bacheca social

FAI UNA DONAZIONE





Sostieni questo progetto


A tutti i nostri lettori

A tutti i nostri lettori . Andremo dritti al punto: vogliamo chiederti di proteggere l’indipendenza dello Specchio Magazine. Se tu e tutti coloro che stanno leggendo questo avviso donaste 10 €, potremmo permetterci di far crescere l’Associazione lo Specchio e le sue attività sul territorio. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il prezzo di una colazione o di una rivista nazionale. Questa è la maniera più democratica di finanziarci. Con il tuo aiuto, non negheremo mai l’accesso a nessuno. Grazie.
dicembre 2021
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Libri per i giorni di festa

Una settimana in giallo

AAVV (Alicia Giménez-Bartlett, Longo, Malvaldi, Manzini, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi, Stassi, Simona Tanzini)

(Racconto spagnolo tradotto da Maria Nicola)

Noir

Sellerio

2021

Pag. 602euro 16

Valerio Calzolaio

3

Tempi e luoghi differenti ma consueti. A Barcellona Delicado e Garzón affrontano la morte, probabilmente per avvelenamento, di Ismael Gómez Lahuerta un bel 31enne; era sposato conAsunción del Corral Medina, una parrucchiera 53enne, madre della robusta 25enne Sara. Il commissario Coronas è nervoso e mette loro fretta, fra l’altro deve ricevere in ufficio un certo Montalbano della polizia italiana, in visita ufficiale. L’autopsia si fa attendere e dopo qualche giorno evidenzia, a sorpresa, che c’erano tracce di tallio nell’organismo. Petrapensa che l’amore è insieme la peggiore delle fregature e la più grande delle ricompense e, pur probabilmente non avendo letto David Cooper, che in tutte le famiglie ci sono buoni motivi per desiderare la morte di uno dei suoi componenti. Forse. A Milano Monterossi, Falcone e Cirielli ricevono un nuovo cliente dell’Agenzia investigativa Sistemi Integrati: il notaio 46enne Francesco Ghisoni li incarica di verificare se sia rintracciabile entro pochi giorni un primogenito concepito nel 1961 con una domestica e non riconosciuto, comunque prima dell’apertura del testamento del ricchissimo padre deceduto, con i familiari affamati di eredità e desiderosi di non spartirla (mentre gli sarebbero potuti essere destinati un quarto di liquidità e quote, oltre a molto altro); scoprono che ama La nuvola in calzoni di Majakovskij (soggetto teatrale per Camilleri), gli altri eredi della famiglia ufficiale non lo vedrebbero comparire con letizia. Forse. E poi a Palermo La Marca, a Napoli Acanfora, a Roma Corso (con Osvaldo Soriano), a Màkari Lamanna, a Pineta Massimo e Alice, su un’isola sicilianaViola, a Pisa Corbo, a Milano nella casa di ringhiera la famiglia Giorgi, sul Monte Bianco Schiavone hanno tutti circa una settimana per risolvere inediti misteri, più raramente veri e propri delitti.

Ennesima (quattordicesima?) antologia di racconti gialli per la casa editrice palermitana, scritti per l’occasione, in continuità con le accorte riuscite sperimentazioni che hanno costituito una svolta nel genere del genere. Per l’edizione 2021, qualità media ottima, testi godibili, intrattenimento garantito. Le ho recensite tutte (dal 2011) e questa è la prima pubblicata in assenza di Andrea Camilleri, ideata e scritta dopo la sua morte. Così oltre alla solita regola valida per tutti, ogni volta diversa, qui l’intervallo settimanale di tempo per le vicende narrate, è stato concordato un omaggio al maestro, con un qualche ruolo assegnato a Camilleri o al suo principale personaggioin ognuno dei racconti, semprea proprio modo e in tre casi attraverso una presenza obliqua tutta da decifrare. Sono undicigli autori coinvolti della scuderia Sellerio: Alicia Giménez-Bartlett, Robecchi, Piazzese, Longo, Stassi, Savatteri, Malvaldi, Simona Tanzini, Simi, Recami, Manzini. Il tema (un po’ forzato, ma ben gestito) sono i sette giorni di un’unica settimana “in giallo”, perlopiù contemporanea. La lunghezza è omogenea (poco più lungo Savatteri, come al solito; più brevi Tanzini e Simi), la raccolta ribadisce una contaminazione che non inficia gli stili noti e amati di ogni autore, come d’abitudine quasi tutti narranti in prima persona (eccetto Robecchi, Malvaldi, Manzini), talora al passato e talora al presente, come caratteristico di ogni relativa serie di romanzi. Impossibile citare tutti i vini citati o le colonne sonore, ormai conoscete gli autori e si può lasciar vagare l’immaginazione con competenza.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione L’alba del linguaggio

