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Nuovi libri da leggere

Massimo_Carlotto Fonte internet

Massimo_Carlotto Fonte internet

Il Francese

Massimo Carlotto

Noir

Mondadori Milano

2022

Pag. 211 euro 17

Valerio Calzolaio

 

Veneto, Nord Italia. Almeno un paio d’anni fa, abbastanza prima della pandemia comunque. È primavera a Padova e il 46enne Toni Zanchetta sta accompagnando la 23enne Claire da un cliente di Arezzo, in un hotel vicino all’autostrada. Verso l’una la lascia all’ingresso del parcheggio in una zona non coperta da telecamere, deve urgentemente raggiungere l’altra sua 34enne escort Valérie, alle prese con un direttore di filiale di banca dalla forte propensione all’autolesionismo; subito dopo dovrebbe occuparsi di altri impicci simili. Tuttavia, lo chiama il portiere dell’hotel, il cliente è incazzato perché Claire non si è presentata. Va nell’appartamento che lei divide con una studentessa, la quale non ne sa nulla. La stanza sembra in ordine, i soldi nascosti ci sono, non trova indizi e si preoccupa davvero: capisce che quando i genitori non avranno più notizie della loro Serena Perin, la doppia vita di Claire verrà fuori e gli sbirri andranno a cercarlo. Nell’ambiente tutti sanno che Toni è un pessimo violento magnaccia, riconvertitosi come Il Francese, un macrò ora cortese per gestire la maison, un’agenzia di dodici affascinanti prostitute, ognuna con un personaggio creato e costruito con cura (da lui) per una clientela con alte esigenze, diversificate e strane, disposta a spendere cifre notevoli, del cui ammontare elegantemente si tiene (solo) la metà, facendole sentire in apparenza più socie di un’impresa che sfruttate (pur se affrancarsi dovrebbe loro costare duecentomila euro, molto complicato). Toni avvisa Angela, la ricca raffinata donna sposata cui è legato da anni, che è meglio (per lei) troncare. Settimane dopo arriva la polizia, il commissario Franca Ardizzone vuole incastrarlo e se la sta prendendo comoda. Una gang serba gli propone un alibi se cede loro tutti gli affari, ragazze e contatti. La vicenda s’ingarbuglia, la criminalità è organizzata, incombono concorrenze vendette spiate omicidi.

Massimo Carlotto (Padova, 1956) conferma di essere un Maestro internazionale del noir. Parla ancora di noi, della nostra quieta provincia metropolitana e della connessa dimensione criminale, questa volta soprattutto della fiorente crudele industria della prostituzione. Il sesso, in vario modo, riguarda ogni animale e ogni sapiens: fra gli umani non è mai solo un fatto privato o individuale, influisce sulla relazione specifica e su ogni relazione emotiva, determina fenomeni e gerarchie sociali, può inevitabilmente essere venduto e comprato. La narrazione è in terza fissa al passato (la vicenda occupa due anni), sempre e solo sul Francese (da cui il titolo). In tutti i garbati colloqui con le sue “protette” emerge, in forme meno o più consapevoli, quanto sia un autentico schavista, un proprietario di corpi, un altro prodotto della cultura patriarcale (capace di ricatti, stupri, botte con una racchetta da tennis). In particolare, è Fabrizia Isabelle Masiero, ancora magnifica e solitaria per l’amputazione del braccio sinistro dovuta a un sarcoma, a sbattergli in faccia la realtà: le era stato vicino solo perché sperava tornasse a lavorare per lui (“la puttana monca era una chicca”), le prostitute dovrebbero tenersi il novanta per cento del guadagno e dovrebbero essere libere di gestirsi: offrire sesso a pagamento (sex workers), non il proprio corpo. Il romanzo, invece, non intende offrire schemi sociologici o soluzioni consolatorie. Carlotto, dopo un’intensa verifica di dati e testimonianze sul territorio (da giornalista investigativo), con eccelso stile come sempre, mostra il fariseismo bigotta dell’ideologia prevalente nel nordest (la terra del nero e dei maghi dell’evasione, con la magia del contante), viviseziona l’anatomia diffusa delle ipocrisie sociali, opera chirurgicamente su fratture e contraddizioni reali, segnala implicitamente come ogni forma di violenza e sopraffazione chiami altre violenze ottuse e sfruttamenti implacabili. Ci si aggrappa spesso a cognac e grappa. A Lorella piacciono gli Stadio, lo confessa al Francese al loro primo (pagato ma dolce) incontro.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione La promessa

