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Polonia: la crisi del rapporto tra società e Chiesa cattolica

Fonte internet

Fonte internet

Matteo Zola by Istituto per gli studi di politica internazionale

 

“L’Europa sta andando in rovina a causa di una crisi morale”, ha affermato l’arcivescovo Stanislaw Gądecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, durante le celebrazioni per l’annuale ricorrenza dedicata alla Vergine Maria. Durante la sua omelia, tenutasi lo scorso 3 maggio a Częstochowa, il santuario più caro alla devozione polacca, Gądecki ha puntato il dito contro coloro che “confondono la libertà con la dissolutezza” elogiando quei governi che si impegnano a “difendere una libertà che non abdica ai principi morali”. Un mese dopo è stato l’arcivescovo Marek Jędraszewski, importante figura della Chiesa polacca, a specificare meglio le parole di Gądecki quando ha dichiarato che “i gemelli Kaczyński sono un dono di Dio” di cui tutti i polacchi devono “ringraziare il Cielo” per il loro lavoro e sacrificio. Un riferimento esplicito a Jaroslaw Kaczyński, attuale presidente del partito conservatore al governo (PiS) e a Lech Kaczyński, presidente della Polonia morto in un incidente aereo nel 2010 mentre si recava in Russia per commemorare le vittime del massacro di Katyn, eccidio compiuto dai sovietici nel 1940 e per decenni nascosto dalle autorità comuniste. I due Kaczyński, dunque, come baluardi in difesa di “una forma di neo-marxismo imposta da Bruxelles” che vuole affermare anche in Polonia “l’ideologia LGBT”, ha ribadito Jędraszewski ricordando come “la forza delle nazioni sia basata sulla continuità biologica” oggi messa a rischio “da quelle madri che uccidono nuove vite” scegliendo di abortire.

 

Parole che rinsaldano l’alleanza tra Chiesa e governo conservatore in carica, rinnovando l’impegno a costruire una società ispirata ai valori tradizionali della famiglia, della nazione e della fede. Una direzione che il governo ha intrapreso con determinazione, promuovendo leggi come il divieto totale di aborto, il finanziamento pubblico all’educazione cattolica, la revisione dei programmi scolastici al fine di sviluppare nelle nuove generazioni di studenti quello che il ministro della Pubblica istruzione, Przemysław Czarnek, ha definito “un sentimento di orgoglio per il passato della nazione”.

 

Non è un caso che parte delle misure volte a favorire la svolta tradizionalista nel campo dell’educazione trovino riscontro nel cosiddetto “Polski Ład” (Patto per la Polonia), un pacchetto di riforme promosse dal governo volto a ridisegnare la società polacca. Il pacchetto, reso noto lo scorso 16 maggio, prevede una serie di misure economiche e sociali a sostegno dei ceti più bassi, una revisione in senso più progressivo del sistema fiscale, un aumento dei sussidi pubblici, degli aiuti al settore agricolo, ma anche una serie di misure nel campo dell’istruzione e della cultura volte a promuovere una visione tradizionale della famiglia e dell’identità polacca. Il Polski Ład si rivolge esplicitamente alla base elettorale del PiS, di bassa estrazione sociale e culturale, attaccata ai valori religiosi, residente perlopiù nelle piccole città e nelle aree rurali del paese, composta in larga parte da anziani.

I giovani e la religione

 

Si tratta delle stesse aree in cui anche la Chiesa gode di maggior prestigio. Diverso è il quadro se guardiamo alle grandi città, con maggiore popolazione giovanile e livelli di istruzione mediamente più alti dove la Chiesa fatica a intercettare il consenso dei più giovani. Un fenomeno che sembra essersi aggravato dopo la legge sul divieto d’aborto, assai cara alle gerarchie ecclesiastiche ma aspramente contestata dai più giovani. Il già citato Gądecki bollò le proteste contro quella legge come il risultato di “fuorvianti influenze marxiste” che “promuovono l’omosessualità, l’edonismo e la promiscuità” tra le nuove generazioni.

 

Un dato interessante, capace di fotografare la distanza delle nuove generazioni rispetto alla Chiesa, è quello diffuso dalla società di sondaggi CBOS che indica un costante aumento del numero di ragazzi che sceglie di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica a scuola. Una tendenza in corso già da qualche anno ma che sembra aver subito un’accelerazione. Le cause individuate sono molteplici, dalla pandemia alla riforma dei cicli di studio, ma la correlazione più evidente è quella con l’introduzione del divieto totale d’aborto. La frequenza dell’ora di religione è passata dal 93% degli studenti nel 2010 al 70% nel 2019 con una differente distribuzione tra città e aree rurali. Nella città di Lodz, la terza più grande della Polonia e importante centro economico-industriale del paese, il numero di ragazzi che frequenta l’ora di religione è del 50%, a Poznan e Varsavia il dato scende al 40%. Ricerche più recenti mostrano come la metà degli studenti di Cracovia, città natale di Karol Wojtyła, abbia deciso di non frequentare l’ora di religione a scuola, confermando le tendenze degli anni precedenti. Altrettanto significativo è il fatto che solo il 63% degli studenti all’ultimo anno di scuola superiore si sia dichiarato cattolico mentre era l’81% dieci anni fa.