 

L’alba del linguaggio. Come e perché i Sapiens hanno iniziato a parlare

Svenker Johansson

Traduzione (dallo svedese) di Alessandro Storti

Scienza

Ponte alle Grazie Milano

2021 (orig. 2019)

Pag. 452euro 20

Valerio Calzolaio

Africa e poi ovunque. Da centinaia di migliaia di anni fa in poi, evolvendo. Nella ricerca scientifica sull’origine della nostra specie e dei suoi linguaggi si sono osservate nel mondo animale sempre più facoltà che ritenevamo prettamente umane. Non siamo poi così unici come ci piacerebbe credere. Forse l’innovazione biologicamente più eccezionale è la gestione della memoria tramite puntatori, una dotazione non specifica della lingua. I punti che ci distinguono oggi nettamente da altri animali e dai nostri parenti più stretti sono più relativi alla volontà che alla capacità: i sapiens vogliono comunicare, impulso spiegabile con l’alto livello di fiducia e cooperazione all’interno della società umana e con l’altrettanto alto livello di controllo sociale che la comunicazione consente. Probabilmente, all’interno del genere Homo, la protolingua è comparsa all’inizio dell’evoluzione, riguarda specie precedenti la nostra, progenitori comuni. Poi, la lingua si è sviluppata gradualmente, soprattutto per la svolta nell’evoluzione sociale dell’erectus (fiducia e cooperazione, appunto), in un arco di tempo molto lungo. La comparsa degli adattamenti anatomici e delle tracce culturali si estende su un arco di centinaia di migliaia di anni, in più luoghi e forme. La protolingua si è consolidata come vantaggio evolutivo, partendo da una struttura atomistica: ogni espressione (tendenzialmente parola) era un’unità semantica, senza necessariamente una struttura grammaticale interna, con una funzione comunicativa (magari non unica) di trasmissione di significati, anche con un sistema misto di suoni e gesti. Quando noi sapiens moderni abbiamo cominciato a espanderci ovunque fuori dall’Africa eravamo già parlanti a pieno titolo, con tutte le raffinatezze grammaticali e tutti gli adattamenti biologici necessari alla lingua, sempre più ramificatasi poi nelle migliaia di lingue che si parlano oggi.

Il fisico e linguista svedese Svenker Johansson(1961) nel 1990 ha abbandonato la fisica delle particelle (tesi di dottorato sulla generazione di coppie leptoniche nelle collisioni protoniche in un sincrotone in Svizzera) per dedicarsi al linguaggio e alla comunicazione umana. Oggi sappiamo molto di più sull’origine del linguaggio, anche se il quadro completo è un puzzle al quale mancano ancora tante tessere. L’autore ha preso in considerazione riferimenti scientifici di varie discipline, non solo la linguistica: biologia evolutiva, paleoantropologia, archeologia, primatologia, genetica, anatomia, etologia, neuroscienze, psicologia, evidenziando sempre quali sono le questioni controverse, dentro ciascuna e fra di loro. I titoli della tripartizione narrativa e dei capitoli riassumono l’accidentato percorso. La prima parte è più breve e non storica: riguarda la comprensione e la definizione delle varie componenti del linguaggio umano, ovvero concetti e proprietà di categorie lessicali e fonemi, di grammatiche e semantica; le caratteristiche superficiali e fondamentali della comunicazione (sconfinata espressività, inattendibilità e triadicità, soprattutto) e gli universali linguistici; la comunicazione verbale orale e scritta, concentrandosi giustamente su quella ostensivo-inferenziale. La seconda e la terza parte seguono la storia antichissima di lingua e lingue: le origini delle specie comunicanti (dai primati), ovvero le spiegazioni di Darwin, i ruoli di ereditarietà e ambiente, il cervello (eventualmente) predisposto, la scimmia cooperante; poi l’origine della lingua, ovvero i primi parlanti, il primo argomento di conversazione, l’uomo delle caverne, l’uomo culturale, le prime lingue e le prime parole, gli spunti intorno alla lingua primigenia; offrendo in fondo qualche sua risposta sul tragitto “da scimmie balbettanti” a sapiens parlanti. La bibliografia è limitata all’essenziale rispetto alla multidisciplinarietà, si chiude con le referenze iconografiche per foto e immagini (rare).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RecensioneArsenio Lupin

Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Maurice Leblanc

Traduzione di Elisa Del Chierico

Racconti gialli

Polillo Santarcangelo di Romagna

2021 (orig. 1907)

Pag. 223 euro 12

Valerio Calzolaio

3

 

Francia e non solo. Primi anni del Novecento. Il veloce confortevole transatlantico Provence garantisce la linea Le Havre – New York e, a cinquecento miglia dalla costa francese, all’arrivo di una tempesta, il telegrafo senza fili trasmette al comandante un dispaccio allarmante: “Arsenio Lupin a bordo, prima classe, capelli biondi, ferita avambraccio destro, viaggia solo, sotto il nome di R…”. La notizia non può che trapelare, equipaggio e passeggeri sono allarmati e non parlano d’altro, guardinghi. Anche la deliziosa ricca miss Nelly e l’attento corteggiatore monsieur Bernard d’Andrézy, che decidono di indagare insieme. Lupin è famoso e inafferrabile, da mesi tutti i giornali ne raccontano le prodezze di personaggio burlone ed enigmatico, capace di mille travestimenti. Il miglior poliziotto francese, il vecchio Ganimard, aveva ingaggiato un duello mortale con lui. Un ladro a bordo effettivamente sta operando: lady Jerland, amica arriva balbettando che le hanno rubato gioielli e perle. Viene arrestato l’altro corteggiatore di miss Nelly, monsieur Rozaine, bello elegante riservato taciturno. Tuttavia, il giorno dopo si viene a sapere che le prove non erano sufficienti, viene rilasciato e si mette a cercare per giorni il vero colpevole, o almeno la refurtiva, senza successo. Finché lo stesso Rozaine viene derubato e Lupin lascia un biglietto da visita come firma. Si avvicina l’arrivo in America e le perquisizioni non hanno portato a nulla. Quando inizia lo sbarco, Ganimard è lì e afferma che d’Andrézy è morto tre anni prima in Macedonia e arresta Bernard, che si era salvato fino a quel momento inventando altre false piste, e fuggirà poi di continuo, concendendosi innumerevoli altri mirabolanti furti eavventure.