 

La promessa

Damon Galgut

Traduzione dall’inglese di Tiziana Lo Porto

Romanzo

Edizioni e/o

2021 (orig. 2021)

Pag. 282 euro 18

Valerio Calzolaio

 

Pretoria. 1986-2017. Nella primavera 1986 siamo in pieno apartheid. In una fattoria isolata dell’Alto Veld, muore l’orgogliosa socievole 40enne Rachel Cohn Swart, da oltre sei mesi ammalatasi di tumore, e il funerale è colmo di tensione, lei era tornata da poco alla sua vecchia religione ebraica anglofona, il marito Herman Albertus Swart e la relativa famiglia, della chiesa riformata olandese, culturalmente rigidamente afrikaner, non lo avevano proprio accettato. I figli sono da tempo in vario modo turbati: il 19enne Anton è sotto le armi, ha forse appena ucciso una donna che stava per tirare un sasso alla manifestazione di protesta e vuole disertare; la bionda procace 17enne Astrid ha appena fatto la prima volta l’amore con l’aitante sincero aiutante alle stalle Dean de Wet e vuole continuare; la piccola bruttina strana 13enne Amor è relegata in un odiato pensionato (il padre non è nemmeno convinto sia la sua, anche se era stato lui a tradire spesso la moglie) e sta per avere la prima mestruazione. Proprio Amor quindici giorni prima aveva ascoltato di soppiatto le ultime volontà della morente, Ma chiedeva a Pa di lasciare alla coetanea domestica nera Salome, che l’aveva servita e accudita per venti anni, molto durante la terribile malattia, una misera casetta storta non distante dalla loro, detta casa Lombard, dove viveva con il figlio Lukas. E se lo fa promettere. Amor lo ricorda a tutti nel disinteresse generale e lo ripeterà sempre. Ritroviamo i figli tutti distanti oltre nove anni dopo, nel giugno 1995, quando è appena morto il padre, morso da un serpente al suo parco dei rettili, ma non vi è traccia dell’impegno sulla casupola nel suo testamento; poi, ancora altre due volte nei momenti topici di vite e morti in famiglia, fino al febbraio 2017.

Splendido e vincitore del Booker Prize 2021 il nuovo romanzo del grande scrittore sudafricano afrikaans Damon Galgut (Pretoria, 1963), un originale spaccato di istantanee sull’epopea familiare e sulla storia sociale. I pochi giorni posteriori a quattro eventi culminanti servono a ricostruire le esistenze dei tre fratelli bianchi all’ombra dell’antica promessa materna-paterna (da cui il titolo) e di altre promesse mancate, all’interno di un paese che passa dall’oppressione alla prevalenza della maggioranza nera. Loro non cambiano per questo, piuttosto per propri autonomi divergenti caratteri e percorsi individuali che suggeriscono anche specifici adattamenti: Anton vorrebbe scrivere un romanzo di rivolta, Astrid si fa amante di un potente politico nero, Amor diventa infermiera e omosessuale (ed è lei l’iniziale e maggior protagonista, colpita a sei anni da un fulmine). La narrazione è varia, c’è una voce narrante che spesso si intervalla alla terza persona varia; lo sguardo comunque terzo ed esterno trasfigura talora nella prima o nella seconda seguendo pensieri e azioni del personaggio, anche in altre città; fra i personaggi cruciali non vi sono solo genitori e figli, con contorsioni varie pensano e agiscono gli zii, i ministri dei culti, più o meno occasionali compagne e compagni di esperienze o di vita; il passaggio dall’uno/a all’altro/a non è scandito e passa dentro le connessioni emotive o contingenti, sempre con grande maestria e poesia; la lettura talora sembra inciampare, mantenendo però il magico fluire di menti e corpi vicini che si guardano reciprocamente da lontano, come se il narratore avesse una cinepresa mai spenta su cambi di scena e prospettiva con lunghissimi piani sequenza (Birdman, ma non siamo a teatro; La la land, ma non è musical). In esergo una domanda a Fellini: “ma perché nel suo film non c’è neanche una persona normale?” Peraltro, “il denaro fa emergere gli aspetti più brutti della natura umana” e sia per gli ebrei che per gli afrikaner “il sangue è la colla più densa di tutte” (e forse anche per altri). Sullo sfondo, Mandela vecchio al lavoro e Mbeki assurdo sull’Aids. Musiche dissonanti. Molto buon vino rosso.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione L’era degli scarti