 

Un altro sondaggio diffuso dal quotidiano conservatore Rzeczpospolita e realizzato lo scorso gennaio dall’istituto IBRIS mostra come solo il 9% dei giovani tra i 18 e i 29 anni abbia un’opinione positiva della Chiesa cui si somma un 41% di “neutrali” e un 47% degli intervistati che riporta un’opinione negativa.

 

Infine, è interessante considerare anche l’aumento delle apostasie, ovvero dei procedimenti legali per la cancellazione dai registri della Chiesa. Si tratta di un procedimento lungo e complesso che tende a scoraggiare i meno tenaci ma che ha visto un significativo aumento a seguito delle recenti prese di posizione più intransigenti in materia di morale sessuale e diritti individuali da parte della Chiesa. Non esistono dati ufficiali – la Chiesa non aggiorna i registri dal 2010 – ma migliaia di polacchi si sono iscritti alle pagine dei social-media che spiegano come affrontare il lungo iter burocratico ed elencano quali sono i documenti necessari. È nato anche un sito apposito, www.apostazja.eu, che avrebbe fin qui registrato più di 30mila download di documentazioni e materiale informativo soprattutto da parte di giovani donne.

 

L’abbandono dell’ora di religione da parte degli studenti è quindi la punta di un iceberg, il vertice più evidente di un dissenso profondo e generalizzato da parte delle generazioni più giovani, nate dopo gli anni Novanta, che non vedono nel pluralismo e nella diversità sessuale una minaccia, non credono alle retoriche nazionaliste del governo e, soprattutto, sono stanchi dell’indottrinamento religioso e politico promosso dall’attuale classe dirigente.

Finanziamenti pubblici

 

Il calo degli iscritti all’ora di religione si deve quindi anche a un tipo di insegnamento ritenuto dagli studenti inadeguato ai tempi e alla realtà in cui vivono. Per risolvere il problema, il ministro della Pubblica istruzione ha proposto di rendere obbligatoria l’ora di religione, fin qui opzionale. Al limite si potrà sostituirla con un’ora di “insegnamento morale”. E di quale morale si tratti è facile intuirlo dal curriculum del ministro, formatosi politicamente nelle fila dell’ONR, l’organizzazione nazionalista di estrema destra definita “fascista” dalla stessa Corte costituzionale polacca. Czarnek si è più volte pronunciato in pubblico contro i diritti LGBT e la “dittatura della visione liberale” che, a suo dire, domina il mondo dell’istruzione.

 

L’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche polacche è portato avanti da esponenti del clero o da persone che vengono scelte direttamente dalla curia. Recentemente, in una scuola di Limanowa, a sud di Cracovia, un prete ha spiegato in classe come l’omosessualità sia “una malattia” che deve essere trattata con l’elettroshock o la rimozione chirurgica degli organi genitali. Le scuse del prelato non sono bastate a evitare lo scandalo anche perché, in base al Concordato del 1998, è lo stato a finanziare l’insegnamento della religione nella scuola. Stando alle cifre diffuse dal ministro Czarnek, lo stato spenderebbe 327 milioni di euro all’anno per pagare gli stipendi delle suore, dei preti e dei catechisti mandati dalla curia. Una cifra considerata da alcuni eccessiva a fronte di scuole in cui manca tutto, persino la carta igienica e il sapone.

Conclusioni

 

La Chiesa polacca è stata voce di libertà per decenni, mentre il paese soggiaceva alla dittatura, finanziando giornali clandestini, facendo delle parrocchie dei centri di resistenza morale e civile contro la tirannia, tenendo viva la dignità del popolo e trovando infine, nella persona di Karol Wojtila, una guida spirituale e politica. Oggi quella stessa Chiesa è protagonista di spinte reazionarie che promuovono, in accordo con il governo conservatore del PiS, misure che limitano la libertà individuale. Le generazioni più giovani, a partire dagli studenti, stanno però facendo capire che un’altra Polonia è possibile, forse necessaria, lanciando dai banchi di scuola una sfida che non sembra destinata a esaurirsi tanto presto.

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