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Recensione L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra

 

L’educazione sentimentale di Eugenio Licitra, L’Alfasud

Francesco Recami

Romanzo storico di formazione

Sellerio Palermo

2021

Pag. 305 euro 16

Valerio Calzolaio

 

Firenze. Anno accademico 1976-77. Il 19enne Eugenio Licitra arriva a Santa Maria Novella in treno una piovigginosa sera di ottobre, viaggio interminabile da Ragusa e poi da Villa San Giovanni, con sei ore di ritardo, in tasca centocinquantamila lire, con le mani porta una grossa valigia verde nera e due borse pesantissime (provviste e libri). La destinazione è a 45 minuti di faticosa camminata, via IX Febbraio n. 25, una palazzina grigia di tre piani senza ascensore, l’appartamento si trova al secondo, quattro stanze, nella sua ci stava la sorella Lucilla (al terzo anno di Lingue, ora per un periodo a Bologna), lui non è mai venuto prima. In cucina Eugenio trova il socievole disponibile 23enne romagnolo Loris, magro e alto (198 cm), studente di Filosofia, e il rude silenzioso massiccio 24enne Alessandro il Saggio, studente di Medicina. Lo accolgono con freddezza e diffidenza, chiamandolo lapidariamente il Ragazzo. Il quarto innominabile inquilino, che si chiama D., ha un frigo personale e si fa vedere poco. Gli comunicano subito le regole per i servizi comuni, delle pulizie non si occupa nessuno. Eugenio si è appena iscritto a Lettere e Filosofia, le lezioni degli interessanti cervellotici corsi del primo anno stanno per iniziare. Adesso provate voi a tornare indietro nel tempo, almeno chi c’era: gli Inti Illimani ovunque e gli Homo Sapiens al Ventisettesimo Festival di Sanremo, l’incidente a Niki Lauda e il titolo a James Hunt, la sinistra extraparlamentare e il Movimento del Settantasette, l’Alfasud e l’Abarth, in Spagna le prime elezioni dopo la dittatura franchista e lo scudetto all’Atlético Madrid. Eugenio si masturbava e si masturba spesso, finché incontra il sesso, poi anche l’amore, breve forse. L’anno accademico è intenso sotto tutti i punti di vista, indimenticabile. La mamma gli telefona ogni tanto, lui torna in Sicilia solo per i quindici giorni delle festività di Natale, infine per tutta l’estate successiva.

L’irriverente divertente scrittore satirico toscano Francesco Recami (Firenze, 1956), noto in passato soprattutto per romanzi e racconti dedicati ai condomini di una casa di ringhiera a Milano, poi per una seconda serie toscana di favole (incubi) noir, narra in questo nuovo romanzo un anno universitario nella sua città di un coetaneo personaggio siciliano. La narrazione è in terza fissa sull’educazione sentimentale di Eugenio (da cui il titolo), i suoi dialoghi interiori e sociali, sentimenti di varia natura: culturali, politici, casalinghi, amicali, erotici, affettivi, familiari, un apprendistato alle sfaccettature della vita. I 76 capitoli sono tutti abbastanza brevi, episodi della convivenza inedita e contesto evenemenziale degli antichi tempo e spazio. Eugenio arriva come militante della Fgci per indirizzarsi presto verso il Pdup-Manifesto, il saggio legge Chandler e tifa Pci, Loris è innamorato delle auto e cambia spesso compagna di letto; tanti altri alleggiano nell’autonomia, ai bordi della lotta armata e del sesso sfrenato. I tre amici sono turbati dall’arrivo della magnifica Eleonora; Eugenio incontra la maturanda gatta morta Cristina, bionda e carina, ma si trova in braccio Amelia e Rosella, imparerà; poi riappare Eleonora braccata e tutti l’aiutano anche se nessuno lo saprà. Le quattro parti del testo seguono gli umori cronologici: l’annullarsi del prima nel dopo (da De Giovanni, Biagio!) fino al primo rientro, la Krisis (da Massimo Cacciari) fino alle sconfitte che li accomunano, l’epicureo clinamen, in piena avventurosa fuga di Eleonora, e la benefica droga dell’ambiguo pharmakon, fino in fondo. L’autore deve aver conservato gli appunti delle lezioni, gli indirizzi delle case del popolo, il diario delle riunioni e soprattutto un buon elenco dei film, dei romanzi e dei quiz di intelligenza dell’epoca. Così si riesce a non annoiarsi e molti tratti risultano esilaranti. Cerasuolo e Chianti con le vagonate di provviste delle mamme.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione L’integrale

