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Sanders: “Quando il nostro messaggio cattura l’attenzione della maggioranza dei giovani di questo Paese, significa che le nostre idee e la nostra visione sono il futuro di questo Paese”

 Bernie Sanders REUTERS/Yuri Gripas

Bernie Sanders REUTERS/Yuri Gripas

Rosa Fioravante  Teaching assistant di Political Sociology alla Luiss

“Quando il nostro messaggio cattura l’attenzione della maggioranza dei giovani di questo Paese, significa che le nostre idee e la nostra visione sono il futuro di questo Paese”. Così diceva Bernie Sanders durante il lancio della sua organizzazione “Our Revolution”, costituita all’indomani della sconfitta nel 2016 alle primarie con Hillary Clinton; l’organizzazione avrebbe dovuto, secondo l’anziano socialista, “eleggere candidati progressisti dai consigli scolastici al Senato della Repubblica”. E così ha fatto: lui è passato dall’essere considerato un “ineleggibile” “pericoloso socialista” “minoritario” all’essere il politico più popolare degli Stati Uniti, mentre una nuova generazione di eletti, soprattutto di giovani donne, sta egemonizzando l’agenda dell’opposizione a Trump, propagandando politiche che fino a prima della candidatura di Sanders erano considerate al limite del sovversivo: sanità universale, università gratuita, un green new deal per salvare il pianeta e creare lavoro dignitoso e qualificato.

 

Come ho già scritto nella prefazione alla seconda edizione di “Bernie Sanders. Quando è troppo è troppo!” (Castelvecchi, 2018), e come lei stessa ricorda spesso, senza la campagna di Sanders non esisterebbe nessuna Alexandria Ocasio Cortez, non una eletta almeno. Una ragazza del Bronx figlia di genitori modesti non ha i mezzi per affrontare la macchina elettorale statunitense, che consiste in un giro d’affari miliardario, senza il supporto di collettivi strutturati e senza un movimento di idee e attivisti già avviato. Sul palco di una delle tante manifestazioni contro le politiche razziste e regressive di Trump la Ocasio Cortez ha affermato: “Siamo il nuovo movimento per i diritti civili nella nostra generazione” richiamandosi a Martin Luther King. Alla celebre marcia di Dr. King Sanders aveva partecipato da studente, una fra le molte, una come quella in cui è ritratto mentre viene prelevato dalle forze dell’ordine ad un picchetto contro la segregazione razziale.

 

La sua campagna presidenziale riparte, come sempre, dal Vermont, lo Stato che lo elegge Congressman e poi Senatore da trent’anni ormai. Sembra lontanissimo il primo annuncio del Maggio 2015, sulle rive del lago vicino a Burlington che da Sindaco aveva salvato dalla cementificazione: “America is not for sale” le parole d’ordine di allora, che riecheggiavano quelle della sua attività amministrativa di tanti anni prima e lasciavano presagire la feroce campagna contro l’avidità di Wall Street, delle multinazionali e di tutti coloro che nel mondo economico e politico avevano concorso a causare la crisi del 2008, lasciandola poi pagare al ceto medio.

 

Oggi l’America è un posto diverso dal 2016: i sondaggi dicono che la maggior parte degli americani sono d’accordo con l’estensione delle tutele sociali e delle politiche di welfare, i movimenti come quello per il salario minimo a 15$ hanno ottenuto le prime vittorie in alcuni stati, molti altri movimenti femministi, ambientalisti, pacifisti abitano con rinnovata vitalità ideale le cronache.

 

La corrente di Sanders non ha solo vinto alcune battaglie “esterne” di condizionamento del dibattito politico e dell’agenda pubblica, ma anche importanti battaglie interne: il peso dei superdelegati, che nel 2016 hanno consegnato la vittoria alla Clinton in misura molto superiore al vantaggio che aveva registrato nel voto popolare durante le primarie, sono stati drasticamente ridimensionati. Ocasio Cortez sta cercando di ottenere un aumento di salario e di tutele per i dipendenti del partito e degli eletti; perché è proprio così: quando un soggetto politico non rispecchia già al proprio interno la società che vorrebbe costruire fallisce, quando invece diventa esso stesso un mezzo per portare il “basso” in “alto” ricostruisce il vincolo fra elettori ed eletti, riavvicina i cittadini e i giovani alla politica, crea le basi per sconfiggere la narrazione delle destre estreme che contrappone l’alto e il basso solo per fingere di rappresentare il secondo e poi continuare a far favori al primo. L’establishment del Partito Democratico – che non ha fatto nessuna autocritica dopo la vittoria di Trump e ha rieletto nel 2017 al vertice del DNC un clintoniano – deve fare i conti non solo con l’elezione di Ocasio Cortez e delle nuove leve progressiste, ma anche con la candidatura di Tulsi Gabbard (che aveva sostenuto Sanders nel 2016) su una piattaforma radicalmente pacifista.

 

Se nel 2016 la posta in gioco era il tentativo di sviluppare una piattaforma il più socialista e progressista possibile, costruendo un movimento di opinione e organizzazione per rinnovare il Partito Democratico, questa volta la candidatura di Sanders è l’ultima chiamata che ha la sinistra statunitense per cambiare davvero le cose e uscire dalla sola testimonianza di un’alternativa ai repubblicani. Solo per citare le altre esponenti di sinistra candidate ad oggi, la Gabbard difficilmente potrebbe recuperare il gap di popolarità che la separa dagli altri candidati alle primarie, per non parlare di quello con Trump, mentre la Warren, che pure ha un messaggio progressista, è troppo vicina all’establishment democratico per assicurare un reale ricambio nei rapporti di potere. Il cambiamento radicale del Partito Democratico è il requisito necessario per essere credibili e portare alle urne nel 2020, ad esempio, tutti coloro che, astenendosi nel 2016, hanno consegnato la presidenza a Trump.

In questo senso, historia magistra vitae: I democratici non si possono permettere un’altra campagna fondata sul “meno peggio”, ma devono dimostrare di aver almeno preso in considerazione l’opzione socialista. Se non nel suo insieme, almeno nel famoso adagio di Eugene Debs, il cui ritratto è sempre presente nell’ufficio di Sanders: “preferisco votare per qualcosa che voglio e non ottenerlo che votare per qualcosa che non voglio e ottenerlo”.

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