Maurice Marie Émile Leblanc (Rouen, 1864 – Perpignan, 1941), dopo studi comparati di legge, si trasferì a Parigi e divenne giornalista e scrittore di vari generi, poi presto quasi solo di “gialli”, nella forma prevalentemente di racconti insieme policier e mystery, dal 1905 sempre più dedicati solo al celeberrimo personaggio del nobile appartato Arsène Lupin (nato nel 1874, secondo Leblanc), un eroe doppio, un bandito simpatico. Le sue avventure continuano a essere utilmente ripubblicate in Italia da vari editori con varie traduzioni e carente lavoro critico. In questo “Lupin” mancano apparati e l’introduzione riprende un breve testo del 1933 proprio di Leblanc (traduzione di Silvia Petrone), intitolato “Chi è Arsenio Lupin?”: lo stesso inventore spiega come nacque il suo celeberrimo personaggio, “da tutta una serie di circostanze”. Molto doveva alla proposta del direttore del mensile col quale collaborava, Pier Lafitte di Gil Blas, che gli commissionò e pubblicò i primi racconti. La raccolta si apre appunto con il primo di tutti, “L’arresto di Arsenio Lupin”, narrato in prima persona sotto mentite spoglie. La prima e la terza si alternano per esigenze letterarie, talvolta racconta chi ne raccolse confidenze pur non potendolo descrivere, visto che Lupin cambia ogni volta aspetto e contesto. Il secondo racconto è “Arsenio Lupin in prigione”, poi l’evasione e i primi viaggi nelle storie e nelle geografie del mitico personaggio, in tutto nove racconti (come nella prima raccolta del 1907).Lo spunto ricorrente di labirintici intrighi e minacce è l’antico furto di una fatidica preziosa collana di diamanti della regina Maria Antonietta nel 1785, il primo scandalo di tipo moderno; l’agile ben allenato dandy Arsène vi è genealogicamente collegato tramite la madre. Sempre ci sono due registri: il gusto del furto da una parte, lo smascheramento di bugie e inganni dall’altra. Entrambi si esaltano se, accanto a Lupin, troviamo Herlock Sholmes (plagio e omaggio al famoso eroe d’Oltremanica).

 

Valerio Calzolaio

Ladri

https://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Leblanc

 

 

 

 

 

 

Recensione Morte e vita di Bobby Z.

 

Morte e vita di Bobby Z.

Don Winslow

Traduzione di Alfredo Colitto

Noir

HarperCollins Milano

2021 (orig. 1997, prima ed. it. Einaudi 2013)

Pag. 317 euro 14

Valerio Calzolaio

 

California del Sud e Messico. Metà Novanta. “Ecco come a Tim Kearney capita di diventare il leggendario Bobby Z.”  Tim è un giovane ladro, condannato a un periodo di ferma nei Marines e congedato con disonore, di nuovo arrestato. In carcere uccide un Hell’s Angel e allora si concretizza l’idea di un agente della Dea, causa la somiglianza con un trafficante di droga scomparso: liberare Tim (certo di essere ucciso per vendetta) se proverà a farsi passare per quello. “Morte e vita di Bobby Z.” è il primo splendido romanzo di successo di Don Winslow (New York, 1953), scritto nei pendolari trasferimenti in treno a Los Angeles e venduto subito a un produttore cinematografico (il film con Paul Walker uscirà nel 2007). La narrazione è in terza al presente (un’innovazione significativa rispetto alle prime prove, riuscite ma poco vendute), piena di ritmo ed energia. Ovviamente, come spiega l’autore, “il jazz è la colonna sonora del noir”. La riedizione consente la meritata lettura (o rilettura).

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Tre madri

 

Tre madri

Francesca Serafini

Giallo

La nave di Teseo

2021

Pag. 303 euro 18

Valerio Calzolaio

 

Montezenta (piccolo centro romagnolo). 11 gennaio 2019. La 33enne commissaria Lisa Mancini è chiusa nel suo ufficio a giocare a Candy Crush Soda. Sei anni prima era già in carriera, un quartiere della periferia romana, poi la Mobile e l’Interpol di Lione, da quattro mesi ha improvvisamente avuto il trasferimento. L’agente Codeluppi riceve la chiamata preoccupata di Aimee per la scomparsa figlio 15enne River, di origine inglese, e lei decide di intervenire subito. S’immerge nelle storie, bellezze e miserie delle comunità di un paese come tanti: un ragazzo morto c’è ma non è River che pure non si trova; tornano dal passato (anche suo) ingiustizie e dolori, conflitti e misteri, cattiverie e passioni; tutto accompagnato da una straordinaria colonna sonora, fra De André (“Tre madri”, lo stesso titolo del romanzo) e Thom Yorke con i Radiohead (“Karma police”). Un bell’esordio letterario per Francesca Serafini (Roma, 1971), linguista e ottima sceneggiatrice. Finalista allo Scerbanenco 2021.

 

v.c.

 

 

Fonte Internet

Fonte Internet

Invia un commento

Puoi utilizzare questi tag HTML

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>