L’integrale. Griffu, Piccolo Blues, Posizione di tiro, Pazza da uccidere

Manchette – Tardi

(Trad. Stefano A. Cresti)

Fumetti Noir

Oblomov Quartu Sant’Elena

2021 (orig. fr. 2016; prima ed. it. in due volumi, Editoriale Cosmo 2018)

Valerio Calzolaio

3

Fine Novecento. Francia. Parigi. Notte del 27 giugno 1975. Georges Gerfaut ha meno di quarant’anni, bel viso pallido, capelli biondi, occhi azzurri, non alto, moglie e due figlie amate; infanzia agiata, di sinistra da giovane, è proprio in carriera, appassionato di scacchi (per corrispondenza), quadro intermedio in una società; paziente e servile, inoffensivo e meticoloso, beve e fuma, gira in Mercedes, appare potenzialmente disadattato (forse come tutti). Quella sera, mentre sta ordinariamente tornando a casa dal lavoro, oltre l’orario previsto, vede e soccorre il ferito di un incidente, lo lascia all’ospedale e si trova poi improvvisamente travolto da una pericolosa vicenda quasi sudamericana, trascorrerà undici mesi da incubo. “Piccolo blues” è una grande storia, variante francese dell’essere scaraventati in violente straordinarie avventure di fuga per sopravvivere e svolta di vita: minacciati, mirati, braccati, colpiti, malmenati, ancora e ancora, vittime e vendicatori, come in un’altra esistenza, in attesa di perire o tornare. Jean-Patrick Manchette (1942-1995) la scrisse nel 1977 (Le petit bleu de la côte ouest), quando aveva già lasciato il segno nella storia della letteratura noir; Einaudi la pubblicò nel 2002 (tradotta da Luigi Bernardi), proseguendo nella riscoperta di uno splendido autore (pure sceneggiatore, critico, traduttore, jazzista). Le collaborazioni di Manchette sono numerose, breve profonda fertile fu quella col poco più giovane fumettista Jacques Tardi (1946). Iniziarono nel 1977, pubblicando a episodi già a ottobre sull’hebdo settimanale della BD il thriller rapido con il consulente legale e investigatore improvvisato Griffu. Seguirono tre adattamenti di atmosfere e personaggi dopo la morte di Manchette: appunto l’uomo del blues di classe, che s’avvia e finisce lungo l’anello del boulevard périphérique percorso a 145 km/h (simbolo della vita del protagonista, che turbina in tondo); l’innamorato mercenario killer Terrier nella mitica “Posizione di tiro” (Position du tireur couché, un romanzo del 1981, tradotto in italiano dapprima nel 1992) e la “Pazza da uccidere” (Folle à tuer, un romanzo del 1972, tradotto da Einaudi solo nel 2005).

Uno splendido volume di ampio formato e oltre 350 pagine, perlopiù piene di bellissime tavole in bianco e nero, ecco l’integrale collaborazione fra due grandi personalità letterarie francesi, quattro storie a quattro mani, la prima sincronicamente, le altre tre diacronicamente. L’edizione è stata ovviamente curata da Tardi, che firma tutte le tavole e quattro brevi introduzioni ai singoli testi, oltre alla prima delle due note finali, Tardi-Manchette: “il noir è letteratura popolare che, con il pretesto di raccontare storie accattivanti, permette di introdurre elementi suscettibili di far riflettere il lettore. Mi trovo totalmente in linea con questa prassi anche per quel che riguarda il fumetto… Quando adatto Manchette, non cambio niente”. Lavorarono insieme a lungo in un bistrot, Manchette stava scrivendo il romanzo “Fatale”, volevano uscire in contemporanea col fumetto disegnato da Tardi. Vennero fuori subito 21 tavole (della sessantina che erano previste), ma poi si interruppero per realizzare Griffu, che terminarono presto con successo. Le tavole rimasero incomplete e inedite, non le ripresero, non si rivedettero più e ciascuno lavorò ai propri separati progetti. Le ritroviamo qui, frenetiche, insieme all’unica tavola del tentativo di adattamento del romanzo “Nada”, prima della seconda nota finale su Manchette-Tardi dell’esperto critico François Guérif, editore e ideatore della collana Rivage Noir: “La forza delle tematiche di Manchette, l’acume della sua visione, la ruvidità dei suoi personaggi, Tardi le fa proprie… grazie a una sceneggiatura minuziosa che sottolinea l’importanza e l’asprezza di ogni scena”. Guérif si concentra soprattutto sulla bio-bibliografia del “provocatore” Manchette (un autore di cui in italiano c’è ormai tutto e che andrebbe letto davvero tutto), capace di riutilizzare il classico genere giallo, le strutture logore e i personaggi archetipici, “attraverso la critica, l’esagerazione, la deformazione… per dire al pubblico quelle cose che, magari, non vorrebbe sentirsi dire”.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Martini Shot