 

L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale

Marco Armiero

Traduzione di Maria Lorenza Chiesara

Ecologia

Einaudi Torino

2021 (orig. 2021)

Pag. 123 euro 15

Valerio Calzolaio

 

Pianeta Terra. Dopo il Neocene, o Neolitico che dir si voglia. Lo scarto non va considerato solo una cosa, ogni scarto allude a un insieme di relazioni socio-ecologiche tese a (ri)produrre esclusione e diseguaglianze. Certo, oggi i rifiuti sono un tema estremamente di moda, nella vita quotidiana come nella letteratura scientifica, dall’antropologia alla storia, dall’ecocriticismo alla sociologia, passando per l’economia, il diritto, le scienze politiche, la geografia, l’archeologia, il design, la filosofia e chi più ne ha ne metta. Gli scarti possono essere considerati la caratteristica planetaria della nuova epoca in cui viviamo che forse va definita proprio come Wasteocene (Scartocene, dall’inglese: scarto, rifiuto). Invece, l’ipotesi di una nuova era geologica chiamata Antropocene rischia di porre l’accento sull’immagine neutrale di una generica età degli umani (cieca nei confronti delle differenze sociali, storiche, di genere ed etniche) e di dare poco conto dell’impattante sistema economico e sociale protagonista sia delle specifiche attività umane contemporanee che delle wasting relationship, le relazioni di portata davvero planetaria che producono ovunque luoghi, comunità e persone di scarto. Dentro l’attuale lunga secolare fase, othering, ovvero la produzione coloniale dell’altro, e saming, ovvero l’invenzione retorica del “noi”, sono due facce della stessa medaglia. Molte riflessioni sono ineccepibili, il focus resta consapevolmente abbastanza antropocentrico, l’obiettivo esplicito è stimolare un’alleanza di liberazione multispecie attraverso commoning relationship, collettivi che producono benessere per mezzo della cura e dell’inclusione.

