsica, Creta sono un po’ più piccole). Nel mondo delle isole costituiscono l’eccezione, quelle piccole sono moltissime e quelle grandi pochissime. Qualunque sia la grandezza, la maggior parte non si trova ai tropici, ma nell’emisfero settentrionale (Mediterraneo compreso). La distinzione essenziale è fra continentali, perché poggiano sulle croste dei continenti (perlopiù si sono separate dalla terraferma solo da qualche migliaio di anni, quando il livello del mare si è alzato dopo la fine dell’ultimo periodo glaciale) e oceaniche, perché distano centinaia di chilometri dalla terraferma (perlopiù sono vulcaniche, cime di giganteschi vulcani che per milioni di anni si sono variabilmente innalzati dal fondo degli oceani). Entrambe sono dinamiche e “mobili”, emerse o scomparse (alcune da parecchio) nel corso dell’evoluzione. Quelle di media e minore grandezza sono come microcosmi, versioni in miniatura del nostro mondo, e costituiscono un sistema di dimensioni circoscritte grazie al quale le attuali sfide mondiali, come la crisi della biodiversità (giornata mondiale il 22 maggio) e i cambiamenti climatici (maggio 2022 caldo estivo in Europa), diventano più comprensibili. Sulle isole le dinamiche ambientali che avvengono nel pianeta si trovano sotto la lente d’ingrandimento e studiarle è un primo passo per comprendere meglio il mondo. In ogni isola su cui sono giunti gli esseri umani (non solo sapiens, in vari modi) molto è cambiato, da parte nostra soprattutto con l’agricoltura, soprattutto dopo Colombo e lo scambio macaraibico, soprattutto con le emissioni di gas serra climalteranti, ma in ognuna con caratteri peculiari.
L’olandese Sietze Norder (1987) si è appassionato allo studio delle isole durante la specializzazione in geologia e geografia sociale; per approfondirne la conoscenza scientifica ne ha visitate e studiate molte per lunghi periodi negli ultimi quindici anni. Presto affetto dalla nota insulomania (ovvero dall’irresistibile attrazione per le isole, che regala un’inspiegabile ebbrezza, forse innata forse acquisita), è divenuto uno scienziato, in particolare un biogeografo insulare. Fin dall’inizio del suo interessante volume si mostra consapevole dell’imprecisione del titolo (peraltro poco attraente): l’ampia disarmonia conferma che gli ecosistemi insulari non sono semplici versioni in miniatura di quello globale e di quelli sulla terraferma. Tuttavia, da ciascuna isola si possono trarre utili globali indicazioni e sperimentare forse utili scelte. Il libro è diviso in tre parti. Nella prima (La bellezza dei modelli) l’autore sottolinea la diversità culturale e biologica delle isole e cerca di verificarne l’origine, illustrando anche come Darwin, Hooker, Wallace e poi MacArthur-Wilson, tramite le isole, abbiano contribuito a farci capire meglio la nascita e la diffusione della vita sulla Terra. Nella seconda parte (Diari di viaggio) ripercorre i principali percorsi (diacronici) dei primi uomini che hanno messo piede su diverse isole (di distanti continenti e bacini oceanici) e ne hanno trasformato l’ecosistema, soprattutto facendo migrare con sé fra ecosistemi (prima separati da insormontabili barriere) specie vegetali e animali, esotiche o aliene. Nella terza parte (La Terra come arcipelago) si concentra, infine, sui rapporti tra gli esseri umani e la natura sulle isole, motivatamente convinto che la crisi della biodiversità necessiti di specifica attenzione insulare, le isole come ispirazione. Pochi ma opportuni grafici e tabelle. Assente una bibliografia accurata, non bene ma sommariamente sostituita dalle note finali definite “fonti”. Nell’indice di nomi e luoghi s’evidenzia il comprensibile minore interesse per il Mediterraneo.

v.c.