 

Martini Shot e altri racconti

George Pelecanos

Traduzione di Giovanni Zucca

Racconti noir

SEM Milano

2021 (orig. 2015)

Pag. 263 euro 18

Valerio Calzolaio

 

Washington. 1933 e più recentemente. La capitale americana e il District of Columbia possono essere dolenti, dietro clamori e luccichii delle istituzioni costituzionali. Il bravissimo autore di origine greca George Pelecanos (Washington, 1957) da decenni le descrive in modo eccelso. In gioventù aveva fatto innumerevoli diversi lavori prima di divenire un romanziere premiato e affermato, commentatore giornalistico, soggettista, sceneggiatore, distributore cinematografico, sempre con un’alta qualità di scrittura. “Martini Shot” è una raccolta di otto racconti, perlopiù già pubblicati in volumi collettanei (ma non tradotti finora), sei dei quali narrati in prima persona. L’ultimo e più lungo dà il titolo al volume, protagonista Victor Ohanion, di origini armene, un autore, produttore e sceneggiatore televisivo, abbastanza innamorato e affamato di Annette (bevono un buon Merlot, il Rodney Strong), alle prese con la morte del capoelettricista Skylar Branson, che spacciava marijuana sui set.

 

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Marx in Italia

 

Marx in Italia

Autori Vari (a cura di Francesco Giasi e Marcello Mustè)

Cultura

Treccani Roma

2020

Pag. 346 euro 30

Valerio Calzolaio

 

Italia. Più o meno dal 1848 (prima dell’Unità) in avanti. A novembre 2018 si svolse a Roma il convegno “Marx in Italia” (di impianto gramsciano), organizzato dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana. Le relazioni, rielaborate dagli autori, vengono riproposte in volume con una premessa dei due curatori (Francesco Giasi e Marcello Mustè) e un’introduzione di Mustè sui marxismi italiani, conservando poi la suddivisione in tre sezioni: la circolazione del pensiero (Bravo, Bondì, Francesca Antonini, Cospito, Giasi); le interpretazioni (Frosini, Favilli, Montanari, Vacca, Azzolini); le influenze (Canfora, Masella, Bidussa, Francesca Izzo, Lippi, Guzzone). Volutamente non è una storia del marxismo nel nostro paese, piuttosto una riflessione sulla “fortuna” delle opere di Karl Marx (1818-1883) connessa alle dinamiche della pubblicazione in italiano e, soprattutto, all’assorbimento nelle vicende sociali e politiche del movimento operaio e in alcune aree disciplinari.

 

v.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione Via Flaubert, civico 11

 

Via Flaubert, civico 11

Antonio Carannante

Noir

Emersioni Roma

2019

Pag. 130 euro 15,50

Valerio Calzolaio

 

Autunno 2013. Giorgio è un ultraquarantenne capace di controllare tutto; ha un lavoro ben retribuito, con ottime prospettive, segretaria e ufficio al diciottesimo piano. Il direttore generale De Marchi lo chiama: entro un anno trasferiscono tutto in Germania e devono chiudere lo stabilimento di provincia. Dovrebbe andare Giorgio a seguire gli ultimi mesi, capisce che è una priorità del presente e un investimento sul futuro, parte. La sua compagna Dori è d’accordo, stanno insieme fa quattro anni, da due convivono. Lei è laureata al Dams, soffre di vertigini, ama poesie e gliele legge, non ne scrive perché rispetta troppo i poeti. Un giorno riceve un Whatsapp dallo sconosciuto Livio Aubry, si tratta di Perna, un antico amico all’università privata, aspirante pittore. La sua esistenza ha uno scarto emotivo, forse l’indirizzo dove Livio vive è “Via Flaubert, civico 11”, titolo di un bel romanzo, intimo con intense venature noir, dell’avvocato procidano Antonio Carannante (Napoli, 1969).

 

v.c.

 

 

 

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