L’ottimo studioso e docente di storia ambientale Marco Armiero (Napoli, 1966) da anni partecipa, con grande rigore scientifico e passione militante, a ricerche negli Stati Uniti e in Europa sull’ecologia, la giustizia sociale e ambientale, i cambiamenti climatici, risultando certamente fra i protagonisti del miglior dibattito accademico e culturale sull’attuale crisi socio-ecologica. All’interno del progetto Occupy Climate Change ha pubblicato in inglese questo bel testo di efficace descrizione della realtà, subito utilmente tradotto anche per i lettori del suo paese, il nostro. Il primo capitolo ripercorre le vicende del discorso sull’Antropocene, propone il Wasteocene come inquadramento alternativo (da cui il titolo) ed esplora le narrazioni fantascientifiche multimediali sullo Scartocene e il modo in cui questi immaginari configurano le nostre idee riguardo all’apocalisse dei rifiuti. Il secondo capitolo illustra la parzialità delle narrazioni dominanti che “scartano” anche le storie di tossicità (cancellando e addomesticando memorie, colpevolizzando le vittime e naturalizzando l’ingiustizia) e rivolge l’attenzione ad alcune specifiche manifestazioni delle wasting relationship negli Stati Uniti, in Brasile e in Ghana. Il terzo capitolo utilizza Napoli come laboratorio, esplorando al microscopio il fenomeno globale nelle vicende della città (le epidemie di colera, il “male oscuro” dei Settanta e la successiva crisi dei rifiuti). Il quarto capitolo evidenzia le forze che stanno provando a sabotare quelle wasting relationship, sperimentando nuove relazioni socio-ecologiche, pratiche collettive che generano al tempo stesso beni comuni e comunità. Ricchi e puntuali i riferimenti bibliografici finali. Al di là della discutibile ipotesi terminologica (come se il Neocene non fosse abbastanza associabile ad altre diseguaglianze e al lavoro soprattutto schiavistico; come se da secoli e decenni non fosse cruciale l’impatto globale delle attività umane, ingiuste e giuste; come se la ricerca critica dell’ipotesi maggiormente semplice e ampiamente consensuale fosse di per sé un difetto; come se un’era geologica fosse smantellabile), il volume offre un contributo molto utile, abbina interessanti ragionamenti teorici a importanti casi empirici, sottolinea giustamente intrinseche connessioni tra capitalismo e razzismo e aiuta a evidenziare ancora una volta la non neutralità della scienza e delle scienze, le conflittualità sociali interne a ogni periodizzazione geologica e storica e la necessità di non restare indifferenti e di impegnarsi scientificamente contro diseguaglianze, discriminazioni, sfruttamenti.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

Recensione BREVE I colpevoli sono matti

 

I colpevoli sono matti. Quattro indagini a Màkari

Gaetano Savatteri

Racconti gialli

Sellerio

2022

Pag. 277 euro 15

Valerio Calzolaio

 

Sicilia. Ultimo decennio. Sono finora usciti 3 romanzi e 8 racconti lunghi dell’ottimo giornalista e scrittore siciliano Gaetano Savatteri (Milano, 1964), con protagonisti il pigro disincantato disoccupato di successo Saverio Lamanna (che narra in prima), l’amico e compagno d’avventura Peppe Piccionello, la tendenzialmente fidanzata magnifica Suleima, il vicequestore Randone in “zona Màkari” (San Vito Lo Capo, Trapani, Mondello, Valle dei Templi). Dal 7 al 21 febbraio 2022 vedremo in prima visione su Rai 1 la seconda stagione, una fiction sull’autofiction come suggerisce lo stesso autore, con attori televisivi ispirati a esilaranti personaggi letterari, genere commedia gialla. La raccolta dei primi racconti è stata pubblicata un anno fa, in contemporanea con la prima stagione. Le vicende poliziesche sono l’occasione per una sarabanda di situazioni comiche e dialoghi scoppiettanti: “I colpevoli sono matti” è il secondo racconto e dà il titolo al volume di piacevolissima rilettura.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Sex and the Climate

 

Sex and the Climate. Quello che nessuno vi ha ancora spiegato sui cambiamenti climatici

Stefano Caserini

Scienza

People Gallarate

2022

Pag. 173 euro 14

Valerio Calzolaio

 

Pianeta. Ovunque si fa sesso. Il clima sulla Terra cambia da sempre all’interno e fra i vari ecosistemi e nell’ecosistema globale, influendo sulle relazioni fisiche ed emotive. Ecco: “Sex and the Climate” dell’ottimo ingegnere ambientale e dottore di ricerca Stefano Caserini (Lodi, 1965) esamina con acume e curiosità le connessioni con sentimenti o desiderio di congiunzione fra gli esseri umani. L’autore lavora sulle strategie di riduzione delle emissioni e segue la produzione culturale sui cambiamenti climatici antropici globali; qui passa in rassegna gli indizi su “eros e clima”, disseminati nelle riviste scientifiche, e le tracce ulteriori in giornali, social, libri, canzoni. Sono dodici bei divertenti colti capitoli; per capirci, quello “Evoluzioni” è così sottotitolato: “Dove viaggiando nello spazio e nel tempo per capire come gli umani si sono amati nel passato non arriviamo a capire come potrebbe andare in futuro ma scopriamo alcune cose buffe sul perché siamo come siamo”.

 

v.c.

 

 

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