Recensione Il re degli stracci
Il re degli stracci. La prima indagine di un invisibile
Stefano Vicario
Noir
La nave di Teseo Milano
2021
Valerio Calzolaio
3
Roma. Anni fa. Il 43enne Andrea Massimi è uno degli avvocati d’affari più in gamba della città, bel fisico e occhi chiari azzurri. Ora sta stringendo con desiderio la mano di una ragazza che ha la metà degli anni dell’amata adorata moglie Marzia. È la sua segretaria e gli fa un interessato filo, così si è inventato una scusa, clienti di passaggio a Roma (copertura garantita dal fratello Giorgio, socio nello studio che era stato del padre). L’ha invitata a cena e pregusta il dopo a casa di lei. Tutto va secondo i piani, solo che Marzia ha cominciato stranamente a cercarlo con insistenza al cellulare silenzioso, lasciando pure messaggi che ha deciso di non ascoltare. La moglie avrebbe davvero urgente bisogno di parlargli e, mentre continua a provarci, d’improvviso tre energumeni entrano nella casa ai Parioli e la uccidono, trucidando anche la loro piccola figlia Lucia di sette anni. Sembra una rapina finita male. Andrea lo scopre a tarda notte quando torna a casa, sono già arrivati il fratello, la polizia e il sostituto procuratore Anna Ungaro. Lui impazzisce dal dolore, fugge e scompare: due anni dopo è un barbone fuori da ogni radar, nessuno ha saputo che fine ha fatto. Lo ritroviamo a vivere per la strada, facendo quello che fanno tutti gli invisibili homeless senzatetto, raccattare le scorie del fiume di umanità che scorre loro accanto, reciprocamente senza accorgersene. Dorme dentro l’Orto botanico, sotto un albero del Gianicolo; fa la fila alla Caritas per il pasto della sera; scrive di continuo ovunque (muri, cartelli, ringhiere) con un pennarello e beve parecchio. Una sera per caso cerca di difendere l’amico Lillo da un pestaggio, per salvarlo si fa menare e fermare da due cattivi poliziotti, Ungaro lo riconosce e libera, ma uscendo Andrea vede al polso di una trans il braccialetto di corallo e perle di fiume che aveva fatto fare e regalato alla moglie. Una scossa, un flash! E ricomincia in qualche modo a vivere per ricostruire come le è finito addosso. Con l’aiuto di altri clochard indaga sul caso chiuso, una brutta violenta storia tra corruzione e ricatti.
L’ottimo esperto affermato regista Stefano Vicario (Roma, 1953) esordisce alla grande nel romanzo noir, ben arrivato! L’opera prima è un’efficace incalzante narrazione in terza persona varia (molto sull’invisibile), sceneggiata e ritmata attraverso una settantina di brevi capitoli (con fulminei titoletti), ricca di vivide descrizioni di stati d’animo e contesti sociali, inframezzata ogni tanto in corsivo dalla deposizione spontanea alla procura del legatissimo fratello maggiore, volta a spiegare la multipla personalità di Andrea (infedele, vanesio, imprevedibile) e ad aiutare le indagini riapertesi: aveva nell’armadio trenta paia di scarpe e si infilava solo maglie di cachemire, ora si è messo a vestirsi solo di stracci (da cui il titolo); da ragazzino era bullizzato dai compagni e bisognava sempre difenderlo, anche ora continua a cacciarsi nei guai; da adolescente e da uomo conquistava donne a piè sospinto e non riusciva a frenarsi nemmeno dopo sposato, ora si è isolato da tutti e tutte nella sporcizia. Emergono via via tanti altri personaggi, chi investiga e chi svia, chi fa il magnaccia e chi fa gli oroscopi, molto ruotando intorno al mondo visibile e invisibile dei barboni (da cui il sottotitolo, che evidentemente annuncia una serie), fra vagoni abbandonati e ripari di fortuna. Per ubriacarsi conta la quantità non la qualità dell’alcol, mandarlo giù in maniera metodica e caparbia, come se fosse una medicina. E forse lo è.

v.c.

Recensione Lo strano delitto delle sorelle Bedin

Lo strano delitto delle sorelle Bedin
Chicca Maralfa
Noir
Newton Compton Roma
2022
Pag. 252 euro 9,90
Valerio Calzolaio
Asiago, provincia di Vicenza, mille metri slm, stazione dei carabinieri, via Verdi 41. Primavera 2019. Il 52enne luogotenente (da poco promosso) Gaetano Ninni Ravidà, spalle larghe e possenti, ventre leggermente appesantito, è arrivato lì circa un anno prima, trasferito dalla sua Bari. Dopo venticinque anni di matrimonio, importantissime indagini di polizia giudiziaria e notevoli successi da maresciallo capo (come l’aver raccolto in carcere il pentimento del più importante boss pugliese), era stato lasciato dalla moglie Simona (innamoratasi di un altro) e si era separato pure dalle due amate figlie (Monica e Agnese), rifugiandosi in montagna. Devono seguire delicati scavi connessi alla guerra di un secolo prima, ai giorni della potente offensiva austro-ungarica per costringere l’Italia alla resa, che tante pene e morti aveva provocato da quelle parti. Mancano pochi giorni alla Grande Rogazione, una specie di processione per valli e declivi lunga trentatré chilometri con la partecipazione di decine di migliaia di persone e qualche problema di ordine pubblico. Vi sono altri vari impicci che chiamano in causa i carabinieri, come il ferimento di un coniglio o strani furti. Quel che soprattutto attira la sua attenzione di segugio è un efferato caso appena archiviato dopo sette anni di inutili indagini: in contrada Bosco qualcuno aveva ammazzato, in una mite serata di ottobre, le sorelle Pina e Carla Bedin, di settantadue e settantaquattro anni, colpendole ferocemente con un corpo contundente. Adelmo Zovi e Carmen Carli, coppia di vicini indagata per i noti cattivi rapporti con le vittime, avevano un alibi di ferro. Altri seri indizi o indiziati non erano emersi. Eppure ora vengono appiccicati per strada, sui muri, in punti strategici della cittadina e delle frazioni versi poetici di Silvia Plath a chiedere giustizia. E Gaetano alza le antenne, riapre il cold case, prima informalmente, poi ufficialmente, finché non riesce a venirne a capo entrando in acqua lentamente (come nella pesca a mosca).
L’ottima giornalista pugliese (girovaga) Angela Chicca Maralfa (Bari, 1965) mantiene alta la qualità dell’incedere giallo noir anche nel terzo romanzo pubblicato (fra i molti stesi o abbozzati nei cassetti), molto diverso dai precedenti. I primi capitoli stentano un po’ a ingranare, poi la linearità di scrittura, lo stile elegante, la ricchezza di umori e gli ingranaggi avvincenti hanno la meglio. La narrazione è in terza fissa al passato sul protagonista pugliese in trasferta, che vive in caserma e da mesi si sta crogiolando in una specie di immobilismo emotivo che rasenta l’apnea, cogliendo però l’occasione degli scavi per ripensare dolcemente (e scrivere) al disperso nonno catanese 25enne, fante della brigata Trapani sul monte Lèmerle, “seppellito” sull’altopiano fra i militi ignoti, senza processo di identificazione. La stranezza del delitto indagato (citata nel titolo) sta nel carattere inedito del dramma in un contesto così piccolo, che inevitabilmente rinvia a qualche certa omertà: nessuno sapeva, nessuno aveva visto, nessuno parlava. Qualcuno aveva abilmente cancellato le prove? Forse i fantasmi, come si sussurrava in paese. Se gli scavi riesumano cadaveri antichi, anche le due anziane sorelle (con il cranio sfondato nel soggiorno di casa) meritano spiegazione e giustizia! Per fortuna del luogotenente, arrivano ad aiutarlo Maria Antonietta Malerba, stimolante medico legale trasferitasi in zona per amore, la magnifica ricca ex campionessa di sci di fondo Claude Spiller (con lievissimo strabismo di Venere), infastidita dall’aggressione ai conigli, e pure il fratello maggiore giornalista Giovanni e la sorella minore avvocatessa Lucia. Distillati e vini della casa, ma i soldati andavano avanti a cognac e cioccolato. Baba O’Riley degli Who fra i pezzi preferiti dell’adolescenza, successivamente figlie e dinamiche suggeriscono di ampliare gli interessi.

v.c.

Recensione “Andai perché ci si crede”

“Andai perché ci si crede”. Il testamento dell’anarchico Serantini
Michele Battini
Storia
Sellerio Palermo
2022
Pag. 167 euro 16
Valerio Calzolaio

Tra il 5 e il 7 maggio 1972. Pisa. L’anarchico Franco Serantini (Cagliari, 16 luglio 1951), dopo essere stato arrestato e ferito durante una manifestazione antifascista, agonizzò e morì in una cella quando non aveva nemmeno 22 anni. La sentenza giudiziaria del 1975 fu di “non doversi procedere”, cosa accadde davvero venne raccontato lo stesso anno da Corrado Stajano nel volume “Il sovversivo”: era morto per le botte prese da poliziotti. Ora la verità storica è chiaramente raccontata da Michele Battini (1952), fra i promotori di quella manifestazione e poi professore universitario di Storia intellettuale e politica all’Università di Pisa. ““Andai perché ci si crede”“ è il titolo, tratto dall’interrogatorio in carcere dell’imputato Serantini Franco il 6 maggio, rispondendo alla domanda sulle ragioni della sua partecipazione. L’autore spiega il contesto urbano e sociale degli eventi, inerzie mediche e burocratiche, elementi biografici sull’organo anarchico, possibili nessi con Pinelli.

v.c.

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